giovedì 14 novembre 2013

Lentamente muore, anzi lentamente vive

Lentamente muore (Ode alla vita)

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.


Muore lentamente
chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo
quando è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita,
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in sé stesso.

Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce
o non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza 
porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

Questa poesia di Martha Medeiros è generalmente considerata opera di Pablo Neruda.
Martha Medeiros - Porto Alegre, 1961 - Giornalista, scrittrice e poetessa brasiliana


Ci sarebbe da soffermarsi ad ogni punto. 
In periodi crisi e di lamentele suggerisce un approccio coraggioso. 
Se provo a specchiarmi in queste parole mi vedo pieno di contraddizioni, di paure, di slanci che poi lascio ricadere, di gesti appesantiti dalla gravità...
Mi piace cambiare i percorsi e il ritmo della marcia, spesso la vita mi ha costretto farlo a farlo, altre volte l'ho scelto. Quando non lo scelgo io mi sento spaventato. 
Ho imparato  parlare con chi non conosco: da bambino provavo vergogna solo a entrare nel negozio e chiedere un chilo di pane...
Ho potuto liberarmi da tanti guru, non solo da quello televisivo.
Alle mie passioni ho imparato dare spazio, ma non ancora abbastanza.
Ma la passione che metto per le cose che faccio spesso mi procura disillusioni amare.
Sono lontani i tempi dei puntini sulle "i", ma li ricordo dolorosamente.
Così tante volte ho imparato dagli errori e così tante volte ad ogni errore mi sconforto. 
Il coraggio di ribaltare il tavolo del lavoro non l'ho ancora avuto... e ultimamente mi ha portato più infelicità che felicità.
Trovare grazia presso me stesso ha richiesto un duro e lungo lavoro interiore da non smettere mai.
Ho il coraggio di fare domande sulle cose che non capisco e non abbandono i progetti che inizio ma sono impaziente e un po' mi trastullo nella lamentela....

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