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lunedì 11 novembre 2013

innamorarsi un po' per caso?

Quando cominciamo una nuova edizione del corso di preparazione al matrimonio ci piace ascoltare dalle varie coppie come si sono conosciute e come è scattata la scintilla dell'innamoramento.

Così è stato anche ieri con il nuovo gruppo di giovani che abbiamo conosciuto.
Come sempre è un momento molto buffo e tenero.


Per esempio c'è una lei che subisce uno scippo, cade per terra e quando va a fare la denuncia incontra un ex compagno di classe che la aiuta a districarsi all'interno della Questura...

C'è chi avvia una conversazione per un semplice malinteso all'esterno di una rumorosa discoteca. 
"Ciao di dove sei?"  
"Di Recco" risponde lui.
Peccato che lei capisce "Greco" e controbatte: "Ma di quale zona?"
E lui pensa: "Che strana domanda, Recco è solo un paesino" e risponde: "Del centro".
E lei nella sua testa: "Oh poverino sarà proprio solo" e ad alta voce: "però parli proprio bene l'italiano".
E così via finché, quando finalmente l'equivoco si scioglie, oramai è passato abbastanza tempo perché lui e lei abbiano maturato il desiderio di conoscersi meglio e rincontrarsi.

Poi ci sono le classiche feste di compleanno alle quali lei o lui partecipano per l'insistenza di un amico/a e dall'altro lato del tavolo, inaccessibile, c'è una faccia per la quale improvvisamente si accende un riflettore interno che poi non si spegne...

I colleghi di lavoro non mancano neanche quest'anno e neppure i lunghi corteggiamenti alla fine dei quale il futuro partner si accorge che c'è ben più che una bella amicizia...

Veramente originale infine la coppia che si è conosciuta in autobus. Un gruppo di tifosi Sampdoriani commentano l'ultima partita della loro squadra e ricordano l'anno dello scudetto: "...Ma chi ha fatto il gol del 3-0 con il Lecce?".
La nostra Lei è una sfegatata e un'accanita tifosa. Si intromette e suggerisce: "Vialli!", ma viene ignorata. E di nuovo: "... è Vialli!" Poi rivolgendosi al ragazzo accanto, apostrofa piuttosto indispettita: "Ma quello lì proprio non mi considera!".
La risposta che arriva è inaspettata: "Quello lì, sarebbe mio padre..."
Quanto basta, dopo il naturale imbarazzo, per solidarizzare fra tifosi e iniziare una storia d'amore, di lì a breve.

L'anno scorso un'altra situazione proprio ridicola.
Entrambi sono stati invitati a una festa mascherata ed entrambi si sono presentati... senza maschera! E così ci si riconosce e si passa la prima serata insieme.

E ancora quelli che si conoscevano da bambini. Tutte le estati a giocare insieme. Un giorno, il bambino interrompendo il gioco guarda la bimba e le dice: "un giorno ti sposerò". Un attimo di silenzio e poi riprendono a giocare. 
Passano gli anni, ognuno con  le proprie storie d'amore, finché  dopo alcune delusioni, scoprono che la loro lunga amicizia si sta trasformando in innamoramento.

martedì 13 giugno 2006

Ma allora che ci guadagni?

Quel pomeriggio di settembre, sapevo che l'avrei rivista. C'era la finale del torneo di ping-pong al bar dell'Acli.
Erano passati quindici giorni dall'ultima volta che ci eravamo incontrati. Io studiavo, lì, in campagna, ospite di un amico, uno degli ultimi esami e, nelle pause, lei spesso arrivava per scambiare qualche parola; discorsi anche profondi; qualche volta si leggeva insieme qualche pagina del Vangelo; spesso una risata schietta e aperta con gli occhi ridenti che si chiudevano come due fessure; una semplicità disarmante; qualche canzone intonata insieme dietro la chitarra di un amico; la sera si giocava radunandosi con altri giovani fino a tarda notte.
Poi ero tornato a casa, ma quella ragazza così magra e così alta, cioè voglio dire, alta più di me, tanto che gli amici ci avrebbero poi chiamato l'alticolo "il", aveva sconvolto i miei programmi, mi ero innamorato... e il sentimento dominante era lo stupore.

Incoraggiato da un amico tanto caro quanto petulante (così lo giudicavo in quel momento, perchè continuava a dirmi "vai! Su vai, cosa aspetti?"), mi decisi.

"Vieni, devo parlarti, ti offro da bere".

Sul tavolinetto rotondo del bar erano stati serviti una cocacola e un'acqua frizzante che cominciavano a svuotarsi.
"Sai, ho passato quindici giorni bellissimi, qui...saranno indimenticabili perchè, mi sono innamorato di MariaTeresa".
Non gli dissi: "Mi sono innamorato di te", ma "Mi sono innamorato di MariaTeresa", come se parlassi di qualcun'altra. E infatti ci furono alcuni secondi di silenzio completo. Stupore!

"E' stato bello, ma non mi aspettavo...non sospettavo, non pensavo..." furono all'incirca le prime parole di lei.

Poi il primo appuntamento, una passeggiata sul lungomare di Recco, un gelato colorato e rinfrescante e dalla tasca tirai fuori un libretto. Era "Il piccolo Principe" di Antoine de Saint-Exupéry.
Avevo bisogno di un brano delicato che mi aiutasse a comunicare quello che provavo e che pure tracciasse una strada, la nostra.
Il dialogo fra la volpe e il piccolo principe simboleggiava bene quel momento in cui ci accostavamo uno all'altra, per addomesticarci a vicenda.

"...in quel momento apparve la volpe: "Buon giorno".
"Buon giorno" disse gentilmente il piccolo principe voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse la voce, "...sotto il melo".
"Chi sei?" chiese il piccolo principe, "Sono una volpe", disse la volpe.
"Vieni a giocare con me?", le propose il piccolo principe "sono così triste...".
"Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono addomesticata".
"Ah, scusa!", fece il piccolo principe.
"Che cosa vuol dire addomesticare?"
"E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami".
"Creare di legami?". "Certo", disse la volpe, "tu, fino ad ora, per me non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale acentomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo. (...)
Se tu mi addomestichi la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo mi farà uscire dalla tana come una musica.
E poi guarda! Vedi laggiù in fondo dei campi di grano? Io non mangio il pane, e per me il grano è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai i capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano..."
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe: "Per favore ... addomesticami", disse.
"Volentieri, che bisogna fare?", domandò il piccolo principe.
"Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti siederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino...".
Il piccolo principe ritornò l'indomani. "Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe. "Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincio ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... ci vogliono i riti".
"Che cos'è un rito?", disse il piccolo principe. "Anche questa è una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe". E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore"

Così il piccolo principe addomesticò la volpe ... E quando l'ora della partenza del piccolo principe fu vicina: "Ah!", disse la volpe, "... piangerò".
"La colpa è tua", disse il piccolo principe, "io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi e che diventassimo amici...".
"E' vero", disse la volpe.
"Ma sapevi che avresti pianto!", disse il piccolo principe.
"Certo", disse la volpe.
"Ma allora che ci guadagni?"
"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".