domenica 7 maggio 2006

Chi non salta...è

Per quanto ne so io, questa espressione è nata negli stadi del calcio. E' un efficace metodo per rimarcare l'appartenenza a un gruppo e delimitare i confini degli amici e dei nemici.


"Chi non salta rosso-nero è", oppure "...Genoano è" e così via.

Poi questo tipo di slogan l'ho sentito usare nelle manifetsazioni politiche:
"Chi non salta Berlusconi è", oppure "chi non salta comunista è".

Infine il giochino ha preso piede e di salto in salto è stato applicato alle più diverse situazioni.

Il punto fermo è che "Chi non salta...è" presuppone l'esistenza di un tono canzonatorio e di scherno, di avversari che si vogliono escludere da quella manifestazione di gioia.

Tutta questa premessa perchè ieri sera ho partecipato a una festa per giovani organizzata in una parrocchia del mio quartiere, rendendomi conto, per la prima volta, che c'è gente (e gruppi organizzati) che in nome, probabilmente, di una "nuova catechesi", per avvicinarsi al linguaggio dei giovani ha pensato bene di coniare questo slogan:


"Chi non salta non ci crede eh, eh"

Lo so che a volte sono un po' istrionico, ma la mia reazione istintiva è stata gettarmi per terra sdraiato e immobile (e l'ho fatto!) per dissociarmi immediatamente da un'idea così malsana.

Vorrei essere sicuro di essere capito! Si salta e si urla lasciando passare il messaggio che chi non salta non crede in Gesù Cristo.

Ma non dovevamo essere: Portatori di pace? Costruttori di unità? Fautori di dialogo con le altre culture contemporanee? Amare il nemico non è la specialità della casa? I cosìdetti "non credenti" non dovrebbero essere i nostri "preferiti"?
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