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martedì 26 giugno 2007

Se io ho bisogno di te, non ti posso amare

Quando commettete un errore o vi sentite rifiutati, avvertite un vuoto tremendo. E' tale la solitudine, che vi mettete a strisciare, implorando quella droga chiamata incoraggiamento, accettazione, e continuate a restare sotto il controllo degli altri. Come uscirne? Avendo ingerito quella droga, avete perso la vostra capacità di amare. Sapete perchè? perchè non potete più vedere liberamente nessun essere umano. Vi limitate a prendere in considerazione soltanto il fatto che essi vi accettano oppure vi rifiutano, vi approvano o vi disapprovano. Li considerate una minaccia o un sostegno alla vostra droga.
...Dovete capire perchè non potete vivere senza il consenso degli altri. Volete amare gli altri? Morite per loro. Fate morire il vostro bisogno degli altri...
..Se non dovete più difendervi, da qualcuno, non avvertite la necessità di scusarsi. Nè di dare spiegazioni. Non dovete far colpo su nessuno. Sorvolate su quanto si dice o sipensa di voi. Non vi irrita affatto. Non vi preoccupa.
Allora l'amore inizierà. Se io ho bisogno di te, non ti posso amare.

(A. DeMello - Istruzioni di volo per aquile e polli)

sabato 25 novembre 2006

Quando finisce la salita.

Nello scombussolamento di orari e abitudini, durante questo viaggio, ho un po' perso il contatto con i miei sogni.
Ne sentivo la mancanza.


(Sogno 25/11 )

A passo sostenuto affronto la mattonata in salita, ma un gruppo di ragazzi vengono su più svelti di quanto riesca a fare io.
Sento le loro voci alle mie spalle e stanno per superarmi.
Accelero ancora il passo perchè voglio stare davanti fino al termine della strada, ma guardo avanti e mi rendo conto che manca ancora un tratto lungo e impegnativo.
Intanto ho già il fiato corto e le gambe rigide, sto per fermarmi.


Quando finirò di considerare la mia vita una eterna competizione? Mi sembra che in questo sogno ci siano tutte le mie insicurezze relative al futuro, al lavoro, alla pensione ancora lontana, alla continua necessità di aggiornarsi per essere all'altezza.

E però la salita si può affrontare ad un ritmo sostenibile; e anche se non si è in montagna a respirare aria pura e contemplare paesaggi incantevoli, rimanendo nella metafora, anche se si tratta della mattonata, di una creuza genovese, si può girare lo sguardo verso uno scorcio di tetti, verso il muro di cinta di un giardino, ascoltare
i rumori di una televisione che provengono da una finestra aperta o soffermarsi sui i panni colorati che pendono da un balconcino, mossi dal vento che li attorciglia.
Voglio dire esiste un presente da vivere fino in fondo, prima di sentirsi "sorpassati".


venerdì 3 marzo 2006

Come si forma un ghiacciaio

Adesso provo a spiegare come si crea un ghiacciaio.

I fiocchi di neve che cadono dal cielo sono composti al 90% di aria.
Man mano che la neve si accumula, sprofonda più in basso, la compressione degli strati superiori provoca l'espulsione dell'aria e rende il fiocco sempre più piccolo.
La neve sempre più simile a un granulo può compattarsi e addensarsi (basta pensare per paragone a uno strato di pietre o di sabbia).
Inoltre subentra un'altro fenomeno: la neve superficiale si scioglie (nella stagione calda) e una volta diventata acqua penetra negli interstizi, fra un granulo e l'altro, però man mano che scende si raffredda di nuovo e ghiaccia, rendendo lo strato sottostante sempre più compatto.
Così cresce un ghiacciaio in altezza e in estensione.
Per quanto a volte immenso, un ghiacciaio è pur sempre uno strato appoggiato al terreno sottostante e infatti non è statico, lentamente scivola a valle.

Perchè mi occupo di ghiacciai?

Perchè dopo aver studiato una lezione di scienze con Antonio, per quelle insonsabili e involontarie associazioni mi è venuto in mente il "come si cambia".

Istintivamente mi è sembrato un buon paragone, adatto a visualizzare il lavoro quotidiano che possiamo fare su noi stessi;
quello stratificarsi, giorno dopo giorno, di nuove risorse, di sicurezze interiori, di stima, di affetti, di donazione;
che poi sono gli elementi che costituiscono la personalità di ciascuno, la capacità di amare se stessi e gli altri.

Come quasi tutti i paragoni ha i suoi lati deboli e infatti l'ultima immagine è quella della mancanza di ancoraggio e di slittamento; senza contare che, putroppo, oggi succede il fenomeno inverso a quello descritto e a causa del surriscaldamento dell'atmosfera i ghiacciai si restringono e spariscono anzichè crescere o stabilizzarsi.

Mi serve un'immagine alternativa altrettanto forte e convincente da proporre a me stesso...

Qualcosa che mi riproponga ancora l'idea della stratificazione lenta e continua, ma che abbia una maggiore stabilità finale, che solo eventi veramente devastanti possa disgregare...

Non resta che rimanere nella geologia.

Le rocce sedimentarie sono il risultato finale di un processo di deposizione e compattazione di piccole particelle (soprattutto sui fondali marini o nelle profondità dei grandi laghi). Per questo il termine "sedimentarie", che deriva dal latino "sedimentum" e che significa deposto, si riferisce alla decantazione (o precipitazione) di materiale. Quando l'accumulo raggiunge un certo spessore, il materiale che si trova nella parte inferiore viene compattato dal peso dei sedimenti sovrastanti. Questi sedimenti possono anche venire cementati da sostanze minerali che precipitano chimicamente dalle acque che filtrano attraverso i minuscoli spazi (detti pori) esistenti tra i singoli granuli.

Ora che tutto è chiaro...basta consolidare questo processo anche dentro!

venerdì 23 settembre 2005

Un piano che salta

Ecco una prospettiva di cambiamento non prevista!
Un collega sul quale hai puntato, che hai cercato di motivare in vista dei progetti futuri, rifiuta l'aumento (!) perchè non gli sembra adeguato, decide di mettersi in contrasto con l'azienda, si capisce che vuole trovare il modo per farsi dimettere ricavandone il massimo risultato.

I tuoi piani saltano; occore tamponare la situazione, impedire che si crei un buco che impedisca al sistema di funzionare o di paralizzarsi, trovare una nuova strategia, cercare un possibile sostituto. La paura di fare una brutta figura e di essere ritenuto responsabile della piega che prendono gli avvenimenti, si affaccia...

Appunto, non tutti i cambiamenti sono voluti o amati.
L'importante è che scatti il meccanismo di adattamento, il vecchio status non c'è più e rimpiangerlo porta solo frustrazione, il nuovo non c'è ancora e ancora bisogna elaborarlo; si sta nel mezzo del guado, bisogna lasciare spazio alla creatività interna...

Nella tecnologia informatica ci sono delle tecniche di ridondanza per salvaguardare la continuità di funzionamento dei sistemi e per la salvaguardia delle informazioni contenute.
Per quanto riguarda gli hard disk, per esempio, si utilizza il RAID.
Ogni disco contiene, per così dire, un pezzetto di informazione già memorizzato negli altri; si fa in modo che se uno o più dispositivi si rompino, gli altri siano in grado di ricostruire, tutti insieme, il contenuto originale.
Se questo fosse possibile per gli uomini, sarebbe MATRIX.
Non è così non siamo intercambiabili, allora bisogna saper navigare anche nei mari dell'incertezza, del temporaneo, del divenire, nel non ancora pronto.
Ce la posso fare.