giovedì 9 aprile 2009

Dio per amico

L'inizio non mi è piaciuto per niente:
"Non c'è nulla di mistico in una preghiera".

E' un articolo apparso su Repubblica.it il giorno 8/04/2009.

Uno studio rivela: rivolgersi a Dio è come parlare a un amico. Cioè, alcuni scienziati (Danimarca università Aarhus - qui articolo originale in inglese NewScientist ) hanno monitorato le zone del cervello che si attivano mentre si prega e ne è venuto fuori che le aree interessate sono le stesse che si attivano durante una conversazione con una persona.
Non succede la stessa cosa quando si "parla" con Babbo Natale e neppure quando si recitano preghiere a memoria.
In fondo lo studio conferma i risultati che ogni persona di buon senso si sarebbe aspettato di trovare.
Anzi la conferma che parlare con Dio è come parlare con un amico, è incoraggiante perchè è proprio l'atteggiamento che si cerca di favorire nella formazione religiosa di piccoli e grandi.
Sarebbe stato preoccupante scoprire che, pregando, nel cervello si attivano zone legate alla sottomissione o all'agressività, al dovere, alla sforzo o alla fantasia...
Lo studio è in linea con quello che insegna la religione Cattolica: un Dio personale, non una entità astratta.

Leggendo in rete altri articoli sulla notizia, sembra che qualcuno voglia insinuare: "Nel cervello dell'uomo non è stata trovata l'antenna per parlare con Dio. Dio non esiste!"
Messa così non sarebbe scienza e, se è vero che i credenti devono sforzarsi di non "cercare" prove immanenti dell'esistenza di Dio, si suppone che lo stesso atteggiamento, al contrario, dovrebbero seguire i non-credenti: non forzare i dati scientifici.
Questo studio non ha niente a che vedere con l'affermazione iniziale che " Non c'è nulla di mistico in una preghiera". Sarebbe come dire che la matematica non è la giurisprudenza o che un cane non è un gatto. Banalità.

Ma l'articolo originale, quello della rivista New Scientist ha, per fortuna, un approccio neutrale, infatti si legge che:
- i risultati mostrano che le persone "hanno la convinzione di parlare con qualcuno quando pregano e questa conclusione fa contenti sia gli atei che i Cristiani".

Gli atei dicono che lo studio mostra che "è tutta un'illusione" mentre i Cristiani dicono che c'è l'evidenza che Dio è reale [entrambe queste affermazioni non sono condivisibili].
Giustamente si conclude indicando che lo studio non prova alcunchè. Non ha niente a che fare con l'esistenza di Dio o no.
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