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domenica 14 agosto 2016

Abitare la speranza sotto il Gran Sasso

Per la prima volta abbiamo trascorso qualche giorno in Abruzzo!  
Il Gran Sasso visto dai Prati di Tivo sembra una bianca montagna sacra. 
Il verde dei pascoli e quello dei faggeti, ma anche la nebbia che scende improvvisa rendono unica questa terrazza.

Un paesaggio ideale per riflettere insieme a molti amici sulla speranza da abitare per poter accogliere il futuro. 
Per fortuna ci sono queste occasioni altrimenti si finisce per credere che tutto il male che ci fanno vedere sia la "verità".










“. . .non conformatevi ma trasformatevi” (Rm 12, 2) -

sabato 21 marzo 2009

Un salto nel definitivo, una speranza nel futuro

Il rinnovamento inizia dentro. La forza dinamica del futuro si trova dentro di voi.
La cultura sociale dominante non vi aiuta ma non abbiate paura di prendere decisioni definitive.
La generosità non vi manca! Ma di fronte al rischio di impegnarsi per tutta la vita provate paura:
«Il mondo vive in continuo movimento e la vita è piena di possibilità. Potrò io disporre in questo momento della mia vita intera ignorando gli imprevisti che essa mi riserva? Non sarà che io, con una decisione definitiva, mi gioco la mia libertà e mi lego con le mie stesse mani?».

Tali sono i dubbi che vi assalgono e l’attuale cultura li esaspera. Ma quando un giovane non si decide, corre il rischio di restare un eterno bambino!

Io vi dico: Coraggio! Osate decisioni definitive, perché in verità queste sono le sole che non distruggono la libertà, ma ne creano la giusta direzione, consentendo di andare avanti e di raggiungere qualcosa di grande nella vita.
Non c’è dubbio che la vita ha valore soltanto se avete il coraggio dell’avventura, la fiducia che il Signore non vi lascerà mai soli.
Rischia questo salto per così dire nel definitivo e, con ciò, offri una possibilità alla vita! Questa è la vita che merita di essere vissuto.



Liberamente ridotto dal discorso di BENEDETTO XVI a Luanda 21 Marzo 2009

venerdì 13 marzo 2009

Come sviluppare la speranza, ops... la resilienza

Ancora sulla resilienza.
Non ho ancora finito di leggere il libro, perché purtroppo il tempo a disposizione è sempre di meno, ma quest'idea della Resilienza mi appassiona sempre di più.
Sarà perché in giro non si sente dire nient'altro:
bisogna lavorare di più e con maggior impegno; i risultati produttivi ed economici sono sempre più negativi; i tagli delle risorse umane sempre più vicini...
Sarà senz'altro per questi motivi che si sente il bisogno di appigliarsi a qualcosa di solido, come uno scalatore che affronta una parete con la forza delle sue mani e dei suoi scarponi. Bisogna rincorrere qualche pensiero positivo che permetta di vedere il futuro con un briciolo di speranza... in modo da fermare i pensieri sui fatti reali e non sulle fantasie, sulle paure, sulle ansie.
Appunto come la resilienza.

Segnalo e riporto altre idee trovate su http://www.percorsiinteriori.it/psicologia/resilienza.htm

La Resilienza: consigli per i momenti difficili.
Tratto da: "The Road to Resilience" - American Psychological Association -
http://helping.apa.org/featuredtopics/feature.php?id=6

....
Accrescere la resilienza è un percorso personale. Un approccio che funziona per una persona potrebbe non funzionare per un’altra. Le persone usano varie strategie, anche come riflesso di differenze culturali.

Come sviluppare resilienza:

Crea rapporti. Buone relazioni con i familiari più prossimi, con gli amici, o con gli altri, sono importanti. Accettare aiuto e sostegno da chi è interessato a voi e vi ascolta rafforza la resilienza. Alcune persone trovano che essere attivi in gruppi civici, organizzazioni religiose, o altri gruppi locali fornisca supporto sociale e che possa aiutare a recuperare speranza. Assistere gli altri nel momento del bisogno può beneficiare anche chi aiuta.

Evita di vedere le crisi come problemi insormontabili. Non puoi cambiare il fatto che eventi altamente stressanti succedano, ma puoi cambiare come interpreti e rispondi agli stessi. Prova a guardare oltre al presente e a come le circostanze future possono essere un po’ migliori. Fai attenzione a qualsiasi esile possibilità di stare un po’ meglio quando hai a che fare con situazioni difficoltose.

Accetta il fatto che il cambiamento è parte della vita. Certi obiettivi possono non essere più conseguibili per effetto di circostanze avverse. Accettare le situazioni che non possono essere modificate può aiutarti a focalizzarti su quelle che puoi cambiare.

Muoviti verso i tuoi obiettivi. Sviluppa obiettivi realistici. Fa’ qualcosa regolarmente, anche se sembra una realizzazione piccola, che permetta di muoverti verso i tuoi obiettivi. Invece di focalizzarti sui compiti che sembrano irrealizzabili, domanda a te stesso, " Che cosa posso compiere oggi che mi aiuti a muovermi nella direzione in cui voglio andare?".

Compi azioni decise. Nelle situazioni avverse, per quanto puoi, agisci. Compi azioni decise, piuttosto che staccarti completamente dai problemi e dalle fonti di stress e desiderare soltanto che scompaiano.

Cerca opportunità per imparare. Le persone spesso imparano qualcosa su loro stesse e osservano come, per certi aspetti, nella lotta con la perdita sono cresciute. Molte persone che hanno avuto esperienze tragiche ed avversità, hanno conseguito miglioramenti nelle relazioni, un più ampio senso di forza personale anche in momenti di vulnerabilità, un incremento di autostima, una più sviluppata spiritualità, e un maggiore apprezzamento per la vita.

Nutri una visione positiva di te stesso. Accrescere la fiducia nella capacità di risolvere problemi e fidarsi dell’aiuto del proprio istinto sviluppa resilienza.

Mantieni le cose in prospettiva. Anche quando si fa fronte a eventi molto dolorosi, prova a considerare le situazioni stressanti in un più ampio contesto e mantieni una prospettiva di lungo periodo. Evita di gonfiare oltre misura gli eventi.

Mantieni una visione fiduciosa. Una visione ottimistica ti permette di aspettarti che nella tua vita succedano buone cose. Prova a visualizzare quello che vuoi, piuttosto che preoccuparti di quello che temi.

Prenditi cura di te stesso. Presta attenzione ai tuoi bisogni e ai tuoi sentimenti. Impegnati in attività che ti piacciono e che trovi rilassanti. Esercitati regolarmente. Prenderti cura di te stesso aiuta a mantenere la tua mente e il tuo corpo pronti per affrontare le situazioni che richiedono resilienza.

Impara dal tuo passato. Focalizzare le passate esperienze e fonti di forza personale può aiutarti a capire quali strategie potrebbero funzionare per accrescere la resilienza.

Altri modi per rafforzare la resilienza possono essere d’aiuto. Per esempio, alcune persone scrivono riguardo ai loro pensieri e sentimenti più profondi relativi al trauma o agli altri eventi stressanti della loro vita. La meditazione e le pratiche spirituali aiutano alcune persone a sviluppare un senso di connessione e a riacquistare speranza.

La chiave è individuare i modi più adatti e che funzionano meglio, nell’ambito della tua personale strategia per favorire la resilienza.

martedì 12 agosto 2008

Pentole

...non siamo pentole ancora da riempire ma pentole piene a cui fare dei buchi per far uscire quello che c'è dentro...

In effetti c'è una bella differenza fra ricevere passivamente o studiare documenti, assimilare notizie, percependo se stessi come un contenitore da cui non far sfuggire niente, anzi, dove accumulare il più possibile il proprio sapere, dove cristallizzare i valori in cui si crede,

oppure

credere, avere la speranza di poter contribuire alla formazione del mondo che ti circonda, attraverso un'elaborazione personale e originale che tiene conto delle esperienze, degli errori, delle specifiche capacità.

Allora con un punteruolo e un martello buchiamo la superficie delle nostre pentole e vediamo cosa viene fuori.

mercoledì 6 agosto 2008

La speranza

Spe Salvi

Cos’è la speranza?

La speranza è lo stato d'animo di chi è fiducioso negli avvenimenti futuri o già accaduti di cui non conosce i contorni precisi e le esatte possibilità di riuscita. La speranza, in psicologia, è "uno stato d’animo di attesa fiduciosa nel compimento imminente o futuro di un evento o nel raggiungimento di uno scopo prefissato" Secondo il cristianesimo rappresenta una delle tre virtù teologali, insieme a fede e carità, definite da San Paolo apostolo nella Prima Lettera ai Corinzi (Cap. 13). Nell'articolo 2090 del Catechismo della Chiesa Cattolica la speranza è definita come "l'attesa fiduciosa della benedizione divina e della beata visione di Dio". Nello stesso articolo sono definiti come "peccati contro la speranza" la disperazione (che equivale alla cessazione della fiducia nella onnipotenza di Dio) e la presunzione (con la quale si presume di potersi salvare senza Dio, o, viceversa, senza una personale conversione).Ne consegue che per il cristiano la speranza equivale alla certezza della divina Misericordia che si orienta verso il peccatore convertito.

[tratto dalla Gazzetta di Sondrio, Maria De Falco Marotta]

Secondo me il vero nemico della speranza, è il consumismo e non l'illuminismo o il marxismo. Il consumismo induce a subire la scienza (meglio dire la tecnologia) e a non utilizzare la ragione. Spegne ogni speranza, accende illusioni e violenze, innalza barricate.


Nell'enciclica Spe Salvi Benedetto XVI [42] spiega

... L'ateismo del XIX e del XX secolo è, secondo le sue radici e la sua finalità, un moralismo: una protesta contro le ingiustizie del mondo e della storia universale. Un mondo, nel quale esiste una tale misura di ingiustizia, di sofferenza degli innocenti e di cinismo del potere, non può essere l'opera di un Dio buono. Il Dio che avesse la responsabilità di un simile mondo, non sarebbe un Dio giusto e ancor meno un Dio buono. È in nome della morale che bisogna contestare questo Dio. Poiché non c'è un Dio che crea giustizia, sembra che l'uomo stesso ora sia chiamato a stabilire la giustizia. Se di fronte alla sofferenza di questo mondo la protesta contro Dio è comprensibile, la pretesa che l'umanità possa e debba fare ciò che nessun Dio fa né è in grado di fare, è presuntuosa ed intrinsecamente non vera. Che da tale premessa siano conseguite le più grandi crudeltà e violazioni della giustizia non è un caso, ma è fondato nella falsità intrinseca di questa pretesa. Un mondo che si deve creare da sé la sua giustizia è un mondo senza speranza...


In altri passaggi dell'enciclica si coglie una analisi molto serena sul marxismo e in definitiva viene condannata solo la militanza atea. Io penso che non per questo possiamo permetterci di liquidare l'illuminismo e il marxismo che nell'economia generale della storia hanno contribuito a far cadere delle Illusioni.

[segue ancora citazione Maria De falco Marotta] Sia il primo che il secondo, tolti gli eccessi (e nel cristianesimo quanti ce ne sono stati??? Ne cito solo uno: 15 milioni di indios sterminati con la spada e con la croce, in soli vent’anni di "evangelizzazione" : 1560-1580 ) hanno contribuito alla liberazione dell’umanità dai pesanti gioghi della Minorità ( lo dice Kant) cioè a saper scegliere il bene dal male senza che qualcuno lo imboccasse per forza. Come è successo nei secoli bui e come succede- purtroppo adesso in certi stati islamici e dittatoriali. L'illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità di cui egli stesso è colpevole. Minorità è l'incapacità di servirsi della propria intelligenza senza la guida di un altro. Colpevole è questa minorità, se la sua causa non dipende da un difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi di essa senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! Questo dunque è il motto dell'illuminismo. In quanto al marxismo è impossibile non ricordare che l’umanità( non tutta) ha preso coscienza contro il modo di produzione capitalistico basato sulla produzione di valori di scambio attraverso lo sfruttamento della forza-lavoro dei proletari; sulla distribuzione attraverso il mercato per la realizzazione del plusvalore; sulla divisione della società in classi secondo la loro collocazione economica, che è contro le falsificazioni storiche e le degenerazioni teoriche dei principi del materialismo storico e dialettico e della critica marxista della economia politica, dallo stalinismo al maoismo, fino a tutte le revisioni possibili del socialismo scientifico.

Qualche volta siamo così impegnati a puntualizzare che la giustizia o la speranza senza Dio non servono all'uomo che finiamo per diventare incapaci ad ascoltare, a comprendere chi protesta verso Dio. Chi ha una speranza nel futuro è un amico con il quale camminare insieme indipendentemente dal fatto che ponga o meno questa fiducia in Dio (o la ponga in un dio diverso). La speranza l'abbiamo dentro di noi, indipendentemente dalla fede religiosa. La speranza non cade dal cielo come la pioggia. E' una forza che bisogna tirare fuori, bisogna attivarla. ll Signore ha dato ai viventi questa forza, fin dal principio e per tutta la vita.

mercoledì 30 maggio 2007

Un paese senza speranza

L'auto imbrocca la strada asfaltata che indica la direzione del paese adagiato sulla collina. Una strada stretta con l'erba ai lati che avanza rubando terreno al catrame che si sfalda.
Più avanti l'asfalto è solo un ricordo del tempo; la strada prosegue con ampi avvallamenti che costringono l'auto ad avanzare lentamente, inclinata da un lato, scossa. Un largo tornante e, proprio a qualche decina di metri dalle case, una frana blocca l'accesso. Come si fa a passare? Il conducente si gira, torcendo le spalle e la testa, e innesta la retromarcia. In effetti un po' più indietro, a lato della strada, si apre uno stretto anonimo passaggio di terra battuta, largo quanto basta per far passare una macchina. Da lì finalmente raggiunge il paese.
No, non è disabitato, qualcuno è seduto fuori dalla porta, alcuni negozi deserti sono aperti, c'è una piazza con automobili posteggiate.
Ma tutto l'insieme dà l'impressione di una grande stanchezza, di rinuncia, di attesa fatalistica.
Verrà il 2015, o forse il 2030 o un altro anno ancora e tutto cambierà. Ci saranno di nuovo ampie strade percorribili, la gente riacquisterà la sua vitalità; il paese rinascerà.
Ma tutto è raccontato monotonamente, come un sogno nel sogno. Impossibile credere che possa diventare realtà. Si preferisce ricordare un tempo migliore, un grande progetto di sviluppo irrealizzato, seduti sull'uscio si chiacchiera con l'ospite inatteso, lo straniero in automobile che si è preso la briga di arrivare fin lassù, dove il tempo sta chiudendo un sipario.

(sogno 30/5)

Un popolo, un paese, la singola persona, hanno bisogno di mete, per non implodere. Di un sogno da realizzare. La precarietà è come una bomba ad orologeria; trascina per una strada che parte dall'ansia e porta alla rassegnazione.