domenica 27 gennaio 2013

I clochard di Roma

Stamattina, mi sono svegliato di cattivo umore e assonnato a causa di un irritante allarme antifurto che ha suonato tutta la notte.
Poco dopo mi sono sentito uno stupido, appena mi sono reso conto, con orrore, che nella stessa notte, a un centinaio di metri da dove abito, due senza-tetto sono morti in un sottopasso bruciati da un incendio.


Roma è esagerata anche in questo: piena di clochard. Appena viene buio li incroci anche nelle zone centrali, quelle affollate di turisti. D'altronde, di barboni, ricordo di averne visti tantissimi anche nelle strade della ricchissima Amburgo...

Quasi di  fronte alla mia abitazione ce n'è uno che ogni sera assembla i suoi cartoni e si sistema lì dentro. Anche ora in pieno inverno se ne sta addossato alle mura della Città che piova o tiri vento;  ha solo aggiunto un telone verde impermeabile...
Di giorno lo intravvedo spesso seduto in un angolo della strada o ai bordi di un'aiuola: la sua immancabile bicicletta accanto, un paio di scatoloni con le sue cose, un libro  o le parole crociate in mano. La sua presenza è una continuità che accompagna le stagioni. Mi piace pensare che la sua è una scelta e non una necessità della vita, ma in realtà non so niente di lui.
L'idea che potesse essere coinvolto nel rogo mi aveva messo nel panico, ma stamattina era lì, all'angolo di due strade, dove uno spicchio di sole cominciava a riscaldare una fredda giornata.
Eppure duecento metri più in là si era svolto un dramma.
Troppo facile accusare di indifferenza, troppo facile fare i moralisti, troppo facile accusare l'amministrazione, troppo facile scrollare  spalle.

Scrive il Messaggero di oggi:
Il degrado nel sottopasso. Un cunicolo buio e sporco dove solitamente trovavano rifugio i senza tetto. Il 24 gennaio dello scorso anno fu trovato morto un clochard. L’hanno trovato accanto ai graffiti del sottopasso all’incrocio di via Alessandria. Non aveva documenti addosso.

Una città sotterranea tra l’ambasciata inglese e il ministero dei Trasporti. Un labirinto di cunicoli sotto l’asfalto di Porta Pia abitato da decine di persone. Le quattro vie di fuga dei sottopassi dello snodo, che collega Corso d’Italia con via Nomentana e viale del Policlinico, sono state trasformate nuovamente in rifugi per senzatetto.Arredati con materassi, cartoni, sacchi a pelo, coperte, armadietti, stendini, fornelli da campo tra cumuli di spazzatura accatastata lungo i muri.


Ogni anno muoiono dodici clochard sulle strade di Roma. Quasi duemila sono i cosiddetti barboni, la maggior parte accetta aiuti, cibo, coperte, ma ci sono quelli che rifiutano ogni cosa.

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