domenica 19 settembre 2010

Sequel dei Barbari e Dolphin Style

Baricco ha scritto un sequel al suo saggio "I Barbari" per la rivista Wired.
Qui il link all'articolo.
L'ho commentato con Riccardo e ho pensato di riportare in questo post l'email che ho scritto di getto dopo averlo letto.

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Sì in questo articolo scritto nel 2026 Baricco si include nel novero dei nuovi Barbari, nei "mutanti" più esplicitamente di quanto avesse fatto nel saggio del 2006, dove mi sembrava fosse più un osservatore neutrale. Ma questo articolo è stato scritto nel 2026!

Non nascondo che istintivamente mi viene da parteggiare per la "profondità" piuttosto che per la "velocità". L'dea che il senso del cose si posa trovare nei nodi superficali e nella velocità delle connessioni mi risulta estraneo e un po' mi fa paura.
Ma dall'altra parte ho la sensazione che questa mutazione sia veramente sulla strada di realizzarsi e ostinarsi a non capirla possa essere altrettanto devastante quanto non esserne consapevoli.
Personalmente fino a qualche anno fa ho sempre cercato di indentificare gli aspetti positivi della tecnologia e in particolare quelli legati ai cambiamenti indotti da internet, ma oggi, a cinquantasette anni, mi sento un po' disilluso.
Nonostante questa premessa, mi sembra che qui non si tratti più di essere pro o contro, d'accordo o non d'accordo; sappiamo che le mutazioni che si consolidano sono quelle che meglio si adattano all'ambiente (evoluzionismo di Darwin) e oggi il fenomeno facebook e social network, globalizzazione immateriale, frammentazione del sapere, rifiuto della profondità a favore della navigazione superficiale sono più che una moda, sono il nostro presente culturale, sono la mutazione che si sta stabilizzando.
Non so se mai farò parte di questo "nuovo" mondo ma in fondo devo riconoscere che nell'articolo di Baricco c'è un senso di speranza che individua una nuova possibile umanità che va avanti e non si perde.
Il suo finale è emblematico:
"Da questi barbari stiamo ricevendo un'impaginazione del mondo adatta agli occhi che abbiamo, un design mentale appropriato ai nostri cervelli, e un plot della speranza all'altezza dei nostri cuori, per così dire. Si muovono a stormi, guidati da un rivoluzionario istinto a creazioni collettive e sovrapersonali, e per questo mi ricordano la moltitudine senza nomi dei copisti medievali: in quel loro modo strano, stanno copiando la grande biblioteca nella lingua che è nostra. È un lavoro delicato, e destinato a collezionare errori. Ma è l'unico modo che conosciamo per consegnare in eredità, a chi verrà, non solo il passato, ma anche un futuro".
In conclusione anche se il mio istinto mi porta a ritrarmi in una posizione difensiva, meglio lasciarsi andare, intanto quella capacità di andare in profondità che ci hanno insegnato, a cui tanto teniamo e che tanto di fa sentire vivi, non ce la toglie nessuno; meglio navigare in superficie anche noi, ma intanto affondare una chiglia nel profondo del mare.

In verità in questo post propongo il dolphin style. E' un'idea?
Sullo stesso argomento e con gli stessi concetti ho ancora scritto qui

E infine il primo commento su I barbari qui.
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