mercoledì 1 marzo 2006

Ho comprato un paio di sci

Capisco che in prima battuta non sembra una informazione molto interessante, ogni giorno si compra qualcosa e quasi ogni giorno si compra qualcosa di non essenziale, certamente gli sci fanno parte di questa categoria di beni.

D’accordo, ma il fatto è che mi sembra strano a 52 anni aver comprato il primo paio di sci e continuo ad interrogarmi sul perché ho preso questa decisione.
Per me la neve e i suoi accessori sono qualcosa di molto recente.

Intanto perché sono siciliano di un paese a ridosso del mare che come latitudine è più a sud di Tunisi. Poi perché la prima neve l’ho vista a Nervi quando andavo alle scuole elementari, e se le nevicate sono un evento raro per Genova, ancor di più lo sono in quella sua delegazione. Infine perché le vacanze in montagna estive o invernali non facevano parte della cultura della mia famiglia di origine.

Il primo approccio un po’ prolungato con la neve è stato quello avuto durante il viaggio di nozze, a Viola S.Gree (CN); vacanze che si erano concluse anzitempo perché una tormenta di neve ci stava seppellendo in casa e poiché né io né MariaTeresa avevamo macchina e patente, scappammo di tutta fretta, scavalcano comicamente cumuli di neve davanti all’ingresso della casa che ci ospitava. Comunque anche in quell’occasione di sciare non se ne parlava nemmeno per scherzo.

Poi man mano che i figli venivano iniziati alla pratica dello sci, anche a me è venuta voglia di provare; parliamo di non più di otto anni fa in Val Ferret.
Nonostante qualche lezione con un maestro, rimango un principiante il cui primo obiettivo è “non cadere”.
L’acquisto degli sci ha così un valore simbolico, come se esprimessi pubblicamente un cambiamento, una dichiarazione d’intenti per il futuro (scierò fino a settant’anni ed oltre), un’appartenenza al popolo dell’alternato e del pattinato.
In questi giorni di vacanza sulla neve mi sono applicato con passione per capire il meccanismo dei movimenti delle gambe, per ripassare e riprovare decine di volte come si scende a spazzaneve, e a semi-spazzaneve.
Gli amici che erano insieme a me, hanno passato il tempo a prendersi gioco del mio auto-incitamento che avevo necessità di esprimere ad alta voce.
Sì, perché ogni volta che mi trovavo davanti una discesa con pendenza troppo accentuata, combattevo la paura di volare in aria incoraggiandomi:
Dai, dai dai! Ci sei! Ce la fai! E’ fatta!

Il metodo ha funzionato e mi permetteva di superare quei pochi secondi di apnea.
Sai che ora lo estendo alla vita di tutti i giorni?
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