venerdì 10 marzo 2006

Alice nel paese delle meraviglie (parte 2)

Continuo con la seconda parte di Alice nel paese delle meraviglie





Alice sospirò seccata, e disse:"Credo che potresti fare qualcosa di meglio piuttosto che perdere tempo, proponendo indovinelli senza senso."
"Se tu conoscessi il tempo come lo conosco io, - rispose il Cappellaio, - non diresti che lo perdiamo."
"Non capisco che cosa tu voglia dire!" osservò Alice.
"Certo che non lo capisci! - disse il Cappellaio, scuotendo il capo con aria di disprezzo - Scommetto che tu non hai mai parlato col tempo."
"Forse no, - rispose prudentemente Alice - ma so che debbo battere il tempo quando studio la musica."
"Ahi, adesso si spiega, - disse il Cappellaio. - Il tempo non vuol essere battuto. Se tu fossi in buon rapporti con lui, farebbe dell'orologio ciò che tu vuoi.


(Ahimè anch’io batto il tempo e mi preoccupo di non perderlo!)


"Vuoi forse ancora un po' di the?" chiese la Lepre "Te lo verso?".
"Ma finora non ne hai versato proprio per niente!" rispose Alice piuttosto seccata.
"Vuoi dire che non ne puoi prendere meno. - disse il Cappellaio - "E' molto più facile prenderne più di nulla che meno di nulla."

E in un altro punto poi….

"Se io sarò un giorno Duchessa - disse a se stessa - non vorrò nemmeno un granello di pepe nella mia cucina. Per il troppo pepe, uno diventa pepato, così come per il
troppo aceto, uno diventa acido e per la troppa camomilla uno diventa amaro.


(Mi ricordano quelle sagge storie orientali sul nulla e sul vuoto di sé, sulla capacità di apprezzare le piccole cose, sull’elogio della moderazione)


E la morale è questa:"Sii ciò che vuoi parere o, se vuoi che te la dica più semplicemente:"Non credere mai d'essere diversa da quella che appari agli altri di esser o d'esser stata, o che tu possa essere, e l'essere non è altro che l'essere di quell'essere ch'è l'essere dell'essere, e non diversamente."
"Penso - si scusò Alice - che capirei meglio se vedessi scritto quello che ha detto. Ho una tale confusione in testa!". "Questo è nulla rispetto a quel che potrei dire, se ne avessi voglia" aggiunse la Duchessa.


(Naturalmente non significa niente, la Duchessa trovava la morale in tutto, ma quando è il momento bisogna dismettere i panni dell’intellettuale. C’è una cosa bellissima che mi dice MariaTeresa: “La cosa più bella che mi piace fare con te è ridere”. Sono cosciente di non farlo abbastanza ma ci posso provare).



"Tagliatele la testa!" urlò la Regina con quanta voce aveva.
Ma nessuno si mosse.
“Ma piantala Chi credi di essere?" - disse Alice, (era cresciuta fino alla sua statura naturale.) - Tu non sei altro che la Regina d'un mazzo di carte."


(quando si ha consapevolezza delle proprie dimensioni, delle proprie risorse interiori, non c’è “regina di cuore” che possa spaventare più di tanto. “Ma piantala. Chi credi d’essere?")

"Oh! - si meravigliò Alice, - sono di nuovo qui con te. Sai, ho fatto un sogno, un sogno strano, ma meraviglioso." E si mise a raccontare alla sorella, come meglio poteva, le avventure che aveva vissuto in sogno.
Quando ebbe finito, la sorella la baciò e le disse:"Hai proprio fatto uno strano sogno, sai! Ma ora, presto, a casa, va subito a prendere il the, è già tardi." Alice si allontanò correndo verso casa, tutta immersa ancora nel suo meraviglioso sogno.


(E’ quello che capita a me con i sogni, per questo li racconto nel mio blog)
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