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giovedì 23 novembre 2006

Nazioni

Finalmente a casa!
E' il momento di aggiornare l'elenco delle nazioni che ho visitato.




Francia Monaco Spagna
Svizzera Austria Liechtenstein
Germania Svezia Finlandia
Tunisia Stati Uniti (Alabama)
Messico Venezuela Brasile
Argentina Colombia Panama
Costa Rica Guatemala

lunedì 20 novembre 2006

Guatemala




Luce che filtra dalla finestra della mia camera d'albergo a Guatemala City, guardo l'orologio, le 6:50 locali. Meraviglioso ho dormito tutta la notte, mi sto abituando al fuso orario.
Guardo fuori dalla finestra e trovo un vulcano.


Costarica (2)

La domenica costaricence si apre con il cielo sereno, ma dura giusto qualche ora.
Mentre ci avviamo verso la montagna, il cielo si rannuvola e violenti scrosci creano fiumi d'acqua ai bordi delle strade.
Arriviamo a 2000 metri e sembra di essere in Svizzera: conifere, allevamenti di mucche e cavalli. Naturalmente caffè, interminabili piantagioni che vanno su e giù seguendo l'andamento delle colline.
Accanto al rancho dove mangiamo cucina tipica costaricense, è pieno di colibrì. Non li avevo mai visti: piccoli, col becco lungo che infilano nel fiore come a baciarlo e questo stranissimo modo di tenersi sospesi in aria sbattendo le ali.

sabato 18 novembre 2006

CostaRica



Rispetto ai grattacieli di Panama City, San Josè, capitale della Costa Rica sembra un altro pianeta.

La città si espande in orizzontale, con pianta quadrata e case alte, uno, due piani; nessuna attenzione alle forme, ai colori dei muri, ai materiali usati; questo sembra proprio il centro-america che ti aspetti. I quartieri residenziali sono costituiti da casette in miniatura con minuscoli giardini; il centro è caotico, con negozi, aperti sulla strada, che espongono la loro merce.

Come al solito, accompagnato in macchina, ho solo il tempo di passare nella via principale e dare una fuggevole vista esterna alla Plaza de la Cultura, alla Cattedrale vicino alla quale è stata appena collocata la nuova, bianchissima, statua dedicata a Giovanni Paolo II, e al Teatro Nazionale.

Come al solito piove, a tratti anche violentemente; la novità è arrivata stamane, quando un terremoto ha interrotto per qualche secondo il mio lavoro; giusto una decina di secondi, quanto basta per sentire la sedia scrollare visibilmente e le pareti ondeggiare leggermente. Nessun panico, sembra che qui in Costarica, terra di vulcani, sia un fatto abbastanza frequente.

Notizie sparse che ho appreso o focalizzato:

La Costa Rica è l’unico paese al mondo senza esercito.

San Josè è a circa 1200 metri s.l.m.

La comunità italiana è numerosissima.

La pianta di caffè produce un piccolo e rotondo frutto rosso. Sbucciandolo si trova il chicco che tostato produce il famoso caffè di questa zona. Al termine di questa esplorazione le mie mani sono rimaste appiccicose.

Le famosissime spiagge sull’oceano sono troppo lontane…e i vulcani anche…

giovedì 16 novembre 2006

Panama


L'aereo si abbassa di quota e attraversa le nubi che coprono la vista sottostante. Si vede il mare, anzi l'oceano, quello Pacifico; poi appaiono i grattacieli di Panama e la pista che corre parallela al litorale.
Piove e la temperatura esterna è umida ma ancora accettabile.
Spostandosi in macchina da un ufficio all'altro attraversiamo l'ex base militare USA che controllava fino a qualche anno fa il Canale. E' enorme, un intero mondo viveva invisibile e protetto dentro la città: università, ville, istituzioni, banche, teatro, supermarket, ora tutta la zona è tornata sotto il controllo dell'amministrazione panamense.
Nella foto una visione notturna del ponte che attraversa il canale: unisce l'America Settentronale con quella Meridionale.

lunedì 13 novembre 2006

Bogotà


L'emozione di scrivere nel blog dall'altra parte dell'oceano.

Bogotà mi ha accolto con una giornata grigia, nuvole cariche di pioggia e una temperatura di circa 15 gradi.
Non ci si rende conto di essere a 2600 metri dal livello del mare, perchè la città si adagia su una conca pianeggiante e tutt'intorno si vedono delle verdi colline.
Il primo impatto nella zona che ho percorso e nella quale si trovano hotel e uffici, è di una città ben tenuta e sotto controllo discreto ma visibile di agenti e militari.

Nel tardo pomeriggio, un giro in macchina nel centro della città mi ha fatto scoprire il quartiere della Candelaria. Caratteristico per i colori delle case. Colori forti, violenti, come il viola, il rosso, il verde.
Oggi, qui è una festività nazionale, il centro è chiuso al traffico e la presenza della polizia è molto forte ad ogni angolo. La piazza Bolivar è semideserta, ma la pioggia e l'ultima luce nel cielo rendono affascinate la visione della Cattedrale e del palazzo del Congresso.
Infine un'ultima curiosità. La Colombia è vicina all'equatore e quindi la durata del giorno e della notte cambiano molto poco. La luce c'è all'incirca dalle sei del mattino alle sei di sera, tutto l'anno.

martedì 24 ottobre 2006

Impossibile comunicare

(Sogno 22/10)

Sono in Cina, non riesco a comunicare con nessuno.

Un sogno poco fantasioso: il giorno prima ero andato a vedere il film - La stella che non c'è - di Gianni Amelio.
Il protagonista si trova in una situazione analoga, ma tant'è, si vede che il contesto ha evocato nel mio subconscio questa paura.
Non racconto la trama del film [è un po' lento ma vale la pena vederlo senza crearsi troppe aspettative come invece ho fatto io].
Ma mi chiedo, Vincenzo Buonavolontà ha vinto o ha perso nel suo tentativo di riportare la centralina da sostituire nell'impianto?
Visto oggettivamente ha "perso"; il pezzo, riconsegnato a costo di incredibili peripezie, è stato buttato via; fatica inutile, verrebbe da dire.
Solo un'illusione l'aver raggiunto lo scopo.
Visto soggettivamente, ha "vinto". Dentro di sè ha vinto, perchè ha completato il suo percorso. Quello che succede dopo (la centralina cestinata) non appartire più alla sua sfera, è un problema di qualcun altro.
Vincenzo ad un certo punto ha abbandonato la guida che conosceva la sua lingua e lo accompagnava in un mondo sconosciuto; sente che deve affrontare il resto del viaggio da solo.
Solo in un mondo dove non solo la lingua è aliena, ma anche la cultura, così come ogni gesto quotidiano.
Comunicare è un'impresa impossibile, anzi sembra un'impresa impossibile.
Nonostante la sua meta sia vaga, il nome di una città impronunciabile, senza alcun indirizzo, lo scontroso Vincenzo armato di ingenuità e di innocenza, non cede mai al panico, tira dritto, finchè incontra qualcuno deputato a ricevere il suo pezzo di ricambio revisionato e torna indietro pronto a costruire il capitolo successivo della sua vita.

Comunque del mio sogno non ricordo altro, non so aggiungere come si risolveva la mancanza di comunicazione. Certamente nei miei sogni la possibilità di comunicare è una costante, spesso legata ad un telefono cellulare. Si vede che è importante, e spesso ho paura di non saperlo fare, non perdere il contatto profondo con me stesso.

sabato 10 giugno 2006

Suono di clacson

Ieri notte mentre tornavo verso casa con un amico, ho sentito provenire un suono di clacson dalle strade principali di Sampierdarena. "Ascolta", dico.
Era un suono strombazzante, festoso, ripetuto e insistente, ampio e sguaiato.
Ci siamo guardati e il mio amico ha commentato: "Avrà giocato il Genoa, saranno i tifosi in festa per la promozione".
Ci sbagliavamo, ha giocato l'Ecuador ai mondiali di calcio e ha vinto, ci sono i tifosi in festa.


Segni dei tempi che cambiano, di un quartiere dove la comunità sudamericana è più visibile di quella genovese, di quella italiana.