venerdì 26 dicembre 2008

Ricostruzione cronologia Prigionia Stati Uniti d'America

Il commento ricevuto qualche giorno fa dalla sig.ra Silvia mi ha stimolato a rimettere insieme la cronologia dei fatti documentati del servizio militare del papàToledo e in particolare della prigionia negli Stati Uniti (Hereford, Arizona, Haway). Vedo con piacere che c'è sempre qualcuno interessato a questo tipo di ricordi. Ringrazio tutti quelli che hanno documenti che volessero condividere con me.


N. MATRICOLA 24186

RICOSTRUZIONE CRONOLOGICA TRAMITE FOGLIO MATRICOLARE E ALTRI DOCUMENTI
TRICHINI TOLEDO WALTER DI VINCENZO E DI BOSCO CAROLINA
NATO 13 GIUGNO 1913 A VITTORIA (RG)


Soldato di leva classe 1913. Distretto di Ragusa quale rivedibile della classe 1913 e lasciato in congedo illimitato deve rispondere alla chiamata alle armi della classe 191405-ott-34
Assegnato alla ferma minore di 3 grado mesi 3 per il titolo di cui all'art. 86 n.3 della legge 8 sett.1932 X n. 133210-dic-34
Richiamato alle armi e giunto24-set-35
Tale nel servizio chimico Napoli: Inviato in licenza straordinaria di giorni 30 telegramma min. guerra n.4215 del 20.1.3629-gen-36
Considerato richiamato alle armi per mobilitazione dal 24.9.938 a senso del R.D. 1758 del 19/9/935 circolare Min.le n.40001 del 7/1/93510-gen-35
Considerato in licenza in attesa di congedo dal 1.3.936 circ. min.le n.40062 del 2/3/93510-mar-36
Collocato in congedo illimitato circ. 48690 del 26.6.93601-lug-36
Tale nel distretto militare di Ragusa01-lug-36
Richiamato alle armi circ. mi.le n.31000 del 25.8.939 e giunto al comando 6° Regg.to Fanteria Palermo31-ago-36
Ricollocato in congedo illimitato04-dic-39
Volontario ordinario specialista a Roma all'8° centro automobilistico28-set-40
Riammesso in servizio con la ferma di anni due nel 8° centro automobilistico in qualità di aspirante contabile specializzato a senso della circ. 341 n.194003-ott-40
Giunto in terr. Dich. In istato di guerra 03-ott-40
Soldato … in detto01-dic-40
Caporale in detto01-feb-41
Nominato specializzato nella categoria "contabili" 01-feb-41
Cessa di trovarsi in territtorio dich. In istato di guerra 18-feb-41
Trasferito al 4° centro automobilistico in Verona 18-feb-41
Tale assegnato al 5° parco Automobilistico d'armata mobilitato12-apr-41
Tale in territtorio dich. Zona di guera12-apr-41
Partito dal terr. dichiarato zona di guerra30-apr-41
Imbarcato a Taranto sulla nave "Ausonia"13-set-41
Sbarcato a Tripoli18-set-41
Giunto in terr. dich. Zona di guerra 18-set-41
Caporal maggiore in detto01-apr-42
tale in zona operazione Tobruck01-ago-42
Trasferito in Tunisia per ripiegamento08-dic-42
Catturato prigioniero dagli inglesi nel fatto d'armi della Tunisia11-mag-43
Tale nel campo 17 Casablanca15-giu-43
imbarcato a Casablanca per l'America23-giu-43
Lettera da segr. Di Stato Vaticano a Sigona Giuseppe - Pozzallo (RG)
L'incaricato della S.sede in algeria ha fatto sapere…che il caporal maggiore Trichini Toledo è stato trasferito negli Stati uniti d'America…
12-feb-44
Lettera da segr. Di Stato Vaticano a Vincenzo Trichini - Vittoria (RG)::
La delegazione Apostolica di Wahington comunica…che il Caporale maggiore TRICHINI TOLEDO (WI-31695 comp.12 in data 30.9.943 si trovava internato nel campo di hereford Texas (stati Uniti d'America), stava bene e mandava affettuosi ricordi alla famiglia)
12-feb-44
lettera da Comitè International de la Croix rouge - Geneve a Trichini Vincenzo - Vittoria (RG):
Vi comunichiamo che il prigioniero di guerra caporal maggiore Trichini Toledo… è stato trasferito dall'Africa del nord al Hereford Internment camp. HEREFORD (texas) Box 20 c/o GPO New York NY Stati Uniti d'America
13-apr-44
Lettera di TRICHINI TOLEDO - PW Company 3 PW CAMP PACIFIC a TRICHINI VINCENZO - Vittoria (RG):
Carissimi Genitori,
L'ultima vostra è dei primi di settembre nella quale apprendo che avete ricevuto le mie lettere confortanti;….vi siete fatti un buon concetto di quello che è stato il maggio scorso, però credetemi è stata una fase passeggera e da allora procede tutto bene e tengo ad informarvi che il mio contegno è stato ed è sempre leale...Il mio lavoro è sempre da falegname e la mia dimora è fra reticolati; ben trattato, robusto di costituzione fisica e morale.
22-dic-44

Lettera di TRICHINI TOLEDO - PW Company 3 PW CAMP PACIFIC a TRICHINI VINCENZO - Vittoria (RG):
Carissimi Genitori, da voi nulla ho ricevuto; la presente con la speranza sia l'ultima. I giorni sono contati e sembra che durino eterni, tutto ho pronto ed aspetto solamente il via....
sarò con voi nei primi di quaresima... La mia salute è ottima, così voglio trovare voi.

14-gen-46
Dichiarazione del capt. J.Pryor - Prisoner of war base camp compound #8 APO 236:
This TUMPET is the property of Pw TICHINI TOLEDO 8WI-31695 and should not be confiscated
23-gen-46
Rimpatriato e imbarcatosi (all'isola Hawai 25-mar-46
sbarcato a Napoli)30-mar-46
Documento di riconoscimento alla sbarco da Nave "Sea Witch"04-mar-46
Biglietto Treno terzaclasse da Palermo a Vittoria per lic.za rimpatrio19-mar-46
Tale nel centro alloggio di Palermo e imbarcato in licenza di rimpatrio di gg.60 22-apr-46
Tale nel distretto mil.re di Ragusa e rimandato in congedo illimitato02-ago-46
Liquidazione assegni di prigionia dovuti al reduce (netto lit. 6.778)13-set-48

lunedì 22 dicembre 2008

Buon Natale

Gesù Emmanuele, Dio con noi, vieni a me, fermati ed opera:

  • dove sono le radici più profonde e incisive del mio essere e agire, perchè vi attinga nuova linfa vitale.
  • dove sono radicate le mie abitudini che rovinano la vita, perchè si consolidi l'abitudine al bene
  • dove si spegne la mia fede-fiducia e speranza, perchè non divenga pessimista e disfattista
  • dove non sono vero e trasparente, perchè cadano tutte le mie maschere
  • dove ho posto e coltivo il tesoro nascosto del mio cuore, perchè non divenga alternativo a Te
  • dove io prendo le decisioni più importanti e determinanti, perchè siano nel solco del tuo amore

domenica 21 dicembre 2008

Come vivo il cambiamento nella mia vita

Rispondo a una domanda ricevuta nei commenti.

Ancora oggi, dopo tutti gli anni che ho passato con me stesso, non so per certo se sono un conservatore o un progressista. Non so se il cambiamento lo amo o lo temo.
Certamente la mia risposta al cambiamento è cambiata durante l'arco della mia vita.

Spesso l'immagine che gli altri hanno di me è quella di una persona quadrata, razionale, focalizzata su regole e principi da salvaguardare e ripetere, di progetti da impostare e realizzare.

Anch'io per un lungo periodo della vita ho alimentato questo punto di vista. L'aver aderito fin da ragazzo a un conosciutissimo movimento religioso ha coltivato questa impostazione, finché...

In questi casi c'è per forza un finché, una rottura, un qualcosa che butta all'aria le certezze. Un'incrinatura che col passare dei mesi diventa una crepa che si allarga e poi mette in crisi l'intera stabilità di quello che si è costruito. Cosa serve sapere i particolari?

Sicuramente sono stati momenti bui e angoscianti da affrontare con l'aiuto di qualcuno che sapesse guidarti nelle stanze interiori più nascoste. Un lungo cammino. Non un tunnel alla fine del quale appare una luce, ma un continuo tuffarsi in profondità come un sub che affonda nell'acqua con la sua riserva d'aria nei polmoni e, ogni volta, riemerge con nuovi particolari della visione che ha riconosciuto là sotto.

Quelli sono stati momenti privilegiati in cui ho preso consapevolezza di una forte capacità di adattamento ai cambiamenti che, da sempre, fa parte nel mio bagaglio di dotazioni.

E' seguito un periodo estremamente creativo in termini di idee, valori, priorità, capacità di relazionarsi...
Niente si è perso di quello che ero "prima" ma dal di sotto sono emerse potenzialità nascoste.

Dove mettere queste idee e valori che bollivano? In un diario tenuto nel mio cassetto?

Non fa parte della mia indole. Meglio un blog, una traccia virtuale dove potenzialmente chiunque può condividere, rispecchiarsi o completare il mio percorso (naturalmente anche dissentire).

Mi faccio la domanda che chiunque mi farebbe. "Ed oggi, il cambiamento come procede?"

Oggi la vita preme con altri possibili cambiamenti: dietro le ansie di poter arrivare alla pensione, alla paura che qualcuno possa interrompere bruscamente un percorso professionale cominciato tanti anni fa, dietro alle acquisizioni societarie, alla crisi economica globale...ci sono io... con altre sicurezze, costruite da una vita, che presto o tardi potrebbero non essere più adeguate alla realtà.

Una nuova miniera di occasioni per scoprire come si cambia: non perché il tempo che passa ci invecchia, ma perché ognuno può assecondare un profondo e intimo movimento interno. Cambiare è svelare progressivamente se stessi, essere consapevole delle proprie passioni, illuminare le relazioni con le persone che si amano.



sabato 6 dicembre 2008

Sagrada Familia

Centro della giornata di oggi la Sagrada Familia, capolavoro di Gaud¡ non ancora compiuto.
Per la prima volta ho visitato l'interno della chiesa.
E' uno spettacolo che vale da solo una visita a Bacellona. Tra le impalcature del cantiere si ammirano le strutture gia' completate.
Bisogna dimenticare qualsiasi altro tipo di stile architettonico come il Gotico o il Romanico o il Barocco. Qui c'e' solo la visione cosmica di Gaud¡. Colonnati, vetrate, scalinate, niente si sottrae alla sua interpretazione dello spazio




venerdì 5 dicembre 2008

Turismo con calma

Finalmente una visita a Barcellona fatta con calma. Sono stato in questa citta' una decina di volte, sempre per lavoro, sempre di fretta. Ora, con la scusa che mia figlia e' venuta ad abitare qui da qualche mese, concedersi qualche giorno in piu' del solito viaggio mordi e fuggi e' stato molto piu' semplice.
Automobile accantonata in un garage, il modo migliore per muoversi sono i mezzi pubblici, le biciclette e le scarpe.
Lunghe passeggiate nei quartieri Raval (vedi post del Fidel), Gracia, Barrio Gotico, Barceloneta fermandosi a scoprire qualche angolo pittoresco, qualche personaggio originale e vecchi negozi sopravvissuti al tempo.
E naturalmente godersi Gaudi' la sua visionaria concezione degli spazi e dei volumi.






(come si puo' notare, ho qualche difficolta' con la tastiera spagnola?¿)

giovedì 4 dicembre 2008

Fidel

Un nome che evoca ancora profonde emozioni, ma in questo caso la rivoluzione non c'entra.

Se vi trovate a passeggiare nelle strade del quartiere Raval a Barcellona, se vi trovate dalle parti del MACBA, allora il messaggio fa per voi.

il Fidel e' un piccolo locale gestito con entusiasmo e competenza. Il consiglio e' quello di ordinare il piatto del giorno senza tentennamenti. Raramente si rimane delusi, perche' servizio e qualita' del cibo sono subito evidenti. Volete sapere i prezzi? Da non credere perche' vi basta l'equivalente di un ticket!


Poi se vi capita di ripassare di notte noterete la trasformazione. L'atmosfera e il servizio si trasformano perche' il locale e' frequentatisimo da una clientela giovane e intensa.

lunedì 1 dicembre 2008

Siamo pronti a cambiare?

Ma noi, siamo pronti a cambiare la nostra vita che nella maggior parte dei
casi giusta non è? Cambiare è una delle cose più difficili da fare.
Il
cambiamento ci fa paura e nessuno vuole davvero correggere il proprio
modo
di vivere.


da Un altro giro di giostra Tiziano Terzani.

Si parla di salute, di terapie scientifiche piuttosto che alternative, ma è riferibile a tutte quelle situazioni in cui la nostra disponibilità a cambiare è in realtà superficiale. Passare dalle medicine alle erbe o all'omeopatia senza veramente essere disposti a cambiare vita è non cambiare.

Non voglio prendere posizione sull' efficacia di questa o quella terapia. Mi piace il concetto che viene legato al cambiamento.

Cambiare non è come ingoiare una nuova pillola, non è una moda; cambiare è entrare in una nuova definitiva prospettiva.

Per questo non è facile.

venerdì 21 novembre 2008

Entro nel portone di casa e mi avvio ...

Entro nel portone di casa e mi avvio verso le scale.
Alzo lo sguardo e mi rendo che al di là dei pochi gradini di marmo rimasti al loro posto, si estende il vuoto della parete verticale. Salire a piedi è impossibile.
Qualcuno ha ristrutturato l'interno del caseggiato eliminando la possibilità di usare le scale.
Ora l'unico mezzo utilizzabile è l'ascensore. Un squallido salire e scendere sempre uguale in balia di un meccanismo esterno che non puoi governare.
Avverto una profonda rabbia per questa imposizione e limitazione di movimento.

(sogno 21/10)

mercoledì 12 novembre 2008

Cambiamento

“Un cambiamento non sempre produce un miglioramento, ma un miglioramento richiede sempre un cambiamento.”
Wiston Churcill

Se il cambiamento è voluto allora prudenza: la direzione scelta non è necessariamente quella giusta.
Se il cambiamento è subito bisogna cavalcarlo se si vuole trovare una soluzione positiva.

sabato 8 novembre 2008

Sono scappati i personaggi del circo

Sono scappati i personaggi del circo. Stanno girando per le strade della città, incedono eleganti percorrendo i marciapiedi del centro, attraversano le strade aspettando il loro turno al semaforo, hanno un passo lento ma deciso, l'espressione sicura ma non arrogante.
C'è l'uomo con il cammello, procedono fianco a fianco, entrambi coperti da stoffe esotiche coloratissime.
L'elefante seguito dal suo ammaestratore, il primo sembra portare a spasso il secondo.
L'uomo bomba ha un enorme cilindro in testa e un'ampia imbottitura che lo fa apparire spropositatamente grasso e goffo.
Un clown dal passo leggero sembra fare la mia stessa strada per qualche metro.
Li guardo un po' sorpreso, ma no più di tanto e nel frattempo proseguo per la mia strada senza cambiare direzione, senza voltarmi. Sono personaggi la cui presenza ancora sembra strana ma a cui bisognerà abituarsi, prima o dopo.
Hanno conquistato la loro libertà, e sciamano fuori dal tendone del circo: il circo è in mezzo a noi.
(sogno 3/11)

I personaggi del circo potrebbero essere tutte spinte interiori al cambiamento,le idee nascoste, le forze interne che vorrebbero liberarsi, la realizzazione di speranze e obiettivi che vorrebbero emergere. Ma io non sembro ancora pronto ad entusiasmarmi, a unirmi a loro, forse ho bisogno di abituarmi alla loro presenza devo imparare a riconoscerle.

mercoledì 5 novembre 2008

Un altro giro di giostra

In questo libro che leggo subito dopo "Un indovino mi disse", Terzani indaga, più per se stesso che per i suoi lettori, il tema della malattia e delle medicine alternative.

...concentrarsi sul respiro, portare la mente al dolore, immaginare il male come un nodo da sciogliere, cercare di vederne il colore, la forma...

...Una volta una suora, vedendomi seduto sui talloni ad occhi chiusi, venne a chiedermi cosa facevo. Più o meno quello che per secoli si insegnava anche ad una come lei, lo si chiamava contemplazione.

Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra

domenica 26 ottobre 2008

Il gatto cammina sul bordo del burrone.

Il gatto cammina sul bordo del burrone, incurante del precipizio che si spalanca al suo fianco. Con la telecamera riprendo la scena e mi sporgo quanto basta per inquadrare il fondo della parete verticale, qualche centinaio di metri più in basso.
Una voce mi richiama all'attenzione: "Enzo è pericoloso stai indietro!. E' la voce di Mariateresa che però non è accanto a me. Allora mi fermo a pensare che probabilmente siamo in contatto telepatico, che questa possibilità di comunicare tra le menti esiste davvero. Sì perché Mariateresa sta dormendo in questo momento. Al mio fianco. Anch'io sto dormendo e sto sognando.
Sì, sto sognando, non c'è alcun gatto, non c'è alcun precipizio, nessuna telepatia. Il mio subconscio sta creando questa illusione in cui realtà e sogno sembrano intrecciarsi e inseguirsi.

vado un po' a cercare qualche indizio...

...Tutto ciò che può bloccare un percorso e che può mettere in

difficoltà il sognatore. Ma simbolizza anche un processo di gestazione
o la crescita che segue strade non usuali, non facili, che
presuppongono una prova da affrontare, una fase
evolutiva.

Il burrone riflette l’oscurità inconscia, le zone dell’ombra psichica, è qualcosa con cui il sognatore deve confrontarsi per procedere, una sorta di nemico interiore che lo aspetta al varco e con il quale può vincere o perdere.

Possono essere rappresentate situazioni poco chiare, possibili perdite di denaro, perdita di una posizione acquisita, eccessiva ingenuità, facilità nel farsi circuire.Oppure paura: di perdere ciò che si è conquistato duramente, di perdere la propria comoda posizione o una situazione di vantaggio. E' un sogno che suscita domande a se stessi:

In che modo le situazioni che affronto vengono vissute e catalogate come ostacoli e blocchi?

In che modo possano essere realmente affrontate?
Quali sono gli strumenti che permetteranno di procedere?

Il burrone dei sogni è la prova che deve essere affrontata a tutti i costi anche contro la sua volontà, a dispetto della voglia di fuggire o di seguire
percorsi più facili e più agevoli.

Soggettivo o oggettivo che sia il livello interpretativo in cui lo si colloca, il burrone nei sogni
rappresenta lo spazio fra due fasi dell’esistenza in cui è possibile
una crescita interiore, ed in cui può avvenire il cambiamento.



L'altro elemento del sogno è la presenza di una voce femminile: avverte del possibile pericolo, è più che una voce; sembra una presenza rassicurante in costante contatto con le corde interiori più profonde; una persona di cui fidarsi. Naturalmente ricorda molto la figura di una mamma. Ma più che altro una mamma interiorizzata.

Infine il gatto. In fondo mi fa invidia: sarebbe bello essere come lui, capace di camminare sul bordo di un abisso, cosciente delle sue possibilità di equilibrio...

venerdì 24 ottobre 2008

Forze dell'ordine

C'è stato un grande malinteso, il presidente del consiglio ha smentito di aver detto che avrebbe utilizzato la polizia contro gli studenti.
E' vero andate ad ascoltare le registrazioni!
Lui ha parlato di intervento delle forze dell'ordine.
Lo dice la parola stessa: le forze dell'ordine sono quelle che hanno il compito di mantenre in ordine, cioè pulite, linde, lucenti come un lavello di acciaio inox, le nostre piazze e le nostre università.

venerdì 17 ottobre 2008

Napoli: allegro viaggio in taxi

Sono sbarcato all'aeroporto di Napoli e non ho dovuto neanche fare la coda per trovare un taxi libero. Al mio taxista dall'aria simpatica ho comunicato la destinazione: Villa Campolieto - Ercolano.
Dopo qualche centinaio di metri in tangenziale ho capito che non sapeva dove portarmi.
"Ma non c'è problema, arrivati ad Ercolano chiediamo, qualcuno lo saprà".
Così succede: usciamo dall'autostrada, scende dall'auto e chiede ad un paio di passanti. Con i finestrini chiusi non ho modo di sentire quello che si dicono ma lo vedo tornare ottimista...per qualche centinaio di metri, in realtà che le idee non sono affatto chiare.
Si ferma di nuovo, e urla al primo passante a caso: "sapete dov'è Villa Camporaso? "Nooo! Lo correggo io, Campolieto".
"Non ci sono problemi sempre dritto al semaforo a destra poi chiede ancora".
Il semaforo non c'è...il mio autista si ferma ancora e dal posto guida urla ad una signora con la borsa della spesa: "Signora, per caso sa dov'è Camposano?" "Signora" - correggo io - "E' campolieto".
"Lei sempre dritto deve andare".
Ma il taxista non si sente sicuro e dopo qualche centinaio di metri apre ancora il finestrino per chiedere informazioni. Stavolta lo precedo e come il suggeritore in teatro dalla fossa del palco, gli sussurro "Campolieto".
"Campolieto è lì davanti sulla sinistra qualche centinaio di metri ancora".
Arriviamo. "Dottore, ha visto che ci siamo arrivati, glielo avevo detto io". Vorrei suggerigli di comprarsi un navigatore o che forse basterebbe un elenco con le pagine gialle, ma rovinerei tutto.
Villa Campolieto è proprio bella e io mi immergo nel seminario sulla formazione dei manager ICT che mi attende.

sabato 4 ottobre 2008

Come si sceglie l'uomo più potente del mondo

Grande nazione gli Stati Uniti d'America che si apprestano a scegliere il presidente della Repubblica, l'uomo più potente della terra.
Sarebbe lecito aspettarsi delle valutazioni politiche ed economiche, un confronto sulle idee e sugli ideali (!), sugli interessi strategici.
Ed effettivamente, se si vanno a leggere i discorsi e gli interventi dei canditati presidenti e vicepresidenti, i contenuti ruotano attorno a questi temi.
Poi leggi i resoconti a tutta pagina di tutti i quotidiani, inclusi quelli on-line, e cosa ci trovi?
Il nodo della cravatta di Biden non era ben fatto, azzeccati i tacchi a spillo della repubblicana Palin, scelta dell'abito non adatta, il proprio bambino accarezzato teneramente davanti al pubblico...
Alla fine ti convinci che, siccome sono gli indecisi a far pendere l'ago della bilancia di qua o di là, i destini dell'umanità dipendono da una frase mal posta che diventa una gaffe o dalla capacità di fare share davanti ad una telecamera.

America non ci deludere, facci sognare, dai un colpo di reni, convincici che le scelte del governo si possono fare con la testa e non con il telecomando, se lo fai tu, magari poi lo facciamo anche noi.

venerdì 3 ottobre 2008

Grazie, fratello, padre Carlo Martini

Corriere della Sera

Il gesuita parla ai fedeli

Il cardinale Martini: sento
la morte come imminente

L'arcivescovo emerito, ammalato a 81 anni di Parkinson, parla alla presentazione dei suoi scritti su Paolo VI

MILANO — «Io, vedete, mi trovo a riflettere nel contesto di una morte imminente. Ormai sono già arrivato nell'ultima sala d'aspetto, o la penultima...». Il cardinale Carlo Maria Martini parla con un filo di voce ma sorride, «è stato un atto di audacia e anche di temerarietà chiamare a parlare una persona anziana che non sa se potrà esprimere bene le cose o tenersi in piedi», nell'auditorium dei gesuiti di San Fedele non vola una mosca, la gente ha gli occhi lucidi e l'arcivescovo emerito di Milano prosegue sereno, è arrivato appoggiandosi a un bastone ma lo sguardo e il pensiero non vacillano.

La sala è piena, si presenta il libro Paolo VI «uomo spirituale» (ed. Istituto Paolo VI-Studium), una raccolta di scritti martiniani su Montini curata dal teologo Marco Vergottini. E tanti sono rimasti fuori, l'attesa è grande quanto la commozione per il «ritorno» del cardinale biblista a Milano, anche se da qualche mese «padre Carlo» è tornato da Gerusalemme e risiede nella casa dei gesuiti a Gallarate. «Con i vostri tanti gesti di bontà, di amore, di ascolto, mi avete costruito come persona e quindi, arrivando alla fine della mia vita, sento che a voi devo moltissimo», sorride ancora ai fedeli, quasi fosse un congedo. Gli ottantun anni, il Parkinson. E il tema della morte, quello che nel libro Martini chiama con espressione dantesca «il duro calle». Quando l'attore Ugo Pagliai legge il «pensiero alla morte » di Paolo VI, « ...mi piacerebbe, terminando, d'essere nella luce... », il cardinale ascolta col volto affondato nelle mani aperte. «Se dovessi non lo scriverei così. È troppo bello, è meraviglioso, lirico», spiega Martini. «Come ho osservato nel libro, ritengo che il testo di Montini sia stato scritto anni prima, quando sentiva la morte incombente ma non imminente».

Della sua morte, invece, il cardinale parla come «imminente». Ed è qui che ha accenti wittgensteiniani, il pensiero sul limite della vita diventa un'interrogazione sui limiti del linguaggio, «chi si trova in questa situazione, dovrebbe piuttosto sentirsi scarnificato nelle parole, e questo è per me un problema irrisolto: come descrivere una realtà tutta negativa con parole razionali che tuttavia, in quanto razionali, devono esprimere una esperienza positiva». «Dire» la morte. È una riflessione che nel cardinale si è fatta via via più urgente negli ultimi anni. L'anno scorso, nella basilica dei Getsemani a Gerusalemme, aveva salutato i pellegrini ambrosiani con una lectio vertiginosa sulla Passone e l'«angoscia » di Gesù, «il greco il termine è agonia e significa lotta, conflitto, tensione profonda». Martini non ama i discorsi facilmente consolatori, come sempre trova il modo di parlare «al credente e al non credente che è in ciascuno di noi» e guarda in faccia «il duro calle». Davanti all'«affidamento totale a Dio» di Montini, scrive nel libro, «mi sento assai carente. Io, per esempio, mi sono più volte lamentato col Signore perché morendo non ha tolto a noi la necessità di morire. Sarebbe stato così bello poter dire: Gesù ha affrontato la morte anche al nostro posto e morti potremmo andare in Paradiso per un sentiero fiorito».

E invece «Dio ha voluto che passassimo per questo duro calle che è la morte ed entrassimo nell'oscurità che fa sempre un po' paura». Ma qui sta l'essenziale: «Mi sono riappacificato col pensiero di dover morire quando ho compreso che senza la morte non arriveremmo mai a fare un atto di piena fiducia in Dio. Di fatto in ogni scelta impegnativa noi abbiamo sempre delle "uscite di sicurezza". Invece la morte ci obbliga a fidarci totalmente di Dio». È l'insegnamento di Montini, «per me fu un po' come un padre». Perché ciò che ci attende dopo la morte «è un mistero » che richiede «un affidamento totale»: «Desideriamo essere con Gesù e questo nostro desiderio lo esprimiamo ad occhi chiusi, alla cieca, mettendoci in tutto nelle sue mani».

Gian Guido Vecchi 03 ottobre 2008

lunedì 29 settembre 2008

Come non si dovrebbe cambiare

Nel mio blog, il senso del "come si cambia" è un processo assolutamente positivo, ma in questo caso, purtroppo, la direzione del cambiamento sembra proprio procedere nel verso sbagliato.

Ieri, insieme ad amici, sono andato sulle alture di Nervi e S.Ilario fino a una piccola cappella dedicata a S.Maria Maddalena, per il momento è ancora un posto raggiungibile a piedi o con una bici da cross attraverso un sentiero che attraversa boschi di castagni, rovi e pinete.
Già, è proprio il caso di dire "per il momento" perchè il cemento avanza.
Dopo anni di polemiche è stata aperta una strada che unisce S.Ilario alla graziosa chiesetta di S.Rocco. Un posto che ogni tanto andavo a rivedere perchè mi ricordava i tempi in cui ci salivo da ragazzo, a giocare con gli amici e perchè era una camminata sincera con una vista superba sul golfo del Paradiso.
Secondo le dichiarazioni delle autorità avrebbe dovuto essere una passeggiata pedonale con un accesso alle auto limitato a poche persone, residenti.
Oggi S.Rocco assomiglia a un parcheggio dove si contano decine di macchine. Nuovi muri di cemento e villette monofamiliari di lusso, si allargano dove una volta c'erano delle cascine diroccate, anticipando il percorso delle prossime conquiste speculative.

Un bell'esempio di COME NON SI DOVREBBE CAMBIARE.

venerdì 19 settembre 2008

Rivegliarsi così

Quando ti succedono cose che alla mattina ti fanno risvegliare così.

Ti devi leccare le ferite e ricevere questo tipo si SMS è una pomata rinfrescante

"Le belle e brutte notizie vanno e vengono, tutto poi si riassesta...."

"Tu lo sai che non sei solo anche quando sei solo"

lunedì 15 settembre 2008

Salotto e Stalla

Quella col topo (per la verità era un criceto siberiano) sembrava dover essere l'ultima l'esperienza di animali in casa Trichini.
Mai dire mai.
Infatti in questi giorni la densità di popolazione per metri quadrati è notevolmente aumentata perché, oltre ad ospitare figlia e genero in attesa di migrare all'estero, stiamo dando asilo anche un loro piccolo animaletto affiliato.
Trattasi del qui nominato Frank Maiakowsky di professione coniglio.
La sua tana è una gabbia posizionata in sala e spesso lasciata aperta per consentirgli di sgranchirsi un po' ed esplorare.
Nonostante la protezione ai cavi elettrici, alle prese telefoniche e alle piante, gli infaticabili denti della belva sono riusciti ad attaccare un paio di telecomandi TV che qualche incauto abitante della specie umana aveva lasciato alla sua mercé.
Altro effetto è l'inconfondibile odore di fieno che si percepisce appena si apre la porta della sala esattamente come succede entrando in una stalla.
Per completare il quadro devo aggiungere anche un set di scopa - paletta sempre pronto all'uso per rimuovere quello che c'è da rimuovere.
Nonostante tutto questo devo ammettere che la bestia è assolutamente carina quando saltella giuliva come se fosse nella radura di un bosco e la sua comunicativa è inequivocabile quando chiede di essere coccolato o pretende di uscire dalla tana.
In particolare ho imparato che quando si spalma per terra come un tappetino vuole essere accarezzato e che quando ti gira intorno ai piedi sta eseguendo una danza d'amore.
Purtroppo, per lui, è pauroso come un coniglio (come potrebbe essere diversamente?) e qualsiasi novità lo spaventa terribilmente.
Molto, molto lento nel gestire i cambiamenti.
Conclusione: Cosa non si fa per i figli!

venerdì 5 settembre 2008

Clock & Crocs


It's five o'clock (come titolava una vecchia canzone degli Aphrodite's Child) oppure it's five a crocs?

Mercato Mazara del Vallo

giovedì 4 settembre 2008

Ricotta calda

L'ospitalità dei siciliani è proverbiale ma provarla di persona è una esperienza unica.
Durante la mia vacanza in Sicilia siamo stati ospitati una sera da amici di amici; persone che vedevamo per la prima volta ma la cui accoglienza è stata calorosa come quella dei più cari parenti.

Centro della serata, passata nella campagna a ridosso di Marina di Ragusa, è stata la preparazione della ricotta.

Non sono sicuro di scrivere correttamente la ricetta, non è questo il mio scopo; vorrei piuttosto essere capace di trasmettere, attraverso qualche foto, l'atmosfera vissuta intorno al fuoco dove la magia della ricotta si concretizzava.
Un grande paiolo da 70 litri per produrre pochi chili di ricotta.

Per portare il siero di latte ad una temperatura a circa 90° c'è voluta un'ora buona. Poi è stato aggiunto il latte e il sale.

Il composto veniva continuamente mescolato con uno scopino per impedire al fondo di attaccarsi.

- Ecco ci siamo - sentenzia il nonno che conserva le tradizioini e le trasmette ai nipoti e generi.

Io, in verità, non mi sono mai mosso da lì, ero ipnotizzato; non ho mai tolto gli occhi dal pentolone, come se fosse un esperimento magico. Tutti gli altri rientrano nella stanza dove in effetti si respira a fatica per il caldo dovuto alla soffocante  temperatura estiva e al calore del fuoco.

La ricotta si materializza sulla superficie: bianco sul bianco, si rassoda, galleggia sul siero (è una questione di peso specifico).

Viene tolta la schiuma di superficie con un cucchiaio e finalmente si procede con il riempimento delle forme in terracotta. 

Con la scodella in mano, subito a tavola: una grande tavolata dove mangiare la ricotta calda facendo puccetta con pezzi di pane fresco (naturalmente fatto in casa).


mercoledì 3 settembre 2008

Sospesi fra il bianco e il blu


Scala dei turchi

Come ho fatto, il 24 di Agosto a far sembrare deserto un posto in realtà affollatissimo di turisti e bagnanti, rimane un mistero.

Così posso fantasticare che questa scala naturale che serviva ai pirati per risalire la riva in cerca si scorribande,  serva ora a questa coppia che, nella più grande solitudine - con i piedi ben saldi sulla bianca marna composta di argilla e gesso, sta gettando lo sguardo all'infinito e alla speranza. 
Forse è un sguardo alle necessità impellenti di domani o forse una riflessione sui perchè della vita.
Si tengono per mano perchè l'uno e l'altro  vogliono esplorarlo insieme.

martedì 2 settembre 2008

I pupi siciliani

Sciacca. In un ristretto angolo di una strada, nell'ambito dello Sciacca Film Fest:
Spettacolo Teatro dei Pupi
Antica Compagnia Opera dei Pupi, Famiglia Puglisi.

Mi ci trovo quasi per caso, un incontro non programmato. Un momento commovente per la passione, la forza e l'intensità emotiva del puparo.

Per l'interessante storia dei pupi che ho avuto modo di ascoltare.

Perchè erano decenni che desideravo rivederli.

La sintesi nelle ultime parole pronunciate sui pupi:
"Due pezzi di latta con un cuore di carne".

A spasso per la Sicilia

Olanda? No Sicilia: Mozia

La scala dei turchi

Qui si fa la ricotta dal vivo

A Scoglitti la Madonna se ne va a spasso per sessantotto strade del paese dalle 18.00 alle 24.00

lunedì 1 settembre 2008

La ristorazione a chiamata

Durante le mie vacanze in Sicilia ho mangiato in locali fra loro diversissimi.
Dalla trattoria di fronte al porto di Trapani la cui principale caratteristica sembra essere la stazza dei cuochi e dei camerieri, ad un raffinato slow food di Sciacca; dalla trattoria di Scoglittia con menu di pesce a prezzo fisso, all'unico bar aperto di una deserta Menfi e così via.
Ma la cosa più buffa mi è capitata a Mazara del Vallo. Non voglio fare pubblicità, quindi evito la citazione del posto.
La reception dell'albergo ci consiglia un ristorante sul mare e ci prenota - mi raccomando puntuali alle 19.40 - ci avverte.
E puntuali ci presentiamo all'ingresso. Lì, si accalcano un centinaio di persone in un trambusto di rumore e spintoni mentre, al di là della porte a vetro, il locale è ancora vuoto.
Sembra di essere all'apertura di una ASL, tutti vogliono stare in prima fila.
Scopriamo così lo strano meccanismo che regola la ristorazione: il gestore si presenta con un megafono e spiega le regole.
I clienti prenotati per il primo turno verranno chiamati nominalmente, chi non risponde subito all'appello perde il posto in favore di qualcuno che nel frattempo si è iscritto alla lista d'attesa.
Sono strabiliato ma finalmente tocca anche a noi. Siamo in cinque e ci sistemiamo ad un tavolo qualunque aspettando di ordinare.
Ci insospettisce una nuova ondata di persone d'assalto che si precipita verso un angolo del locale. Breve indagine per capire che si tratta del buffet al quale possiamo, volendo, accedere passando sopra la testa e i piatti di chi ci precede. Mi rifiuto.
Il successivo capitolo della storia è capire che il menù è stampato direttamente sulla tovaglia di plastica. La scelta è praticamente obbligata: cozze, cozze o cozze.
Per me sarebbe abbastanza per decidere di alzarmi e cercarmi un bar dove consumare un arancino e una granita, ma sono in minoranza: si rimane.
La buttiamo sul ridere e completiamo la serata scherzando sulla formazione del secondo turno di clienti, su possibili ciniche varianti che si potrebbero proporre ai clienti come mettere all'asta i piatti al miglior offerente o selezionare gli avventori con prove cruente di sopravvivenza.
Dopo il fast-food e lo slow-food è la volta del call-food.
Per fortuna la vacanza in Sicilia è stata ben altro.

mercoledì 13 agosto 2008

Libertà

Non esiste la Libertà esiste l'uomo Libero.

Detta da un "amico sacerdote". Me la segno nel taccuino delle idee.

martedì 12 agosto 2008

Pentole

...non siamo pentole ancora da riempire ma pentole piene a cui fare dei buchi per far uscire quello che c'è dentro...

In effetti c'è una bella differenza fra ricevere passivamente o studiare documenti, assimilare notizie, percependo se stessi come un contenitore da cui non far sfuggire niente, anzi, dove accumulare il più possibile il proprio sapere, dove cristallizzare i valori in cui si crede,

oppure

credere, avere la speranza di poter contribuire alla formazione del mondo che ti circonda, attraverso un'elaborazione personale e originale che tiene conto delle esperienze, degli errori, delle specifiche capacità.

Allora con un punteruolo e un martello buchiamo la superficie delle nostre pentole e vediamo cosa viene fuori.

lunedì 11 agosto 2008

La solitudine dei numeri primi

[21]
I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un posto più in là rispetto agli altri.
Sono numeri sospettosi e solitari...
... tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano numeri "primi gemelli". sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perché fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Così come l' 11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43.


La storia di Mattia ed Alice è la storia di due creature così: due numeri primi gemelli.
Un racconto in cui ci si imbatte in temi importanti come l'anoressia, l'incomunicabilità, i rapporti genitori-figli, il bullismo degli adolescenti, l'handicap, la diversità.
Non si ottengono né rivelazioni né ricette.
Si condividono dei percorsi, numeri primi, alla ricerca di un equilibrio interiore da applicare alla vita di tutti i giorni.

[La solitudine dei numeri primi - Giordano Paolo - Mondadori]

Non ti ricordi bene la teoria dei numeri primi? Male, rimedia, le fonti non mancano.
Tra i numeri primi c'è ne uno molto speciale: il 2 è l'unico numero primo pari, ma a differenza di tutti gli altri numeri primi, è difficile identificarlo come un numero "strano", o "solitario"; anzi con la sua forma ben pasciuta ci ricorda che lui è di gran lunga il più disponibile di tutti: è una apertura di cui approfittano tutti i numeri pari perchè senza eccezioni sono divisibili con il 2.

giovedì 7 agosto 2008

Saint Nicolas

Farfalle a 1400 mt. slm












Gallina a 1600 mt. slm












Rana a 2400 mt slm (Lac des Grenouilles) - taglia small











Rana - stesso lago - taglia medium

mercoledì 6 agosto 2008

La speranza

Spe Salvi

Cos’è la speranza?

La speranza è lo stato d'animo di chi è fiducioso negli avvenimenti futuri o già accaduti di cui non conosce i contorni precisi e le esatte possibilità di riuscita. La speranza, in psicologia, è "uno stato d’animo di attesa fiduciosa nel compimento imminente o futuro di un evento o nel raggiungimento di uno scopo prefissato" Secondo il cristianesimo rappresenta una delle tre virtù teologali, insieme a fede e carità, definite da San Paolo apostolo nella Prima Lettera ai Corinzi (Cap. 13). Nell'articolo 2090 del Catechismo della Chiesa Cattolica la speranza è definita come "l'attesa fiduciosa della benedizione divina e della beata visione di Dio". Nello stesso articolo sono definiti come "peccati contro la speranza" la disperazione (che equivale alla cessazione della fiducia nella onnipotenza di Dio) e la presunzione (con la quale si presume di potersi salvare senza Dio, o, viceversa, senza una personale conversione).Ne consegue che per il cristiano la speranza equivale alla certezza della divina Misericordia che si orienta verso il peccatore convertito.

[tratto dalla Gazzetta di Sondrio, Maria De Falco Marotta]

Secondo me il vero nemico della speranza, è il consumismo e non l'illuminismo o il marxismo. Il consumismo induce a subire la scienza (meglio dire la tecnologia) e a non utilizzare la ragione. Spegne ogni speranza, accende illusioni e violenze, innalza barricate.


Nell'enciclica Spe Salvi Benedetto XVI [42] spiega

... L'ateismo del XIX e del XX secolo è, secondo le sue radici e la sua finalità, un moralismo: una protesta contro le ingiustizie del mondo e della storia universale. Un mondo, nel quale esiste una tale misura di ingiustizia, di sofferenza degli innocenti e di cinismo del potere, non può essere l'opera di un Dio buono. Il Dio che avesse la responsabilità di un simile mondo, non sarebbe un Dio giusto e ancor meno un Dio buono. È in nome della morale che bisogna contestare questo Dio. Poiché non c'è un Dio che crea giustizia, sembra che l'uomo stesso ora sia chiamato a stabilire la giustizia. Se di fronte alla sofferenza di questo mondo la protesta contro Dio è comprensibile, la pretesa che l'umanità possa e debba fare ciò che nessun Dio fa né è in grado di fare, è presuntuosa ed intrinsecamente non vera. Che da tale premessa siano conseguite le più grandi crudeltà e violazioni della giustizia non è un caso, ma è fondato nella falsità intrinseca di questa pretesa. Un mondo che si deve creare da sé la sua giustizia è un mondo senza speranza...


In altri passaggi dell'enciclica si coglie una analisi molto serena sul marxismo e in definitiva viene condannata solo la militanza atea. Io penso che non per questo possiamo permetterci di liquidare l'illuminismo e il marxismo che nell'economia generale della storia hanno contribuito a far cadere delle Illusioni.

[segue ancora citazione Maria De falco Marotta] Sia il primo che il secondo, tolti gli eccessi (e nel cristianesimo quanti ce ne sono stati??? Ne cito solo uno: 15 milioni di indios sterminati con la spada e con la croce, in soli vent’anni di "evangelizzazione" : 1560-1580 ) hanno contribuito alla liberazione dell’umanità dai pesanti gioghi della Minorità ( lo dice Kant) cioè a saper scegliere il bene dal male senza che qualcuno lo imboccasse per forza. Come è successo nei secoli bui e come succede- purtroppo adesso in certi stati islamici e dittatoriali. L'illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità di cui egli stesso è colpevole. Minorità è l'incapacità di servirsi della propria intelligenza senza la guida di un altro. Colpevole è questa minorità, se la sua causa non dipende da un difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi di essa senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! Questo dunque è il motto dell'illuminismo. In quanto al marxismo è impossibile non ricordare che l’umanità( non tutta) ha preso coscienza contro il modo di produzione capitalistico basato sulla produzione di valori di scambio attraverso lo sfruttamento della forza-lavoro dei proletari; sulla distribuzione attraverso il mercato per la realizzazione del plusvalore; sulla divisione della società in classi secondo la loro collocazione economica, che è contro le falsificazioni storiche e le degenerazioni teoriche dei principi del materialismo storico e dialettico e della critica marxista della economia politica, dallo stalinismo al maoismo, fino a tutte le revisioni possibili del socialismo scientifico.

Qualche volta siamo così impegnati a puntualizzare che la giustizia o la speranza senza Dio non servono all'uomo che finiamo per diventare incapaci ad ascoltare, a comprendere chi protesta verso Dio. Chi ha una speranza nel futuro è un amico con il quale camminare insieme indipendentemente dal fatto che ponga o meno questa fiducia in Dio (o la ponga in un dio diverso). La speranza l'abbiamo dentro di noi, indipendentemente dalla fede religiosa. La speranza non cade dal cielo come la pioggia. E' una forza che bisogna tirare fuori, bisogna attivarla. ll Signore ha dato ai viventi questa forza, fin dal principio e per tutta la vita.

martedì 5 agosto 2008

La volpe di Saint Nicolas

Una settimana di vacanza è veramente poco per assorbire lo stress di un anno di super-lavoro, ma in attesa del secondo blocco di ferie, la permanenza a Saint Nicolas è stata piacevolissima.
Durante una passeggiata, ho fatto in tempo a fissare con l'obiettivo una volpe in mezzo alla boscaglia, prima che, mostrando un enorme codone, si allontanasse nel folto della vegetazione.
Forse era la stessa volpe che ogni sera, protetta dal buio veniva fin sotto la casa alpina nella quale alloggiavo per riscuotere gli avanzi della cucina.

Sono rimasto colpito dalla bellezza del colore fulvo e ho ripensato al piccolo principe.

"...in quel momento apparve la volpe: "Buon giorno". "Buon giorno" disse gentilmente il piccolo
principe voltandosi: ma non vide nessuno. "Sono qui", disse la voce, "...sotto il melo". "Chi sei?"
chiese il piccolo principe, "Sono una volpe", disse la volpe.

"Vieni a giocare con me?", le propose il piccolo principe "sono così triste...". "Non posso giocare
con te", disse la volpe, "non sono addomesticata". "Ah, scusa!", fece il piccolo principe. "Che
cosa vuol dire addomesticare?"

lunedì 7 luglio 2008

La vena del contadino

In questi ultimi mesi sta crescendo e maturando nell'uso del mio tempo libero, una vena contadina che a dir la verità non ha radici nella mia storia passata.
Tutto è cominciato lo scorso anno, quando ho comprato una giovane pianta di albicocco e una tosaerba per tenere il prato sgombro di erbacce senza aspettare interventi esterni. Quest'anno è stata la volta di un pero messo a dimora, di qualche attrezzo per giardinaggio e di un paio di metri quadrati dove seminare un po' di lattuga. Veramente niente di particolare, ma tenendo conto della mia storia di cittadino di città, anche questi piccoli segni erano già da considerare come un cambiamento, soprattutto per uno come me che da ragazzo cercava le carote appese alle foglie delle piante...
La svolta culturale decisiva l'ha impressa, nell'ultimo mese, il corso di potatura (principi di floricoltura) che ho seguito a Montezemolo, grazie all'invito di un amico presidente all'associazione culturale dei Bruzzardi. Non che quattro lezioni teoriche ed una pratica sugli alberi da frutto possano trasformare un incompetente in un esperto, ma sono comunque abbastanza per guardare un albero con occhi nuovi.

La prima considerazione, nel mio stile, è stata un po' esistenziale. Imparare a potare è l'ultimo atto di un percorso perché prima di ogni altra cosa bisogna conoscere come funziona un albero: le foglie, le radici e soprattutto il sistema linfatico.
Così ho scoperto che la pianta, attraverso la specializzazione dei suoi rami ha due obiettivi: svilupparsi e far frutti.
Capisco, qualcuno dirà dove sta la novità? E' l'obiettivo di tutti i viventi, compreso l'umanità (Genesi 1,27-28 - "Crescete e moltiplicatevi").
Fatto sta che un albero lasciato a se stesso tende soprattutto a crescere; la linfa alimenta i rami che si innalzano verso l'alto e anche quelli orizzontali (potenzialmente da frutto) partono nuovi "succhioni" che spingono in su. Tutto questo avviene a discapito della quantità di frutta prodotta.
D'altronde impedire ad un albero di crescere per avere molta frutta, provoca un indebolimento e alla lunga lo si prepara una fine prematura. Chi interviene sull'albero deve farlo con equilibrio dosando crescita e produzione di frutti.

Non è, in qualche modo, proprio quello che succede anche a quella sfera di essere viventi che si chiama umanità? Senza potature (qualche volta dolorose) niente o pochi frutti; la pretesa di troppi frutti con interventi continui, assillanti, coercitivi, annichilisce la crescita e lo sviluppo individuale.
Così io mi vedo genitori impegnati a piegare sistematicamente i rami dei propri figli perché crescano e producano "i propri desideri" a costo di comprometterne la salute globale e altri padri e madri, incapaci di pronunciare qualche salutare "no", che non si preoccupano di dare un senso alla crescita dei propri figli lasciando che "succhioni" potenti e disordinati disperdano le energie per produrre solo legno.

venerdì 4 luglio 2008

Partenza rimandata

L'aereo rulla sull'asfalto, i motori aumentano il numero di giri pronti a dare tutta la potenza necessaria per elevarsi da terra. Un attimo prima del via l'imprevisto: a bordo pista, uomini in tuta da lavoro sbandierano segnali, corrono a fianco dell'aereo e invitano il pilota a rallentare. Si procede lentamente zizzagando fra i cantieri di uno scavo aperto, l'aereo vira su se stesso e inverte la direzione per ritornare nella zona del terminal. A bordo un'apprensione controllata, sguardi interrogativi, volti incollati ai finestrini che cercano di capire cosa è successo. Appena i motori vengono spenti, un gruppo di tecnici irrompe nel corridoio interno. Tutti i passeggeri sono invitati a scendere, solo io rimango al mio posto. I tecnici collegano cavi, sonde e computer ai connettori situati davanti al mio sedile. Sono talmente bloccato che si potrebbe pensare che i terminali siano collegati direttamente al mio corpo. Arriva una comunicazione via radio: è stata scoperta una falla nel sistema di funzionamento, gli incidenti e i guasti degli ultimi voli sono stati individuati e un aggiornamento al sistema di controllo è stato predisposto urgentemente prima del decollo.

(3/7)

giovedì 3 luglio 2008

Segni colorati

Ha piovuto: l'acqua scorre abbondante lungo le strade che salgono ripide il versante della collina, ma le nuvole sono già state spazzate via. Il cielo azzurro è solcato da scie di vapore con i colori dell'arcobaleno simili a quelle lasciate dagli aerei quando compiono evoluzioni acrobatiche. Si intersecano, salgono, disegnano zig-zag, si avvolgono a spirale. Disegnano una rete colorata che il vento non riesce a disperdere, mentre, l'acqua scorre abbondante lungo le strade che salgono ripide il versante della colline.
Gli automobilisti si fermano ai bordi della strada, guardano verso l'alto.

(18/6)

domenica 1 giugno 2008

stare in guardia

STARE IN GUARDIA

Vi è stato detto:

"Ti senti solo? Prenditi un cane"


Ma io vi dico:

Un Samaritano si fece vicino all'uomo percosso dai briganti, gli fasciò le ferite, lo portò a una locanda e si prese cura di lui... "Va' e anche tu fa lo stesso"



Tratto da notiziario "la Guardia" Aprile 2008

sabato 31 maggio 2008

Amburgo sull'acqua

Amburgo è proprio da scoprire: i suoi numerosissimi canali d'acqua sono occasione per gli abitanti per fare sport, per bere qualche birra in compagnia, consumare BBQ e vivere a contatto con la natura.

Temevo una serata fantozziana quando nel programma definitivo del meeting ho scoperto che avremmo dovuto vogare con la canoa e competere con il pedalò. In realtà l'idea di fare "gruppo"
ha funzionato.In canoa con me Alejandro da BuenosAires, Joyl da HonkKong e
Marcio Brasiliano che vive ad Amburgo.
Lungo le rive si affacciano villette deliziose.


Poi tutti i canali portano al lago Alster che nelle giornate ventose si riempie di vele



Dopo un abbondante BBQ, corsa con i pedalò.

venerdì 30 maggio 2008

Vinny

Mentre aspetto il volo da Monaco a Genova, approfitto del ritardo per una considerazione sui cinque giorni che ho trascorso ad Amburgo per lavoro.
Era il primo meeting a cui partecipavo con gli altri responsabili It della compagnia per cui lavoro.
Vuol dire che c'era il responsabile della regione Australia, NuovaZelanda, HonkKong, USA, Cile, Argentina, Brasile.
Veramente uno scenario degno della parola Globalizzazione.
Ma non è di lavoro che voglio parlare.
Fin da subito mi sono reso conto che gli amici di lingua inglese non riuscivano a pronunciare il mio cognome (ma a questo sono abituato), nè il mio nome.
Vincenzo è stato storpiato per iscritto e a voce in maniera indicifrabile, finchè Ed che viene da Morrisontown (USA) ha deciso che mi avrebbe chiamato Vinny. Il nickname ha attecchito subito a partire dagli colleghi tedeschi e finire con quelli sudamericani che in realtà non hanno alcun problema a pronunciare il nome corretto.
Comunque Vinny mi sembra simpatico, lo faccio mio.

domenica 25 maggio 2008

Nella stessa barca

Il Card. Martini ha incontrato un gruppo di malati che come lui devono convivere con il morbo di Parkinson.
Gli hanno chiesto: "Come si vive la malattia da credenti?"
E lui ha risposto: "Nello stesso modo in cui la vive chi non crede, non c'è differenza. L'importante è affrontare la vita con ottimismo. Si tratta di trovare il lato positivo anche nella malattia.

Avrebbe potuto dire tante cose interessanti, ma questa è veramente speciale, non perchè richiama un atteggiamento positivo nei confronti della vita, ma perchè una volta di più mette in risalto che di fronte al valore della vita, essere credente e non credente non deve essere fonte di divisione, siamo nella stessa barca.

giovedì 22 maggio 2008

Paura e fiducia

Quello che sto per raccontare è il sogno che mi è rimasto in testa ieri mattina. L'ho scritto cercando di completare quello che la memoria non riportava a galla dopo il risveglio. Immergendomi istintivamente nell'atmosfera di ricordi siciliani e dei sentimenti che affioravano nel sogno: la paura e la fiducia.

Sogno 21/5

Camminando per le strade di Vittoria ci si può perdere, le strade a si incrociano perpendicolarmente tutte uguali, le case sembrano assomigliare una all'altra.
Cammino, ma fatico ad orientarmi, mi sembra che la direzione sia quella giusta per arrivare nella piazza principale, ma non solo non riconosco i pochi punti di riferimento che dovrebbero orientarmi, ma anche la zona mi sembra frequentata da persone poco raccomandabili. Uno sconosciuto si avvicina e tenta di farmi lo sgambetto, lo evito e accelero il passo.
Decido di avviarmi nuovamente verso casa, ma non trovo alcun cartello che indichi Scoglitti, devo affidarmi ancora all'intuito.
Non funziona; mi ritrovo alla periferia del paese dove le ultime case si affacciano sulla valle scoscesa formata dal fiume Ippari che scorre là in fondo, coperto da un fitto canneto e circondato da alberi di agrumi di un verde carico e intenso.
Incrocio due persone che procedono parlando fitto fra loro muovendo le braccia come solo i siciliani sanno fare, le seguo a qualche decina di metri, a distanza di sicurezza. Da qualche parte andranno, penso fra me.
La strada costeggia la valle con un susseguirsi di curve e dirupi protetti da fragili muretti di tufo.
Oltre la curva il sole illumina un paesaggio inaspettato. Un gruppo di casolari illuminati dal sole che tramonta, una grande roccia liscia e ricurva su se stessa si colora del rosso regalato dagli degli ultimi raggi. Si fermano gli uomini davanti a me, mi fermo anch'io io a contemplare.
Un attimo e la paura si scioglie.
Ora sembra che le cose si possano affrontare con un'altra prospettiva, non ho più soggezione di quella gente. Mi avvicino, chiedo informazioni sul percorso da seguire per tornare a casa, sulla lunga, rettilinea strada perScoglitti. Torniamo indietro insieme, mi accompagnano per un lungo tratto finché non sono sicuri di avermi indirizzato per bene.

domenica 18 maggio 2008

Le parole che mi sono piaciute (visita del Papa a Genova)

La visita del Papa a Genova l'ho seguita in televisone attraverso le reti locali che hanno coperto l'evento in maniera eccellente.
Alcuni passaggi dei suoi discorsi mi sono veramente piaciuti e in generale ho percepito un approccio positivo fatto di proposte piuttosto che di divieti.

Occorre anche riflettere sui mugugni di strada:

Troppi, secondo me; spesso banali luoghi comuni, ma molto diffusi, insinuati nel sentire istintivo di tanta gente.

Triste, la manifestazione Laika: sembravano i talebani dell'ateismo.

Chi volesse ascoltare i discorsi completi vada sui link di Primo Canale.


Qui sotto solo di qualche frase che ho trovato particolarmente significativa.

Ai Giovani in piazza Matteotti:

…essere giovani, non alla moda: le mode si bruciano in un baleno, in una rincorsa frenetica e stordita, la giovinezza invece, quella della bontà, resta per sempre...

…andate negli ambienti di vita: nelle vostre parrocchie, nei quartieri più difficili, nelle strade annunciate Cristo Signore speranza del mondo… state uniti fra voi, aiutatevi a vivere e a crescere nella fede e nella vita cristiana…

..state uniti ma non rinchiusi, siate umili ma non pavidi, siate semplici ma non ingenui, siate pensosi ma non complicati, entrate in dialogo con tutti, ma siate voi stessi…

Ognuno di voi, se resta unito a Cristo e alla Chiesa, può compiere grandi cose.


In Piazza della Vittoria:

...In una società tesa fra individualismo e globalizzazione la Chiesa è chiamata a dare una testimonianza della comunione…

…coltivate una fede pensata capace di dialogare in profondità con tutti: con i fratelli non cattolici, con i non cristiani e i non credenti. portate avanti la vostra generosa condivisione con i poveri e i deboli secondo l’originaria prassi della Chiesa…

venerdì 9 maggio 2008

La cornacchia spiona

Mi piace sfrugugliare un sogno, arricchirlo di piccoli particolari, trasformarlo in una breve scenetta.

La grossa cornacchia compare, tanto inaspettata quanto ingombrante, sul ramo dell'albero le cui appendici si sporgono fino a sfiorare l'ingresso della casa di campagna. Coperta di grandi piume nere lucenti, con un enorme becco, non si può fare a meno di notarla. Parla, ripete il suono delle parole che sente provenire dalla casa. Riesce ad articolare intere frasi. Tutti, fuori a gurdare affascinati, tutti vogliono partecipare al gioco improvvisato. Qualcosa non mi convince, tra una frase e l'altra l'animale emette dei suoni che sembrano inarticolati ma che con un po' di attenzione hanno delle regolarità ricorrenti. La bestia parla e si guarda intorno, ripete controlla il territtorio, inquadra ogni particolare. Capisco che è un trucco: la cornacchia è addestrata a fare la spia, tra i versi nasconde messaggi in codice che qualcuno può decodificare e memorizzare nascosto da qualche parte al sicuro.
(Sogno 9/5)

Anche quando il clima generale nella vita quotidiana sembra rasserenarsi, chi ha sviluppato in sè un forte
super-io, mantiene nel profondo la paura e la necessità di 'spiarsi'.
Un controllore che si ritira, si camuffa, ma è duro a cedere, a fidarsi, a estromettersi. Bisogna proprio abituarsi a vivre con se stessi.

domenica 4 maggio 2008

La danza dei passeggini

Per chi volesse cimentarsi pubblico lo "spartito" di questa danza un po' particolare che ho composto più di 15 anni fa.























Il titolo è "La danza dei passeggini".
L'unica esibizione è stata nel 1992 a Bardonecchia in un convegno estivo per famiglie.
Musica di fondo "Il bel danubio blu".

Occorrono:
  • un palco con una discreta superficie su cui muoversi.
  • quattro papà (indicati con P1, P2, P3, P4) ;
  • quattro mamme (M1, M2, M3, M4);
  • Otto passeggini con bambini inclusi;
  • otto ombrelli colorati;

I movimenti sono divisi in figure:
  • introduzione (entrata e allineamento)
  • doppio cerchio
  • incrocio e ritorno
  • cerchio grandeduetto
  • tunnel
  • stella chiusa
  • stella aperta
  • mucchio ombrelli
Purtroppo non ho nessuna foto o immagine.
Se qualcuno che ha partecipato a quell'unica esibizione avesse materiale da mandarmi sarei molto grato.

giovedì 1 maggio 2008

Ulisse e Abramo

L'idea di riflettere su questi due prototipi di uomo, mi è venuta dalla lettura del libro "Abitare la Casa Abitare la Vita" (Gruppo La Vigna - EDB).
Abramo e Ulisse sono due uomini che hanno passato un lungo periodo della loro vita "in viaggio".

Ulisse di ritorno dalla guerra di Troia, prima di riuscire a ritornare nella sua famiglia ad Itaca, deve percorrere un percorso tortuoso, pieno di pericoli, ricco di esperienze. Ulisse è l'emblema dell'uomo alla ricerca di se stesso, della propria autocoscienza, mai sazio di sapere. In tutte le sue peripezie rimane fisso il pensiero “devo tornare a casa mia; non sto bene finché non ritorno tra i miei”. Alla fine del suo peregrinare torna a casa. Ulisse ha ritrovato se stesso. L'eroe lotta, soffre, ma raggiunge i suoi risultati come premio finale.


Riflettere su Abramo è meno facile. Chi è allergico alla religione sente puzza di predica e spegne l'audio. Eppure a pensarci bene Abramo è veramente un tipo tosto. Il racconto della Genesi ci presenta la sua famiglia: ricca di bestiame e prosperosa. Probabilmente poteva starsene tranquillo, godersi i suoi beni; invece sente qualcosa dentro che lo spinge a muoversi alla ricerca di un'altra terra. Abramo lascia la sua casa senza sapere dove Dio lo condurrà. Magari non sarà stata proprio una Voce che veniva da fuori dal Cielo (io non riesco proprio ad immaginarmi questo pastore con le visioni); potrebbe essere stata un'esigenza maturata negli anni, oppure saranno state le condizioni esterne a suggerire quella partenza di massa. Comunque sia il cuore della sua esperienza consiste nel fatto che la sua casa è nel cammino, il suo abitare è nel muoversi, proteso verso il futuro, l’inesplorato, il nuovo. Abramo ha un sogno e lo vuole realizzare. Non solo: ha un sogno che vale non solo per ma per tutta la sua gente. Anche lui raggiunge infine la sua meta, una terra meravigliosa, la valle del Giordano, ricca, fertile, verde.

Non è che bisogna scegliere chi fra i due è più bravo, o identificarsi nell'uno o nell'altro: sono due prospettive diverse. Due modi diversi di rapportarsi con la casa e con la vita.
Penso che in fondo tutti quelli che non si accontentano,
Considerate la vostra semenza: 
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza
siano un po' Ulisse e un po' Abramo. A volte l'uno, a volte l'altro. Ci sono periodi in cui occorre guardare a se stessi, riportare alla luce il passato; altri un cui occorre muoversi, fidarsi, guardare fuori di .