venerdì 26 gennaio 2007

Il Gobbo di Notre Dame

(Sogno del 20/1)

Un noto presentatore televisivo mi compone gentilmente il numero di telefono privato del Presidente della Repubblica e mi passa il cellulare.
"Pronto, Buongiorno". Mi presento, mi scuso del disturbo, gli faccio qualche domanda, ma ora vengo al dunque perchè devo passargli una persona e lui deve indovinare di chi si tratta.
E' una presentatrice, ma mentro parlo mi sfugge il suo nome, anche se è lì accanto a me. Giro intorno al ricordo del suono: Mera, Perega, Megara... e intanto che temporeggio con questa telefonata, passa una donna, schiena nuda e abiti morbidi sul corpo; e poi ancora altre con spacchi vertiginosi sulle gambe; sono distratto e stupito, penso che deve essere una moda, perchè vestono tutte così. Intanto saluto il Presidente, lo ringrazio della cortesia.


(Sogno del 21/1)

La Chiesa è semideserta, ma ben presto cominciano ad arrivare persone, sono stranieri dell' Europa del Nord, persone alte e bionde, a gruppi compatti si sistemano nelle sedie e quando non ce ne sono più riempiono tutti gli spazi disponibili.
Stupito, osservo la scena. Mi soffermo a guardare i loro vestiti: maglioni colorati a larghe righe o a quadroni, ma molte ragazze sono abbondantemente scollate. Ne sono infastidito per via del luogo in cui ci troviamo.
Poi vedo che qualcuna fuma. La mia irritazione sale. Intervengo. Mi faccio largo fra i tanti e apostrofo stizzito: "In Italia è vietato!" . Loro fanno resistenza con un po' di arroganza, non vogliono smettere.
Allora minaccio di chiamare le forze dell'ordine.








Questi sogni ruotano attorno a tre elementi:

Istituzioni (Presidente, Chiesa, Forze dell'ordine) che richiamano la rigidità.

Desiderio di trasgressione (corpi provocanti e fumo).

Censore interno.

Il mio pensiero corre al Gobbo di NotreDame, dove questi elementi sono ben delineati.
In questo sito, un gradevole tratteggio dei personaggi confrontando il cartone amimato e il libro di Hugo.
Frollo: "il cui fuoco interiore ardeva a volte nel suo sguardo al punto da far sembrare il suo occhio un buco aperto nella parete di una fornace.
Quasimodo, contorto, o meglio, distorto il suo fisico, così è la sua anima, intorpidita e contratta "come quei prigionieri dei Piombi di Venezia che invecchiavano piegati in due in una scatola di pietra troppo bassa e troppo corta".
Esmeralda, una donna risoluta, libera e sensuale al pari di una Carmen. L’incontro con lei, fa risorgere dall’inferno lo spirito di Quasimodo, mentre vi precipita quello di Frollo.
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