mercoledì 21 giugno 2006

Amore che va, amore che viene, amore che sta!

Quando si dice che la famiglia è in crisi e si rimane su un livello superficiale a lamentarsi, si fa solo un po' di sociologia di basso profilo.
Diverso è quando la crisi tocca qualcuno che conosci tra amici e colleghi.

Ti senti dire: "Lui vorrebbe continuare, ma io ho preso coscienza che è stata un'illusione, un errore, non siamo fatti uno per l'altro, non voglio più pagare questo prezzo all'infelicità, ho diritto alla mia vita".

Cosa puoi rispondere di sensato? Quale logica sociologica puoi applicare? A quale principio morale o religioso vuoi appigliarti?

In questi ultimi anni sono state messe a punto diverse tecniche per sostenere le famiglie in crisi. Questa persona, che ha accettato di aderire ad una di queste proposte, continuava:
"Non posso credere che l'applicazione di una tecnica possa consentire di "ritrovarsi". In realtà l'incontro fra noi non c'è mai stato. Cosa serve, focalizzare un argomento, scriversi delle lettere, imparare a parlarsi con rispetto, se l'errore è stato proprio nello scegliersi?"

E tu hai un bel pensare e dire, sui figli, sull'indissolubilità, sull'amore come donazione, sulla responsabilità...Ti senti come un distributore di buoni ed equilibrati consigli, un dispensatore di regole, mentre dall'altra parte c'è un dramma interiore, c'è un subbuglio di idee, c'è una incaponita volontà di mollare e riprovare con qualcun altro. C'è la convinzione di aver trovato l'Amore, la Passione, la certezza che dietro l'angolo c'è -non la felicità, non è una sprovveduta - ma la normalità di una coppia, sì.

"Beh! fai questo tentativo di -ritrovarsi- fino in fondo" e stai andando dietro ad una intuizione che senti profondamente vera.

Lo pensi e glielo dici: "Quando si è adolescenti -perlomeno per me era così- si pensa: come farò a trovare la donna/l'uomo della mia vita? Come farò a riconoscerla fra la folla. E se fosse a Taipei o in un paesino sperduto dell'Abruzzo, o a Milano?
Poi capita di innamorarsi e se va tutto bene, lo si dice con convinzione: <Ecco ho incontrato la donna/l'uomo della mia vita>.
Ma in che senso questa è una verità? Significa che poteva funzionare solo con lei/lui?

La mia risposta è piuttosto pragmatica. Penso che avrei potuto innamorarmi di altre migliaia di ragazze, e vivere con loro un'esperienza altrettanto positiva di quella che sto vivendo e penso che la stessa cosa sia applicabile anche a mia moglie nei confronti di altri uomini. E penso che sia generalizzabile a tutti e tutte.
Però fra tutte quelle possibili ho incontato lei, e da quel momento non è stata "una qualunque"; è quella che mi ha addomesticato e che io ho addomesticato".
Ci si ama, si vuole l'altra per sè e ci si vuole dare all'altra per sempre, ci si accoglie nella buona e nella cattiva sorte, nella salute e nella malattia. Si cade e ci si aspetta ora uno ora l'altra. Si sceglie di volersi amare anche nei periodi di aridità, di indifferenza. E potrebbe succedere che negli anni successivi si incroci qualcuna o qualcuno con la quale si sarebbe potuto vivere un'amore altrettanto efficace, ma allora, non si va dietro a questa fantasia: per responsabilità, per equilibrio, per stabilità, per fiducia...perchè ci si è addomesticati".

"Allora insisti con questa tecnica.", finisco, "Perchè non aprire gli occhi oggi e guardare il tuo compagno dandoti questa chance. Se anche avessi sbagliato tutto, cinque, dieci anni fa, perchè oggi non potresti innamorarti di lui? Perchè non guardarlo con occhi nuovi? Perchè non fare tesoro di questi anni passati insieme, visto che anche lui è cosciente degli errori, dei limiti, delle incapacità? Non è un buon punto di partenza? Sei proprio certa che l'amore non c'è mai stato, che l'illusione non sia aver rimosso quell'attrazione iniziale?
Vale la pena provarci con onestà interiore prima di avventurarsi in un'altra storia".

(L'immagine: Les amants di Magritte)
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