mercoledì 3 gennaio 2007

Non mi toccate le penne

Non è una battuta di Paperino mentre viene spiumato in una delle sue solite sfortunate avventure. Non sono cioè le piume di un volatile.

Non pensate neppure a un gruppo di persone attorno ad una tavola imbandita. Non mi riferisco ad un famoso tipo di pasta molto adatto per raccogliere il sugo. Ve l'immaginate la scena? Un piatto fumante e profumato, una forchetta malandrina che rompe l'incanto affondando in quel ben di Dio e un uomo che urla: "Non mi toccate le penne!". No, non sto parlando, quindi, di penne rigate o lisce, pennette o maccheroncini.
Beh! Sono un informatico, qualcuno potrebbe immaginare una disquisizione sulle penne digitali, quei piccoli dispositivi di memoria che si connettono tramite una porta USB. Ma io non sto parlando di informatica.

Se dicessi: "Non mi toccate le penne e le matite" sarei più preciso e chi legge capirebbe subito il contesto.
Ci siamo, parlo di penne che servono per scrivere.

E, quello che voglio dire, è che sono molto geloso delle mie penne e delle mie matite.
E' per me motivo di tensione scoprire che la matita e la penna che regolarmente sono adagiate nel mio comodino sono state utilizzate da qualcuno in famiglia e non rimesse al loro posto.
Ma anche lo schermo del computer di casa deve avere una sua penna a portata di mano.
Non sopporto di doverne cercare una nelle varie stanze della casa quando ho urgenza di prendere un appunto. Nel caso del computer sono arrivato a legare una penna con una cordicella al piano di lavoro, in modo che non venga inavvertitamente persa.
Inutile aggiunge che anche vicino al telefono, o meglio, dentro l'agenda dei numeri telefonici, una penna ci starebbe proprio bene.
La matita poi ha un suo ruolo ben definito. Io dico a tutti che è una mania degli ingegneri, che ci hanno tirato su ad equazioni differenziali e matite.
Ciò che si scrive con la matita si può correggere senza buttare lo scompiglio nel foglio, è l'ideale per progettare; provateci con la penna!
Pur non avendo speso mai cifre importati per questo accessorio, devo confidare che è più facile trovarmi a sbavare davanti alla vetrina dove sono esposte le Mont-BlanK che davanti ad una gioielleria.

Ammetto, in casa sono abbastanza stufi delle mie reprimende riguardanti un uso politicamente corretto delle penne e mio figlio Antonio, che morsica le matite e i cappucci delle biro, riceve tutta la mia più decisa disapprovazione.

Ma a guardare bene (nel pozzo di internet) si scopre che la parola penna ha tantissimi significati (wikipedia)

  • Rimetterci le penne (morire o subire danni gravissimi)
  • Dar di penna (cancellare)
  • Lasciare qualcosa nella penna (dimenticarsi di scrivere qualcosa) (A me capita già di dire: mi è rimasto nel mouse)
  • Uomo di penna (di persona colta, istruita)
  • Saper tenere la penna in mano (chi sa scrivere in bella prosa è una buona penna)
  • Ne uccide più la penna della spada (indica la potenza dei mass-media)
Comunque il mio "non mi toccate le penne", più che associarlo a facili riferimenti all'organo sessuale maschile, o ridurlo ad una piccola nevrosi, mi sembra un vero e proprio messaggio. Legato al desiderio di potenzialità della vita, alla voglia di potersi esprimere senza inceppamenti, in tutte le situazioni. Ed anche un avvertimento che segnala la presenza di confini negli spazi che chi vive insieme deve ritagliarsi dando e ricevendo amore.

Per finire, se a qualcuno fosse venuta voglia di conoscere la storia della penna consiglio tre link.
qui e qua e quo (così chiudo con tre "pennuti").
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