sabato 31 gennaio 2015

Singapore

Singapore, il mio primo viaggio in Asia!
Ancora frastornato dal fuso orario, dall'intestino in disordine e da una Roma infreddolita, provo a fare qualche foto nella mia memoria.

Il primo fotogramma visualizza i grattacieli. Tanti. Dall'alto dell'aereo spuntano come file interminabili e allineate. Tanti, come tante sono le navi in rada, anche loro tutte allineate nella stessa direzione.
Qualcuno mi descrive con entusiasmo lo spettacolo notturno che si gode dalla baia. "Guardati tutto intorno. Qui c'è la capacità di creare ricchezza; uno di questi grattacieli vale settecento milioni di dollari; lo tirano su a tempo di record; qui sì che l'economia gira; è qui che gli europei portano i soldi, non più in Svizzera o Montecarlo, quella è periferia!"

E' vero, lo spettacolo è proprio bello e un po' emozionante. Queste costruzioni illuminate sembrano tanti istogrammi in 3D, come quelli che si costruiscono nei grafici di Excel.
Nello stesso tempo sento un disagio reale, uno stridore. Una vocina mi domanda: "Quanto ci vuole a entrare in questo giro e dimenticarsi dell'altro lato del mondo?"





Il secondo fotogramma riguarda le etnie. Impossibile dire quale prevale. In centro ritrovi tantissime familiari fisionomie europee che si intersecano con quelle cinesi, con i tratti indiani e naturalmente quelli malesi, che poi sarebbero i padroni di casa. Colpiscono gli abbigliamenti femminili così diversificati: minigonne, sari indiani, veli e chador mussulmani, jeans, tailleur da donne in carriera, leggins, abiti tradizionali ed eleganze esotiche.

Poi, nelle poche ore che rimangono libere dal lavoro, comincio ad esplorare. Mi sento come quei piccoli mammiferi del bosco che escono timidamente dalla loro tana e si guardano intorno, ogni volta allargano sempre un po' di più il loro cerchio.






Ma il tempo è quello che è: giusto il tempo per odorare, nel vero senso della parola, Little India e visitare qualche coloratissimo tempio Indù dove i devoti offrono alla divinità fiori e cibo che viene poi restituito "divinizzato" dal celebrante.

Un giro in Metro per arrivare a China Town perché avevo promesso di portare a Pau un drago. Quando ormai disperavo, l'ho trovato! Rosso e lungo almeno due metri. Un dragone volante da tenere alla briglia con un filo, se sei capace






Anche l'intervallo di pausa pranzo è servito per soddisfare qualche curiosità turistica, per esempio ammirare il Merlion, simbolo di Singapore, alla foce del fiume o qualche per incursione nei negozi d souvenir.



Della città coloniale rimane ben poco: business must go!







Posta un commento