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sabato 24 ottobre 2009

Odori

Dopo alcuni giorni di freddo e maltempo ritorna il sole.
Sono andato in campagna convinto di fare tante fotografie, invece, tra erbacce da sradicare, caccia a qualche cako (quelli maturi sono ancora troppo alti), una mezzoretta passata a prendere il calore e la luce del sole autunnale in compagnia di mia moglie e di una svogliata lucertola che oziava nel muro bianco alle mie spalle, il tempo è volato.
Però andando via mi sono reso conto che nelle mani mi sono rimasti gli odori forti del pomeriggio.
La salvia che le ultime pioggie hanno fanno crescere a dismisura,
il rosmarino che aggira gli ostacoli per trovare un posto al sole,
la menta che ho potato per eliminare tutte le foglie e le infiorescenze secche,
l'erba fresca che avevo appena tagliata con un falcetto,
l'odore della prima legna bruciata nei camini che si attacca al maglione.
Peccato che gli odori non si possano "fotografare".

Ma poi, proprio poco prima di salire in macchina, ecco lo scatto che cercavo, nel giardino di una casa vicina
un meraviglioso melograno simbolo dell'energia vitale.

martedì 19 dicembre 2006

In automobile per paesi e campagne

(Sogno del 17/12)

L' automobile è il mezzo ideale per attraversare i piccoli paesi sparsi nella campagna.
I filari d' alberi scorrono veloci, si superano i dossi, si fiancheggiano rivi d' acqua.

Un nuovo agglomerato di case appare e, rallentando vistosamente la velocità, mi inoltro fra le prime case.

C'è un incredibile attività lavorativa; dappertutto ponteggi improvvisati, secchi d' acqua, cumuli di ghiaia e cemento.
Dovunque giro lo sguardo ci sono muratori al lavoro, chissà, forse una ristrutturazione programmata...
Mi soffermo a guardare meglio perché mi rendo conto che gli attrezzi di lavoro, come cazzuole, picconi, carrucole, scarseggiano.
Un operaio, raccoglie con le mani un mucchio di cemento e lo lancia in alto contro il muro in costruzione; altri due cercano, goffamente, di issare una lastra di metallo che dovrà fare da tettoia, un' altro ancora impila dei mattoni in modo chiaramente incompetente...
Ora, mi rendo conto che tutte le attività in corso risultano essere precarie e confuse e qualcuno mi mette a conoscenza del fatto che tutto il paese è stato affidato a una volenterosa colonia di recupero di ex-carcerati.

Proseguo, riprendendo il viaggio con la macchina, ma è come se il disordine al quale ho appena assistito si fosse trasferito nell' atmosfera. L' aria, satura di polvere bianca come il cemento, disturba la respirazione e costringe a chiudere i finestrini dell' auto.
E' una nuvola di dimensioni enormi e, nello stesso tempo, sottile e spessa come la nebbia. Mette a disagio.
Arrivo in un altro minuscolo paese: la piazza e poche case intorno.
Entro in una abitazione; giusto in tempo, perché fuori inizia a piovere. Una pioggia sempre più insistente, sempre più fitta, sempre più violenta.
Fiumi d' acqua si formano nella strada e trascinano via ogni cosa. Vedo passare mobili, tronchi di legno, animali travolti dall' improvvisa piena, sono galline, cervi, maiali, tartarughe, un piccolo elefante.
Quando spiove il cielo è nuovamente limpido, non c'è traccia della nube di polvere.
Dalla dispensa prelevo un sacco ripieno di chicchi di mais per distribuirlo ad alcuni animali superstiti rimasti intrappolati fra i detriti lasciati dalla piena d' acqua.

Se non si dispone delle "risorse giuste" si fanno danni che rendono la vita impossibile.
Rimediare può essere oltre che necessario, doloroso. Ma dopo si può ritornare a percorrere le strade della vita.

lunedì 14 agosto 2006

Rumore di pioggia

Il rumore della pioggia in campagna è diverso da quello in città!
La senti arrivare mentre è ancora lontana perchè riconosci l'odore di bagnato sospinto dal vento. Senti il primo ticchettio dal fremere delle foglie sugli alberi più lontani, come il sonaglio scosso da uno gnomo del bosco che preannuncia le novità della sera.
Non ha l'impatto secco e monotono dell'asfalto colpito sempre con la stessa angolazione.
E' un rumore che si cadenza al ritmo irregolare degli impatti con la terra e con l'erba; sulle foglie fitte e sui rami dei meli carichi di frutti piegati fin quasi a spezzarsi; sulle larghe foglie dei fichi che trattengono per un'attimo l'acqua e la rilasciano di colpo; sulla tettoia di plexiglass che sembra la grancassa dell'orchestra.
Li avverti tutti i cambiamenti nell'intensità della pioggia: un 'ondata e poi il suo rifluire; il successivo, intenso scroscio, quello violento che ti fa godere dell'essere lì, racchiuso da mura sicure e vetri accuratamente chiusi; e poi ancora un'altro passaggio, costante, insistente, lungo, quello che la terra assorbirà fino alle radici più profonde, quello che domani sotto un sole arzillo ridarà una tonica energia al prato affaticato da tanta secchezza.

La pioggia alla fine la vince su su di te,
quel rumore ti azzittisce dentro dai pensieri irrequieti, ti richiama all'ascolto della sua voce. Non sai cosa ti voglia dire, ma hai voglia di ascoltarla.