mercoledì 14 febbraio 2007

Panini esotici

Diffidenza.
Un paese straniero con una cultura completamente differente in tutto, anche nel cibo.
Grandi, enormi vassoi dove sono ordinatamente impilati uno sopra l'altro sandwich e panini, come se fossero una grande area di un terminal di stoccaggio merci.
Suddivisi per gruppi omogenei a seconda del tipo di pane utilizzato, della forma del taglio e degli ingredienti usati per condire.
Io, diffidente per i colori inusuali delle verdure e delle salse che spuntano dai tramezzini, circospetto per gli odori estranei che emanano, sospettoso per la consistenza del cibo.
Guardingo verso l'ambiente sconosciuto, timoroso per le condizioni dell'igiene generale, malfidente verso le mani che si protendono per servirsi voracemente.
Anche quando mi ritrovo seduto al tavolino del ristorante, avverto una repulsione. Il mio collega-traduttore non c'è più, sono solo a tu per tu con un interlocutore che dice di chiamarsi G-e-n-e-s-i-s, col quale faccio fatica a scambiare poche parole in un inglese approssimativo. Temo che sia un hacker!
Viene servita carne di volatile, una specie di pollo che ingerisco a fatica, solo per rispettare l'etichetta.
Faccio qualche tentativo per uscire dalla situazione di isolamento. Ad un altro tavolo ci sono dei colleghi. Mi alzo e mi avvicino, ma loro sono indaffarati o stanno andando via, non mi concedono alcuna attenzione.
Ritorno al mio posto.

(Sogno del 14/2)
Un ricordo reale associato al tema del sogno.
Durante i miei veloci viaggi in Centro-Sud America, il contatto con i cibi locali è sempre un insieme di curiosità e diffidenza.
Fra il desiderio di nuove esperienze e la certezza che l'eccesso di novità finirà per scombussolare le capacità del mio metabolismo.
Alla fine, il ritorno alle mie abitudini alimentari mi rassicura sempre.


Più in generale non mi stupisce che il sogno evochi il bisogno di una mediazione valida da parte di un "traduttore", che sia presente e che spieghi, che introduca alle novità, che conosca i gusti, per salvaguardare dai cattivi sapori.
Ma comunque dopo le mediazioni e il tentativo di trovare altri appigli, arriva il momento in cui bisogna fare con le proprie forze e, Mr. Genesis sembra aver a che fare con lontane origini...
E, d'altronde, non è forse il cibo un bisogno primario, ancestrale?
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