mercoledì 23 gennaio 2008

Da Zero a Tre

















C'è un modo per visualizzare con un colpo d'occhio l'evolvere di una persona durante sua esistenza?
Non sto per enunciare un trattato scientifico, ma solo provando a giocare con le parole e pochi numeri.
Secondo una mia personale visione si potrebbe riassumere il percorso di maturazione in questo modo:
  • Da 0 a 1
  • Da 1 a 2
  • Da 2 a 3

Troppo ermetico? Provo a spiegarmi.


Il primo obiettivo della vita dovrebbe essere trovare la propria identità. Certamente rappresentare la propria individualità attraverso il numero uno è spontaneo.
Si comprende così il primo cambiamento. Da zero, che è sinonimo del sentirsi un niente, di auto svalutazione, di sfiducia verso se stessi, di poca considerazione nelle proprie capacità, fino alla completa consapevolezza delle proprie risorse, capacità e valore. Essere uno è essere totalmente presente a se stesso.

Poi la vita propone un altro cambiamento. E' il passaggio dall'uno al due. Coincide con il momento in cui si avverte l'esigenza di non bastare più a se stessi: aver bisogno di una figura accanto con cui continuare il cammino. Una persona che si affianca senza togliere niente al proprio uno ma con la quale inizia una nuova fase dove all'io si aggiunge il "noi".
Non è solo questione di sesso e affetto, non è solo questione di figli, non è solo sostegno economico reciproco. E' un arricchimento di prospettive diverse; è un allargarsi degli orizzonti mentali, è la diversità accolta (sì perché la diversità, cioè i "diversi", sono la coppia uomo-donna, mentre altre unioni sono omo-qualcosa; omo=uguali).

Potrebbe sembrare abbastanza per riempire una vita, ma manca ancora un passaggio: dal due al tre. Questo cambiamento consiste nel prendere coscienza della dimensione sociale, dell'appartenenza ad un gruppo e a tanti gruppi diversi che alla fin fine racchiudono tutto il genere umano.
Non è sufficiente creare una piccola nicchia formata dalla propria famiglia; occorre partecipare alla crescita collettiva, condividere valori comuni, rinfocolare tradizioni sane, progettare cambiamenti futuri per il bene di chi verrà, migliorare le strutture, concretizzare la solidarietà e così via.

Mi piace associare a questi passaggi e cambiamenti, un brano del Vangelo, spesso mal interpretato: "Ama il prossimo come te stesso" (Mt 19,16-19).
Non vuol dire: dimenticati di te stesso (il "nada" di certi mistici è un'altra cosa), annientati per gli altri, immolati come sacrificio perenne.
Ma vuol dire: amati, stimati, cerca il tuo bene, persegui il meglio che puoi immaginare, non smettere mai di puntare alla tua felicità e nello stesso tempo fai tutte queste cose, né una di meno, né una di più, anche per il tuo prossimo.
Il concetto di prossimo, come quello dei cerchi formati da un sasso che cade nell'acqua, si allarga passo dopo passo e non esclude nessuno.
Posta un commento