sabato 4 febbraio 2006

Baires

Non c'è città come BuenosAires che possa raccontare storie sul "come si cambia".
Già sceso dall'aereoporto ti rendi conto di essere in una città diversa dal resto del SudAmerica.
E' che, le persone che incroci, hanno subito qualcosa di familiare nei tratti; potrebbero essere un lontano zio dei tuoi genitori, come una cugina con cui hai giocato due o tre volte quando avevi sei anni, prima che partisse per l'Argentina; è che i capelli biondi e le lentiggini ti ricordano i tedeschi che vengono in vacanza nella riviera, le carnagioni abbronzate hanno i tratti degli spagnoli.
Ti senti subito poco straniero e provi a immaginare il percorso di tutte quelle vite che hanno dovuto compiere questo balzo dall'altra parte dell'oceano per ricominciare una vita. Nella città capisci che per molti è stato un salto in avanti, impiegati che vanno al lavoro con le loro valigette portadocumenti, commercianti con attività ben avviate; per altri la miseria ha solo cambiato nome. E ti sembra di riconoscere in alcuni il portamento di chi una stabilità economica l'aveva raggiunta ma le recenti crisi l'hanno travolta. Laureati lasciati senza lavoro dalle multinazionali che chiudono i battenti, che per l'età e la specializzazione non riescono più a inserirsi nel mondo del lavoro, che vagano per anni tra colloqui sempre più radi, con il loro aspetto sempre più trasandato e infine in questa discesa sociale si ritrovano a fare i "cartoneros", versione sucida e indegna del riclico di cartone e carta, raccolti a mani nude nei sacchi di spazzatura; o famiglie di indio, illuse dal miraggio della capitale che vivono accampati all'ombra delle impalcature per la ristrutturazione del teatro lirico di Colon; o giovani e anziani che per sbarcare il lunario, ti offrono, ad ogni incrocio della Avenida Floreale, piccoli depliant che pubblicizzano ogni tipo di negozio.
Poi si capisce c'è anche il Tango, struggente e sensuale, nelle strade e nei locali; la carne delle "estancias" argentine: l' asado, i medalliones, la parilla; ci sono i grattacieli di vetro disegnati da fantasiosi architetti, c'è l'immenso Rio de la Plata; c'è la febbre per il gioco del calcio, c'è la bandiera argentina, la mano nel cuore del patriottismo. Ma tutto questo fa parte di un'altra Argentina.
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