Ore 9:30 il quartiere è ancora pigramente semideserto. Sulle alture di Sampierdarena, dal forte Crocetta ci si avvia verso la località del Garbo. Uno stretto sentiero, poco sotto le mura di Genova, segue il tortuoso andamento della ripida collina, tagliandola trasversalmente. Venti giorni fa il bosco che si attraversa era ancora spoglio, pochi i segni di risveglio: qualche bucaneve e le rosse foglie secche che si camuffavano da red carpet.
Oggi è un'altra storia. È Pasqua anche per il bosco. Foglioline verdi si muovono impertinenti al ritmo della brezza e, dove il sole tarda a sostare, le gemme sembrano impazienti di completare l'ultima trasformazione.
Le mani indugiano a toccare erbe e fiori che reclamano la propria identità al tatto, alla vista e all'odorato.
"Come ti hanno chiamato gli antichi? Chi sei, tu che occupi discretamente questo spazio del creato, tra una rumorosa autostrada, là in basso, coperta dalla fitta vegetazione e la cresta della collina che un po' insolente sembra voler trattenere dall'altro lato i raggi del sole?"
"Grazie pietre sconnesse che mi suggerite di tenere lo sguardo verso il basso per scoprire l'odore di cedro della melissa officinale e quello pungente dell'aglio selvatico, o il colore giallo del tarassaco e il viola dell'erba di San Lorenzo".
"Grazie passi che proprio oggi ci ricordate quelli incerti che hanno compiuto le donne che si recavano al sepolcro e quelli incalzanti che tornavano dai discepoli per annunciare: "È Risorto!"
Quando è ora di scendere verso casa per il pranzo, file di macchine e gitanti pieni di belle speranze salgono verso i forti che circondano Genova. Gli zaini e i bagagliai sono pronti a riversare su un lembo di prato, torte di verdure, lasagne, colombe e pezzi di cioccolato.
Oggi ognuno ha scelto, come sa, come può, come gli hanno insegnato.




