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mercoledì 16 ottobre 2013

Cambiare: è quasi impossibile o molto facile?

Cambiare è nello  stesso tempo quasi impossibile, un po' più difficile, non è difficile, è molto facile...dipende da cosa vogliamo cambiare!

Benvenuto Vasco fra quelli che hanno la consapevolezza che si può cambiare solo se stessi.....faresti la rivoluzione.

Mica poco! Infatti Cambia - Menti.




Cambiare macchina è molto facile
Cambiare donna un po' più difficile
Cambiare vita è quasi impossibile
Cambiare tutte le abitudini
Eliminare le meno utili
E cambiare direzione
Cambiare marca di sigarette
O cercare perfino di smettere
Non è poi così difficile
È tenere a freno le passioni
Non farci prendere dalle emozioni
E non indurci in tentazioni
Cambiare logica è molto facile
Cambiare idea già un po' più difficile
Cambiare fede è quasi impossibile
Cambiare tutte le ragioni
Che ci hanno fatto fare gli errori
Non sarebbe neanche naturale
Cambiare opinione nonè difficile
Cambiare partito è molto più facile
Cambiare il mondo è quasi impossibile
Si può cambiare solo se stessi
Sembra poco ma se ci riuscissi
Faresti la rivoluzione
Vivere bene o cercare di vivere
Fare il meno male possibile
E non essere il migliore
Non avere paura di perdere
E pensare che sarà difficile
Cavarsela da questa situazione

martedì 13 agosto 2013

Pensieri sparsi di un viaggio nel Ragusano

Negli ultimi anni il baricentro del mio mondo si è inevitabilmente spostato verso la Spagna dove il richiamo di una figlia e di un nipotino si è fatto prepotentemente sentire...
Ma che nostalgia della Sicilia!

Gli ultimi chilometri in macchina arrivano quando la notte è già piena; il tom-tom ha scelto per me una strada secondaria, il fondo un è po' dissestato e i muretti  a secco sembrano, alla luce degli abbaglianti, restringere ulteriormente la già ridotta carreggiata. 
Oltre l'ombra dei carrubi e degli olivi più vicini domina un buio totale. 
Ci sarà tempo domani per abbagliare gli occhi con la luce della campagna secca e accaldata, per ripercorrere con lo sguardo il profilo dei monti Iblei che la sera si tingono di rosa, delle piane disseminate di serre da cui fanno capolino macchie rosse di pomodori che, come il richiamo di sirene, sembrano dire "mangiami, vieni, mangiami".



Affondo i piedi sulla sabbia ancora tiepida del mattino per avvicinarmi al mare. Ma prima bisogna affrontare il rito del buco, per fissare l'ombrellone; profondo e sottile, con movimenti regolari e sicuri come il gesto tecnico di un atleta.
Guardo il mare nel quale, sotto la superficie piatta, si vedono affiorare delle secche di sabbia. Improvvisamente mi riconcilio con questo elemento. Sono anni che, quasi avessi fatto un voto di castità con l'acqua del mare, mi sottraggo al piacere di un bagno sia in Liguria che in Catalogna; ma qui è diverso, l'elemento lo avverto rassicurante e invitante.
Quando torno a riva mi posso sdraiare nel bagnasciuga e lasciarmi insabbiare. Faccio finta di scavare una buca ma quello che cerco è il contatto con questa sabbia impalpabile e bionda; la lascio scorrere fra le dita come fosse un miele da ammirare.

L'ora del tramonto è la più bella, poco prima che il sole si adagi all'orizzonte per sparire nel mar Mediterraneo. Entrare in acqua e lasciarla scorrere nel collo è una goduria di fresco che ti tonifica ripagandoti di colpo delle ore più calde subite; nuotare diventa gioia.


-o-o-

La notte è calda, il primo mattino rumoroso, le finestre spalancate e il ventilatore stanco di macinare giri da tante ore. Sono proprio come le notti che ricordavo prima dell'invenzione dell'aria condizionata che sterilizza tutto.
Si filosofeggia al mattino: stanotte in cucina c'era un filo di vento; quest'altra notte era più caldo; domani sarà peggio; ma chi è che si ferma qua sotto alle cinque del mattino a parlare così forte?; stamattina c'era più traffico, sì c'è il mercato, erano i furgoni; a Torino e Genova c'era la grandine....


-o-o-

Ancora il tom-tom: o ti fidi o non-ti-fidi. 
Mi fido (per questa volta) ed eccomi di nuovo in una provinciale buia e stretta; venti chilometri senza incontrare nessuno, su e giù, tornanti e rettilinei in un paesaggio ignoto perché dipinto di nero, senza luna. Forse se mi fermassi potrei vedere un cielo stellato che ormai ho dimenticato, ma viene fretta, perfino un po' di paura, come se questa strada non dovesse mai più terminare, come se dietro la curva potesse spuntare un brigante o un animale feroce...ahimè siamo diventati uomini e donne della città affollata: silenzio e buio, sì ma non troppo, grazie!


-o-o-

Per fortuna c'è Montalbano. Sì perché questa terra Iblea sembra a chiazze riconoscibile dietro la macchina da presa degli episodi dello sceneggiato. Certo, mi rifiuto di pagare dei soldi per visitare l'ufficio del Commissario, ma le strade fra le case bianche, le facciate barocche, i portoncini scoloriti, le ville padronali, il mare improvviso, sono lì liberamente fruibili. 
Qui è dove quella grassa signora apostrofava: "Chi buliti?" , là dove c'erano le "buttane della mannara", questa è la chiesa dei funerali, lassù il bar del giovane Montalbano. E così via, che suona quasi come "è così sia".

                                                                             -o-o-

Lo sapevo che la dieta prima della Sicilia era fondamentale! Non c'è modo di resistere: olive, tumazzu col pepe nero, caciocavallo, pasta con la capuliata, pasta con le melanzane, scacce, fichi, fichi d'india (li sbuccio io che lo so fare), pesce cucinato dalla pescheria, arancini, salsicce, ricotta calda appena tirata su (effetto secondario intestinale incluso), granita al gelso e alla mandorla, cannolo e zibibbo, cannolo ma-questo-è-più-buono, cioccolata di Modica, dolci alla mandorla, Cerasuolo di Vittoria, Nero d'Avola. Mi viene in mente un'altra vacanza in Sicilia quando la ragazza che ci offriva i dolci, vedendoci titubanti esclamava: ".... questa è una goduria dei sensi"


                                                                              -o-o-

Cimitero di Vittoria: finalmente la mia mamma. 
Non c'è bisogno di nascondere la commozione nel toccare la pietra bianca dove la sua foto mi ricorda in ogni dettaglio la sua prorompente vitalità siciliana. Il vestito colorato e senza maniche, la lunga collana bianca di perle. Il viso troppo giovane per essere già lì. Riposa in pace!
Con pochi euro abbiamo acquistato un abbraccio di fiori colorati da distribuire anche ai nonni. Certo ce li siamo conquistati perché i fiorai fuori dall'ingresso erano già chiusi, le indicazioni sul vivaio un po' vaghe e il cimitero molto lontano dal paese. Dopo il "distributore a destra" e dopo qualche chilometro ci ritroviamo in una serra che vende palme. Tornate indietro, dopo il distributore a sinistra, ma lì ci sono case abbandonate polverose affiancate a villette abitate. Dopo il distributore, dritto. Fatto!


                                                                          -o-o-
Dici siciliani, dici ospitalità. 
Sono solo le 22.30 e la pasticceria più famosa di Modica ha appena chiuso. Ma questa ragazza siciliana, amica del figlio degli amici (per dire: appena vista e conosciuta) non si dà pace e ci vuole accompagnare ad un'altra pasticceria, che forse è aperta; intanto ci racconta il barocco e della rivalità fra i sostenitori del Duomo e dell'altro Duomo. Anche la seconda è chiusa e anche la terza. Ci dobbiamo accontentare della "quarta scelta". Si fa per dire il cannolo era buonissimo.
Gli amici degli amici che ci hanno messo a disposizione la casa di Scicli per la nostra vacanza li abbiamo appena conosciuti ma sembrano nostri parenti. 
Siamo subito in confidenza tanto che rimango stupito delle cose della mia vita che mi sento di raccontare e come se non fosse abbastanza la graditissima ospitalità, aggiungono inviti per grigliate nel loro giardino in mezzo a palme, piante grasse e ulivi, per una serata in agriturismo dove, per via del caldo, si smontano le finestre in alluminio, per avere più aria; e poiché  in questo culto per l'ospite i siciliani non hanno mezze misure, arrivano ogni giorno anche melanzane e altre meraviglie della terra.
Noi che veniamo da regioni meno aperte all'accoglienza siamo quasi in imbarazzo; forse siamo troppo legati alla mentalità dell'equilibrio del dare-e-ricevere. Come potremo mai sdebitarci? Mi viene in mente il proverbio: "Sun zeneize risu reu strinsu i denti e parlu ceu!", altre bellezze...


                                                                      -o-o-

I parenti stretti sono sparsi per la Sicilia e fuori dalla Sicilia, ma in pochi giorni riesco a vedere un concentrato di chi abita a Vittoria, Torino, Pozzallo, Catania, Milano e altri che non ho visto questa volta sono a Trapani e a Trento... 
Ci vediamo e sentiamo troppo poco, noi trichini siamo fatti così, mi dico per scusarmi da solo, anche papà Toledo aveva orrore del telefono, proprio come me... Ma rivedere le zie e i cugini è un tuffo carpiato nell'infanzia e nei ricordi, passano anche di lì i fili delle radici e quando anche ai miei figli scappa di dire: "quanto tempo che non vado in Sicilia, mi manca", mi sento orgoglioso di aver trasmesso un po' di questo DNA.

sabato 18 giugno 2011

G.0 - qualche giorno dopo Caresto

G.0 (G Punto Zero)
Riconosco una deformazione professionale nello scriverlo in questa forma. Tra gli esperti della rete, il 2.0 (da leggere come due punto zero), è associato all'insieme di tutte quelle applicazioni online che permettono un'alta interazione con l'utente.
A dirla tutta, nel leggerlo, ricorda anche il Punto G,  che sarebbe un punto particolarmente sensibile dell'apparato sessuale femminile tuttora oggetto di studi e controversie.
Bene, niente di tutto questo!
G.0 va letto come 'Grazia del punto zero'.
Sfido a trovare qualcuno con un minimo di sensibilità che non ha mai provato nella sua vita il punto zero.

Il 'punto zero' è quando si tocca il fondo: sconfitta, crollo, lutto, fallimento, tradimento, depressione, precarietà, solitudine, sfruttamento, infelicità...la fine.



A quasi tutte queste sofferenze c'è un appropriato approccio lenitivo di carattere sociale, politico, filosofico o psicologico, ma l'annuncio del Vangelo è speciale: Beati quelli che sono nel punto zero perchè saranno consolati.
Non sta parlando del Paradiso, della Vita che verrà, ma di adesso, di qui. Non sta dicendo che la sofferenza è un valore (!!!), la sofferenza è un male, ma in quello stato Dio è particolarmente vicino con la sua forza e la sua premura.
C'è una Consolazione che nessun potere può comprare con i soldi e nessuna Crisi Globale può cancellare.

Chi l'ha provata sul serio e profondamente, sa che non serve a niente invocare i Santi e il Cielo aspettando un miracolo dall'esterno.
Questa vicinanza è la Grazia del Punto Zero (G.0).
Il Punto Zero non è la fine ma un 'principio' un modo diverso e perfino migliore di vivere!
E' qualcosa che nasce dentro quando tutto sembra definitivamente spento. La nostra felicità non dipende da un'altra persona o dal PIL che sale o scende, nè dagli amministratori delegati che preannunciano nuove difficoltà o tagli del personale.
Lo scrivo per me perchè tutto questo richiede un cambiamento, una nuova mentalità, credere, fare affidamento sulla propria creatività.

domenica 21 dicembre 2008

Come vivo il cambiamento nella mia vita

Rispondo a una domanda ricevuta nei commenti.

Ancora oggi, dopo tutti gli anni che ho passato con me stesso, non so per certo se sono un conservatore o un progressista. Non so se il cambiamento lo amo o lo temo.
Certamente la mia risposta al cambiamento è cambiata durante l'arco della mia vita.

Spesso l'immagine che gli altri hanno di me è quella di una persona quadrata, razionale, focalizzata su regole e principi da salvaguardare e ripetere, di progetti da impostare e realizzare.

Anch'io per un lungo periodo della vita ho alimentato questo punto di vista. L'aver aderito fin da ragazzo a un conosciutissimo movimento religioso ha coltivato questa impostazione, finché...

In questi casi c'è per forza un finché, una rottura, un qualcosa che butta all'aria le certezze. Un'incrinatura che col passare dei mesi diventa una crepa che si allarga e poi mette in crisi l'intera stabilità di quello che si è costruito. Cosa serve sapere i particolari?

Sicuramente sono stati momenti bui e angoscianti da affrontare con l'aiuto di qualcuno che sapesse guidarti nelle stanze interiori più nascoste. Un lungo cammino. Non un tunnel alla fine del quale appare una luce, ma un continuo tuffarsi in profondità come un sub che affonda nell'acqua con la sua riserva d'aria nei polmoni e, ogni volta, riemerge con nuovi particolari della visione che ha riconosciuto là sotto.

Quelli sono stati momenti privilegiati in cui ho preso consapevolezza di una forte capacità di adattamento ai cambiamenti che, da sempre, fa parte nel mio bagaglio di dotazioni.

E' seguito un periodo estremamente creativo in termini di idee, valori, priorità, capacità di relazionarsi...
Niente si è perso di quello che ero "prima" ma dal di sotto sono emerse potenzialità nascoste.

Dove mettere queste idee e valori che bollivano? In un diario tenuto nel mio cassetto?

Non fa parte della mia indole. Meglio un blog, una traccia virtuale dove potenzialmente chiunque può condividere, rispecchiarsi o completare il mio percorso (naturalmente anche dissentire).

Mi faccio la domanda che chiunque mi farebbe. "Ed oggi, il cambiamento come procede?"

Oggi la vita preme con altri possibili cambiamenti: dietro le ansie di poter arrivare alla pensione, alla paura che qualcuno possa interrompere bruscamente un percorso professionale cominciato tanti anni fa, dietro alle acquisizioni societarie, alla crisi economica globale...ci sono io... con altre sicurezze, costruite da una vita, che presto o tardi potrebbero non essere più adeguate alla realtà.

Una nuova miniera di occasioni per scoprire come si cambia: non perché il tempo che passa ci invecchia, ma perché ognuno può assecondare un profondo e intimo movimento interno. Cambiare è svelare progressivamente se stessi, essere consapevole delle proprie passioni, illuminare le relazioni con le persone che si amano.



lunedì 1 dicembre 2008

Siamo pronti a cambiare?

Ma noi, siamo pronti a cambiare la nostra vita che nella maggior parte dei
casi giusta non è? Cambiare è una delle cose più difficili da fare.
Il
cambiamento ci fa paura e nessuno vuole davvero correggere il proprio
modo
di vivere.


da Un altro giro di giostra Tiziano Terzani.

Si parla di salute, di terapie scientifiche piuttosto che alternative, ma è riferibile a tutte quelle situazioni in cui la nostra disponibilità a cambiare è in realtà superficiale. Passare dalle medicine alle erbe o all'omeopatia senza veramente essere disposti a cambiare vita è non cambiare.

Non voglio prendere posizione sull' efficacia di questa o quella terapia. Mi piace il concetto che viene legato al cambiamento.

Cambiare non è come ingoiare una nuova pillola, non è una moda; cambiare è entrare in una nuova definitiva prospettiva.

Per questo non è facile.

mercoledì 12 novembre 2008

Cambiamento

“Un cambiamento non sempre produce un miglioramento, ma un miglioramento richiede sempre un cambiamento.”
Wiston Churcill

Se il cambiamento è voluto allora prudenza: la direzione scelta non è necessariamente quella giusta.
Se il cambiamento è subito bisogna cavalcarlo se si vuole trovare una soluzione positiva.

lunedì 15 settembre 2008

Salotto e Stalla

Quella col topo (per la verità era un criceto siberiano) sembrava dover essere l'ultima l'esperienza di animali in casa Trichini.
Mai dire mai.
Infatti in questi giorni la densità di popolazione per metri quadrati è notevolmente aumentata perché, oltre ad ospitare figlia e genero in attesa di migrare all'estero, stiamo dando asilo anche un loro piccolo animaletto affiliato.
Trattasi del qui nominato Frank Maiakowsky di professione coniglio.
La sua tana è una gabbia posizionata in sala e spesso lasciata aperta per consentirgli di sgranchirsi un po' ed esplorare.
Nonostante la protezione ai cavi elettrici, alle prese telefoniche e alle piante, gli infaticabili denti della belva sono riusciti ad attaccare un paio di telecomandi TV che qualche incauto abitante della specie umana aveva lasciato alla sua mercé.
Altro effetto è l'inconfondibile odore di fieno che si percepisce appena si apre la porta della sala esattamente come succede entrando in una stalla.
Per completare il quadro devo aggiungere anche un set di scopa - paletta sempre pronto all'uso per rimuovere quello che c'è da rimuovere.
Nonostante tutto questo devo ammettere che la bestia è assolutamente carina quando saltella giuliva come se fosse nella radura di un bosco e la sua comunicativa è inequivocabile quando chiede di essere coccolato o pretende di uscire dalla tana.
In particolare ho imparato che quando si spalma per terra come un tappetino vuole essere accarezzato e che quando ti gira intorno ai piedi sta eseguendo una danza d'amore.
Purtroppo, per lui, è pauroso come un coniglio (come potrebbe essere diversamente?) e qualsiasi novità lo spaventa terribilmente.
Molto, molto lento nel gestire i cambiamenti.

Conclusione: Cosa non si fa per i figli!


19 Ottobre 2020

In realtà Frank è vissuto altri 10 anni (primavera 2018). 
Averlo giudicato "lento nel gestire i cambiamenti" non mi sembra più appropriato. 
Ha viaggiato in nave in una cabina suite fino a Barcellona; in Spagna ha dovuto cambiare casa due volte; è sopravvissuto a una pesante tavola di legno caduta sulla sua testa; ha convissuto per anni con un dolcissimo cane, Duck, che però credendosi un gatto, ha cercato di aggredirlo più e più volte e infine si è dovuto adattare all'arrivo di due bambini della specie umana - che notoriamente amano moltissimo i conigli ma che tendono a strapazzarli un po'.

Quindi, onore a Frank il -coniglio resiliente- che è stato amato come ogni creatura dovrebbe essere amata e ha vissuto per l'equivalente umano di un matusalemme!

martedì 12 agosto 2008

Pentole

...non siamo pentole ancora da riempire ma pentole piene a cui fare dei buchi per far uscire quello che c'è dentro...

In effetti c'è una bella differenza fra ricevere passivamente o studiare documenti, assimilare notizie, percependo se stessi come un contenitore da cui non far sfuggire niente, anzi, dove accumulare il più possibile il proprio sapere, dove cristallizzare i valori in cui si crede,

oppure

credere, avere la speranza di poter contribuire alla formazione del mondo che ti circonda, attraverso un'elaborazione personale e originale che tiene conto delle esperienze, degli errori, delle specifiche capacità.

Allora con un punteruolo e un martello buchiamo la superficie delle nostre pentole e vediamo cosa viene fuori.

lunedì 28 aprile 2008

Una idea, ma chiara

Tratto dal libro "La fine è il mio inizio" di Tiziano Terzani.

FOLCO: Quando lavoravo a Calcutta, madre Teresa mi ha dato quella che chiamava la sua "carta da visita" su cui c'era scritto: "Il frutto del silenzio è la preghiera". Incominci col silenzio. Il silenzio, secondo lei, porta alla preghiera, la preghiera alla fede, la fede all'amore, l'amore all'azione. Ma l'inizio dell'intero processo è il silenzio. Se uno si chiedeva "Come comincio la mia trasformazione?" Lei dava una risposta ben chiara: la cominci col silenzio.

Meglio non fare nessun pensiero e aspettare che ti venga un'idea chiara. Perchè una volta che hai una idea, ma chiara puoi muoverti.

giovedì 3 aprile 2008

Cambiare ha un prezzo

Riassumo alcuni passaggi di un articolo sul cambiamento, dalla rivista FOCUS N.186 Marzo 2008; "Io non cambio idea".
[virgolettate le citazioni dell'articolo]

"Cambiare opinione ha un prezzo che può essere anche molto alto. Costa energia, attenzione, tempo" finché non si raggiunge un nuovo equilibrio.
Cambiare ha un "costo immediato certo, in cambio di un costo differito" incerto.
Le resistenza nascono a volte dall'impressione che cambiare è "rinunciare a un po' della nostra identità". Mentre il non-cambiamento rassicura, come se fosse una "conferma a noi stessi". Inoltre poiché "la coerenza è considerata positiva nella nostra società" di fatto aumenta la barriera al cambiamento.

Non essere consapevoli e in qualche modo non voler gestire il cambiamento, significa sottostare a due modalità entrambe molto traumatiche:
  • "essere bombardati per lungo tempo dalle stesse informazioni" finché quasi inconsapevolmente si scopre di essere cambiati.
  • "un'esperienza choc, un'idea nuova e travolgente" si affaccia nella vita spazzando quello che c'era prima.
C'è ancora una modalità, quella di chi attua un costante e inconsapevole cambiamento per adattarsi all'ambiente circostante, una sorta di mimetismo culturale che si adegua al pensiero corrente.
L'opposto dell'estremista che è invece un dogmatico, duro, incapace di pensare a un cambiamento graduale.

Le conclusioni? Meglio un cambiamento graduale, valutando le "opportunità che possono rivelarsi vantaggiose".

martedì 18 marzo 2008

L'acqua

L'acqua ha bisogno di una "differenza" da colmare, di un dislivello da superare. Solo così può fluire veloce: in un ruscello di montagna, in un fiume, nel tubo di una condotta o nella spaccatura di una roccia. Se per caso si ferma è solo per una sosta temporanea, un'ansa, un breve accumulo. Purchè ci sia un dislivello per proseguire nel suo percorso.
Ma qualche volta non va così. L'acqua trova la palude e lì si ferma. Non è il lago dove, pur rallentando la sua corsa, prima o poi riprende il suo cammino. La palude è la stagnazione senza speranza. L'acqua è terrorizzata dalla palude; è il suo peggior incubo.
Gli sembra di perdere conoscenza di se stessa, non riconosce più il suo scopo. Marcisce, puzza, si impantana, muore, diresti.
Ma per quanto sgradito, anche questo passaggio va affontato, prima o poi. I momenti di stasi ci sono tra un'impresa e quella successiva, prima che un nuovo dislivello liberi l'energia interiore.
E' il momento della creatività latente e nascosta. E' il momento in cui non si conosce la prossima direzione dell'evoluzione, in cui occorre "stare" senza pregiudizi, pronti a cogliere la nuova spinta, aperti a qualsiasi soluzione.

mercoledì 20 febbraio 2008

La trasformazione

Chi legge i miei post sa che i miei temi centrali sono: il cambiamento, la trasformazione, il progredire, l'illuminazione.
Quando trovo qualcosa o qualcuno che ne parla sono immediatamente interessato.
Questa volta propongo alcuni passaggi di un articolo che ho letto e che mi ha incuriosito.

Mentre leggete chiedetevi: di chi si sta parlando?

Un aiutino: non è Antony De Mello e neppure Carlos Valles. Non è Hermann Hess, non è un testo di spiritualità, nè un brano del Vangelo.

La trasformazione richiede comprensione e conoscenza: richiede la capacità di combinare ragione e immaginazione, fatti concreti ed astrazioni, praticità e capacità visionaria. Il miglioramento è un processo continuo e dinamico: il progresso incrementale sarà sempre importante, ma solo la trasformazione è la chiave di un successo profondo e duraturo.
La ricerca del progresso ha inizio con un'esigenza. L'applicazione dell'intelligenza alla necessità porta al cambiamento. Ma l'intelligenza abbinata all'illuminazione può stimolare innovazioni più profonde, rivoluzioni più radicali, trasformazioni più drastiche. Noi abbiamo l'obiettivo di aiutare a soddisfare la sete di intelligenza e illuminazione.


In tutta sincerità sono parole che mi piacciono moltissimo, se applicate alla conoscenza interiore, alla ricerca della verità.

Peccato.
Peccato perchè queste parole così intense le ho trovate in un articolo di una rivista mensile di Informatica. Sono le parole con cui un manager che si occupa di marketing, cioè un signore il cui mestiere è vendere, cerca di promuore al meglio il suo programma software. E' un prodotto che fa parte di una particolare classe di programmi che, comunque la si metta, servono a produrre delle statistiche, molto complesse, ma pur sempre statistiche. Non certo a cambiare l'uomo.
Cambiamento, trasformazione, illuminazione, progresso, tutto è riferito al business, all'incremento di fatturato, al'individuazione di nuovi mercati.
Decisamente triste.
Non svelerò nè la rivista nè il programma, in questo contesto è fuori luogo.

mercoledì 13 febbraio 2008

Movimenti difficili in bicicletta

Come è bello passeggiar in bicicletta per i vicoli della città vecchia, tra bazar che espongono i prodotti direttamente sulla via e curiosi passanti che si attardano nelle vetrine più accattivanti.

Certo, nell'ora di maggior afflusso non è facile destreggiarsi tra persone che viaggiano affiancate, altre che arrivano in direzione opposta e bambini che intrecciano improvvisamente la tua traiettoria.
Infatti, dopo la svolta nel successivo vicolo la marcia è praticamente bloccata; nessuno si sposta, anzi sguardi infastiditi fulminano l'incauto ciclista. Per mantenere l'equilibrio bisognerebbe essere eredi di quei temerari che conoscono l'arte del surplace sulle due ruote.

Ci mancavano solo i paletti, affiancati al centro della strettoia: la bicicletta si blocca contro, con la ruota anteriore piegata e il manubrio sbilenco. Fine della passeggiata.

(sogno 13/2)

Movimenti difficili in macchina

Le segnalazioni c'erano ed erano ben chiare, ma si sa come sono, a volte, gli automobilisti: le prendono sottogamba.
Un'indicazione di strada senza sbocco potrebbe essere solo un tentativo furbesco per farti allungare il percorso. Meglio provare.
E infatti la macchina supera facilmente una prima strettoia delimitata da paletti trasversali e pur avanzando lentamente sembra poter procedere spedita verso la strada statale che si intravvede a qualche decina di metri. Altro che fare inversione e tornare indietro di svariati chilometri, come suggeriva il cartello.
La macchina si arrampica su per piccolissima rampa sormontata da una tettoia, poi una curva strettissima verso l'uscita dall'altro lato, ma il veicolo si incastra. Una ruota pende oltre il bordo, la fiancata opposta è bloccata contro un muretto.
Impossibile andare avanti. Impossibile andare indietro.
Pochi metri più in là, il rombo delle macchine che passano sulla strada statale sembrano inviare un suono sordo e beffardo.

(sogno 12/2)

giovedì 7 febbraio 2008

Rimanere o non rimanere

Sdraiato nel lettino dello studio medico, aspetto che il dottore si decida ad entrare.
La porta si apre. Non è il medico ma un uomo che si muove con atteggiamento circospetto.
Si guarda intorno per assicurarsi di essere solo, sembra che la mia presenza non provochi alcuna reazione, mi ha visto, ma sono per lui una presenza neutra. Poi individua un posto sicuro e lì si nasconde.
Passano pochi secondi, la porta si apre di nuovo: entra il dottore.
Lo osservo mentre si avvicina, anche questa volta è come se io non ci fossi, mi ignora, ma in compenso appare assolutamente consapevole che qualcuno si è introdotto e ora sta cercando l'intruso con un'aria soddisfatta.
Capisco: era una trappola.
Ogni angolo della stanza viene esplorato con la calma di chi ha la certezza di scovare la sua vittima.
Io so, ho visto, ma ho deciso di non intervenire. Non so perchè ma ho scelto di stare dalla parte del fuggitivo; il dottore mi appare come un aguzzino.
Nel sogno mi autodefinisco. Io sono: "Colui che non muove niente".
(sogno 22/1)


Sfuggo ad una sparatoria di banditi proteggendomi dietro le macchine di un posteggio. Mi inseguono. Riesco ad ingannarli prendendo un vicolo in salita che si arrampica sulla collina.
Dall'alto, nascosto dalla vegetazione, li vedo aggirarsi sul piazzale come belve in cerca di prede.
Seguendo strade tortuose mi rifugio in casa di amici. Non sono al sicuro, capisco di essere ancora sotto traccia. Scappiamo ancora, tutti insieme, attraverso i tetti; giusto in tempo per evitare l'irruzione degli uomini armati.
Di nuovo li osservo dall'alto: stanno distruggendo tutto.
Bisogna avere il coraggio di cambiare.
In lontananza si intravvede una città, è il nuovo mondo. Mi guardo intorno, la decisione è presa, è ora di cambiare.
(sogno 4/2)

giovedì 31 gennaio 2008

pozzanghere

"Non pestare i piedi nell'acqua delle pozzanghere!"

Cos'è che istintivamente attira i bambini - e confessiamolo - anche gli adulti, dentro le pozzanghere che la pioggia lascia agli angoli dei marciapiedi?
Certamente è un atto di ribellione e di libertà, ma è una questione di coinvolgimento dei sensi:
il rumore delle scarpe al primo contatto con il liquido: clash, sciaff;
la leggera sensazione di spofondamento sotto la superficie quando si esegue il gesto lentamente; la vista degli schizzi che esplodono in tutte le direzioni quando si assestano i colpi definitivi.
Che goduria! Che voglia di ripetere centinaia di volte quell'esercizio. Di provarlo in tutte le sue varianti possibili.
Famolo strano: con un piede, all'indietro, a piedi uniti, a singhiozzo, duro o morbido, alternato o strisciante...
Secondo me si sperimenta il "cambiamento".

Io ho sognato di fare questo gesto in un sogno del 18/1.
Magari è perchè in questo periodo faccio fatica ad accettare alcuni cambiamenti in corso...

Qui, dove ho trovato l'immagine a fianco, trovate una poesia veramente carina in inglese.


La notte dopo ho sognato le corde della palestra.
Ricordo che quando frequentavo le medie inferiori, ogni tanto, il prof di ginnastica ci proponeva l'esercizio alle funi. Non ero affatto un ragazzino atletico ma il gesto non presentava particolari difficoltà, arrivare quasi in cima era facile. Quasi, perchè impossibile era superare gli ultimi cinquanta centrimetri: Dove lo spessore della corda aumentava non sentivo più la sicurezza della mia presa. Improvvisamente temevo di poter cadere e mi fermavo ad un passo dalla sbarra superiore.

mercoledì 23 gennaio 2008

Da Zero a Tre

















C'è un modo per visualizzare con un colpo d'occhio l'evolvere di una persona durante sua esistenza?
Non sto per enunciare un trattato scientifico, ma solo provando a giocare con le parole e pochi numeri.
Secondo una mia personale visione si potrebbe riassumere il percorso di maturazione in questo modo:
  • Da 0 a 1
  • Da 1 a 2
  • Da 2 a 3

Troppo ermetico? Provo a spiegarmi.


Il primo obiettivo della vita dovrebbe essere trovare la propria identità. Certamente rappresentare la propria individualità attraverso il numero uno è spontaneo.
Si comprende così il primo cambiamento. Da zero, che è sinonimo del sentirsi un niente, di auto svalutazione, di sfiducia verso se stessi, di poca considerazione nelle proprie capacità, fino alla completa consapevolezza delle proprie risorse, capacità e valore. Essere uno è essere totalmente presente a se stesso.

Poi la vita propone un altro cambiamento. E' il passaggio dall'uno al due. Coincide con il momento in cui si avverte l'esigenza di non bastare più a se stessi: aver bisogno di una figura accanto con cui continuare il cammino. Una persona che si affianca senza togliere niente al proprio uno ma con la quale inizia una nuova fase dove all'io si aggiunge il "noi".
Non è solo questione di sesso e affetto, non è solo questione di figli, non è solo sostegno economico reciproco. E' un arricchimento di prospettive diverse; è un allargarsi degli orizzonti mentali, è la diversità accolta (sì perché la diversità, cioè i "diversi", sono la coppia uomo-donna, mentre altre unioni sono omo-qualcosa; omo=uguali).

Potrebbe sembrare abbastanza per riempire una vita, ma manca ancora un passaggio: dal due al tre. Questo cambiamento consiste nel prendere coscienza della dimensione sociale, dell'appartenenza ad un gruppo e a tanti gruppi diversi che alla fin fine racchiudono tutto il genere umano.
Non è sufficiente creare una piccola nicchia formata dalla propria famiglia; occorre partecipare alla crescita collettiva, condividere valori comuni, rinfocolare tradizioni sane, progettare cambiamenti futuri per il bene di chi verrà, migliorare le strutture, concretizzare la solidarietà e così via.

Mi piace associare a questi passaggi e cambiamenti, un brano del Vangelo, spesso mal interpretato: "Ama il prossimo come te stesso" (Mt 19,16-19).
Non vuol dire: dimenticati di te stesso (il "nada" di certi mistici è un'altra cosa), annientati per gli altri, immolati come sacrificio perenne.
Ma vuol dire: amati, stimati, cerca il tuo bene, persegui il meglio che puoi immaginare, non smettere mai di puntare alla tua felicità e nello stesso tempo fai tutte queste cose, né una di meno, né una di più, anche per il tuo prossimo.
Il concetto di prossimo, come quello dei cerchi formati da un sasso che cade nell'acqua, si allarga passo dopo passo e non esclude nessuno.

mercoledì 24 ottobre 2007

Entrare in contatto con i propri sentimenti

Dedicato a una persona che mi ha confidato qualcosa...

Ma va bene per tutti, Antony De Mello è il maestro di "come si cambia". Abbiate la pazienza di arrivare fino in fondo anche se è un post un po' lungo.

Brano tratto da "Scopri te stesso e riprenditi la vita".

La prima cosa da fare è entrare in contatto con i sentimenti negativi di cui non si è consci.
Un sacco di gente ha dei sentimenti negativi, senza rendersi conti di averli. Un sacco di gente è depressa, senza rendersi conto di esserlo. E' solo entrando in contatto con la gioia che si rende conto di quanto sia stata depressa. Non si può affrontare un cancro che non si è individuato. Non ci si può liberare degli insetti nocivi che infestano la propria azienda agricola, se non ci si è resi conto della loro presenza.
La prima cosa da raggiungere è la consapevolezza dei propri sentimenti negativi.
Quali sentimenti negativi? La malinconia, per esempio.
Ci si sente malinconici e di cattivo umore. Si prova odio nei confronti di se stessi, o dei sensi di colpa. La vita sembra non avere scopo, nè senso.
Ci si sente feriti, nervosi e tesi.
Prima di tutto, entrate in contatto con questi sentimenti.
Il secondo passo è capire che il sentimento è dentro di voi, non nella realtà. E' una cosa talmente evidente, ma le persone lo sanno? Non lo sanno, credetemi. Hanno il master e sono rettori di universita', ma non hanno capito questo.
A scuola non mi è stato insegnato a vivere. Mi è stato insegnato tutto il resto. Come ha detto qualcuno: "Ho avuto un'ottima istruzione. Mi ci sono voluti degli anni per farmela passare".
La spiritualità è tutta qui, sapete? Disimparare. Disimparare tutte le scemenze che vi sono state insegnate.
I sentimenti negativi sono dentro di voi, non nella realtà. Dunque, smettete di tentare di cambiare la realtà. E' una follia!
Smettete di tentare di cambiare l'altro. Sciupiamo le nostre energie e il nostro tempo cercando di cambiare le circostanze esterne, cercando di cambiare il nostro coniuge, il nostro capo, i nostri amici, i nostri nemici e tutti gli altri.
Non dobbiamo cambiare nulla.
I sentimenti negativi sono dentro di (voi). Nessuna persona al mondo ha il potere di rendervi infelici. Nessun evento al mondo ha il potere di turbarvi o farvi del male. Nessun evento, nessuna condizione, nessuna situazione, nessuna persona. Nessuno vi ha mai detto questo: vi è sempre stato detto il contrario. Ecco perchè vi trovate nei pasticci, adesso. Ecco perchè siete addormentati. Nessuno ve l'ha mai detto, ma è evidente.
Supponiamo che la pioggia rovini un pic-nic. Chi è a reagire in modo negativo? La pioggia, o (voi)? E cosa provoca questo sentimento negativo? La pioggia o la vostra reazione? Quando sbattete il ginocchio contro il tavolo, il tavolo sta benissimo. Si occupa di fare quel che dovrebbe - e, cioè, il tavolo. Il dolore è nel vostro ginocchio, non nel tavolo.
I mistici continuano a tentare di farci capire che la realtà va bene così com'è.
La realtà non è problematica. I problemi esistono soltanto nella mente umana. Anzi, potremmo aggiungere: nella mente umana stupida, addormentata.
Togliete gli esseri umani da questo pianeta, e la vita continuerebbe, la natura continuerebbe a svilupparsi in tutta la sua bellezza e la sua violenza. Dove starebbe il problema? Nessun problema.
Voi avete creato il problema. Voi siete il problema. Vi siete identificati con il "me", ed è questo il problema. Il sentimento è dentro di voi, non nella realtà.
Mai identificarsi con quel sentimento. Non ha niente a che vedere con l'"io".
Non definite la vostra essenza in termini di quel sentimento. Non dite: "Sono depresso".
Se volete dire:"C'è depressione" va bene. Se volete dire che c'è malinconia, va bene. Ma non dite:"Sono malinconico" - perchè, in questo modo, vi definite alla luce di quel sentimento.
E' questa illusione, è questo il vostro errore. In questo momento c'è una depressione, ci sono dei sentimenti feriti, ma così sia, lasciateli stare.
Passeranno. Tutto passa, tutto. Le vostre depressioni e le vostre emozioni non hanno niente a che vedere con la felicità. Quelle sono solo oscillazioni del pendolo. Se cercate eccitazione ed emozioni, preparatevi alla depressione. Volete la vostra droga? Preparatevi ai contraccolpi. Il pendolo oscilla da un estremo all'altro.
Questo non ha niente a che vedere con l'"io", nè con la felicità. E' il "me".
Se ve lo ricorderete, se lo ripeterete a voi stessi un migliaio di volte, se proverete questi tre passi un migliaio di volte, ci arriverete. Magari vi basteranno tre volte, o anche meno. Non lo so: non ci sono regole. Ma fatelo mille volte, e farete la più grande scoperta della vostra vita.
...
Ma non è necessario appartenere a qualcuno, a qualcosa, o a un gruppo. Non è nemmeno necessario innamorarsi.
E' necessario amare. E' tutto qui: questa è la vostra vera natura. Ma la verità è che mi state dicendo che volete essere desiderati. Volete essere applauditi, volete essere attraenti, con tutte le scimmiette che vi corrono dietro. State buttando via la vostra vita. (Svegliatevi)! Non ce n'è bisogno. Potete essere felici e beati senza tutto questo.
...
Come si possono cambiare le cose? Come potete cambiare voi stessi? Ci sono molte cose da capire qui, o meglio, una sola cosa che si può esprimere in molti modi.
Immaginate un paziente che va dal dottore per dirgli di cosa soffre.
Il dottore dice: "Bene, ho capito i suoi sintomi. Lo sa cosa farò? Prescriverò un farmaco al suo vicino!".
Il paziente risponde: "Grazie mille, dottore: mi sento già molto meglio".
Non è assurdo? Eppure è proprio quel che facciamo tutti noi. La persona addormentata pensa sempre che si sentirà meglio se sarà qualcun altro, a cambiare. Si soffre perchè si è addormentati, però si pensa: "Come sarebbe meravigliosa la vita se qualcun altro cambiasse; come sarebbe meravigliosa la vita se il mio vicino cambiasse, mia moglie cambiasse, il mio corpo cambiasse".
Vorremmo sempre che fosse qualcun altro a cambiare, in modo da sentirci meglio. Ma vi siete mai accorti che anche se vostra moglie cambia, o vostro marito cambia, su di voi non ha alcun effetto? Siete vulnerabili tanto quanto prima; addormentati tanto quanto prima.
Siete voi ad avere bisogno di cambiare, ad aver bisogno della medicina.
Continuate a insistere: "Mi sento bene perchè il mondo va bene". (Sbagliato)!
"Il mondo va bene perchè io mi sento bene". E' quel che dicono tutti i mistici.

giovedì 18 ottobre 2007

Ogni viaggio comincia da vicino

Conosco qualcuno che quando ha letto questa frase, che ho fotografato quest'estate a S.Giulio di Orta, ha esclamato "Che banalità!".
Ora l'ha capita.
Quando ti senti con il culo per terra, un fallimento ti blocca e ti sembra che recuperare sarà impossibile, quando le difficoltà ti sembrano insuperabili, la fatica insopportabile o ti senti inadeguato, non pensare a tutto il percorso che hai davanti, alla mole degli ostacoli, fai come il marciatore che si concentra e pensa solo al prossimo passo che dovrà fare.
"Un passo, uno solo ce la posso fare".


Ogni viaggio comincia da vicino

venerdì 14 settembre 2007

Il Prisma

Il prisma cangiante

E' lì visibile a tutti, non si nasconde.
Tutti ne parlano, chi lo guarda, chi lo venera, chi ironizza, chi lo studia, chi ne scrive.
C'è una sola certezza: ognuno lo vede diverso.
Voglio dire, se davanti a te hai una tazza gialla e chiedi al tuo vicino cos'è, ti dirà che è una tazza, tutt'al più la forma gli potrà sembrare bizzarra, ma entrambi direte che è gialla, che è capiente o non lo è affatto, e su questo punto, eventualmente, ci sarà solo bisogno di mettersi d'accordo su cos'è capiente rispetto a che cosa.
Ma se davanti ad una tazza gialla, un'altro comincia a dire che è un coltello, un altro che è un armadio, e così via, la cosa non vi sembrerebbe affatto normale.
Ebbene le cose stanno proprio in questi termini.
In quel mondo, in quel tempo, quel particolare oggetto ha questa proprietà: ognuno lo vede diverso!
Così, succede che, coloro che condividono la stessa percezione, si aggregano per fare gruppo e si sentono solidali fra loro.
Più sono, più si sentono rafforzati nelle loro certezze, si radicalizza e si rafforza in loro quel particolare tipo di percezione. Si tramandano la loro verità sul prisma, attraverso scuole, libri, parlatori-girovaghi.

Ma come spiegare la differenza fra chi vede il prisma come una cosa vagamente sferica e chi invece si indigna perchè è inequivocabilmente assimilabile a un cubo?
Oppure, come conciliare le posizioni di chi, avendolo toccato, riceve al tatto la stessa sensazione di morbidezza di una spugna immersa nell'acqua o di chi ne avverte la forza, l'impenetrabilità, la durezza?
Sarà vero che emana calore o bisognerebbe credere a quelli che insegnano ad assaporarne i lievi profumi? C'è da fidarsi della propria percezione più di quella degli altri?

Mi chiedete se c'è qualcuno che bara. Certo che c'è qualcuno che bara! Qualcuno che per convenienza, per debolezza, per tornaconto, per superficialità si schiera di qui o di là, più in sa o più in drè.
C'erano perfino ciechi che dicevano di vederlo in tutta la sua opacità e sordi che giuravano di sentire l'emissione di un sibilo provenire dalle sue profondità.
Ma il fenomeno era troppo vasto per essere spiegato con un complotto o con la malafede generale!

Veramente, bisogna ammettere che, in buona fede, quel prisma si manifestava in maniera differente alla gente, indipendentemente che fosse colta o analfabeta, che provenisse dalle antiche regioni del centro o dai nuovi popoli del dentro.
La questione andava avanti da molto tempo.
Molto tempo significa: migliaia di anni.
Generazioni di individui si succedevano perdendo la memoria delle proprie origini, delle proprie radici culturali, dei propri usi, dei propri eroi, ma la disputa sul prisma continuava ad infiammare senza sosta gli animi.

Che io, al quale tocca raccontare questa storia, il prisma, possa definirlo cangiante è già una interpretazione che, se fossi in quel mondo e in quel tempo, mi attirerebbe parecchi guai.
"Il prisma non è cangiante, il prisma è sempre se stesso, immutabile nel tempo, nello spazio, punto di riferimento ineffabile. Sarebbe meglio scrivere il Prisma con la "P" grande, pretendono o rassicurano alcuni gruppi.

Forse dovrei ripartire dal titolo:

Il prisma (o il Prisma) che per qualcuno è cangiante e per qualcuno no.
O se preferite:
Il Prisma (o il prisma) che per qualcuno non è cangiante per qualcuno sì.
O se preferite...
... capisco che mi devo fermare e correre qualche rischio altrimenti il mio racconto si arena appena iniziato.

Un P(p)risma. Voi pensate a un cristallo. Quegli agglomerati di materia cristallina che colpiti dalla luce del sole sparpagliano i colori come un mazzo di carte da ramino posato sul tavolo da gioco. Ma non è così, è solo la mia approssimazione, la mia incapacità di trovare le parole nel vocabolario che mi costringe ad usare questa metafora.
Cos'altro potrei dire? Che il prisma è una cosa, è un'idea, forse è viva, magari è inanimata, è un'opinione, è soprannaturale, è magica, è antica. E' colorata senza avere colori, ha forma senza avere forma, la si prova interiormente e la si descrive esteriormente. Altro non faccio che confondervi le idee.

Parlerò allora dei gruppi che si sono creati intorno alla sua definizione, anche se, in verità, non mancano i battitori liberi.
La fazione dei "caleiodoscopi" è quella che sostiene una natura deterministica dell'oggetto. Ci sono leggi ben precise, sconosciute ma rigorose che rendono il prisma cangiante. Un giorno, loro ne sono convinti, sapranno prevedere il suo stato attuale con assoluta precisione e forse, a quel punto, potranno anche controllarlo a loro piacimento, per ripetere le loro parole. E' il partito dei ricercatori neo-scientifici, secondo il loro punto di vista l'unico modello di interpretazione aperto e razionale.
Ma i membri di un'altra aggregazione, pur apprezzando la posizione dei "caleiodoscopi" perché riconosce esplicitamente il "cangiamento" sono forti assertori di una interpretazione molto più relativistica. Il prisma "è ciò che ognuno pensa che è". Bisogna, secondo loro, accettare una visione soggettiva. Per questi adepti è la sensibilità che emerge giorno per giorno dalla cultura e dal progresso, che determina l'interpretazione attuale di cosa il prisma è.
Oggi, dicono i "lanternini" (così si chiamano), emerge con assoluta evidenza che il prisma è di forma "osburgalenga" che la sua superficie è "proto matricepilena", domani si vedrà, ma sia ben chiaro che ognuno può esprimere liberamente una interpretazione differente. I "lanternini plus" aggiungono: "Purché non si pretenda di mettere la "P" grande, che non ci si intestardisca con quella vecchia tradizione della immutabilità, coloro che la sostengono sono irrimediabilmente intransigenti e intolleranti e per questo vanno messi alla gogna, sbeffeggiarti e umiliati fino a ridurli a vivere nei loro buchi e ficcargli... ".
Il gruppo a cui si riferiscono è quello dei "persemprini" che in realtà non è un gruppo compatto, ma estremamente variegato. L'unica cosa che li unisce è la "P" grande e l'immutabilità della loro interpretazione.
Il Prisma è una sfera perfetta. No, il Prisma è molti Prisma che formano un tutt'uno. Ma quando mai! Il Prisma è mio. Vecchie idee, il Prisma è l'essenza della Tenue-Energia.
E non finisce qui. E' difficile da credere, ma in quel mondo scoppiano guerre perché al grido di "Il Prisma è Grande" si uccidono gli infedeli, i quali infedeli, da parte loro, non si sentono affatto tali, perché sono convinti che il Prisma stesso ha rivelato loro la sua natura e la strada per conoscerlo.

Ora mi state chiedendo di trarre le conclusioni, di dire la mia.
Il prisma è...è prima di tutto scomodo. Perché comunque lo rigiri, trovi nuove domande e se lo guardi senza pregiudizi devi ammettere che qualunque cosa tu dica è frutto di qualche convinzione che sta a monte e che ti condiziona nel descriverlo.
Il prisma puoi solo...amarlo. Ecco, per quello che ho capito io, è l'unica cosa di veramente sensato che puoi fare. Amarlo. Amarlo perché in quell'anelito c'è tutto e ci sono tutti (con e senza "T" grande).
Solo l'Amore può contenere l'incapacità di conoscere il P(p)risma.

Ma per fortuna queste cose non succedono nel nostro mondo. Da noi non ci sono guerre che scaturiscono da diverse ideologie, religioni e tradizioni. Noi abbiamo imparato a rispettarci. Se un prisma comparisse nel nostro mondo, sapremmo accettare senza intolleranze il differente punto di vista di ognuno.
E se questo nostro punto di vista avesse delle implicazioni sociologiche o morali o economiche, sapremmo tener conto uno dell'altro. Non abbiamo bisogno di essere rigidi, di salvare a tutti i costi i principi e la faccia. A noi interessa l'uomo, il suo benessere profondo, la sua salvezza per sempre. Come siamo fortunati, noi.

PS: Vorrei pubblicare la foto del prisma ma purtroppo essendo "cangiante" e/o "immutevole", la fotocamera è riuscita a fissare solo questa immagine poco significativa.