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giovedì 1 gennaio 2009

Pallone quadrato

Giocare al calcio con un pallone rotondo non è obbligatorio, ma certamente farlo con un pallone quadrato è sconveniente: prenderlo di testa sarebbe piuttosto pericoloso.
Eppure nel mio sogno di stamattina le due squadre ci riuscivano perfettamente. Mentre sognavo ero lucidamente consapevole: "non dare di testa".
Infatti tutti i giocatori ci davano di piede, esibivano eleganti tocchi di tacco, persino con abili mosse di sedere e di anca riuscivano a colpire la palla con efficacia, non ci davano di testa.

(sogno 1/1/09)

SINONIMI
Dare di testa -> dare di matto, diventare matto, perdere la ragione, impazzire

Effettivamente mi sembra che nella vita ci sono partite, che non si può fare a meno di giocare, nelle quali o si impara a non "dare di testa" o si esce veramente malconci.

Mi sto allenando...

venerdì 21 novembre 2008

Entro nel portone di casa e mi avvio ...

Entro nel portone di casa e mi avvio verso le scale.
Alzo lo sguardo e mi rendo che al di là dei pochi gradini di marmo rimasti al loro posto, si estende il vuoto della parete verticale. Salire a piedi è impossibile.
Qualcuno ha ristrutturato l'interno del caseggiato eliminando la possibilità di usare le scale.
Ora l'unico mezzo utilizzabile è l'ascensore. Un squallido salire e scendere sempre uguale in balia di un meccanismo esterno che non puoi governare.
Avverto una profonda rabbia per questa imposizione e limitazione di movimento.

(sogno 21/10)

sabato 8 novembre 2008

Sono scappati i personaggi del circo

Sono scappati i personaggi del circo. Stanno girando per le strade della città, incedono eleganti percorrendo i marciapiedi del centro, attraversano le strade aspettando il loro turno al semaforo, hanno un passo lento ma deciso, l'espressione sicura ma non arrogante.
C'è l'uomo con il cammello, procedono fianco a fianco, entrambi coperti da stoffe esotiche coloratissime.
L'elefante seguito dal suo ammaestratore, il primo sembra portare a spasso il secondo.
L'uomo bomba ha un enorme cilindro in testa e un'ampia imbottitura che lo fa apparire spropositatamente grasso e goffo.
Un clown dal passo leggero sembra fare la mia stessa strada per qualche metro.
Li guardo un po' sorpreso, ma no più di tanto e nel frattempo proseguo per la mia strada senza cambiare direzione, senza voltarmi. Sono personaggi la cui presenza ancora sembra strana ma a cui bisognerà abituarsi, prima o dopo.
Hanno conquistato la loro libertà, e sciamano fuori dal tendone del circo: il circo è in mezzo a noi.
(sogno 3/11)

I personaggi del circo potrebbero essere tutte spinte interiori al cambiamento,le idee nascoste, le forze interne che vorrebbero liberarsi, la realizzazione di speranze e obiettivi che vorrebbero emergere. Ma io non sembro ancora pronto ad entusiasmarmi, a unirmi a loro, forse ho bisogno di abituarmi alla loro presenza devo imparare a riconoscerle.

domenica 26 ottobre 2008

Il gatto cammina sul bordo del burrone.

Il gatto cammina sul bordo del burrone, incurante del precipizio che si spalanca al suo fianco. Con la telecamera riprendo la scena e mi sporgo quanto basta per inquadrare il fondo della parete verticale, qualche centinaio di metri più in basso.
Una voce mi richiama all'attenzione: "Enzo è pericoloso stai indietro!. E' la voce di Mariateresa che però non è accanto a me. Allora mi fermo a pensare che probabilmente siamo in contatto telepatico, che questa possibilità di comunicare tra le menti esiste davvero. Sì perché Mariateresa sta dormendo in questo momento. Al mio fianco. Anch'io sto dormendo e sto sognando.
Sì, sto sognando, non c'è alcun gatto, non c'è alcun precipizio, nessuna telepatia. Il mio subconscio sta creando questa illusione in cui realtà e sogno sembrano intrecciarsi e inseguirsi.

vado un po' a cercare qualche indizio...

...Tutto ciò che può bloccare un percorso e che può mettere in

difficoltà il sognatore. Ma simbolizza anche un processo di gestazione
o la crescita che segue strade non usuali, non facili, che
presuppongono una prova da affrontare, una fase
evolutiva.

Il burrone riflette l’oscurità inconscia, le zone dell’ombra psichica, è qualcosa con cui il sognatore deve confrontarsi per procedere, una sorta di nemico interiore che lo aspetta al varco e con il quale può vincere o perdere.

Possono essere rappresentate situazioni poco chiare, possibili perdite di denaro, perdita di una posizione acquisita, eccessiva ingenuità, facilità nel farsi circuire.Oppure paura: di perdere ciò che si è conquistato duramente, di perdere la propria comoda posizione o una situazione di vantaggio. E' un sogno che suscita domande a se stessi:

In che modo le situazioni che affronto vengono vissute e catalogate come ostacoli e blocchi?

In che modo possano essere realmente affrontate?
Quali sono gli strumenti che permetteranno di procedere?

Il burrone dei sogni è la prova che deve essere affrontata a tutti i costi anche contro la sua volontà, a dispetto della voglia di fuggire o di seguire
percorsi più facili e più agevoli.

Soggettivo o oggettivo che sia il livello interpretativo in cui lo si colloca, il burrone nei sogni
rappresenta lo spazio fra due fasi dell’esistenza in cui è possibile
una crescita interiore, ed in cui può avvenire il cambiamento.



L'altro elemento del sogno è la presenza di una voce femminile: avverte del possibile pericolo, è più che una voce; sembra una presenza rassicurante in costante contatto con le corde interiori più profonde; una persona di cui fidarsi. Naturalmente ricorda molto la figura di una mamma. Ma più che altro una mamma interiorizzata.

Infine il gatto. In fondo mi fa invidia: sarebbe bello essere come lui, capace di camminare sul bordo di un abisso, cosciente delle sue possibilità di equilibrio...

venerdì 4 luglio 2008

Partenza rimandata

L'aereo rulla sull'asfalto, i motori aumentano il numero di giri pronti a dare tutta la potenza necessaria per elevarsi da terra. Un attimo prima del via l'imprevisto: a bordo pista, uomini in tuta da lavoro sbandierano segnali, corrono a fianco dell'aereo e invitano il pilota a rallentare. Si procede lentamente zizzagando fra i cantieri di uno scavo aperto, l'aereo vira su se stesso e inverte la direzione per ritornare nella zona del terminal. A bordo un'apprensione controllata, sguardi interrogativi, volti incollati ai finestrini che cercano di capire cosa è successo. Appena i motori vengono spenti, un gruppo di tecnici irrompe nel corridoio interno. Tutti i passeggeri sono invitati a scendere, solo io rimango al mio posto. I tecnici collegano cavi, sonde e computer ai connettori situati davanti al mio sedile. Sono talmente bloccato che si potrebbe pensare che i terminali siano collegati direttamente al mio corpo. Arriva una comunicazione via radio: è stata scoperta una falla nel sistema di funzionamento, gli incidenti e i guasti degli ultimi voli sono stati individuati e un aggiornamento al sistema di controllo è stato predisposto urgentemente prima del decollo.

(3/7)

giovedì 3 luglio 2008

Segni colorati

Ha piovuto: l'acqua scorre abbondante lungo le strade che salgono ripide il versante della collina, ma le nuvole sono già state spazzate via. Il cielo azzurro è solcato da scie di vapore con i colori dell'arcobaleno simili a quelle lasciate dagli aerei quando compiono evoluzioni acrobatiche. Si intersecano, salgono, disegnano zig-zag, si avvolgono a spirale. Disegnano una rete colorata che il vento non riesce a disperdere, mentre, l'acqua scorre abbondante lungo le strade che salgono ripide il versante della colline.
Gli automobilisti si fermano ai bordi della strada, guardano verso l'alto.

(18/6)

giovedì 22 maggio 2008

Paura e fiducia

Quello che sto per raccontare è il sogno che mi è rimasto in testa ieri mattina. L'ho scritto cercando di completare quello che la memoria non riportava a galla dopo il risveglio. Immergendomi istintivamente nell'atmosfera di ricordi siciliani e dei sentimenti che affioravano nel sogno: la paura e la fiducia.

Sogno 21/5

Camminando per le strade di Vittoria ci si può perdere, le strade a si incrociano perpendicolarmente tutte uguali, le case sembrano assomigliare una all'altra.
Cammino, ma fatico ad orientarmi, mi sembra che la direzione sia quella giusta per arrivare nella piazza principale, ma non solo non riconosco i pochi punti di riferimento che dovrebbero orientarmi, ma anche la zona mi sembra frequentata da persone poco raccomandabili. Uno sconosciuto si avvicina e tenta di farmi lo sgambetto, lo evito e accelero il passo.
Decido di avviarmi nuovamente verso casa, ma non trovo alcun cartello che indichi Scoglitti, devo affidarmi ancora all'intuito.
Non funziona; mi ritrovo alla periferia del paese dove le ultime case si affacciano sulla valle scoscesa formata dal fiume Ippari che scorre là in fondo, coperto da un fitto canneto e circondato da alberi di agrumi di un verde carico e intenso.
Incrocio due persone che procedono parlando fitto fra loro muovendo le braccia come solo i siciliani sanno fare, le seguo a qualche decina di metri, a distanza di sicurezza. Da qualche parte andranno, penso fra me.
La strada costeggia la valle con un susseguirsi di curve e dirupi protetti da fragili muretti di tufo.
Oltre la curva il sole illumina un paesaggio inaspettato. Un gruppo di casolari illuminati dal sole che tramonta, una grande roccia liscia e ricurva su se stessa si colora del rosso regalato dagli degli ultimi raggi. Si fermano gli uomini davanti a me, mi fermo anch'io io a contemplare.
Un attimo e la paura si scioglie.
Ora sembra che le cose si possano affrontare con un'altra prospettiva, non ho più soggezione di quella gente. Mi avvicino, chiedo informazioni sul percorso da seguire per tornare a casa, sulla lunga, rettilinea strada perScoglitti. Torniamo indietro insieme, mi accompagnano per un lungo tratto finché non sono sicuri di avermi indirizzato per bene.

mercoledì 13 febbraio 2008

Movimenti difficili in bicicletta

Come è bello passeggiar in bicicletta per i vicoli della città vecchia, tra bazar che espongono i prodotti direttamente sulla via e curiosi passanti che si attardano nelle vetrine più accattivanti.

Certo, nell'ora di maggior afflusso non è facile destreggiarsi tra persone che viaggiano affiancate, altre che arrivano in direzione opposta e bambini che intrecciano improvvisamente la tua traiettoria.
Infatti, dopo la svolta nel successivo vicolo la marcia è praticamente bloccata; nessuno si sposta, anzi sguardi infastiditi fulminano l'incauto ciclista. Per mantenere l'equilibrio bisognerebbe essere eredi di quei temerari che conoscono l'arte del surplace sulle due ruote.

Ci mancavano solo i paletti, affiancati al centro della strettoia: la bicicletta si blocca contro, con la ruota anteriore piegata e il manubrio sbilenco. Fine della passeggiata.

(sogno 13/2)

Movimenti difficili in macchina

Le segnalazioni c'erano ed erano ben chiare, ma si sa come sono, a volte, gli automobilisti: le prendono sottogamba.
Un'indicazione di strada senza sbocco potrebbe essere solo un tentativo furbesco per farti allungare il percorso. Meglio provare.
E infatti la macchina supera facilmente una prima strettoia delimitata da paletti trasversali e pur avanzando lentamente sembra poter procedere spedita verso la strada statale che si intravvede a qualche decina di metri. Altro che fare inversione e tornare indietro di svariati chilometri, come suggeriva il cartello.
La macchina si arrampica su per piccolissima rampa sormontata da una tettoia, poi una curva strettissima verso l'uscita dall'altro lato, ma il veicolo si incastra. Una ruota pende oltre il bordo, la fiancata opposta è bloccata contro un muretto.
Impossibile andare avanti. Impossibile andare indietro.
Pochi metri più in là, il rombo delle macchine che passano sulla strada statale sembrano inviare un suono sordo e beffardo.

(sogno 12/2)

giovedì 7 febbraio 2008

Rimanere o non rimanere

Sdraiato nel lettino dello studio medico, aspetto che il dottore si decida ad entrare.
La porta si apre. Non è il medico ma un uomo che si muove con atteggiamento circospetto.
Si guarda intorno per assicurarsi di essere solo, sembra che la mia presenza non provochi alcuna reazione, mi ha visto, ma sono per lui una presenza neutra. Poi individua un posto sicuro e lì si nasconde.
Passano pochi secondi, la porta si apre di nuovo: entra il dottore.
Lo osservo mentre si avvicina, anche questa volta è come se io non ci fossi, mi ignora, ma in compenso appare assolutamente consapevole che qualcuno si è introdotto e ora sta cercando l'intruso con un'aria soddisfatta.
Capisco: era una trappola.
Ogni angolo della stanza viene esplorato con la calma di chi ha la certezza di scovare la sua vittima.
Io so, ho visto, ma ho deciso di non intervenire. Non so perchè ma ho scelto di stare dalla parte del fuggitivo; il dottore mi appare come un aguzzino.
Nel sogno mi autodefinisco. Io sono: "Colui che non muove niente".
(sogno 22/1)


Sfuggo ad una sparatoria di banditi proteggendomi dietro le macchine di un posteggio. Mi inseguono. Riesco ad ingannarli prendendo un vicolo in salita che si arrampica sulla collina.
Dall'alto, nascosto dalla vegetazione, li vedo aggirarsi sul piazzale come belve in cerca di prede.
Seguendo strade tortuose mi rifugio in casa di amici. Non sono al sicuro, capisco di essere ancora sotto traccia. Scappiamo ancora, tutti insieme, attraverso i tetti; giusto in tempo per evitare l'irruzione degli uomini armati.
Di nuovo li osservo dall'alto: stanno distruggendo tutto.
Bisogna avere il coraggio di cambiare.
In lontananza si intravvede una città, è il nuovo mondo. Mi guardo intorno, la decisione è presa, è ora di cambiare.
(sogno 4/2)

giovedì 31 gennaio 2008

pozzanghere

"Non pestare i piedi nell'acqua delle pozzanghere!"

Cos'è che istintivamente attira i bambini - e confessiamolo - anche gli adulti, dentro le pozzanghere che la pioggia lascia agli angoli dei marciapiedi?
Certamente è un atto di ribellione e di libertà, ma è una questione di coinvolgimento dei sensi:
il rumore delle scarpe al primo contatto con il liquido: clash, sciaff;
la leggera sensazione di spofondamento sotto la superficie quando si esegue il gesto lentamente; la vista degli schizzi che esplodono in tutte le direzioni quando si assestano i colpi definitivi.
Che goduria! Che voglia di ripetere centinaia di volte quell'esercizio. Di provarlo in tutte le sue varianti possibili.
Famolo strano: con un piede, all'indietro, a piedi uniti, a singhiozzo, duro o morbido, alternato o strisciante...
Secondo me si sperimenta il "cambiamento".

Io ho sognato di fare questo gesto in un sogno del 18/1.
Magari è perchè in questo periodo faccio fatica ad accettare alcuni cambiamenti in corso...

Qui, dove ho trovato l'immagine a fianco, trovate una poesia veramente carina in inglese.


La notte dopo ho sognato le corde della palestra.
Ricordo che quando frequentavo le medie inferiori, ogni tanto, il prof di ginnastica ci proponeva l'esercizio alle funi. Non ero affatto un ragazzino atletico ma il gesto non presentava particolari difficoltà, arrivare quasi in cima era facile. Quasi, perchè impossibile era superare gli ultimi cinquanta centrimetri: Dove lo spessore della corda aumentava non sentivo più la sicurezza della mia presa. Improvvisamente temevo di poter cadere e mi fermavo ad un passo dalla sbarra superiore.

sabato 19 gennaio 2008

La scacchiera

La scacchiera: 64 tasselli ben allineati, la perfetta alternanza di chiaro e scuro. Tutto intorno un bordo rialzato che protegge il campo di sfida. Nascosto alla vista sotto la superficie di gioco, il vano che contiene i pezzi.
Pronti alla loro missione e disposti secondo le regole, stanno i cavalli, le torri, gli alfieri...
Ma questa scacchiera ha qualcosa di speciale. L'ho progettata io a 17 anni insieme ad un amico che studiava al liceo artistico, poi il papà Toledo l'ha costruita in legno per me.


Come giocatore di scacchi non valgo proprio niente, anche se a quei tempi avevo imparato le aperture standard e alcuni finali classici, ma giocare con gli amici era una sfida appassionante.
Perdere era sempre uno smacco malcelato. Non tanto perché ero una di quelle persone che non accetta mai la sconfitta, quanto perché perdere mi rendeva evidente quanto difficile fosse controllare ogni mossa e prevedere quelle successive. Mi faceva sentire un po' scemo, tutta quella concentrazione sulla mia prossima mossa e su quella ancora oltre, quando in realtà la mia torre o la mia regina erano sotto minaccia.


Comunque sia quella scacchiera per me è importante è un manufatto denso di ricordi.

Questo spiega perché qualche notte fa mi sono svegliato di soprassalto come nei peggiori incubi. Stavo infatti sognando la mia graziosa figlia, già sposata, che ridendo beatamente, attorniata da amici e amiche, si divertiva a piantare lunghi chiodi nella superficie del gioco.

Già. Chi è riuscito a far rimanere i figli dentro le regole del proprio gioco? Ma tant'è, il nascosto pensiero di vederli crescere secondo un nostro, ben studiato, progetto non ci abbandona facilmente. E allora eccoli, pronti a farci sentire degli imbecilli che concentrati sulle prossime mosse non si rendono conto che il Re, la Regina e tutta la truppa hanno già abbandonato il campo di gioco. La loro partita è da un'altra parte.

(sogno 6/01)

mercoledì 12 dicembre 2007

Questione di luce

La strada che conduce verso casa è immersa nel buio della notte. E' un buio speciale perché i lampioni, le insegne, le luci dalle finestre, tutto, senza alcuna eccezione, è spento.
Anche il cielo è invisibile: senza stelle e senza luna, senza l'ombra delle nuvole.
Un'oscurità globale dove le indistinte forme degli alberi e dei marciapiedi si differenziano solo per l'intensità del nero che sembrano emanare.
Nell'avvicinarsi alla mia abitazione, se possibile, il buio diventa ancora più denso e l'avanzare dei passi è guidato solo dal ricordo dei luoghi nella mia memoria.

Si apre il portone svelando il profilo di una figura che mi invita a rientrare. Un filo di luce illumina quanto basta il breve cammino che rimane da percorrere; entro nell'atrio illuminato.
Da lì posso gettare lo sguardo verso la strada deserta dove il buio sembra voler inglobare avidamente la luce che ha interrotto brevemente l'oscurità.
Il portone si richiude alle mie spalle.
Penso che l'ascensore mi riporterà a casa, ma non è così: mi ritrovo al piano superiore.
Un cartello nel pianerottolo avverte: "ENEL - benvenuti e buon Natale".
Che beffa: ENEL, è l'ente erogatore della luce; dovrebbe esserlo, ma qualcosa non va per il verso giusto. Niente che si possa associare ad un buon Natale.

(sogno 10/12)

Forse l'interruttore generale della luce che accende il proprio mondo è davvero a due passi da casa. Non ne siamo consapevoli.

lunedì 26 novembre 2007

Gli esami

esiste un modo di dire: "Gli esami non finiscono mai".
Non dovrebbe essere così, al contrario, sono sempre troppi gli esami a cui siamo sottoposti, o ai quali ci sottoponiamo da soli in una sorta di accanimento molesto.
Anche senza essere esperti è fin troppo facile associare ad un sogno sugli esami da superare, un momento di incertezza, l'idea che quello che si sta facendo è legato ad un giudizio esterno che condizionerà il proprio futuro.
E' un sogno che cade in un periodo di attività lavorativa frenetica legata alla contingenza di una cessione d'azienda: un nuovo ruolo da trovare, nuovi interlocutori, il desiderio di essere apprezzato.

Comunque un messaggio dall'interno a cui rispondere, rispolverando le tecniche della lentezza, moltiplicando le micro occasioni per svincolarsi dalla prigione del "rendimento" a cottimo.
Che meraviglia quando si riesce a dire a se stessi : "E finalmente basta esami!".


L'orologio sulla parete dell'aula che ospita gli esaminandi scorre inesorabile. Il mio elaborato è ancora in bianco, non riesco a capire neppure il significato della domanda, figuriamoci abbozzare una soluzione. Mi decido a intraprendere l'unica strada percorribile: copiare. Estraggo un foglio nascosto fra le pieghe di un libro, contiene passo-passo tutti i passaggi per completare l'esercizio. E' incredibile ma anche così, anche con i risultati davanti agli occhi, il quesito e il procedimento mi risultano completamente oscuri. Procedo come se dovessi ricalcare un disegno con la carta velina e copio schemi e formule incomprensibili. Un membro della commissione si avvicina al mio banco, precipitosamente nascondo con un braccio il foglietto, mentre l'esaminatore scruta il mio elaborato e compiaciuto mi incoraggia: "Bravo, sei sulla strada giusta". Già ma ora ci vorrebbe, da parte mia, una domanda, un'osservazione qualsiasi per confermare la mia capacità. In realtà rimango assolutamente muto incapace di commentare un qualcosa sul quale non ci capisco niente.
(sogno 26/11)

giovedì 15 novembre 2007

Roba vecchia

Le terrazze, nei tetti della citta vecchia, sono uno spettacolo nello spettacolo. Si aprono oltre porte di alluminio o di legno spesso sgangherate; panni, stesi con corde improvvisate, si alternano ad antenne tv semiarrugginite; sopra mattonelle barcollanti ondeggiano ombrelloni rabberciati; oltre la ringhiera, nei cornicioni, ciuffi d'erba consolidano le loro radici nella terra che il vento ed il tempo accumulano; altre terrazze, più in là, altri abbaini, altri panni stesi, cavi che scendono e si intersecano disordinatamente.
Magicamente l'insieme assume un aspetto affascinante, armonico e profondamente vissuto.

Nel mio sogno salgo sulla terrazza e mi guardo intorno in questo variopinto paesaggio; il mio sguardo si ferma sugli oggetti accatastati accanto al muro: roba vecchia, materassi macchiati, divani scoloriti dall'acqua e sfondati, sedie di legno sgretolate, pezzi di bicicletta sparpagliati.
Un disordìne che sa di abbandono e stride con la povera e pulita dignità degli altri tetti.

Vorrei portare via tutto questo ciarpame ma non so da dove cominciare, non so come fare...


Di quale parte vecchia di me stesso, mi devo disfare?

giovedì 11 ottobre 2007

La casa

I due sposi entrano nella casa che hanno appena acquistato.
Una intensa luce proviene dalla finestra del salone. Corrono ad affacciarsi, a dilatare il loro cuore di fronte al panorama di alberi verduriosi, di colline dolcevoli e di un placido fiume che scorre nelle vicinanze.
Dall'altra parte si apre una porta che conduce nell'orto dietro la casa, dove, accovacciato al sole, un gatto sonnecchia mentre una pecorella bruca ciuffi di erba rigogliosi.
Nella stanza degli ospiti due letti a castello sono già montati per accogliere gli amici che vorranno trascorrere il fine settimana con loro.
Questa casa è una meraviglia, è un sogno divenuto realtà, è...
Una leggera vibrazione interrompe i loro pensieri. Un tremito crescente sotto i loro piedi. Barcollando tornano ad affacciarsi alla finestra.
Lo stupore è di molto superiore al panico: l'orizzonte sembra inclinarsi lentamente mentre loro scivolano di lato.
Tutta la casa si sta piegando come una nave che vira improvvisamente o come un ponte levatoio che...
Un ponte levatoio. La casa è su un ponte levatoio. La casa è il ponte levatoio.
Il tono grave del suono di una sirena segnala il passaggio dell'imbarcazione sotto di loro, poi, lentamente, la casa di adagia nuovamente nella posizione di riposo e aspetta.
Silenzio denso di indescrivibili veloci pensieri. Occhi negli occhi, smarriti.
Poi il lampo: gestire l'inevitabile!
I due sposi riprendono il giro della loro tenera abitazione e fantasticano. Gli amici che verranno, la loro sorpresa, l'invidia sulle labbra di alcune persone, l'originalità dell'esperienza, i mobili rizzati ai muri per non cadere, il tavolo fissato al pavimento con le posate a calamita, l'acqua che scorre qualche decina di metri sotto i loro piedi, la luce intensa che proviene dalla finestra del salone.

(elaborato da un sogno del 9/10)

Ma si stanno facendo andar bene quel che c'è, chiudendo gli occhi alla realtà e subendola, o stanno affrontando la vita dal verso giusto perchè imparano a valorizzare quello che hanno?

lunedì 24 settembre 2007

Incertezza

Eì una giornata che si preannuncia con un cielo azzurro elettrico e l'aria tersa.
Di buon mattino sono già sul molo dove intendo trascorrere qualche ora in compagnia di un avvincente libro, sotto il sole che abbronza.
Non c'è ancora nessuno, posso scegliere il posto migliore!
Sì, qui può andare bene. Qualche minuto e decido di spostarmi in un'altra posizione.
Cominciano ad arrivare persone.
Mi sposto ancora, non sono sicuro di avere sfruttato al meglio la possibilità di scegliere dove sistemermi.
Individuo dall'altra parte un buon sito, mi alzo e vado in quella direzione. Purtroppo qualcuno arriva prima di me. Rimango lì fermo, a qualche metro, a rimuginare con disappunto la mia poca prontezza.
Poi mi giro per tornare al mio posto ma oramai anche quello è occupato. Mi rendo conto che devo prendere velocemente una decisione, sono rimaste ormai poche zone libere a altra gente continua ad arrivare.
Mi affretto verso una sporgenza. Eccomi ci sono. Questo posto l'ho conquistato.
Sono effettivamente un po' stretto fra una grassa signora e un bambino invadente, ma riprendo in mano la lettura appena iniziata e provo a concentrarmi.
Un senso di fastidio mi pervade. Improvvisamente mi rendo conto che, il sole, ancora basso ad est è già sparito. Sono completamente in ombra.
Mi alzo, scuoto la fastidiosa sabbia che mi ha riempito una scarpa e me ne vado.

(sogno 20/9)

Qualcosa del genere mi è successo nella vita reale, al cinema.
MariaTeresa ed io, siamo andati a vedere Cento Chiodi di Olmi, in un piccolo cinema d'essai. Siamo entrati con qualche minuto d'anticipo e con stupore abbiamo scoperto che c'eravamo solo noi.
Abbiamo valutato dove sederci con grande calma e poi ci siamo predisposti ad una visione privata, già un po' sparapanzati.
A pochissimi minuti dall'inizio della proiezione è arrivata una nuova coppia di persone, poi ancora un'altra che si è piazzata proprio davanti a noi...
Ci siamo spostati, nel frattempo una coda di persone ininterrotta è andata riempiendo la sala e morale della favola...ho visto il film da una posizione laterale con la testa e il corpo piegati a cercare un varco visibile verso il grande schermo!

mercoledì 19 settembre 2007

Cibo

  • Pretendere un cibo diverso da quello servito nel self-service e poi consumarlo in piedi, isolato dal resto delle persone.
  • Arrabbiarsi perché il cibo non è sufficiente per tutti i componenti della famiglia e allora procurarsi grande padella in cui friggere qualcos'altro, da soli.
  • Partecipare ad un banchetto con tante portate, dilungarsi sulla preparazione del risotto all'erba luisa, ma comprendere solo alla fine che il salone era affittato "a tempo".

(tre sogni sparsi nell'ultima settimana)



L'azione del mangiare fa parte dei bisogni primari.
I miei figli quando hanno un problema sentimentale, dicono di sentire lo stomaco chiuso.
Io invece sotto stress mangio di più, mangio male, più in fretta, non mastico.

C'è una sensazione di vuoto che il cibo può colmare. A seconda delle circostanze è possibile una reagire con un diverso tipo di eccesso.

Ma in questi tre episodi di sogni sul cibo, mi sembra prevalere il rapporto con chi il cibo lo prepara (figura che alla fine può sempre ricondursi al ruolo protettivo di una mamma).

Vedo la presenza di un bambino capriccioso:
"Voglio un cibo diverso, che sia mio e solo mio e vado a consumarlo sa solo, lontano dagli altri".
"Non hai preparato abbastanza cibo, io sono rimasto senza, è la dimostrazione che non mi ami".
E nell'ultima situazione, ancora un risentimento:
"Il cibo è buono e abbondante ma, per tutto questo, io sto pagando un prezzo troppo alto".

A proposito di risotto all'erba luisa. Ho cercato in rete se esiste una ricetta, io non l'ho trovata. Scartando i liquori e i decotti, quello che si avvicina di più sono "raviore" una ricetta del ponente ligure che prevede la preparazione di fagottini di pasta, ripieni di erbe selvatiche tra cui, appunto l'erba luisa.

martedì 4 settembre 2007

Il commissario

Il commissario vuole sviare l'attenzione, nascondere le sue vere intenzioni.
Organizza una squadra di uomini, con gran schiamazzo li equipaggia e li avvia lungo un sentiero ben visibile.
Tra di loro solo due persone conoscono il vero scopo della messinscena.
Ad un bivio prestabilito si sfilano dal fondo del gruppo, percorrono un breve tragitto e si ricongiungono al commissario.
Il vero viaggio comincia ora. L'automobile si inoltra lungo strade desolate di aperta periferia.
Palazzi fantasma, figure geometriche ripetitive e opprimenti, si alternano ad ampi piazzali deserti.
Una campagna ferita a morte agonizza tutt'intorno. Alberi dai rami secchi e immobili, sterpaglie rinsecchite dal sole e dal degrado. Terra brulla incapace ad opporre resistenza ad qualsiasi folata di vento solleva una polvere secca.
Abbandono. Ma non è un posto disabitato, qualcuno ha dovuto adattarsi, ha dovuto fare di quell'orrore la sua casa.
La macchina si sposta lentamente, come un corpo estraneo trasporta al suo interno il commissario e i suoi uomini. Forse per la prima volta uomini che rappresentano la legge percorrono quelle strade. Lì la legge non arriva.

Cosa voleva fare il "commissario" addentrandosi in quella zona? Risanare? Sembra improbabile, sarebbe impresa al disopra le sue forze. Arrestare qualche malvivente? Non sembra plausibile, ci sarebbe voluto un esercito.
Forse voleva solo capire. Vedere con i propri occhi per sapere.
O forse, probabilmente voleva incontrare qualcuno, ma voleva farlo senza testimoni benpensanti che non avrebbero capito il suo viaggio. Lo avrebbero criticato, accusato, emarginato.
Lui è un commissario alla Montalbano che si muove fra le contraddizioni della sua Sicilia. Con amore e con dolore, vuole incontrare il lato nascosto.

(scritto impastando un sogno del 2/9)

Dentro ogni uomo c'è un posto nascosto dove i pensieri molesti, quelli asociali o quelli inconfessabili alla ragione, si accumulano. Si rifugiano, si nascondono, si raggruppano fra loro, riconoscendosi indesiderati. Ci vuole prudenza per inoltrarsi in quella desolazione. Occorre essere accompagnati, è indispensabile essere attrezzati per riconoscere lo scempio e non esserne travolti. Può solo essere un viaggio di amore e dolore.

venerdì 24 agosto 2007

Si deve fare!

(Sogno del 16/8)

Il matrimonio si deve fare!
Il locale è pronto: fiori bianchi, drappi abbondanti, luci sensazionali, tavoli coperte da abbaglianti tovaglie, piatti, posate, bicchieri di forma e altezza diverse sembrano i grattacieli trasparenti di una metropoli futurista. Gli invitati stanno per arrivare e le cineprese per riprendere l'evento sono al loro posto.
Il matrimonio si deve fare!
Per terra sono stesi tappeti verdi e rossi lungo il percorso degli sposi, alle finestre della villa le bandiere colorate si agitano mosse da una brezza. I camerieri, come una squadra di calcio negli spogliatoi, scalpitano, pronti a muoversi secondo gli schemi preparati, al segnale convenuto.
Il matrimonio si deve fare!
Sì, alla radio appena annunciato che è scoppiata la guerra! La guerra è scoppiata! L'hanno appena ripetuto, il suono delle parole rimbomba nelle orecchie.
Il matrimonio si deve fare!
Sì, il locale sta andando a fuoco già da qualche minuto, le fiamme si alzano senza crepitare e rapidamente si appiccicano alle tende.
No, non si rimanda. E' un'ipotesi da non prendere in considerazione. Tutto deve andare come previsto.
Il matrimonio si deve fare!

La Rigidità rende il pensiero fisso.
L'incapacità di riconoscere, dai segni esterni, che le cose cambiano, che i progetti si devono adattare alla realtà è qualcosa che si incontra spesso nei più zelanti attivisti, siano essi legati ai partiti, alla religione, ai sindacati, alle associazioni benefiche e ricreative.
La rigidità si può nascondere dappertutto: nella vita di famiglia, nella relazione affettiva, nei rapporti lavorativi.