giovedì 1 novembre 2007

2 Novembre: le cose dei morti

Halloween: la festa più antipatica dell'anno si avvicina.
Sì, antipatica perchè piovuta dal niente, senza radici, venuta come un alieno da un altro pianeta a cancellare la ricorrenza dei "morti", la ricorrenza della commemorazione dei defunti.
Nella mia Sicilia, questa festa era molto sentita dai bambini. A casa mia i regali non arrivavano con Gesù Bambino ma con il giorno dei morti, il 2 Novembre.
La parola "morti" non aveva nessun riferimento spaventoso, nessun incubo, nessuna maschera da indossare per esorcizzare la paura.
I "morti" erano i bisnonni, i nonni, gli zii e le zie che ci avevano dato il loro affetto e che, anche se erano non più fra noi, continuavano ad amarci.
Scusate se è proprio un'altro messaggio educativo rispetto ad Halloween.

Il pathos era enorme, i preparativi dei genitori erano segreti e misteriosi c'era anche una poesia da recitare:
"Armi santi, armi santi/ io sugnu unu e vuatri tanti/ Mentri sugnu 'ni stu munnu di guai/ cosi ri morti mittitimìnni assai".
(anime sante, anime sante, io sono uno voi siete tante, mentre sono qui in questo mondo di guai, "cose dei morti" mettetemene tante)
"Le cose dei morti", sono i regali. Quella parola: "cose" è dolce e profonda come il tempo, spalanca e allarga il significato di regalo perchè racchiude tutti i valori, tutta la fatica, tutta la riconoscenza.

Ma oltre a raccogliere regali, la festa era un'occasione per mangiare dolci speciali fatti di frutti di marzapane, di marmellata solida di mele cotogne, di "canistreddi", di biscotti "crozzi ‘i mottu", (ossa di morto) e di frutta secca.

Attingo ai miei ricordi.
Trovo le corse verso la casa di Zi' Peppina, una donnina bassa e ricurva perennemente vestita di nero, che mi accoglieva sempre con grande tenerezza e mi regalava una manciata colma di dolcissima uva passa.

Trovo il racconto della Zia Mariuzza che con la voce, imita la nonna Salvatrice che dice: "Sono i morti e non gli abbiamo preso niente, la mamma è in campagna, andiamo noi a comprargli qualche cosa". Poi, segue un impreciso elenco di regali, tra cui spicca una trombetta per suonare, un carrozzino, un cavallino e tanti altri giocattoli (la zia ha delle incertezze, non ricorda più). Infine l'imitazione della mia voce di piccolo "Enzo mangialegnate" che con tono stridulo, saltellando per lo stupore e per l'eccitazione del momento, esclama: "...e sono tutti miei, sono tutttti mieeei".

per saperne di più: qui, qui, qui.
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