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sabato 5 aprile 2008

Il tailleur grigio

E' passato almeno un mese da quando ho letto questo libro di Andrea Camilleri, ma non sono riuscito a parlarne prima perché mi ha lasciato sconcertato.

Nella rete ho trovato più critiche che lodi, forse perché non è una storia che non rientra esattamente nei filoni che ti aspetti dal "Sommo": Montalbano e i racconti storici siciliani.

Ma nel mio caso non si tratta di questo, anzi trovo che lo scrittore continui a migliorare costantemente la sua efficacia nel raccontare.
E' che mentre i commenti si concentrano sulla donna tanto fatale quanto insaziabile di sesso; tanto seducente quanto misteriosa nel suo abito grigio che indossa in "momenti particolari", io sono rimasto spiazzato dal personaggio maschile.
Un uomo di grandi capacità manageriali, un direttore di banca che è riuscito a non sporcarsi con la mafia e che un bel giorno deve rassegnarsi e adattarsi alla nuova vita di pensionato.
Un approccio difficile per chi è abituato ad avere un'agenda piena di impegni.
Purtroppo per lui, non avrà tempo di organizzarsi la nuova vita. Non solo scoprirà che la moglie lo ha tradito ripetutamente, ma dovrà constatare che l'infedeltà continua anche nella sua casa, dove oramai vive come un ospite, segregato in una stanza, lontano dalla vista e dai "rumori" notturni della donna e del suo amante.

Per tutto il libro ho continuato ad aspettare un riscatto, una svolta, un cambiamento di rotta, una ribellione. Invece il protagonista maschile rimane stregato, vede e accetta passivamente la situazione. Gode dei pochi, meravigliosi, momenti di piacere che la moglie non gli nega, ma si lascia scorrere, come rassegnato a un destino.
E infatti il destino lo aspetta, con l'inaspettato ultimo colpo di coda...(non voglio svelare il finale).

Ebbene, ci sono rimasto male, un uomo con grandi capacità che esce dalla vita sconfitto, perdente.
Per questo non ho scritto niente, ho dovuto digerire il finale. Il cambiamento che non c'è stato.

Il libro on-line
Il sito dei fan

mercoledì 2 gennaio 2008

Le sirene si prendono la rivincita

E' quello che succede nel libro di Camilleri "Maruzza Musumeci".
Anche se Ulisse non è il furbo navigante dell'Odissea che si fa legare dai suoi marinari per poter ascoltare il canto delle sirene senza lasciarsi travolgere, ma un contadino che abita nelle vicinanze di Vigata e per giunta non è neppure il protagonista del "cunto".

Sì, perchè il vero eroe è Gnazio Manisco. Un uomo buono, profondamente onesto, a suo modo creativo, una vita dura da emigrante nella Merica e il ritorno a Vigata a coltivare un lembo di terra che per tre lati si affaccia sul mare.
Proprio lui che odiava il mare e amava la terra, "pirchì il sciauro della terra cangiava via via che le ore passavano", non si rende conto di innamorarsi di una Sirena, ammaliato da "'na canzuna senza parole" che "diciva quant'era bello quanno dù pirsune si piacino, s'incontrano, si taliano, po' s'incontrano novamenti e si ritaliano e capiscino che sunno fatti per stari 'nzemmula per tutta la vita...".
Nonostante le stranezze che avvengono nelle femmine della sua famiglia, del tutto inconsapevolmente, diventa l'uomo della svolta che, per così dire, traghetta le mitiche Sirene ad un nuovo rapporto con gli uomini, non più da uccidere e divorare, ma esseri da amare, soccorrere, consolare nel momento della morte.

giovedì 21 giugno 2007

Gli incipit di Camilleri

Ai libri di Camilleri ho già dedicato un post, poche righe, dove lascio scoprire che l'incipit di molti suoi romanzi è legato alla notte e al risveglio.
In questi giorni è uscito "La pista di sabbia" (Sellerio editore).
Non volevo crederci, ma anche questo libro (ieri sera non riuscivo a prendere sonno allora ho letto fino alle due del mattino) inizia magicamente così:

Raprì l'occhi e di subito li richiuì.
Da tempo gli accapitava 'sta specie di rifiuto dell'arrisbiglio, che non era per prolungare qualichi sogno piacevole...

Adesso ho scoperto che c'è un fan club mi sa che mi iscrivo...

sabato 17 febbraio 2007

Poche righe

Per fortuna i libri si leggono con la 'voce' della mente. Se non fosse così mi perderei una parte della magia dei libri di Camilleri.
Per me, siciliano che non sa parlare il dialetto, i personaggi dei suoi libri assumono il timbro delle voci e delle inflessioni dei miei genitori, delle zie, dei nonni.
Tutti con me si sforzavano di parlare italiano. In particolare il papà ci riusciva con ottimi risultati. La sua cadenza originale, assumeva quella tipica rotondità dei Siciliani colti che non hanno vergogna di rivelare le loro origini, ma ne sono fieri, ma il suo italiano era posato e fluente.
L'inflessione della mamma era invece più spigolosa, l'apertura delle vocali, il raddoppio delle consonanti davano il senso della sua terra, di chi ha avuto meno occasioni in gioventù per ingentilire i suoni. Solo quando doveva sgridarmi o darmi qualche punizione, i suoi propositi di parlare in italiano si inceppavano e il dialetto scorreva limpido, irruento, senza freni diventava genuino, generoso, franco.
Nei dialoghi fra di loro però si esprimevano nella maniera più naturale, quella della loro gioventù, e allora io ascoltavo e imparavo. Imparavo a capire senza essere capace di riprodurre i suoni per mancanza di esperienza.
Per questo, leggere ad alta voce una pagina di Camilleri sarebbe per me un tormento perchè immediatamente tradirei l'incapacità di parlare il dialetto, mentre nel silenzio della mia mente le stesse frasi scorrono veloci, ritrovano l'effetto originale, anzi sento la capacità di 'entrare' nel profondo della psicologia di quei personaggi.
Ho appena iniziato a leggere, "il colore del sole" e subito, dopo poche righe, ero già risucchiato in quel 'non so dove' dove abitano le letture che senti di amare.

Poche righe.
Forse sta qui la magia. Poche righe dove lo scrittore si gioca il rapporto con il lettore.
Sono andato davanti alla mia libreria, nella sezione dove tengo i libri di Camilleri. Sentivo istintivamente che doveva essereci qualcosa da scoprire.
Vi ripropongo qui sotto alcuni inizi di libri, senza svelare ciò che li lega. Lo lascio a chi legge questo mio 'post'.

A proposito come si può tradurre 'post' in siciliano? A me viene in mente 'pizzu' (da appizzare, affiggere). Se qualcuno ha una traduzione migliore, me la fa sapere?.

(Nell'immagine Punta Secca (RG) dove è ambientata la casa di Montalbano negli sceneggiati televisivi).

La voce del violino.
Che la giornata non sarebbe stata assolutamente cosa, il commissario Salvo Montalbano, se ne fece subito persuaso non appena raprì le persiane della càmmara da letto. Faceva ancora notte, per l'alba mancava perlomeno un'ora, però lo scuro era già meno fitto, bastevole a lasciar vedere il cielo coperto da dense nuvole d'acqua e, oltre la striscia chiara della spiaggia, il mare che pareva un cane pechinese.

Il birraio di Preston.
Era una notte che faceva spavento, veramente scantusa. Ad una truniata più scatascìante delle altre, che fece trimoliare i vetri delle finestre, si arrisbigliò con un salto.

Il giro di boa.
Nuttata fitusa, 'nfami, tutta un arremazzarsi, un votati e rivotati, un addrummisciti e un arrisbigliati, un susiti e un curcati.

Il cane di terracotta.
A stimare da come l'alba stava appresentandosi, la iurnata s'annunciava certamente smèusa, fatta cioè ora di botte di sole incaniato, ora di gelidi stizzicchi di pioggia, il tutto condito da alzate improvvise di vento.

La gita a Tindari.
Che fosse vigliante, se ne faceva capace dal fatto che la testa gli funzionava secondo logica e non seguendo l'assurdo labirinto del sogno, che sentiva il regolare sciabordio del mare, che un venticello di prim'alba trasìva dalla finestra spalancata.

La luna di carta.
La sveglia sonò, come tutte le mattine da un'anno a 'sta parti alle sette e mezza. Ma lui si era arrisbigliato una frazione di secunno prima dello squillo, era abbastato lo scatto della molla che mittiva in moto la soneria.

Le ali della sfinge.
Ma indove erano andate a finire quelle prime matinate nelle quali appena arrisbigliato, si sentiva attraversato da una speci di correnti di filicità pura, senza motivo?