lunedì 11 dicembre 2006

Le cronache di Val Maira

Avrei voluto scrivere "Le Cronache di Narnia", perchè la Val Maira in questi giorni sembrava magica.
Siamo arrivati subito dopo la prima nevicata della stagione. Il bianco della neve in qualche zona copriva appena i prati ancora verdi. Due giorni senza nuvole, con il sole che per giocare a nascondino utilizzava il profilo dei monti.

Nella minuscola Gheit, abbiamo incontrato un anziano signore.
"Freddo eh?" Ci ha apostrofato appena ci ha visti. "Camminando fa fin piacere..." ho articolato io.
"Quante persone vivono in questo paesino?" ha continuato Mariateresa.
"Quando mi chiedono quante anime vivono qui, io rispondo: una, una sola anima, io" ed ha aggiunto "se un'anima c'è l'ho".
"Certo che c'è l'ha, ce n'ha una grande così", ha concluso Mariateresa, allargando le braccia.



Ma anche in un luogo incantato si incontrano le proprie paure. Anzi la paura delle proprie paure.
Le strade si erano ghiacciate, ed io avevo paura a guidare l'automobile. Mi sembrava che gli altri automobilisti fossero più attrezzati di me, sia tecnologicamente che psicologicamente.
Ad un certo punto mi sono reso conto che invece di godere in pieno di quello che la natura mi offriva, già pensavo al tornante che avrei dovuto affrontare in discesa, a quel tratto dove il sole non arriva, con la strada ricoperta da un sottile strato bianco.

Ho deciso che la mia strategia non sarebbe stata quella di sfidarmi per dimostrare che sono più forte delle mie paure.
Il giorno successivo ho piantato l'automobile alla prima curva oltre il paese e mi sono affidato agli scarponi e ai miei bastoncini. Ho fatto bene, anche quel tratto di strada che avrei percorso in macchina e che invece ha allungato la mia camminata di tre quarti d'ora, fa parte del mio bagaglio.

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