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giovedì 27 dicembre 2012

Passa e rimane

Passa ma rimane questo Natale 2012.

Tante emozioni da mettere nel sacco riservato alle cose buone della propria vita, quello in cui vai a curiosare nei momenti più grami.

Se fosse un tema potrebbe intitolarsi "Quattro giorni per quattro nonni" se non che, con tutte le sacrosante  ragioni, bisogna includere anche i tre zii!

Fa strano dire che il "come si cambia", questa volta, consiste nel ritrovarsi a vivere un Natale talmente tradizionale da non averne mai vissuto uno così. L'Albero sommerso dai regali, il Presepe dell'Eremo fuori dalla porta dove risuonano i canti classici, la famiglia riunita al completo,  i giochi intorno al tavolo, le risate schiette, gli scherzi, i pranzi, le cene e i dolci basati sulla cucina regionale da cui ognuno di noi proviene: Napoletana, Genovese, Siciliana e naturalmente Catalana.

Dire che tutto girava intorno a Pau è assai scontato ma corrisponde totalmente al vero.
Anche durante la S.Messa di Natale, dove con gli altri nonni ci siamo ritrovati a partecipare una poco comprensibile liturgia in Catalano, non abbiamo potuto evitare di sorridere quando il sacerdote ha proclamato: "la pau sigui amb vosaltres" e tutti ci hanno stretto la mano dicendo "Pau", "Pau","Pau".
[in Catalano Pau significa Paolo ma anche Pace]

Ma non è certo il richiamo alla "tradizione" che fa di questi giorni dei "giorni speciali". Il fatto è che la nascita di un bimbo scatena in un'intera famiglia l'occasione (che però bisogna saper cogliere) per riscoprire i fondamentali della tua vita.
Non ho scritto "Vita", con la lettera iniziale maiuscola, ho scritto "vita" perché non intendo il teorizzare sui massimi sistemi filosofici ma il guardare dentro il proprio sacco. 
Lì, per esempio, dietro le diverse scelte dei figli, scelte che a volte si accettano senza condividere e che si portano insieme senza sentirle proprie, che a volte fanno anche male, magari ci ritrovi l'unica cosa veramente importante per cui valeva la pena di provarci a fare il genitore. E' una parola talmente stiracchiata e maltrattata, banalizzata e malridotta che spesso diventa irriconoscibile. Ci ritrovi un flusso di energia che va e uno che ritorna. Che si allarga e contiene che si divide e si moltiplica... 

Eppure, secondo me, è l'unico e il solo motivo per cui il nostro "esserci" ha un senso così profondo da abbracciare il passato e il futuro; una parola capace di richiamare in un colpo solo l'inizio e la fine di tutto.

... Sai cosa ti dico...oggi questa parola intorno alla quale continuo a girare, la penso ma non la scrivo.
Oggi, così, mi sembra di dargli più valore.




domenica 8 febbraio 2009

Vivere la vita: qui, ora

Chi non ricorda il film Matrix? Gli uomini, ridotti in schiavitù, vivono nella loro mente una vita virtuale credendola quella reale.
In realtà il loro corpo è fermo, inchiodato all'immobilità. Le loro percezioni sono illusioni create dentro la mente.

Un incubo vero?
Eppure senza andare a scomodare la fantascienza è qualcosa che può capitare tutti i giorni.
Ci sono persone, ed io fra quelle, che tendono a vivere la vita nella propria testa.
E' un continuo correre nel passato a quello che avrebbe potuto essere se...
e un altrettanto forsennato balzo nel futuro anticipando quello che potrebbe succedere se...

Esistono semplici esercizi - spesso di origine orientale - per aumentare la consapevolezza dei propri sensi:
esercitarsi a percepire il caldo e il freddo,il calore, il contatto di un tessuto, concentrarsi su una piccola zona del proprio corpo e indagare le sensazioni che emana.
Lo chiamano vivere l'attimo presente, ma è qualcosa ancora di più: e' essere nel presente consapevoli del proprio corpo immerso in uno spazio che con il suo volume interagisce con altre cose ed altre persone.
E proprio la differenza fra vivere la vita nella propria testa o viverla attraverso il proprio corpo.
Il metodo migliore per mettersi in contatto con il presente è uscire dalla testa e rientrare nei sensi.
Qui ora.

martedì 18 marzo 2008

L'acqua

L'acqua ha bisogno di una "differenza" da colmare, di un dislivello da superare. Solo così può fluire veloce: in un ruscello di montagna, in un fiume, nel tubo di una condotta o nella spaccatura di una roccia. Se per caso si ferma è solo per una sosta temporanea, un'ansa, un breve accumulo. Purchè ci sia un dislivello per proseguire nel suo percorso.
Ma qualche volta non va così. L'acqua trova la palude e lì si ferma. Non è il lago dove, pur rallentando la sua corsa, prima o poi riprende il suo cammino. La palude è la stagnazione senza speranza. L'acqua è terrorizzata dalla palude; è il suo peggior incubo.
Gli sembra di perdere conoscenza di se stessa, non riconosce più il suo scopo. Marcisce, puzza, si impantana, muore, diresti.
Ma per quanto sgradito, anche questo passaggio va affontato, prima o poi. I momenti di stasi ci sono tra un'impresa e quella successiva, prima che un nuovo dislivello liberi l'energia interiore.
E' il momento della creatività latente e nascosta. E' il momento in cui non si conosce la prossima direzione dell'evoluzione, in cui occorre "stare" senza pregiudizi, pronti a cogliere la nuova spinta, aperti a qualsiasi soluzione.

giovedì 6 marzo 2008

Il bianco più bianco

Questa è una storia vera, ma per motivi di privacy non svelo chi è il protagonista.

C'era una volta una pubblicità (e forse c'è ancora) dove un sorridente piazzista diceva più o meno: "Signora prenda questo fustino, provi il mio detersivo, e poi giudichi lei, vedrà che nessun altro le può dare un bianco più bianco".

Bene, sostituite ora al posto del detersivo "una ideologia forte", di quelle che assorbono tutta la vita, tutti i pensieri e le forze e al posto della casalinga mettete uno studente che ha meno di vent'anni.
D'altronde non siate curiosi: non è importante sapere di quale ideologia si tratta, potrebbe essere uno di quei movimenti religiosi totalizzanti o una fede politica che vuol cambiare il mondo ora e subito; non è importante neppure sapere il Nome e Cognome per trarre le conclusioni finali.

Insomma, il nostro protagonista riceve questa proposta, formulata esattamente nei termini che ho spiegato qui sopra.
La proposta gli sembra convincente, perchè non provare?
E infatti per i successivi venticinque anni ci prova: con tutto l'entusiasmo, la testardaggine, con tutto l'impegno, con generosità, senza compromessi.
Diciamo la verità il suo "bucato" fa dei progressi, ma il bianco più bianco pur sembrando a portata di mano, si sposta sempre un po' più in là. Meta irrangiungibile.

Finchè ad un certo punto si ritrova davanti ad un baratro dal quale non riesce più ad uscire. Una strada senza sbocco. La sensazione di essere prigioniero di un meccanismo angosciante senza fine.
Faticosamente matura la decisione. Torna con il fustino dal mittente e finalmente può dirgli: "Guardi, io ho fatto come lei mi ha detto, ho seguito le sue istruzioni parola per parola. Voglio essere cortese: diciamo che il suo prodotto con il mio bucato non funziona. Il bianco era veramente splendente, ma le mutande avevano dei buchi grossi così e le lenzuola si disintegravano fra le mani come la carta bagnata. Bene, ora se lo riprenda, non lo voglio! Preferisco vivere il resto della mia vita convivendo con le mie imperfezioni, con qualche certezza in meno e qualche dubbio in più".

mercoledì 9 gennaio 2008

La banca dei Favori

Paolo Coelho, nel libro Lo Zahir, la chiama la "Banca dei Favori".
Non ha sportelli dove versare e prelevare e neppure uffici virtuali on-line.
La Banca dei favori è quella intricata e vischiosa rete di movimenti in dare ed avere creata da relazioni interpersonali dove chi conta o vuol contare gestisce versamenti e prelievi in termini di "favori". Coelho fa dire al suo protagonista: "...Penso di rispondergli che questo genere di domande esula dalle indagini, ma mi serve la sua complicità, forse avrò bisogno di lui in seguito – in definitiva, esiste comunque un’istituzione invisibile di nome “Banca dei Favori”, la quale mi è stata sempre molto utile".

E' vero, il primo pensiero va ai personaggi che popolano la nostra vita politica, ma a ben guardare chi può sentirsi veramente estraneo a questo comportamento?
E poi sono veramente un po' saturo dell'Italia che si lamenta di tutto, dell'Italia che solo pretende dagli altri, quella sempre pronta a gridare "No", quella che scivola verso l'insolidarietà, nell'incapacità di guardare dentro di sé per crescere.

Allora preferisco rivedere questo argomento e perdermi qualche minuto di silenzio per rimuginare la prospettiva di Carlos G.Valles in "Ti amo ti odio" [un vecchio libro edito da Città Nuova nel 1996].

"Oggi, faccio qualcosa per te e questo, esteriormente, ha tutta l'aria di un atto di altruismo disinteressato e, nel mio intimo, se ci penso, anche a me la cosa appare così; ma sotto sotto, negli archivi occulti del mio subcosciente, ho preso nota del mio sacrificio, l'ho registrato, e un giorno esigerò da te un adeguato compenso per esso, oppure, il che sarà anche peggio, ti farò pagare il mio aiuto generoso di oggi con il rancore perennemente represso che conserverò contro di te".
"A questo mondo le fatture si pagano e i favori non sono mai del tutto gratuiti". "Può darsi che fossimo convinti che quel sacrificio lo facevamo per puro amore ma...il servizio prestato aveva in sé un gancio nascosto per ricavare, più tardi, dei vantaggi quale legittimo compenso"...
"E' segno di profonda sanità morale, poter dire di tutto ciò che facciamo nella vita: 'lo faccio perché sono io che voglio farlo'. Niente imposizioni dall'esterno, niente obblighi coercitivi, niente proteste represse...tutto ciò che faccio, lo faccio perché sinceramente e personalmente voglio farlo e non perché debbo farlo.
E' vero che molte delle cose che faccio non mi piacciono, non le approvo.
Ma nel contesto più ampio, profondo della mia vita, della società, delle circostanze, dei pubblici potersi, della storia, del futuro, del cielo e della terra, vedo che quella penosa opzione può essere, in definitiva, la meno dannosa per tutti gli interessati...la faccio mia con piena consapevolezza e libera volontà".

mercoledì 24 ottobre 2007

Entrare in contatto con i propri sentimenti

Dedicato a una persona che mi ha confidato qualcosa...

Ma va bene per tutti, Antony De Mello è il maestro di "come si cambia". Abbiate la pazienza di arrivare fino in fondo anche se è un post un po' lungo.

Brano tratto da "Scopri te stesso e riprenditi la vita".

La prima cosa da fare è entrare in contatto con i sentimenti negativi di cui non si è consci.
Un sacco di gente ha dei sentimenti negativi, senza rendersi conti di averli. Un sacco di gente è depressa, senza rendersi conto di esserlo. E' solo entrando in contatto con la gioia che si rende conto di quanto sia stata depressa. Non si può affrontare un cancro che non si è individuato. Non ci si può liberare degli insetti nocivi che infestano la propria azienda agricola, se non ci si è resi conto della loro presenza.
La prima cosa da raggiungere è la consapevolezza dei propri sentimenti negativi.
Quali sentimenti negativi? La malinconia, per esempio.
Ci si sente malinconici e di cattivo umore. Si prova odio nei confronti di se stessi, o dei sensi di colpa. La vita sembra non avere scopo, nè senso.
Ci si sente feriti, nervosi e tesi.
Prima di tutto, entrate in contatto con questi sentimenti.
Il secondo passo è capire che il sentimento è dentro di voi, non nella realtà. E' una cosa talmente evidente, ma le persone lo sanno? Non lo sanno, credetemi. Hanno il master e sono rettori di universita', ma non hanno capito questo.
A scuola non mi è stato insegnato a vivere. Mi è stato insegnato tutto il resto. Come ha detto qualcuno: "Ho avuto un'ottima istruzione. Mi ci sono voluti degli anni per farmela passare".
La spiritualità è tutta qui, sapete? Disimparare. Disimparare tutte le scemenze che vi sono state insegnate.
I sentimenti negativi sono dentro di voi, non nella realtà. Dunque, smettete di tentare di cambiare la realtà. E' una follia!
Smettete di tentare di cambiare l'altro. Sciupiamo le nostre energie e il nostro tempo cercando di cambiare le circostanze esterne, cercando di cambiare il nostro coniuge, il nostro capo, i nostri amici, i nostri nemici e tutti gli altri.
Non dobbiamo cambiare nulla.
I sentimenti negativi sono dentro di (voi). Nessuna persona al mondo ha il potere di rendervi infelici. Nessun evento al mondo ha il potere di turbarvi o farvi del male. Nessun evento, nessuna condizione, nessuna situazione, nessuna persona. Nessuno vi ha mai detto questo: vi è sempre stato detto il contrario. Ecco perchè vi trovate nei pasticci, adesso. Ecco perchè siete addormentati. Nessuno ve l'ha mai detto, ma è evidente.
Supponiamo che la pioggia rovini un pic-nic. Chi è a reagire in modo negativo? La pioggia, o (voi)? E cosa provoca questo sentimento negativo? La pioggia o la vostra reazione? Quando sbattete il ginocchio contro il tavolo, il tavolo sta benissimo. Si occupa di fare quel che dovrebbe - e, cioè, il tavolo. Il dolore è nel vostro ginocchio, non nel tavolo.
I mistici continuano a tentare di farci capire che la realtà va bene così com'è.
La realtà non è problematica. I problemi esistono soltanto nella mente umana. Anzi, potremmo aggiungere: nella mente umana stupida, addormentata.
Togliete gli esseri umani da questo pianeta, e la vita continuerebbe, la natura continuerebbe a svilupparsi in tutta la sua bellezza e la sua violenza. Dove starebbe il problema? Nessun problema.
Voi avete creato il problema. Voi siete il problema. Vi siete identificati con il "me", ed è questo il problema. Il sentimento è dentro di voi, non nella realtà.
Mai identificarsi con quel sentimento. Non ha niente a che vedere con l'"io".
Non definite la vostra essenza in termini di quel sentimento. Non dite: "Sono depresso".
Se volete dire:"C'è depressione" va bene. Se volete dire che c'è malinconia, va bene. Ma non dite:"Sono malinconico" - perchè, in questo modo, vi definite alla luce di quel sentimento.
E' questa illusione, è questo il vostro errore. In questo momento c'è una depressione, ci sono dei sentimenti feriti, ma così sia, lasciateli stare.
Passeranno. Tutto passa, tutto. Le vostre depressioni e le vostre emozioni non hanno niente a che vedere con la felicità. Quelle sono solo oscillazioni del pendolo. Se cercate eccitazione ed emozioni, preparatevi alla depressione. Volete la vostra droga? Preparatevi ai contraccolpi. Il pendolo oscilla da un estremo all'altro.
Questo non ha niente a che vedere con l'"io", nè con la felicità. E' il "me".
Se ve lo ricorderete, se lo ripeterete a voi stessi un migliaio di volte, se proverete questi tre passi un migliaio di volte, ci arriverete. Magari vi basteranno tre volte, o anche meno. Non lo so: non ci sono regole. Ma fatelo mille volte, e farete la più grande scoperta della vostra vita.
...
Ma non è necessario appartenere a qualcuno, a qualcosa, o a un gruppo. Non è nemmeno necessario innamorarsi.
E' necessario amare. E' tutto qui: questa è la vostra vera natura. Ma la verità è che mi state dicendo che volete essere desiderati. Volete essere applauditi, volete essere attraenti, con tutte le scimmiette che vi corrono dietro. State buttando via la vostra vita. (Svegliatevi)! Non ce n'è bisogno. Potete essere felici e beati senza tutto questo.
...
Come si possono cambiare le cose? Come potete cambiare voi stessi? Ci sono molte cose da capire qui, o meglio, una sola cosa che si può esprimere in molti modi.
Immaginate un paziente che va dal dottore per dirgli di cosa soffre.
Il dottore dice: "Bene, ho capito i suoi sintomi. Lo sa cosa farò? Prescriverò un farmaco al suo vicino!".
Il paziente risponde: "Grazie mille, dottore: mi sento già molto meglio".
Non è assurdo? Eppure è proprio quel che facciamo tutti noi. La persona addormentata pensa sempre che si sentirà meglio se sarà qualcun altro, a cambiare. Si soffre perchè si è addormentati, però si pensa: "Come sarebbe meravigliosa la vita se qualcun altro cambiasse; come sarebbe meravigliosa la vita se il mio vicino cambiasse, mia moglie cambiasse, il mio corpo cambiasse".
Vorremmo sempre che fosse qualcun altro a cambiare, in modo da sentirci meglio. Ma vi siete mai accorti che anche se vostra moglie cambia, o vostro marito cambia, su di voi non ha alcun effetto? Siete vulnerabili tanto quanto prima; addormentati tanto quanto prima.
Siete voi ad avere bisogno di cambiare, ad aver bisogno della medicina.
Continuate a insistere: "Mi sento bene perchè il mondo va bene". (Sbagliato)!
"Il mondo va bene perchè io mi sento bene". E' quel che dicono tutti i mistici.

lunedì 22 ottobre 2007

Chiudi gli occhi e tieni ben aperta la mente

"Chiudi gli occhi e tieni ben aperta la mente" è la frase con la quale si incoraggiano i due ragazzi protagonisti del film Un ponte per Terabithia.

Sembra un altro paradosso, un gioco per ragazzi, o al massimo un proverbio orientale.
Eppure se si tengono "gli occhi chiusi e la mente aperta” si può davvero andare oltre, imparare, acquistare consapevolezza, crescere.

C'è un'occasione quotidiana per farlo. I nostri sogni! Imparare a riconoscre i segni dei sogni sarebbe imparare a leggere una parte fondamentale di noi stessi.

Chiudere gli occhi può significare staccare ogni tanto la spina del 'tutto logico', del 'tutto programmato' e lasciarsi vincere dalla propria creatività.

martedì 4 settembre 2007

Il commissario

Il commissario vuole sviare l'attenzione, nascondere le sue vere intenzioni.
Organizza una squadra di uomini, con gran schiamazzo li equipaggia e li avvia lungo un sentiero ben visibile.
Tra di loro solo due persone conoscono il vero scopo della messinscena.
Ad un bivio prestabilito si sfilano dal fondo del gruppo, percorrono un breve tragitto e si ricongiungono al commissario.
Il vero viaggio comincia ora. L'automobile si inoltra lungo strade desolate di aperta periferia.
Palazzi fantasma, figure geometriche ripetitive e opprimenti, si alternano ad ampi piazzali deserti.
Una campagna ferita a morte agonizza tutt'intorno. Alberi dai rami secchi e immobili, sterpaglie rinsecchite dal sole e dal degrado. Terra brulla incapace ad opporre resistenza ad qualsiasi folata di vento solleva una polvere secca.
Abbandono. Ma non è un posto disabitato, qualcuno ha dovuto adattarsi, ha dovuto fare di quell'orrore la sua casa.
La macchina si sposta lentamente, come un corpo estraneo trasporta al suo interno il commissario e i suoi uomini. Forse per la prima volta uomini che rappresentano la legge percorrono quelle strade. Lì la legge non arriva.

Cosa voleva fare il "commissario" addentrandosi in quella zona? Risanare? Sembra improbabile, sarebbe impresa al disopra le sue forze. Arrestare qualche malvivente? Non sembra plausibile, ci sarebbe voluto un esercito.
Forse voleva solo capire. Vedere con i propri occhi per sapere.
O forse, probabilmente voleva incontrare qualcuno, ma voleva farlo senza testimoni benpensanti che non avrebbero capito il suo viaggio. Lo avrebbero criticato, accusato, emarginato.
Lui è un commissario alla Montalbano che si muove fra le contraddizioni della sua Sicilia. Con amore e con dolore, vuole incontrare il lato nascosto.

(scritto impastando un sogno del 2/9)

Dentro ogni uomo c'è un posto nascosto dove i pensieri molesti, quelli asociali o quelli inconfessabili alla ragione, si accumulano. Si rifugiano, si nascondono, si raggruppano fra loro, riconoscendosi indesiderati. Ci vuole prudenza per inoltrarsi in quella desolazione. Occorre essere accompagnati, è indispensabile essere attrezzati per riconoscere lo scempio e non esserne travolti. Può solo essere un viaggio di amore e dolore.

martedì 3 luglio 2007

Il segreto

Un uomo cammina per strada. Nella sua tasca posteriore è visibile il rigonfiamento di un pacchetto di documenti. Carte che non ha saputo decifrare. Le ha sbirciate per qualche minuto con un interesse che rapidamente si è esaurito e li ha rimesse in tasca.
Ignora alcune cose.
La prima è che il bottone della sua tasca si è rotto e tutto il pacchetto sta per cadere a terra senza che lui se ne accorga.
La seconda è che quelle carte racchiudono un "segreto" strepitoso, capace di rendere ricco, chi le sa interpretare, per generazioni intere.
Infine, non sa di essere osservato da due occhi attenti che controllano ogni sua mossa senza sosta e che aspettano l'evoluzione degli eventi.
Chi lo controlla non trarrebbe giovamento diretto dalle informazioni che ora giacciono sul bordo del marciapiede, per questo non si affretta a raccogliere i documenti, non manda emissari per impossessarsene. E' come un allibratore che deve puntare sul cavallo giusto, quello che gli permetterà di attingere a smisurate risorse.
Oramai il suo uomo sembra aver perso definitivamente l'appuntamento con la fortuna. Si allontana grattandosi una natica, forse si sente più leggero.

Un secondo uomo si imbatte sul pacchetto il cui contenuto si è sparpagliato a terra. Lo raccoglie, si guarda in giro. Non c'è nessuno in vista, salvo due occhi, per lui invisibili. Si mette velocemente in tasca tutto il contenuto e prosegue.
Da qualche parte il cellulare squilla. C'è la novità da registrare. Il "segreto" ha cambiato proprietario. Spostare tutto, puntare ogni risorsa sul nuovo possibile padrone del "segreto".
La catena a reazione parte, saranno coinvolte lobbies, istituti, centri di potere. Una corsa contro il tempo per reindirizzare la trappola verso la nuova preda.

Sì, eccolo a casa, aprire tutte le buste e i foglietti piegati. Non ci sono soldi né nomi o fatti compromettenti. Solo riferimenti apparentemente incomprensibili. Il disegno di una falena notturna luminosa, intrappolata dentro una gabbietta. La regina del buio. Così realistica da sembrare vera.

Tutto viene adagiato in un comodino finché non sopraggiunge uno scrupolo tardivo. Magari per il proprietario erano informazioni importanti mentre per lui è materiale senza valore.
Senza valore! Cieco! Due occhi lo fissano senza far trasparire alcuna emozione. Aspettano.
Le ricchezze passano da una mano all'altra ma se non sono riconosciute sono invisibili.
C'è un indirizzo in una busta. Lo scrupolo ha il sopravvento e tutto il plico viene imbucato per essere rispedito al precedente proprietario.
Da qualche parte il cellulare squilla.

Altro tempo dovrà ancora passare perché un pesce abbocchi. Non c'è fretta, il pescatore aspetta e continua a spostare la sua puntata, a percorrere la sua ragnatela.
Altri plichi con lo stesso segreto sono in giro da molto tempo, qualcuno ha decifrato la "regina del buio" e ora si "gode" la sua ricchezza, la sua schiavitù, la sua oscurità.

Uomini che stanno perdendo una fortuna o uomini che stanno guadagnando, senza consapevolezza, la loro libertà?

(liberamente tratto da un sogno del 1/7)

venerdì 2 marzo 2007

L'uomo che si credeva un mostro

Conoscete la storia del brutto anatroccolo? E quella dell'aquila che si credeva un pollo? Pure Frankenstein è nelle vostre corde?
Bene, non ne dubitavo; se avete voglia di trascorrere qualche minuto su questa pagina, ve ne racconto un'altra.

C'era una volta il Medio Evo ricco di magie e di suggestioni, di streghe e alchimisti, di infusi misteriosi e terre sconosciute.

Genesis, viveva in un castello. Considerando l'instabilità dei tempi era uno dei posti più sicuri cui si potesse desiderare di vivere. Un microcosmo privilegiato, dove il cibo e una coperta non mancavano mai. Poteva ritenersi fortunato e, a dir la verità, se lo ripeteva spesso: "Sono stato fortunato, sono circondato da persone che mi vogliono bene".

Purtroppo per lui, non aveva fatto i conti con un antico maleficio che una strega maligna gli aveva lanciato quando, ancora bambino, era appena arrivato da lontane campagne assolate.

Con la scusa di accarezzarlo, la megera lo aveva pizzicato nella guancia e, quel vistoso neo che era cresciuto con lui, era invece la spina del suo futuro tribolare.

Come tutti sanno questi sortilegi si attivano automaticamente con il raggiungimento della maggiore età.

Se sono riuscito a trattenervi fin qui, è il momento di spiegare qual'era il suo effetto.

Premesso che Genesis era una persona sensibile, che sapeva ascoltare a fondo le persone, che si immedesimava nelle loro storie e nei loro racconti, bisogna riconoscere che una cosa è partecipare di un'emozione altrui, un'altra è essere espropriati da se stessi!

La prima volta fu davanti al fuoco, Genesis aveva superato da tre giorni la maggiore età. Era una di quelle sere umide d'autunno che al castello si passavano in un grande camerone riscaldato dal camino e illuminato dai bagliori della legna che schioppettava ardita.

Si raccontavano i fatti del giorno, un po' come un TG della sera 'ante literam'.

Quel giorno un mezzadro che lavorava i campi aveva in serbo una storia terribile: una donna era stata violentata e lasciata morire accanto ad un casolare. L'assassino era stato individuato e le guardie del Principe erano alla sua ricerca.

Genesis sussultò in preda all'angoscia, pensando tra sé: "Mi hanno scoperto, ora mi imprigionano!". Passò il resto delle ore in una specie di nebulosa mentale, finché non fu solo nella sua stanza.

In realtà il nostro amico, ricordava perfettamente tutte le azioni compiute quel giorno. Sapeva di non essere neanche uscito dal castello e, il luogo del delitto era ad oltre cinque miglia. Non poteva essere stato lui, neanche se fosse stato in preda ad una amnesia. Eppure si sentiva il colpevole, si sentiva capace di poter commettere l'atroce delitto, soprattutto aspettava da un momento all'altro che le guardie bussassero alla sua porta e lo prelevassero per gettarlo nelle terribili prigioni. Naturalmente nulla di tutto questo avvenne e lui, lentamente, cercò di dimenticare quella brutta serata.

La seconda volta, fu nuovamente preso alla sprovvista. Stava svolgendo i suoi impegnativi compiti quotidiani, quando raccolse il pettegolezzo di due serve. Due bambini erano scomparsi. Senza dubbio rapiti per essere rivenduti come schiavi nei mercati d'oltremare. Un colpevole era stato giustiziato seduta stante ed erano in corso le indagini per scoprire gli altri della banda.Per Genesis, ascoltare e scappare fu un tutt'uno. Gli sembrava tanto incredibile, quanto reale. Lui era sicuro di essere uno di quei delinquenti innominabili.


Da allora gli episodi si ripetettero in modo irregolare ma frequente. Un grave ammanco nelle provviste era stato scoperto ed enormi quantità di cibo erano state rivendute alla borsa nera. Una banda di cospiratori aveva tramato contro la vita del Principe. Orge omosessuali erano state scoperte e severamente represse.
E ogni volta Genesis, a dispetto della realtà dei fatti, si sentiva il diretto interessato. Era come se il mitico vaso di Pandora, si aprisse ogni volta, strabordando e imbrattandolo di gesti miserevoli, sentimenti spregevoli, azioni mostruose.
Ecco, Genesis, in quei momenti pensava di essere un mostro. Pensava soprattutto di essere "Diverso".
E più si sforzava di essere "Più-Uguale", irrigidendo i suoi pensieri e i suoi desideri, più si riprometteva di essere "Perfetto", con comportamenti sociali e morali tanto apprezzati dai suoi amici e conoscenti, tanto più l'angoscia di credersi "un mostro pronto a scatenarsi" si rafforzava nascostamente.

Non sapeva e non immaginava di essere sotto l'effetto di una maligna magia che imprigionava la sua mente e il suo cuore. Ma sappiatelo! anche le più devastanti magie non possono annullare fino in fondo la verità della propria anima. Genesis, in qualche parte del suo profondo istinto aveva ancora una chance. Come il residuo di un puzzle che aspettava di incontrare il suo pezzo gemello per riconoscersi e ritrovarsi.
Capitò. Erano passati anni ma capitò.
Non era una fata né un mago. L'Ascultante si mise a fianco di Genesis ed esplorò con lui ogni parte del suo essere.
Finché l'attenzione non cadde su quel grosso neo. Eccolo, profondo, radicato, inasportabile.
L'Ascultante aveva il rimedio e Genesis partì per un lungo viaggio oltre le mura del castello, oltre le campagne assolate, oltre i mari, oltre il confine della sua conoscenza.
Ogni giorno l'Ascultante consegnava all'uomo un medicamento da applicare in qualche parte del corpo. Raramente, direttamente sul neo.
Il rimedio non era strappare con violenza; il rimedio era riconoscere la presenza del neo, trovare i punti nascosti di contatto con l'anima.
Genesis contemporaneamente smise di produrre quello sforzo disumano per diventare "Uguale". Aveva, ora, le sue "Diversità" da coltivare, quelle che lo rendevano unico e irripetibile da ogni altra creatura vivente.
Capì che l'Universo vive sulla diversità, che tutto fu Creato grazie all'esistenza di una minuscola diversità, che il Futuro è diversità.
Che la diversità genera fiumi creatività, che la diversità contiene i germi della fecondità.
Quando fece ritorno al castello, fu accolto con la simpatia di sempre da amici e amiche.
Genesis, seguendo il suo istinto e la sua ragione insieme finalmente compagni di viaggio, trovò presto una donna con cui sposarsi e avere figli.
L'orto ideale per coltivare due diversità.
Si dice che ogni tanto, i due, passavano qualche ora a guardarsi reciprocamente i nei e che addirittura ridevano insieme.

mercoledì 21 dicembre 2005

Dodici anni fa a Mallare

Si dice: quando muore una mamma si accende una stella in cielo.

E' romantico ma non è credibile, è stonato con il dolore e il crudo che si prova, sembra una favoletta fuori posto.

Il ricordo corre.


Dodici anni fa ero con MariaTeresa, testimone del matrimonio fra Pierpaolo e Lorenza, in un incantevole paesino dell’entroterra ligure. Partecipavamo della gioia di due ragazzi che durante tutto il loro fidanzamento avevano condiviso con noi il racconto dei loro primi approcci, la crescita del loro rapporto e del loro amore, le domande, i dubbi, le speranze, il progetto che si andava delineando per la loro vita.

Quel giorno noi avevamo già i nostri tre bambini che sgambettavano, mentre loro si dichiaravano “PER SEMPRE”.
E tre bambini sarebbero arrivati anche per Pierpaolo e Lorenza.
Ieri ho visto i loro tre bambini, nel piazzale della chiesa, dietro la bara della mamma, forti ma probabilmente ancora inconsapevoli del Distacco e ho visto Pierpaolo fronteggiare con forza e con piena dignità l’arrivo di un dolore accecante.
Soprattutto ho avverito in lui la consapevolezza di chi sa di non essere solo, che gli amici e le amiche lo accompagneranno con discrezione e calore finchè sarà necessario e sosterranno l'inevitabile percorso interiore per assorbire il più terribile "Cambiamento".

lunedì 28 novembre 2005

L'elefante e il cagnolino

Io faccio parte di quelle persone che sono sensibili al giudizio che gli altri gli attribuiscono.

Certo c'è gente e gente. Una cosa è preoccuparsi per ciò che pensano i propri familiari, un'altra è il primo automobilista che ti incrocia, un'altra ancora il proprio capo, un'altra i vicini di quartiere.
De Mello risolve la questione con la storiella dell'elefante sceso in città:
"L'elefante va per la sua strada senza neppure curarsi di osservare ciò che la gente pensa o fa, mentre il cagnolino abbaia a ogni altro cane che incontra e alla gente che proviene dalla direzione opposta".

Temo che il mio concetto di elefante e quello dello scrittore non coincidano, perchè così descritto mi richiama alla mente una di quelle persone che passano nella vita incapaci di comprendere che oltre se stessi esistono "gli altri".
Ma DeMello sta parlando con un suo allievo che è ben lontano dal somigliare all'elefante. Allora considerando che questi tipi di "elefanti" non si pongono certo questi problemi, il messaggio sembra rivolto a tutti gli altri:
- Ciò che vali, le tue sicurezze, le tue capacità dipendono da te stesso. Se saprai far crescere questa consapevolezza potrai andare con la serena e bonaria forza di un pachiderma, che non si cura delle critiche, dei pregiudizi, delle piccinerie, che non richiede improbabili approvazioni da persone che non hanno il titolo per darne.

lunedì 7 novembre 2005

6 Novembre 2005

Ci sono giorni che devi fissare nella memoria perchè arrivano cambiamenti che non ti aspetti.
In questo caso sono segnali di maturità e consapevolezza di un progetto di vita responsabile. Ma ci sono voluti molti minuti per metabolizzare la portata dell'annuncio ricevuto:
Marianna e Dario hanno deciso di sposarsi il prossimo Giugno 2006.

giovedì 29 settembre 2005

L'eredità disputata

(sogno)

Un uomo molto ricco è morto. Sono veramente molti quelli che vorrebbero prendere possesso della sua eredità. Ci sono dispute, discussioni legali, ricerche di prove, pile di documenti che passano di mano in mano.
Fra quei fascicoli c'è il pezzo di carta giusto, quello che farebbe diventare milionario il suo possessore, se solo sapesse di averlo davanti agli occhi, ma non è facile riconoscerlo, la fortuna passa di mano in mano, da ufficio ad ufficio senza essere riconosciuta.
Ma la ricerca continua tra sospetti e diffidenze che trasformano gli eventi in una caccia, fra inseguimenti per le strade e le piazze del borgo, irruzioni in appartamenti arrampicati sui tetti e pedinamenti.

Uno di questi uomini, improvvisamente si ferma al centro della piccola piazza circondata da antiche case ristrutturate con tenui colori e ornate da balconi fioriti.
Si ferma e improvvisamente una grande rivelazione lo illumina, più che altro una grande consapevolezza: c'è l'amore della sua vita e sa chi è; contemporaneamente mettendo insieme tutte le informazioni raccolte fino a quel momento, capisce che l'eredità che sta cercando non ammonta a due milioni, ma una cifra ancora più astronomica, una cifra che potrebbe totalmente cambiare la vita: duemila milioni!

domenica 25 settembre 2005

Ogni giorno introdurre qualcosa di nuovo

Dovete continuare a crescere e a progredire. Ogni giorno dovete introdurre qualcosa di nuovo nella vostra vita. La vostra responsabilità principale è nei confronti di voi stessi. Se non la pensate così, non potete dare niente a nessuno. Potete dare soltanto ciò che avete. Se diventate vivi, se attraversate il mondo a passo di danza, facendo cose pazze, diventate affascinanti. È l'affinità che ci avvicina, ma è la novità che ci tiene insieme. Siate saggi, siate stimolanti, siate eccitanti, condividete idee nuove, crescete, progredite, evolvetevi. Non siate mai prevedibili!

By Leo Buscaglia

Secondo me occorre però una precisazione: il "dovete continuare a crescere..." non può essere un imperativo interno, altrimenti diventa perfezionismo e onnipontenza, che si trasforma in frustazione e ansia per poi lasciare depressione e sfiducia.
In altri parti del suo messaggio Buscaglia esalta il valore della CONSAPEVOLEZZA verso se stessi.
E' attraverso questo canale che ogni giorno si può introdurre qualcosa di nuovo nella propria vita.
Sapete a cosa penso?
Cambiare i biscotti con cui si fa colazione, una piccola deviazione nel percorso abituale per andare al lavoro, salire a piedi al terzo piano invece che aspettare l'ascensore, uscire a portare la spazzatura invece di delegare un figlio...