sabato 22 giugno 2013

Sbuffi e bollicine

Più uno: un'altra oscillazione del pendolo e il treno mi riporta verso casa.
Come sempre ci vuole un po' per rilassarsi, la tensione di una settimana sembra improvvisamente ricadere pesantemente nei muscoli del collo, ma questo non impedisce agli occhi di percepire le macchie di verde, rosso e viola della campagna, i capannoni abbandonati, i tralicci dell'alta tensione, le strade che fanno la loro strada, lì oltre il vetro del finestrino; non impedisce alle orecchie di vibrare per le parole e l'arrangiamento musicale di un vecchio pezzo della PFM, che canta "grazie davvero, grazie davvero di vivere, grazie del giorno che  è qua,  grazie del tempo che arriverà ..."; non impedisce al sole di far sentire il suo calore quando ti abbaglia e penetra negli occhi chiusi.
È il 21 Giugno, un giorno speciale, dalla luce lunga fino a tarda ora; anche il treno sembra esserne consapevole; è più pigro del solito e accumula ritardo su ritardo, forse vuole suggerire di fermarsi un po' insieme a considerare questa luce; il cielo è sereno non ne perderemo neppure un lumen!
Come spesso mi capita, anche la mia mente corre lontano. Questa percezione dei sensi mi riporta al costante desiderio di ragionare sull'essenza intima della materia: di cosa sono fatte le cose, inclusi noi che ne facciamo parte. Ma invece di correre con la fantasia verso le galassie e l'infinitamente grande, i miei pensieri si rivolgono verso l'infinitesimo. Questo zoom mi fa apparire ogni cosa, mentre scappa alla vista oltre il finestrino, collegata una con l'altra in un continuum senza soluzione, un addensamento di schiuma sempre più grande capace di raggrumarsi fino a formare la realtà a noi visibile; un campo impalpabile che vibra di frequenze sconosciute, capaci di modulare, nello spazio e nel tempo, livelli di relazioni che si sovrappongono una all'altra formando...l'universo sconosciuto, sotto la cui superficie  nuotiamo poco consapevoli. 



Cosa dite? Che si vede che sono stanco, che è meglio se la pianto lì e provo a dormire? 
Forse è vero.
E poi questa musica che mi ripete "grazie davvero di vivere" mi sembra che dia un senso a questa fatica di tutti i giorni che mi cala addosso. 

Io con un salto mortale triplo corro ancora con il pensiero verso quello sbuffo d'amore nel quale tutto il cosmo è contenuto. Dio dev'essere come un bambino che ha aperto la bocca per fare le bollicine con la saliva; lo ha fatto quasi senza volere perché non poteva essere diversamente. E' nella natura di Dio fare bollicine con la saliva.
E visto che sono in vena di salti mortali, ne faccio un altro, pensando che poi questo Dio-bambino ha trovato il modo di entrare lui stesso dentro la sua bolla. E quando richiuderà la bocca e la bolla non ci sarà più, tutto quello che sarà stato sarà in lui.

Il treno ha ripreso a camminare veloce, ma ormai ha accumulato un'ora di ritardo; c'è l'ultima luce a ovest, ora i colori che predominano sono azzurro, indaco, viola, e più in basso, all'orizzonte, un promettente arancio-rosa. 
Questo pendolo sembra non conoscere le leggi della fisica: si prende i suoi tempi per completare il ciclo. 
Grazie davvero.


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