lunedì 4 febbraio 2013

Con la testa rivolta verso l'alto e la bocca aperta

Con la testa rivolta verso l'alto e la bocca aperta.
Di cosa sto parlando? Sto ricordando, con qualche giorno di sedimentazione, le emozioni provate durante la visita alla cappella Sistina.
Certo la parete del Giudizio Universale è immensa e quei colori sul blu attirano continuamente l'occhio. Ma nel suo insieme la scena è un po' inquietante e sembra richiamare una visione del Giudizio Finale cupa e lacerante...anche per quelli che stanno alla destra...non riesco a immaginarla così quella situazione.

Quello che invece ci ha strappato degli o-oh di meraviglia (coinvolgo anche Maria Teresa in queste osservazioni) e colpito per la profondità del significato, sono le scene degli affreschi sulla volta della cappella.
E fra questi, in particolare l'interesse viene attirato dalla sequenza che include la creazione di Adamo, la creazione di Eva, l'albero del Bene e del Male e la cacciata dal Paradiso Terrestre.


  L'affresco che conoscevo di meno è la creazione di Eva.

Sulla sinistra c'è Adamo che dorme, verrebbe da dire, come un mammalucco: ignaro, del tutto estraneo a quello che sta per succedere e inconsapevole.
Lui, lì, c'è solo perché Eva sia  "carne della sua carne"  e nessuno possa dire che l'uomo e la donna sono estranei uno all'altra e vivere destini separati uno dall'altra. Poco prima di questo episodio nella Genesi si dice: "... perché Dio "maschio e femmina li creò...". Senza uno non c'è l'altro.
Ad Adamo, l'essere venuto prima cronologicamente nel racconto della Genesi, non dà alcun diritto di primogenitura rispetto alla donna, nessuna supremazia... all'atto della creazione lui...è stato volontariamente addormentato.
Nell'affresco Michelangelo sembra voler rappresentare questa situazione: Eva è protesa (sembra tuffarsi) verso Dio, a prescindere dall'uomo, e Dio la accoglie in tu-a-tu che non lascia dubbi; entrambi ignorano Adamo, vivono l'intensità di quell'incontro tanto quanto Adamo fa con Dio attraverso quel famoso tocco di dita.


Per quel poco che posso capire io, queste due scene sembrano legate all'essenza vera e profonda dell'umanità, al suo progetto originale, al suo "dover essere", che poi è racchiuso in una parola: "relazione". Relazione per me significa: distinzione e unità nello stesso tempo.
Non sarà un caso che il matrimonio cristiano proprio questo porta con sè (o meglio dovrebbe portare).

Veramente qui ci sono "Verità" che vanno ben oltre all'indagine scientifica legata alla meravigliosa storia dell'evoluzione delle specie e all'origine dell'uomo, frutto di una questa catena di adattamenti.
Qui, per chi vuole coglierlo, c'è il segreto della felicità, il segreto dello stare "bene" insieme, per sempre: uomo-donna come simbolo di tutta l'umanità.
Ma si capisce, una cosa sono i progetti, un'altra il lavoro necessario per mantenersi in quel sentiero giorno dopo giorno...

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