mercoledì 9 gennaio 2008

La banca dei Favori

Paolo Coelho, nel libro Lo Zahir, la chiama la "Banca dei Favori".
Non ha sportelli dove versare e prelevare e neppure uffici virtuali on-line.
La Banca dei favori è quella intricata e vischiosa rete di movimenti in dare ed avere creata da relazioni interpersonali dove chi conta o vuol contare gestisce versamenti e prelievi in termini di "favori". Coelho fa dire al suo protagonista: "...Penso di rispondergli che questo genere di domande esula dalle indagini, ma mi serve la sua complicità, forse avrò bisogno di lui in seguito – in definitiva, esiste comunque un’istituzione invisibile di nome “Banca dei Favori”, la quale mi è stata sempre molto utile".

E' vero, il primo pensiero va ai personaggi che popolano la nostra vita politica, ma a ben guardare chi può sentirsi veramente estraneo a questo comportamento?
E poi sono veramente un po' saturo dell'Italia che si lamenta di tutto, dell'Italia che solo pretende dagli altri, quella sempre pronta a gridare "No", quella che scivola verso l'insolidarietà, nell'incapacità di guardare dentro di sé per crescere.

Allora preferisco rivedere questo argomento e perdermi qualche minuto di silenzio per rimuginare la prospettiva di Carlos G.Valles in "Ti amo ti odio" [un vecchio libro edito da Città Nuova nel 1996].

"Oggi, faccio qualcosa per te e questo, esteriormente, ha tutta l'aria di un atto di altruismo disinteressato e, nel mio intimo, se ci penso, anche a me la cosa appare così; ma sotto sotto, negli archivi occulti del mio subcosciente, ho preso nota del mio sacrificio, l'ho registrato, e un giorno esigerò da te un adeguato compenso per esso, oppure, il che sarà anche peggio, ti farò pagare il mio aiuto generoso di oggi con il rancore perennemente represso che conserverò contro di te".
"A questo mondo le fatture si pagano e i favori non sono mai del tutto gratuiti". "Può darsi che fossimo convinti che quel sacrificio lo facevamo per puro amore ma...il servizio prestato aveva in sé un gancio nascosto per ricavare, più tardi, dei vantaggi quale legittimo compenso"...
"E' segno di profonda sanità morale, poter dire di tutto ciò che facciamo nella vita: 'lo faccio perché sono io che voglio farlo'. Niente imposizioni dall'esterno, niente obblighi coercitivi, niente proteste represse...tutto ciò che faccio, lo faccio perché sinceramente e personalmente voglio farlo e non perché debbo farlo.
E' vero che molte delle cose che faccio non mi piacciono, non le approvo.
Ma nel contesto più ampio, profondo della mia vita, della società, delle circostanze, dei pubblici potersi, della storia, del futuro, del cielo e della terra, vedo che quella penosa opzione può essere, in definitiva, la meno dannosa per tutti gli interessati...la faccio mia con piena consapevolezza e libera volontà".

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