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martedì 7 luglio 2009

Attrezzi spuntati

Stavo buttando via un a scatola contenente roba vecchia e inutilizzabile. Tra quel materiale c'erano un paio di utensili spuntati; all'ultimo momento ho cambiato idea e ho deciso di tenerli ancora.
(sogno 7/7/09)

Come leggere questo sogno?
Mi rendo conto che ci vorrebbe un contesto nel quale inquadrarlo e che il significato è ambiguo.
I vecchi attrezzi spuntati potrebbero essere "vecchie" modalità, già sperimentate in passato di affrontare la vita; potrebbero essere quindi utensili che portano alla crescita dell'ansia o contribuiscono ad alimentare inutili e dannose prospettive. In questo caso il gesto di tenerle ancora con sé è da valutare come un pericolo. Attrezzi esausti non serviranno a produrre risultati positivi.

D'altra parte, se gli attrezzi che stavo buttando via rappresentassero delle risorse interiori "antiche" ma solo apparentemente inutili, allora la valutazione cambierebbe drasticamente: il loro recupero diventerebbe un gesto istintivo di salvezza. Idee ancora valide alle quali occorre solo rifare la punta e poi sono ancora pronte per affrontare il futuro...

venerdì 9 maggio 2008

La cornacchia spiona

Mi piace sfrugugliare un sogno, arricchirlo di piccoli particolari, trasformarlo in una breve scenetta.

La grossa cornacchia compare, tanto inaspettata quanto ingombrante, sul ramo dell'albero le cui appendici si sporgono fino a sfiorare l'ingresso della casa di campagna. Coperta di grandi piume nere lucenti, con un enorme becco, non si può fare a meno di notarla. Parla, ripete il suono delle parole che sente provenire dalla casa. Riesce ad articolare intere frasi. Tutti, fuori a gurdare affascinati, tutti vogliono partecipare al gioco improvvisato. Qualcosa non mi convince, tra una frase e l'altra l'animale emette dei suoni che sembrano inarticolati ma che con un po' di attenzione hanno delle regolarità ricorrenti. La bestia parla e si guarda intorno, ripete controlla il territtorio, inquadra ogni particolare. Capisco che è un trucco: la cornacchia è addestrata a fare la spia, tra i versi nasconde messaggi in codice che qualcuno può decodificare e memorizzare nascosto da qualche parte al sicuro.
(Sogno 9/5)

Anche quando il clima generale nella vita quotidiana sembra rasserenarsi, chi ha sviluppato in sè un forte
super-io, mantiene nel profondo la paura e la necessità di 'spiarsi'.
Un controllore che si ritira, si camuffa, ma è duro a cedere, a fidarsi, a estromettersi. Bisogna proprio abituarsi a vivre con se stessi.

venerdì 28 marzo 2008

Biglietti di viaggio

Il biglietto è un documento che consente di viaggiare.
Senza quel pezzo di carta, a bordo di un treno o di un autobus, si è degli abusivi. A me è capitato una sola volta, tantissimi anni fa, di aver fatto un biglietto da Milano a Genova-Brignole e poi durante il viaggio di scoprire che il treno si sarebbe fermato anche a Genova-Nervi. Nella mia ingenuità giovanile ho pensato che sempre Genova era. Proprio in quel tratto finale è arrivato il controllore, il quale mi ha contestato l'irregolarità. Ed io così mi sono difeso: "Credevo che fosse lo stesso". Altri ragazzi, sconosciuti, lì accanto, sono scoppiati a ridere fragorosamente. Il mio buon capotreno si è sentito preso in giro e così è finita che alla stazione ha fermato il treno e mi ha accompagnato per un braccio alla polizia ferroviaria gridando che c'era una banda di teppisti a bordo. Sotto lo sguardo di tutti mi sono vergognato come dovrebbe un vero criminale. Il treno, con il suo irascibile omino in divisa, è ripartito ,ed io sono rimasto con la polizia a spiegarmi. Era quasi la mezzanotte di un non precisato giorno dell'anno. Il mio poliziotto ha capito che non avevo l'aspetto di un teppista e con buonsenso mi ha suggerito così: "Facciamo che sei senza documenti e senza soldi. Io ti comando di andare a prenderli a casa e poi di tornare...ma fra cinque minuti io devo chiudere il rapporto della giornata. Se non torni in tempo non ti presentare più".
Ho ringraziato e sono andato a dormire.
Comunque può capitare di aver un biglietto e che un imprevisto impedisca di partire oppure di riuscire partire ma di essere senza biglietto...
Due sogni ravvicinati sono abbastanza per capire che: mezzi di locomozione, controllori, biglietti, fanno parte di uno scenario interiore e che il proprio atteggiamento nei confronti della vita cambia di giorno in giorno.

"Mi scusi, mi aiuta a decifrare il mio il mio biglietto? Non capisco qual è il mio treno".

"Si certo, vede qui è
indicato..."
Con la coda dell'occhio vedo che il mio treno è già arrivato e ahimè si trova nel binario di fronte a me. Saluto, attraverso i binari come non si deve fare, ma proprio a pochi metri il capotreno dà il segnale di partenza. Eppure mi ha visto! Poche decine di metri e il treno si ferma di nuovo. Ci riprovo, mi avvicino, supplico ancora il controllore, ma lui è irremovibile le porte sono chiuse, non si sale.

Mi sveglio carico di rabbia.


(sogno 26/3)


Al volo, un attimo prima che la porta dell'autobus si richiuda alle mie spalle, sono dentro. Subito dopo la soddisfazione per non aver perso la corsa, si presenta il problema "biglietto". Troppo gentile questo signore accanto a me.
Dopo aver annullato il proprio documento nella obliteratrice mi guarda e mi propone di vendermi lui un biglietto con un modico sovrapprezzo.

In un cassetto della memoria un lampo di luce.

"No grazie".
Apro il mio portafoglio, tanto tempo prima avevo conservato un paio di biglietti inutilizzati. Ci sono ancora. Ne sfilo uno e con rinnovata soddisfazione lo introduco nella fessura.
Clak, clak. Fatto.

(sogno 28/3)

sabato 5 gennaio 2008

I primi sogni del 2008

Non credo che l'inconscio si preoccupi si separare il proprio materiale onirico in anni, mesi, giorni.

Mar 1/1
La sagra paesana attira persone dal circondario; lo spettacolo sta per iniziare e un gruppo di spettatori si aggira fra i posti alla ricerca della migliore visuale. Qualcuno di loro è soddisfatto di poter vedere il gruppo del sommergibile, qualcun altro no.

il sommergibile: serve per viaggiare dentro il mare dei propri sentimenti.

Mer 2/1
Mia figlia continua a ridere e far rumore insieme alla sua amica. Vado con passo deciso nella sua camera e suggerisco all'amica di tornare a casa sua, è tardi. E infatti lei si avvia...al piano superiore.
"Come" - mi dico - "per andare a casa sua passa da una scala interna?" Suonano alla porta, apro: è il suo papà; saluta e sale per le scale.
Sono improvvisamente inquieto. Come è possibile? Non mi ero mai reso conto che le due case avessero in comune lo stesso ingresso. Degli estranei possono avere accesso alle mie stanze private.

Gio 3/1
Provo a gonfiare il pallone aerostatico e assemblare le varie parti, ma alla fini fine non so come fare per metterlo in movimento e pilotarlo. Chiedo ad una mio vecchio conoscente, se mi spieghi il meccanismo, ma anche lui sembra non saperlo.
pallone aerostatico: non vola, rimanere con i piedi per terra; un antico cattivo consigliere, meglio non ascoltarlo.

mercoledì 19 dicembre 2007

Via del Commercio

Potrebbe benissimo essere il nome di una strada del famosissimo gioco del Monopoli. Ma non è così (controlla qui), è il nome di una via nel quartiere di Nervi, all'estrema periferia est di Genova.

Come il nome suggerisce era, fino qualche decennio fa, una piccola zona industriale insediata nella minuscola e stretta valle creata dal torrente Nervi; un torrente sempre secco, salvo una volta l'anno quando le piogge autunnali lo facevano diventare improvvisamente minaccioso a causa dei possibili straripamenti; negli spazi rubati alle colline incombenti trovavano posto vari magazzini, una fabbrica di apparecchiature dentarie e un'altra di profumato cioccolato, vari artigiani svolgevano le loro attività.
Sulla stretta strada, che costeggiava il percorso tortuoso del torrente, si arrampicavano i palazzi costruiti negli anni sessanta, quelli che ospitavano gli immigrati siciliani, calabresi e napoletani.
Per questo motivo il quartiere era visto con un po' di disprezzo: da lì proveniva la piccola criminalità, lì si concentravano le famiglie numerose, nel greto del torrente secco giocavano i chiassosi ragazzacci, i ragazzi del fiume.
Ancora più a monte, oltre il cimitero, oltre la cava, la strada si interrompeva nel letto del torrente, per riprendere qualche centinaio di metri oltre. Gli ultimi casolari contadini, Mulinette, abitati da altri immigrati, infine, prima che l'acqua raccolta dalle colline sparisse sotto i sassi, si poteva fare un tuffo in qualche laghetto d'acqua limpida, regno delle rane e delle anguille.

Poi un bel giorno, ma io non abitavo più lì, un progetto di copertura del letto del fiume, del quale si fantasticava da sempre, trasformò la zona. La strada raddoppiò la sua larghezza, qualche aiuola abbellì i bordi, le case furono ridipinte, le fabbriche se ne andarono in cerca di spazi più adeguati.

Ma i miei sogni, che spesso sono ambientati in quella strada, non hanno recepito il cambiamento, tutto è rimasto come negli anni settanta.
Non così nell'ultimo sogno della serie, dove invece mi sono ritrovato a guardare, dalla costa della collina, il paesaggio sottostante, con crescente stupore.
Là dove la strada si interrompeva confondendosi con il letto del torrente, sorgeva un ponte e oltre ancora una schiera di lussosi villini abbarbicati al ripido costone del monte: un alberello, un box, un'aiuola, e di nuovo: un alberello, un box, un'aiuola.
Poi la strada saliva lungo la piccola valle, oltre i piloni dell'autostrada, per ricongiungersi nell'altro versante ad un'altra nuovissima strada panoramica, tagliando in due tronconi i boschi di castagni e di pini che ancora oggi resistono.
Sempre nel sogno, guardavo con apprensione l'orrenda opera estetica e ne valutavo con ansia anche i rischi rispetto alla furia delle piogge autunnali.

Per fortuna mi sono svegliato, era un sogno. Per strada, verso l'ufficio, ci pensavo ancora e mi sono reso conto che la realtà non è poi così distante: la speculazione sta trasformando S.Ilario, ha inglobato la chiesetta di S.Rocco un tempo raggiungibile solo a piedi, altri cantieri delimitati da barriere in plastica rossa si intravvedono verso l'interno della valle, i vecchi ruderi di casolari diventano improvvisamente ville e il costo dei terreni si impenna. La valle di Via del Commercio è proprio lì sotto, con le sue ferite antiche e nuove.
Chissa se era un sogno o una premonizione.

lunedì 29 ottobre 2007

Le voci di dentro

Le voci di dentro.
Commedia di Edoardo DeFilippo che ho visto al Teatro della Corte di Genova.

Protagonisti i sogni. Non che possano fotografare direttamente la realtà, ma è grazie a loro che si svelano i veri sentimenti delle persone. Sogni che permettono di guardare, come oltre ad un buco del muro, verso una realtà fatta di sentimenti, di relazioni, di sospetti, di malafede.
"...Ammè non m'abbruci. Era o core, era il cuore mio che per non essere bruciato, se n'è uscito dalla pancia e si è messo a correre. Fèrmate " Strillavo io, "Fermati, io comme campo senza core..."

Amara commedia di E. De Filippo dove l'uomo saggio ha smesso di parlare perchè se il mondo è sordo, tanto vale essere muti.
Dove il protagonista aspetta una risposta che possa alleviare il senso di sfiducia negli uomini che lo circondano. Ma la risposta, che pure, sotto la forma dei botti provocati dai fuochi d'artificio, arriva, non è decifrabile.
"M'à parlato (zi' Nicola) ma nunn'aggio capito, non ci possiamo capire più. Non si capisce".

Rimane solo la sconsolante constatazione delle meschinità.
"Assassini...avete sospettato uno dell'altro..io vi ho accusato...e voi lo avete creduto possibile...un assassinio nel bilancio della famiglia... la stima che ci mette a posto la nostra coscienza, che ci dà la possibilità di guardarci dentro... la fiducia scambievole, la possibilità di guardarci negli occhi..."

Si rimane soli con un futuro da ricostruire. Aggiungo io, magari ripartendo dai sogni colorati, ricordo della giovinezza spensierata.
"Quando ero ragazzo tenevo un sacco di sogni, ma belli, mi parevano uno spettacolo di operetta di teatro, e quando mi svegliavo facevo tutto il possibile per addormentarmi un'altra volta per vedere se era possibile di sognarmi il seguito."