martedì 10 marzo 2015

Occhiali e chiavi

Questa è la storia di un paio di occhiali e di un mazzo di chiavi, di come si sono persi e poi ritrovati.
Quali metafore racchiude lo scopriremo strada facendo.

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Le valigie e le borse sono già allineate davanti alla porta d'ingresso. La vacanza sulla neve, con figlia e nipotino al seguito si sta materializzando con crescente entusiasmo.
Ma un attimo, Maria Teresa si blocca ed esclama: "Mancano gli occhiali per vedere lontano".
Fermi tutti.
Saranno rimasti sul comodino. No.
Saranno in sala sul tavolino. No.
Saranno in fondo alla borsa. No.
Fermi  tutti e tutti alla ricerca degli occhiali perduti, finché dopo oltre un'ora di ricerche e ritardo sulla partenza bisogna arrendersi all'inspiegabile realtà che si sono proprio persi e bisogna partire senza.
Li cercheremo al ritorno con calma, intanto un occhiale di fortuna farà da ponte per una settimana.

Invece, sei giorni dopo, si ripete la stessa scena: chi cerca sotto il letto, chi dentro le lenzuola, chi dentro la spazzatura. Le più bizzarre ipotesi si fanno largo, compresa quella che contempla la presenza di folletti dispettosi e si cercano nella memoria le formule per il santo-delle-cose-perdute.
Niente fare. L'unica soluzione è un appuntamento con l'ottico.













Intanto per me viene il momento di ripartire per Roma, cioè di ricaricare nello zaino le poche cose che mi seguono nel mio pendolarismo.
Dalla stazione Termini, mando un WhatsApp a Maria Teresa: "Il treno è arrivato in orario (udite udite!) peccato che ho scordato le chiavi di casa-roma nel comodino".
Risposta: "Non ci sono".
E ahimè, ricomincia una trafila che ormai conosco: "Guarda nello scaffale dei libri", "Cerca nel cassetto dello scrittoio", "Forse sono nel cappotto"; "Potrebbero essere scivolate dietro i libri.
E così Maria Teresa non sa più cosa e dove sta cercando. Mentre la mia ansia sale a vista d'occhio.

Ora 15:18 lo scambio di WhatsApp certifica il seguente dialogo.
Io: "Sono convinto di averle lasciate nel comodino".
Lei: "Anche i miei occhiali erano sul comodino".
Io: "Abbiamo un buco nero in casa".
Lei: "Guarda, non mi spaventare".
Io: "Ma io parlo di relatività di Einstein".
Lei: "Io no!".

Ora 15:22 Si continua su questo piano surreale.
Io: "Venerdì sposto tutti i libri dello scaffale".
Lei: "Interstellar".
Io: "Oh! Già!"

Ora imprecisata verso cena. Telefonata di Maria Teresa: "Mentre cercavo le tue chiavi ho trovato i miei occhiali. Ma è incredibile erano in un angolo irraggiungibile e buio, sotto il tuo scrittorio! Io non ce l'ho messi".

Ore 21:51 Mentre sto giocando a Candy Crash e seguendo la Juventus che non segna ancora col Sassuolo, invio un WhatsApp: "Sarà una scemenza, ma guarda se fossero nel gancio che tiene le tende in camera nostra".
Non passa un minuto e arriva la sua telefonata: "Mai sei scemo? Come ti può venire in mente di mettere le chiavi nel gancio della tenda!". Accuso il colpo ma tiro un respiro di sollievo.

Ore 22: 05 Ricevo un'ancora di salvezza.
Lei: Se tu non avessi perso le chiavi, io non avrei mai trovato gli occhiali".
Io: "Questo è vero! Ringraziami".
Lei: "GRAZIE"



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