sabato 22 luglio 2006

L'ape e il pollice

I bassi casolari di mattone nudo e quelli intonacati di bianco accecante, formano quasi un cerchio, racchiudono lo spazio dove le attività in comune si svolgono nel corso della giornata.
Gli uomini sono già andati da tempo nei campi, oltre le casupole, dove il grigio verde cangiante degli ulivi allineati in filari che si perdono alla vista, si alterna con le macchie scure dei vigneti di uva cerasuolo, piantati nella sabbia indorata.
Tutti, avidi di sole, si preparano a restituire a tempo debito i forti sapori di quella terra.

I fichi d'india in fiore, rimangono come sentinelle dalle lance spinose e attente a custorire le donne che si dividono i compiti occupandosi di imbastire il sugo di pomodori freschi e di tagliare le melanzane in sottili striscioline; di lavare i panni alla pila, di spazzare per una volta ancora la polvere che sembra nascere dal pavimento.
L'erba rigogliosa è di un verde ancora tenero, più rigogliosa vicino al pozzo, dove i secchi d'acqua straripano e bagnano la terra con abbonanza e generosità.
Il piccolo Enzo ha quattro anni e non è per niente consapevole di tutto questo affresco di vita; corre divertito e impertinente a disturbare il lavoro della nonna e poi quello delle zie, a cercare i complimenti delle vicine e delle comari.
La voce della mamma che sta risciaquando le lenzuola, lo richiama:
"Prova a portarmi qui quel secchiello di acqua, vedi se ce la fai!".
E' un nuovo gioco; di corsa verso il pozzo.
Tra i fiori rossi e gialli che esplodono di vita in quella primavera avanzata, si aggirano piccole creature gialle e nere che volano alacremente senza sosta.
Lì, sul manico del secchiello ce ne sono tante, ma Enzo non sa che sono api, fanno parte, come tutto il resto, di una cornice ancora non chiara che è il mondo oltre il suo bene, la mamma.
Un attimo di stupore assoluto, il bruciore irresistibile del dolore al pollice , il piccolo insetto che giace morto in terra, poi il pianto!
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