giovedì 25 maggio 2006

Le stanze dei figli

(Sogno del 16/5)

Qualche giorno fa ho sognato che, dovendo Marianna andare via di casa (e in effetti si sposa tra meno di due mesi), ci chiedeva di non smantellare completamente la sua stanza ma di conservare alcuni mobili a cui era affezionata: un tavolino, una sedia e altri piccoli scaffali.

Come in tutti i sogni le situazioni erano contraddittorie e illogiche. Così nostra figlia aveva sì la sua stanza personale ma contemporaneamente ne condivideva una con suo fratello Antonio. Poi a sorpresa si scopriva, camuffata contro una parete, una nuova porta che conduceva in un ampio locale sconosciuto ricolmo di cianfrusaglie e di polvere; una stanza che avevamo avuto sempre a disposizione senza averne consapevolezza.
"Che peccato avremmo potuta utilizzarla come stanza di servizio, metterci il computer o farne la stireria o l'asciugatoio..."
Il sogno mi ha richiamato la storia delle "stanze dei figli", perchè di figli ne abbiamo cresciuti tre e l'argomento, in famiglia, è sempre stato piuttosto in evidenza.

Fatto sta che un bel giorno ci siamo ritrovati a dover ripensare gli spazi e, tenendo conto che con noi abitava pure il nonno Toledo, abbiamo rimescolato le carte e la stanza più ampia è stata attrezzata per ospitare insieme Marianna, Benedetto ed Antonio.
Per un po' si è stabilito un equilibrio e quel periodo è contraddistinto da una quantità enorme di aneddoti che i ragazzi ci raccontano perchè la combriccola, a porte chiuse, ne combinava di tutti i colori e, pare, che la vittima preferita fosse il piccolo Antonio, che veniva amorevolmente "seviziato" dai fratelli.
Ma si sa, si cresce. La ragazza diventava adolescente e la condivisione degli spazi con i due maschi cominciava ad essere vissuta come una sofferenza.
La crisi si superò quando nel caseggiato si liberò un appartamento in cui i due nonni: Luigi e Toledo, andarono a vivere insieme. L'idea fu veramente risolutiva: ora Marianna aveva la sua stanza e i due maschi stavano insieme.
Altro tempo di stabilità e poi la nuova realtà: anche Benedetto cresce, ci sono sei anni di differenza con Antonio, ogni sera i due litigano molto vivacemente, si accusano di dispetti reciproci, qualche volta passano alle vie di fatto, c'è un po' di insofferenza. Ci vorrebbe un'altra stanza, ma stavolta l'unica soluzione è traslocare in una nuova casa.
Oh! Finalmente una stanza per ogni figlio, sembra tutto risolto; salvo scoprire che il più piccolo ha sofferto questo cambiamento; rimane legato al vecchio schema, nella sua nuova stanza si sente isolato, sperduto; sorge qualche problema notturno, segnale di un disagio. Riunione di famiglia, cosa fare? Marianna cede la sua stanza, la più vicina alla camera da letto dei genitori, al fratellino, che, sentendosi più protetto, lentamente si abitua.
Ora ci accingiamo a vivere la parabola inversa. A Luglio, con il matrimonio di Dario e Marianna, la casa perderà un abitante. Cosa fare della sua stanza? Quanto aspettare prima di mettere mano a una revisione degli spazi e degli usi?....

Naturalmente penso che il sogno abbia una lettura più profonda e sia il segnale di un movimento che avviene negli "spazi simbolici" che regolano la relazione fra persone che si amano. Un figlio che va via di casa è, psicologicamente, un evento tanto naturale quanto straordinario per entrambe le parti.
Il rapporto genitore-figlio è come un cerchio che si deve chiudere: ci sono strappi e ricuciture, movimenti di andata ma anche di ritorno, finchè gli uni e l'altro non raggiungono la piena maturità di persone adulte.

(il quadro rappresenta "La stanza" di Van Gogh esposto al Musée D'Orsay di Parigi)
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