sabato 22 luglio 2006

Dove andiamo dopo la morte?

Ho letto che una delle domande più frequenti che i bambini fanno agli adulti è:
"Dove andiamo dopo la morte?"

Dove Andiamo dopo la morte? Come risponderei io a una domanda così diretta?

Per prima cosa risponderei che torniamo ad essere terra. Le strutture molecolari che compongono il mio corpo e i cui legami determinano la mia esistenza, si decomporranno e si confonderanno con altri elementi, si aggregheranno in altri composti e saranno parte di una pianta, di un minerale, di insetti ... Non è un fatto romantico, è la legge della vita. "Polvere sei e polvere ritornerai", è una verità consolatoria; mi dà il senso di una profonda appartenenza al cosmo.

Ma non solo: penso che dopo la morte sarò in qualche maniera nel ricordo delle persone il cui amore ho coltivato.
Ma la parola "ricordo" è fuorviante, perchè non di memoria fatta di episodi si tratta, ma di qualcosa di più profondo. C'è una continuità che fa sì che una parte essenziale di me avrà un luogo oltre la mia vita; certo a partire dai miei figli ma non solo limitato a loro.
C'è una parte del mio papà in me quando emerge il mio stupore di fronte all'ingegno della scienza e della tecnologia e c'è un po' della mia mamma quando traspare la sensibilità per lo spirito, il bisogno di aprirsi alle relazioni umane.
Non so valutare quante delle mie idee o della mia cultura siano passate o stiano passando ai miei figli, ma intuisco che tanto di me, plasmato con tanto di Mariateresa rimarrà in loro. Indipendentemente dalla loro volontà e dalla loro consapevolezza.

La terza è riservata a chi è nelle tracce di Dio. Dove andiamo dopo la morte? Un solo posto è degno di essere immaginato e sperato. Fuori dal tempo e dallo spazio, in una globalità che contiene la definitiva visione spettacolare del creato, una festa e tripudio senza soluzione di continuità , una gratificazione e un senso di appagamento definitivo, una pace e godimento appena intuibili.
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