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lunedì 9 ottobre 2006

Telefonare al proprio passato

E se attraverso il telefono si potesse richiamare il proprio passato?
Se componendo il vecchio numero di telefono (un vecchio telefono nero di bachelite sopravvissuto al tempo) dall'altra parte rispondesse un "se stesso" ancora bambino?
Non sarebbe l'occasione per chiarire tanti aspetti della propria vita e della propria adolescenza, per gettare una luce nuova sui nostri genitori?

Sembra essere questo lo spunto che anima il romanzo di W.Veltroni, "La scoperta dell'alba".

Mi sembra una metafora e un'idea che si può raccogliere anche senza telefono di bachelite, perchè comunque, alla nostra infanzia dove c'è la chiave di ciò che siamo oggi, possiamo arrivare tramite una linea di "chiamata" interiore che è aperta o attende di essere aperta, volendola cercare...

giovedì 9 marzo 2006

Mi leggi il tuo numero di telefono?

(Sogno del 7/3)

Il grande salone della casa si affacciava direttamente sul mare e allungando un braccio si sarebbe potuto stringere le mani delle persone che stavano tentando di ormeggiare lo yatch. Dall'altro lato le grandi finestre lasciavano un'ampia vista sulla strada che costeggiava il mare, sulle rocce frangiflutti, e oltre ancora sul mare che dominava senza ostacoli l'orizzonte.
Così, incantato e un po' imbambolato dal grigiore uniforme del cielo, impiegai un po' di tempo a prendere coscienza che il mare si stava gonfiando. Con un incedere lento ma inesorabile come un blob, aveva già invaso la stretta striscia della passeggiata.
Lo fissai un po' affascinato. Poi ricordi di sciagure apocalittiche viste in televisione, e subito la fuga verso le strade interne del borgo, oltre gli stretti vicoli, oltre le piazzette che si aprivano improvvise; a fianco di gente che correva nella stessa direzione come un colorato rio controccorrente che risaliva dal mare ai monti, che di momento in momento si ingrossava, si affollava, si divideva e si ricomponeva.
Infine mi fermai ai bordi di una grande piazza. Ecco, eravamo sufficientemente lontani dal pericolo, potevo guardare indietro, scrutare oltre le teste se l'onda si era placata o no, potevo guardarmi intorno e controllare se tutti quelli che erano scappati con me fossero in salvo.
"Manca tuo fratello" dissi a mia moglie, ancora ansimante per la corsa. Lei si girò e d'impulso fece per tornare indietro a cercarlo; l'istinto le diceva di fare qualunque cosa per salvarlo. La bloccai: "Non è possibile sarebbe pericoloso per te, meglio telefonargli".
Purtroppo non riuscivo a leggere nè il tastierino nè il display del cellulare perchè nella fretta ero scappato senza gli occhiali.
Mi rivolsi alla persona accanto a me; era proprio il fratello di mia moglie, ma senza rendermi conto dell'assurdità gli dissi: "Mi leggi il tuo numero di telefono? Devo telefonarti per vedere come stai, se ti sei messo in salvo".
Lui me lo dettò, come se nella mia richiesta non ci fosse niente di strano: "5KZ183Y".
Provai a digitarlo: "5ZK..., no!"
Glielo feci ripetere: "5KZ183Y",
Ritentai: "5KZ83Y..."
Era un numero che per tanti sforzi facessi non riuscivo a scrivere.

domenica 22 gennaio 2006

"Ce la stai facendo?"

(Sogno del 22/1)

Scendiamo le scale di un grande magazzino. Una persona mi rallenta per farmi vedere un articolo che lo incurisce. Sono pochi istanti ma quanto basta per perdere di vista MariaTeresa che è appena davanti a me. Ripresa la discesa, le scale si trasformano in uno scivolo a spirale con un corrimano aereo per appoggiarsi e non ruzzolare, sembra di essere su uno strapiombo in montagna.
Con voce forte chiamo: "MariaTeresa ce la stai facendo?"; "Sì, va bene", mi risponde la sua voce, rassicurandomi.
Passato questo pericolo rischio di perdermi in un labirinto fatto porte di sicurezza, di tornelli e corridoi semi illuminati. "MariaTeresa ci sei?", e ancora la voce davanti a me in una posizione imprecisa risponde, "Sì, ci sono".
Infine trovo l'uscita.
Mi ritrovo in una grande piazza affollatissima di donne che aspettano i loro bambini e nella confusione continuo a non vedere MariaTeresa. Decido di chiamarla sul cellulare, ma c'è un sovraccarico sulla rete. Mi rendo conto che tutti intorno a me stanno telefonando nello stesso momento.
Aspetto, la piazza comincia a svuotarsi; ora sono decisamente in agitazione e mi assale un vero senso di panico. Finchè in preda all'angoscia urlo: "Aiutatemi, non vedete che non la trovo? Non vedete che il panico mi impedisce perfino di pigiare i tasti del cellulare per comporre il suo numero? Le mia mani stanno tremando!"
Piango con lacrime che sgorgano abbondanti e un violento singhiozzo mi scuote il corpo.

Mi sveglio con il cuore che batte all'impazzata, è ancora buio, sono nel mio letto, MariaTeresa è accanto a me, la realtà.
Torna il tema dell'abbandono, la paura di rimanere solo. Credo che nel sogno la figura di MariaTeresa sia solo simbolica. La presenza di tutte quelle mamme che aspettano e si mettono in comunicazione con i loro bimbi...com'è giusto che facciano. Probabilmente ho rivissuto qualche paura di quando ero piccolo e l'unico mio mondo era la mamma e non sapevo immaginare un futuro senza la sua presenza.