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sabato 2 agosto 2014

il Bianco vince la mano

Vabbè! 
Ci siamo lamentati ininterrottamente per il tempo cattivo. 
In realtà rifacendo memoria dei giorni passati solo una volta siamo rimasti bloccati e inzuppati...
185 fotografie sono troppe, bisogna scegliere e allora il Bianco vince sempre la mano.

Monte Bianco con copricapo bianco


Vedi stesso posto a Marzo "scalato" con le ciaspole

Uomo che si mimetizza con lo sfondo come un camaleonte

Oltre le nubi c'è sempre il Bianco...

Ehi laggiù! Un attimo che faccio una foto a questo prato fiorito come in primavera

Il bianco sotto il Bianco viene più splendente

Famigliola guardinga, ma ci sta a farsi fotografare

Io sono il capo! Si vede?

Magia di colori


Una finestra sulla roccia

Cos'è una finestra? Un rettangolo,  a volte un quadrato, che dà profondità a quello che vedi oltre.
Cosa ti aspetti di vedere oltre una finestra? 



La realtà. 
La stessa cosa che vedresti se quel quadrato non esistesse. Eppure tutto è diverso!
Dentro quella cornice la realtà non sfugge più. La puoi fissare nei suoi particolari e imprimerla in te.
E' tutto uguale, ma ora sembra che tu abbia un cannocchiale che ingrandisce e amplifica ogni sasso, ogni bagliore del bianco,ogni tendenza verso l'alto della roccia o forse, dell'anima.

domenica 14 agosto 2011

vacanze spagnole - 2

 Stasera abbiamo ospiti. Qualcosa mi dice che vogliono tenere una certa distanza per paura di qualche contagio...
Dal molo di San Pol de Mar, la barca che va

Qui ci faccio il bagno nel giardino condominiale, wouu

Mentre il sole tramonta - dall'eremo di San Pol de Mar

giovedì 4 settembre 2008

Ricotta calda

L'ospitalità dei siciliani è proverbiale ma provarla di persona è una esperienza unica.
Durante la mia vacanza in Sicilia siamo stati ospitati una sera da amici di amici; persone che vedevamo per la prima volta ma la cui accoglienza è stata calorosa come quella dei più cari parenti.

Centro della serata, passata nella campagna a ridosso di Marina di Ragusa, è stata la preparazione della ricotta.

Non sono sicuro di scrivere correttamente la ricetta, non è questo il mio scopo; vorrei piuttosto essere capace di trasmettere, attraverso qualche foto, l'atmosfera vissuta intorno al fuoco dove la magia della ricotta si concretizzava.
Un grande paiolo da 70 litri per produrre pochi chili di ricotta.

Per portare il siero di latte ad una temperatura a circa 90° c'è voluta un'ora buona. Poi è stato aggiunto il latte e il sale.

Il composto veniva continuamente mescolato con uno scopino per impedire al fondo di attaccarsi.

- Ecco ci siamo - sentenzia il nonno che conserva le tradizioini e le trasmette ai nipoti e generi.

Io, in verità, non mi sono mai mosso da lì, ero ipnotizzato; non ho mai tolto gli occhi dal pentolone, come se fosse un esperimento magico. Tutti gli altri rientrano nella stanza dove in effetti si respira a fatica per il caldo dovuto alla soffocante  temperatura estiva e al calore del fuoco.

La ricotta si materializza sulla superficie: bianco sul bianco, si rassoda, galleggia sul siero (è una questione di peso specifico).

Viene tolta la schiuma di superficie con un cucchiaio e finalmente si procede con il riempimento delle forme in terracotta. 

Con la scodella in mano, subito a tavola: una grande tavolata dove mangiare la ricotta calda facendo puccetta con pezzi di pane fresco (naturalmente fatto in casa).


mercoledì 3 settembre 2008

Sospesi fra il bianco e il blu


Scala dei turchi

Come ho fatto, il 24 di Agosto a far sembrare deserto un posto in realtà affollatissimo di turisti e bagnanti, rimane un mistero.

Così posso fantasticare che questa scala naturale che serviva ai pirati per risalire la riva in cerca si scorribande,  serva ora a questa coppia che, nella più grande solitudine - con i piedi ben saldi sulla bianca marna composta di argilla e gesso, sta gettando lo sguardo all'infinito e alla speranza. 
Forse è un sguardo alle necessità impellenti di domani o forse una riflessione sui perchè della vita.
Si tengono per mano perchè l'uno e l'altro  vogliono esplorarlo insieme.

lunedì 1 settembre 2008

La ristorazione a chiamata

Durante le mie vacanze in Sicilia ho mangiato in locali fra loro diversissimi.
Dalla trattoria di fronte al porto di Trapani la cui principale caratteristica sembra essere la stazza dei cuochi e dei camerieri, ad un raffinato slow food di Sciacca; dalla trattoria di Scoglittia con menu di pesce a prezzo fisso, all'unico bar aperto di una deserta Menfi e così via.
Ma la cosa più buffa mi è capitata a Mazara del Vallo. Non voglio fare pubblicità, quindi evito la citazione del posto.
La reception dell'albergo ci consiglia un ristorante sul mare e ci prenota - mi raccomando puntuali alle 19.40 - ci avverte.
E puntuali ci presentiamo all'ingresso. Lì, si accalcano un centinaio di persone in un trambusto di rumore e spintoni mentre, al di là della porte a vetro, il locale è ancora vuoto.
Sembra di essere all'apertura di una ASL, tutti vogliono stare in prima fila.
Scopriamo così lo strano meccanismo che regola la ristorazione: il gestore si presenta con un megafono e spiega le regole.
I clienti prenotati per il primo turno verranno chiamati nominalmente, chi non risponde subito all'appello perde il posto in favore di qualcuno che nel frattempo si è iscritto alla lista d'attesa.
Sono strabiliato ma finalmente tocca anche a noi. Siamo in cinque e ci sistemiamo ad un tavolo qualunque aspettando di ordinare.
Ci insospettisce una nuova ondata di persone d'assalto che si precipita verso un angolo del locale. Breve indagine per capire che si tratta del buffet al quale possiamo, volendo, accedere passando sopra la testa e i piatti di chi ci precede. Mi rifiuto.
Il successivo capitolo della storia è capire che il menù è stampato direttamente sulla tovaglia di plastica. La scelta è praticamente obbligata: cozze, cozze o cozze.
Per me sarebbe abbastanza per decidere di alzarmi e cercarmi un bar dove consumare un arancino e una granita, ma sono in minoranza: si rimane.
La buttiamo sul ridere e completiamo la serata scherzando sulla formazione del secondo turno di clienti, su possibili ciniche varianti che si potrebbero proporre ai clienti come mettere all'asta i piatti al miglior offerente o selezionare gli avventori con prove cruente di sopravvivenza.
Dopo il fast-food e lo slow-food è la volta del call-food.
Per fortuna la vacanza in Sicilia è stata ben altro.

martedì 5 agosto 2008

La volpe di Saint Nicolas

Una settimana di vacanza è veramente poco per assorbire lo stress di un anno di super-lavoro, ma in attesa del secondo blocco di ferie, la permanenza a Saint Nicolas è stata piacevolissima.
Durante una passeggiata, ho fatto in tempo a fissare con l'obiettivo una volpe in mezzo alla boscaglia, prima che, mostrando un enorme codone, si allontanasse nel folto della vegetazione.
Forse era la stessa volpe che ogni sera, protetta dal buio veniva fin sotto la casa alpina nella quale alloggiavo per riscuotere gli avanzi della cucina.

Sono rimasto colpito dalla bellezza del colore fulvo e ho ripensato al piccolo principe.

"...in quel momento apparve la volpe: "Buon giorno". "Buon giorno" disse gentilmente il piccolo
principe voltandosi: ma non vide nessuno. "Sono qui", disse la voce, "...sotto il melo". "Chi sei?"
chiese il piccolo principe, "Sono una volpe", disse la volpe.

"Vieni a giocare con me?", le propose il piccolo principe "sono così triste...". "Non posso giocare
con te", disse la volpe, "non sono addomesticata". "Ah, scusa!", fece il piccolo principe. "Che
cosa vuol dire addomesticare?"