mercoledì 26 novembre 2014

L'Europa Nonna

Ci voleva un Papa venuto dalla fine del mondo per dire all'Europa cos'è oggi e cosa potrebbe essere domani.
Ma ahimè, il dubbio rimane: dietro i numerosi e vibranti applausi c'erano delle teste pensanti o dei "robot" asserviti alla causa degli interessi personali, di gruppi di potere, o imbalsamate da ideologie afflosciate e logore, cieche di rabbia irragionevole o, peggio ancora, mummie di ipocrisia?

Dietro l'immagine,quasi un po' tenera, di un'Europa Nonna, si accostano, in realtà, parole dure: 
"Si ricava un'impressione generale di stanchezza e d'invecchiamento, non più fertile e vivace. Per cui i grandi ideali che hanno ispirato l'Europa sembrano aver perso forza attrattiva, in favore dei tecnicismi burocratici delle sue istituzioni”; 
... Essere sostanzialmente incuranti degli altri per favorire quella globalizzazione dell'indifferenza che nasce dall'egoismo, che a sua volta nasce dal culto dell'opulenza, cui corrisponde la cultura dello scarto. 
...Abbiamo davanti agli occhi l'immagine di un'Europa ferita, che non sembra più capace di fronteggiare con la vitalità e energia di un tempo. Un'Europa un po' stanca, pessimista, che si sente cinta d'assedio dalle novità che provengono da altri continenti."

Ah! Se Francesco avesse potuto raccontare di un'Europa Nonna, capace di donare saggezza ed esperienza agli altri popoli. Di prenderli sulle ginocchia per raccontare storie antiche, per aiutarli a non ripetere gli stessi errori, per farli sognare con ideali che durano per sempre... la dignità della vita, la pace, la cultura, l'accoglienza...

All'Europa possiamo domandare: dov'è il tuo vigore? Dov'è quella tensione ideale che ha animato e reso grande la tua storia? Dov'è il tuo spirito di intraprendenza curiosa? Dov'è la tua sete di verità, che hai finora comunicato al mondo con passione?

Tuttavia, la pace non è la semplice assenza di guerre, di conflitti, di tensioni. Nella visione cristiana essa è, nello stesso tempo,dono di Dio e frutto dell'azione libera e razionale dell'uomo che intende perseguire il bene comune nella verità e nell'amore. 


Poi ecco che nel discorso spunta l'immagine di  un poeta italiano del Novecento, Clemente Rebora, che in una delle sue poesie descrive un pioppo, con i suoi rami protesi al cielo e mossi dal vento, il suo tronco solido e fermo e le profonde radici che s'inabissano nella terra, viene paragonata all'Europa.

Libra nel vento con tutte le sue foglie
il pioppo severo;
spasima l'anima in tutte le sue doglie
nell'ansia del pensiero:
dal tronco in rami per fronde si esprime
tutte al ciel tese con raccolte cime:
fermo rimane il tronco del mistero,
e il tronco s'inabissa ov'è più vero.

Nel corso della sua storia, l'Europa si è sempre protesa verso l'alto, ma l'innalzarsi del pensiero, della cultura, delle scoperte scientifiche è possibile solo per la solidità del tronco e la profondità delle radici che lo alimentano. Se si perdono le radici, il tronco lentamente si svuota e muore e i rami si piegano verso terra e cadono. 

D'altra parte «il tronco s'inabissa ov'è più vero». Le radici si alimentano della verità, che costituisce il nutrimento, la linfa vitale di qualunque società che voglia essere davvero libera, umana e solidale. D’altra parte, la verità fa appello alla coscienza, che è irriducibile ai condizionamenti, ed è perciò capace di conoscere la propria dignità e di aprirsi all'assoluto.

Grazie
Con questa parola conclude il suo discorso il Papa, ma "Grazie" è la parola che dobbiamo dire ad alta voce noi, a lui!
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