venerdì 15 giugno 2007

Spazi in bianco

E' vero che scrivere a mano libera è sempre più raro, il computer ha relegato la scrittura con la penna ad un ruolo marginale, fra email, blog, chat, SMS...
Per chi, bene o male, si ricorda come si fa, e si è cimentato in esercizi di "bella scrittura" è più facile comprendere questa metafora.
Perché scrivere bene richiede tempo, impegno, ascetica; basta pensare al lavoro degli amanuensi nel medioevo, prima della scoperta della stampa.
Si può diventare così esperti da riuscire ad abbinare eccellenza e naturalezza.

Analogamente nella vita, nelle attività che facciamo mettiamo tutto il nostro impegno, proprio come un bravo calligrafo che si concentra sulle lettere delle parole che deve scrivere. Le eseguiamo con cura, in sequenza, una dopo l'altra. Riuscirci è (sarebbe) un grande risultato: eccellenza e naturalezza.

Ma cosa succede nello spazio tra una parola e l'altra?
Per quanto fitta possa essere la nostra scrittura, per quanto fitta la nostra capacità di riempire le giornate con cose da fare, tra l'una e l'altra si aprono inevitabilmente degli spazi in bianco a cui corrispondono dei tempi di latenza.

La latenza: è un momento di attesa, di sospensione. Ciò che siamo nel profondo emerge come una macchia di olio nell'acqua risale la superficie di in bicchiere.
E' il momento della verità ed è per questo che spesso cerchiamo di cancellarlo, di ignoralo concentrandoci subito sulla parola successiva.
Cos'è uno spazio in bianco, se non un vuoto, un niente da dimenticare.
Invece eccoli, pensieri labili, a volte sgradevoli, che riaffiorano, mentre si attende l'ascensore; in una distrazione della mente al semaforo prima di lamentarsi per la sua lungaggine; quando il fuoco della pentola non si decide a far bollire l'acqua della pasta; mentre si carica in memoria una pagina internet un po' lenta, ma non troppo.

Se sapessimo ascoltare gli spazi in bianco!
Quanto ci direbbero di noi, quanto potremmo conoscerci meglio.
Sapremmo che oltre le nostre piccole crudeltà, vendette, piccinerie, rimorsi, frustrazioni, rimpianti, infedeltà, c'è il campo delle nostre migliori risorse interiori. Ci aspetta.
Valorizzare gli spazi in bianco, esserne consapevoli, dilatarli quanto basta, stare in ascolto di se stessi: dare un senso alla vita.

L'idea del post è tratta dal libro "La strega di Portobello" di Paolo Coelho. L'esperienza di vivere negli spazi bianchi è quella della protagonista Athena.
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