sabato 19 gennaio 2008

La scacchiera

La scacchiera: 64 tasselli ben allineati, la perfetta alternanza di chiaro e scuro. Tutto intorno un bordo rialzato che protegge il campo di sfida. Nascosto alla vista sotto la superficie di gioco, il vano che contiene i pezzi.
Pronti alla loro missione e disposti secondo le regole, stanno i cavalli, le torri, gli alfieri...
Ma questa scacchiera ha qualcosa di speciale. L'ho progettata io a 17 anni insieme ad un amico che studiava al liceo artistico, poi il papà Toledo l'ha costruita in legno per me.


Come giocatore di scacchi non valgo proprio niente, anche se a quei tempi avevo imparato le aperture standard e alcuni finali classici, ma giocare con gli amici era una sfida appassionante.
Perdere era sempre uno smacco malcelato. Non tanto perché ero una di quelle persone che non accetta mai la sconfitta, quanto perché perdere mi rendeva evidente quanto difficile fosse controllare ogni mossa e prevedere quelle successive. Mi faceva sentire un po' scemo, tutta quella concentrazione sulla mia prossima mossa e su quella ancora oltre, quando in realtà la mia torre o la mia regina erano sotto minaccia.


Comunque sia quella scacchiera per me è importante è un manufatto denso di ricordi.

Questo spiega perché qualche notte fa mi sono svegliato di soprassalto come nei peggiori incubi. Stavo infatti sognando la mia graziosa figlia, già sposata, che ridendo beatamente, attorniata da amici e amiche, si divertiva a piantare lunghi chiodi nella superficie del gioco.

Già. Chi è riuscito a far rimanere i figli dentro le regole del proprio gioco? Ma tant'è, il nascosto pensiero di vederli crescere secondo un nostro, ben studiato, progetto non ci abbandona facilmente. E allora eccoli, pronti a farci sentire degli imbecilli che concentrati sulle prossime mosse non si rendono conto che il Re, la Regina e tutta la truppa hanno già abbandonato il campo di gioco. La loro partita è da un'altra parte.

(sogno 6/01)
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