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martedì 30 agosto 2016

Non uccide il sisma ma opere dell'uomo

Ascoli Piceno

“SIGNORE, MA TU DOVE STAI? NOI QUI ABBIAMO PERSO TUTTO”

Rieti 

"La domanda 'dov'è Dio?' non va posta dopo, ma prima e comunque sempre per interpretare la vita e la morte" ha detto il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, nell'omelia della messa funebre ad Amatrice. "Come pure va evitato di accontentarsi di risposte patetiche e al limite della superstizione. Come quando si invoca il destino, la sfortuna, la coincidenza impressionante delle circostanze". I terremoti esistono da quando esiste la Terra, ha proseguito monsignor Pompili. "I paesaggi che vediamo e che ci stupiscono per la loro bellezza sono dovuti alla sequenza dei terremoti. Le montagne si sono originate da questi eventi e racchiudono in loro l'elemento essenziale per la vita dell'uomo: l'acqua dolce. Senza terremoti non esisterebbero dunque le montagne e forse neppure l'uomo e le altre forme di vita. Quindi ha concluso: "Il terremoto non uccide. Uccidono le opere dell'uomo"



Come non condividere queste parole? Come non "ritrovarsi" in questa Chiesa "non convenzionale" che non si trincera in risposte da manuale, che non evoca punizioni e sponsorizzazioni divine del dolore. 
Dov'è Dio? Con me, con noi perché viene prima del dolore e della morte. 
Grazie ai Vescovi di Ascoli e Rieti.


mercoledì 16 ottobre 2013

Cambiare: è quasi impossibile o molto facile?

Cambiare è nello  stesso tempo quasi impossibile, un po' più difficile, non è difficile, è molto facile...dipende da cosa vogliamo cambiare!

Benvenuto Vasco fra quelli che hanno la consapevolezza che si può cambiare solo se stessi.....faresti la rivoluzione.

Mica poco! Infatti Cambia - Menti.




Cambiare macchina è molto facile
Cambiare donna un po' più difficile
Cambiare vita è quasi impossibile
Cambiare tutte le abitudini
Eliminare le meno utili
E cambiare direzione
Cambiare marca di sigarette
O cercare perfino di smettere
Non è poi così difficile
È tenere a freno le passioni
Non farci prendere dalle emozioni
E non indurci in tentazioni
Cambiare logica è molto facile
Cambiare idea già un po' più difficile
Cambiare fede è quasi impossibile
Cambiare tutte le ragioni
Che ci hanno fatto fare gli errori
Non sarebbe neanche naturale
Cambiare opinione nonè difficile
Cambiare partito è molto più facile
Cambiare il mondo è quasi impossibile
Si può cambiare solo se stessi
Sembra poco ma se ci riuscissi
Faresti la rivoluzione
Vivere bene o cercare di vivere
Fare il meno male possibile
E non essere il migliore
Non avere paura di perdere
E pensare che sarà difficile
Cavarsela da questa situazione

mercoledì 10 luglio 2013

Una luce illusoria?

Le encicliche sono sempre documenti molto rigorosi, devono durare nel tempo e quindi seguono un attento schema logico dove ogni parola è ben pesata.
L'ultima enciclica ha però una introduzione scritta direttamente da Papa Francesco.
Queste prime pagine si leggono di un fiato  come un romanzo ben scritto che scorre veloce.

La Luce della Fede. Ma la Fede è una luce?
Ecco quello che ho capito io.




L'uomo fin dall'antichità ha identificato nella Luce la fonte della Vita e il Sole, divinità che compare ripetutamente nel mondo pagano, identificava bene questa esigenza.
Il sole però non raggiunge tutte le tenebre, non è in grado di illuminare il buio della morte.


«Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre»
(Gv 12,46).
I primi cristiani vedono Cristo come il vero sole, «i cui raggi donano la vita». Chi crede, vede; vede con una luce che illumina tutto il percorso della strada, perché viene a noi da Cristo risorto, stella mattutina che non tramonta.


Una luce illusoria?

Nell’epoca moderna si è pensato che una tale luce ... non servisse per i nuovi tempi, per l’uomo diventato adulto, fiero della sua ragione, desideroso di esplorare in modo nuovo il futuro.
In questo senso, la fede appariva come una luce illusoria, che impediva all’uomo di coltivare l’audacia del sapere .... Il credere si opporrebbe al cercare...La fede sarebbe allora come un’illusione di luce che impedisce il nostro cammino di uomini liberi verso il domani.



In questo processo, la fede ha finito per essere associata al buio. Si è pensato di poterla
conservare, trovando uno spazio dove convivere con la luce della ragione. Lo spazio per la fede si apriva lì dove la ragione non poteva illuminare, lì dove l’uomo non poteva più avere certezze. 
La fede è stata intesa allora come un salto nel vuoto che compiamo per mancanza di luce, spinti da un sentimento cieco; o come una luce soggettiva, capace forse di riscaldare il cuore, di portare una consolazione privata, ma che non può proporsi agli altri come luce oggettiva e comune per rischiarare il cammino.


Poco a poco, però, si è visto che la luce della ragione da sola non riesce a illuminare abbastanza il futuro; alla fine, esso resta nella sua oscurità e lascia l’uomo nella paura dell’ignoto. 
E così l’uomo ha rinunciato alla ricerca di una luce grande, di una verità grande, per accontentarsi delle piccole luci che illuminano il breve istante, ma sono incapaci di aprire la strada. Quando manca la luce, tutto diventa confuso, è impossibile distinguere il bene dal male, la strada che porta alla meta da quella che ci fa camminare in cerchi ripetitivi, senza direzione.


Una luce da riscoprire
È urgente perciò recuperare il carattere di luce proprio della fede, perché quando la sua fiamma si spegne anche tutte le altre luci finiscono per perdere il loro vigore. La luce della fede è infatti capace di illuminare tutta l’esistenza dell’uomo.

Personalmente mi sento espresso in questa ricerca, risponde alla mia necessità, che non si spegne anche se sono già nell'anno dei sessanta, di capire il perché, lo scopo, il motivo ultimo per il quale esisto.

domenica 26 maggio 2013

Ricarica completa delle pile: istruzioni per l'uso

A distanza di un anno eccomi di nuovo alla Certosa di Pesio. 

Ci sono momenti in cui bisogna ricaricare le batterie: questa volta pieno totale!

Finalmente libero da quell'ansia interiore per la quale hai sempre qualcosa da fare; testa bassa al lavoro davanti al monitor scrivendo procedure aziendali o la sera trovando sempre qualcos'altro da fare pur di non spegnere la luce (magari l'ultima partita a Ruzzle) o lasciandosi travolgere dall'impressione di essere un pendolo che oscilla senza tregua da Roma a Genova e viceversa, o trasformando anche i pochi momenti di preghiera in una corsa verso l'amen finale.

Un giorno in monastero ti costringe a scendere dal treno freccia-compulsiva; c'è l'immediata percezione che puoi finalmente prenderti il tuo tempo; che hai un'ora e poi ancora un'altra e un'altra ancora, tutto quello che ti serve, per arrivare ad ascoltare il rumore dei tuoi pensieri, per rimuginare come un erbivoro e fare tue le riflessioni che ti vengono proposte, per poter intonare la voce con il lento canto dei salmi che ti placa,  per poter condividere le emozioni con la tua compagna-di-viaggio. 
Se poi, come oggi, ti capita una di quelle giornate dove lo scenario della natura è da urlo per l'azzurro del cielo, le sfumature di verde degli alberi e il bianco delle Alpi Marittime, allora si scatena un effetto domino e la giornata diventa di quelle da incorniciare in un quadretto.

Ma la cosa più bella è stata conoscere padre Daniele. Non avrei dovuto conoscerlo perché lui avrebbe dovuto essere già in Mongolia dove è missionario. Invece con suo grande rammarico e mia grande fortuna, problemi burocratici di visto lo hanno fermato in Italia.

Difficilmente i missionari sono degli ottimi "oratori". Infatti il suo parlare è come rovesciare di colpo un bottiglione pieno d'acqua che fa Bloo, bloo , glu, glu e si formano bolle d'aria e risucchi che rendono l'uscita dell'acqua irregolare e dirompente nello stesso tempo, efficace!



E' gente che non ha niente di cui vantarsi e ti racconta che" volevo fare qualcosa di bello nella mia vita...ma avevo paura..". ora celebra Messa in una Gher (in russo Yurta)
 e dialoga con i monaci buddisti. Io sono un monaco di Gesù dice loro nella loro lingua per farsi capire.





Parla della preghiera e cita tanti autori fra cui anche S.Agostino commentando un brano del Vangelo di Giovanni (17,18) su dove è Dio: "..si deve allontanare dall'anima ogni idea di immagini corporali, ogni cosa che rappresenti alla mente l'idea di lunghezza, di larghezza, di spessore, qualsiasi cosa che abbia un colore dovuto alla luce materiale, o che sia estesa nello spazio, finito o infinito che sia.....non bisogna mettersi a cercare dove sia ... perché nessuno può trovare un luogo dove non sia..."


Sono riuscito a fare una passeggiata con lui e ho scoperto che è un ingegnere...mi pareva che ci fosse una sensibilità comune! E poi mi ha dato tanti altri consigli sulla mia vita, sulle mie paure, sull'imparare a perdonare... ma questa è un'altra storia.












domenica 19 maggio 2013

Una ventosa domenica di Maggio a Mornese, come sul lago di Galilea.

Mornese è un piccolo paese nelle colline del basso Piemonte, vicino ad Ovada. E' anche il posto dove è nata una santa, conosciuta più all'estero che in Italia: Maria Domenica Mazzarello.

Stamattina, nonostante le cattive previsioni meteo, il vento teso ha contribuito a spazzare il cielo e concedere una giornata fredda ma azzurra e lì oggi ho partecipato a un incontro con Paolo Curtaz.

Sono incontri molto semplici: Paolo parla commentando il Vangelo di Marco, poi si hanno a disposizione spazi di tempo adeguati per il silenzio e la riflessione personale poi si ricomincia....
La differenza non la fa l'originalità dell'agenda ma il contenuto. Non che Paolo sia un "leader" nel senso classico, non che sia un trascinatore...anzi, con la sua aria da valdostano, semmai, ti trasmette un senso di pacatezza, di raccoglimento.
La differenza sta tutta nella capacità di spiegarti i fatti descritti nel Vangelo ricostruendo con competenza il contesto originale, il significato delle parole usate, puntando dritto al messaggio che lo scrittore intendeva trasmettere, non come può essersi modificato nel corso dei secoli per successive interpretazioni. 
Ti ritrovi ad ascoltare, ma in realtà vedi davanti a te come la scena di un film che scorre davanti ai tuoi occhi.
Qui ora io traduco così come ho colto e ricordo....

In questo caso la scena è quella successiva al miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci.
In seguito a quell'episodio, Gesù era un po' deluso dai suoi apostoli perché non avevano compreso il fatto dei pani. Li aveva costretti a prendere la barca e aveva anche indicato il posto dove si sarebbero rivisti, mentre lui era rimasto solo a ripensare agli ultimi avvenimenti e a pregare.
Ma gli apostoli sono in difficoltà, hanno capito che al di là dell'euforia che li aveva contagiati nei giorni precedenti, c'è qualcosa che non va, qualcosa che non riescono a comprendere; il loro cuore è indurito. In questo stato d'animo li sorprende un forte vento contrario che non riescono a contrastare con i remi; è sera: la stanchezza e il panico si sta facendo largo nel gruppo.
In questa situazione Gesù decide di intervenire, lo fa per aiutarli, per incoraggiarli ma il risultato è che questi si spaventano ancora di più. Pensano di vedere un fantasma che cammina sulle acque, non riconoscono che è il loro Maestro.

Il viaggio previsto sfuma, si torna indietro al punto di partenza...io mi vedo la scena del ritorno vissuta come  un fallimento, uno stop, la paura e l'incomprensione hanno avuto il sopravvento.

Qualcuno forse, oltre al sottoscritto, ci si ritrova in questo stato d'animo.
Quante volte, trascinato dall'entusiasmo, dalla voglia di fare, di cambiare e voler cambiare, mi sono invece ritrovato in quello stato d'animo che si riassume bene con l'immagine di una tempesta che ferma lo slancio, e lì riconosco di non aver capito i fatti "del pane e dei pesci". 

Cioè non ho capito che il vero cambiamento è la compassione, il con-patire, il condividere quello che si ha. Altro che ansia per lo spread che va su o giù e per il lavoro precario...

mercoledì 8 maggio 2013

Musica per le mie orecchie: "i cristiani costruiscano ponti, non muri"




“Un cristiano deve annunziare Gesù Cristo in una maniera che Gesù Cristo venga accettato, ricevuto, non rifiutato.  Paolo non dice agli ateniesi: ‘Questa è la enciclopedia della verità. Studiate questo e avrete la verità, la verità!’. No! La verità non entra in una enciclopedia. La verità è un incontro; è un incontro con la Somma verità: Gesù, la grande verità. Nessuno è padrone della verità. La verità si riceve nell’incontro”.

“Il cristiano che vuol portare il Vangelo deve andare per questa strada: sentire tutti! 
Ma adesso è un buon tempo nella vita della Chiesa: ... perché io ricordo quando bambino si sentiva nelle famiglie cattoliche, nella mia: ‘No, a casa loro non possiamo andare, perché non sono sposati per la Chiesa, eh!’. Era come una esclusione. No, non potevi andare! O perché sono socialisti o atei, non possiamo andare. Adesso - grazie a Dio – no, non si dice quello, no? Non si dice quello no? Non si dice! C’era come una difesa della fede, ma con i muri: il Signore ha fatto dei ponti. 
Primo: Paolo ha questo atteggiamento, perché è stato l’atteggiamento di Gesù. 
Secondo: Paolo è consapevole che lui deve evangelizzare, non fare proseliti”.
 
Eppure, frequentando le comunità cristiane e anche ...  ascoltando qualche monsignore, ancora oggi si sbatte la testa contro atteggiamenti di grande chiusura, di giudizi sferzanti e inappellabili, di rigidità che negano un reale dialogo e pretendono di imporre la Verità come una legge. Perché c'è un aspetto che spesso si trascura nel considerare il "dialogo".

Ascoltare e dialogare persone che hanno idee diverse dalle proprie, significa esporsi ai dubbi, soffrire per eventuali rigidità o l'animosità che si potrebbero subire, significa non smettere di interrogarsi, approfondire senza risparmio le ragioni della propria fede, approfondire il messaggio dei Vangeli, significa fare delle proprie debolezze la propria forza...

Ma ora che queste cose le dice il Papa, e le dice con la semplicità e con il linguaggio di tutti i giorni....

domenica 10 febbraio 2013

Dove stanno andando?


Qualche giorno fa, casualmente, guardando il TG3-Lazio mi sono imbattuto nella presentazione di una mostra di dipinti dal titolo  "il cammino di Pietro" che è stata aperta a castel Sant'Angelo.
Quando nello schermo è passata l'immagine di questo quadro, è stato un colpo di fulmine. Qualcosa di istintivo e primordiale si è affacciato alla mia coscienza attirandomi verso lo sguardo di Pietro. 

Oggi, finalmente ho avuto il tempo di riannodare i fili di questo pensiero che era rimasto sconnesso.

Ecco qui l'immagine. Se mi fermo a fissare l'espressione di Pietro, i suoi occhi, le sue labbra, la posizione delle sue mani e del suo corpo, la luce che illumina il volto, i suoi capelli disordinati allora  mi sembra di poter leggere come in libro i suoi sentimenti più profondi.


EUGENE BURNAND
Moudon (Svizzera) 1850 - 1921 
“IL MATTINO DELLA RESURREZIONE”


Questo dipinto è normalmente esposto a Parigi, Musée d’Orsay.
In un commento ho letto, di questo pittore (protestante), che "i suoi dipinti “parlano” anche a chi non è credente". Qui sotto riporto qualche stralcio.


"Vediamo due uomini che stanno correndo nella luce verso un’alba dorata. Corrono nella direzione contraria al normale andamento del sole: da destra verso sinistra; fa pensare a un ritorno, a un ripensamento, a una revisione di un qualcosa di già incontrato. Stanno tornando indietro per iniziare tutto da capo, dal principio. Dove stanno andando? Quale esperienza di segno opposto ma della stessa intensità potrà mai farli ripartire di nuovo in una direzione contraria a questa? 
Pietro è leggermente più indietro di Giovanni ; la fronte è corrugata, le sopracciglia inarcate, la barba irsuta, i capelli scarmigliati dal vento. Si sta interrogando, ma i suoi occhi non guardano in un punto preciso: in lui è rimasto un vuoto da colmare. Aveva per Gesù un attaccamento appassionato, irruento ed intenso; tendente ad esprimersi in modo possessivo e violento. Ciò gli causò vari rimproveri da parte di Gesù. Ora sta vivendo in sé il dramma dell’umiliazione, del rinnegamento, l’amarezza del peccato e il senso della propria meschinità. Il suo volto rivela inquietudine, angoscia, incredulità, sorpresa inaspettata. 
Il cielo è luminoso; i colori sono quelli dell’alba, rosa, violetto, arancione, giallo. Se guardiamo negli occhi di questi due discepoli, soprattutto di Giovanni, vi scorgiamo dello stupore e della meraviglia. 
Il cristianesimo non è una dottrina, non è una teoria di ciò che stato e di ciò che sarà un’anima umana, bensì una descrizione di un evento reale nella vita dell’uomo”. 

venerdì 23 novembre 2012

Chi è, di dove viene?

L'origine di Gesù è insieme nota ed ignota [...] Gesù interrogherà i suoi discepoli dicendo: "la gente chi dice che io sia? [...] voi, chi dite che io sia?"
Chi è Gesù, di dove viene? Le due domande vanno inscindibilmente insieme.


Lo scopo dei quattro Vangeli è quello di rispondere a queste domande. Sono stati scritti proprio per darvi una risposta.


da L'infanzia di Gesù di Joseph Ratzinger

sabato 1 settembre 2012

Il volto luminoso della Chiesa

Mi piacerebbe scrivere qualcosa di speciale per testimoniare il mio amore verso il card. Martini. Tante pagine dei suoi libri mi hanno fatto trasalire perché facevano vibrare i miei sentimenti più profondi. Quell'ostinata insistenza a non voler dividere il mondo fra credenti e non credenti, quella ricerca senza prevenzione e pregiudizio intorno alla fede...

Il card. Martini è stato per me uno dei rappresentanti di quel folto plotone di testimoni che formano il volto luminoso della Chiesa, da contrapporre ai lati meno edificanti.

Purtroppo non sono capace di scrivere qualcosa di speciale, allora, molto malamente, faccio esercizio di "tagliare e cucire" qualche frase che ho trovato in giro; ma volutamente evito di aggiungere la fonte... perché il Card. Martini è veramente di Tutti e se c'è una cosa, proprio una, che mi ha dato fastidio in questi due giorni, è stata l'affemazione in TV di un giornalista (non vi dico né rete, né nome) che l'ha definito "di sinistra".

Ora il card. Martini è una posizione privilegiata perché il creato e il non-creato non hanno più misteri per lui: è accanto a noi, qui dietro l'angolo della materia e dell'energia che costituiscono l'universo che conosciamo; conosce le domande giuste per ottenere le risposte ai nostri perché...allora per favore:

Prega per noi, pensa a noi!



Citazioni non citate:

"disponibilità a «dialogare con il mondo della scienza, della tecnologia, a confrontarsi con i non credenti, con i credenti delle altre fedi. Con la fiducia che dal dialogo con gli altri ci sia sempre da imparare»."

"La “cattedra dei non credenti” era seguita da migliaia di persone, soprattutto giovani che affollavano ogni angolo del Duomo, per ascoltare il cardinale confrontarsi con chi non aveva il dono della fede ma era aperto, comunque, al dialogo e alla trascendenza."

"In lui, si ebbe la testimonianza della possibile alleanza fra fede e ragione: «La cultura tende a contrapporle, mentre la ragione è sempre cammino verso il senso della vita."

"chi ha fede deve riconquistarla; questo è il compito del cristiano e in particolare del vescovo, successore degli apostoli: mettere la sua fede al servizio degli altri, quindi metterla in gioco e insieme agli altri, insieme alle pecore smarrite, riconquistarla."

"Nelle ultime ore al suo capezzale venivano lette in continuazione le Beatitudini, come lui stesso aveva chiesto."

 "com’era stato per Giovanni Paolo II, il Papa che l’aveva voluto vescovo. «La malattia si è evoluta nel modo più naturale possibile» e «non vi è stato alcun accanimento terapeutico»,  Il cardinale è stato «sempre molto scrupoloso nell’assumere farmaci e non ha mai detto "questo non lo voglio"»; «seguiva una terapia molto complessa ma non era attaccato ad alcuna macchina». La sua posizione sull’accanimento terapeutico «era nota». Era di contrarietà. Era quella della morale cattolica. Ed è stata rispettata."

"ma anche uomo che aveva acquisito in sé il Concilio"

"Martini usava una espressione: «Il non credente che è in me», che rende bene la tensione di molti cristiani oggi: divisi tra la fede ereditata e una cultura dominante che tende a negarla.
Questa parole indicano qualcosa che ci accompagna fino all’ultimo giorno, perché la tentazione contro la fede è sempre possibile. Santa Teresa di Lisieux prossima alla morte fu tentata da un materialismo radicale. Questa espressione  dice dunque di qualcosa di molto forte e vero: non siamo mai definitivamente consolidati nella fede. Il che non significa negare la distinzione fra il credere e il non credere. La differenza invece è profonda: con Dio o senza Dio, infatti, cambia tutto."

"La profonda convinzione della assolutezza del cristianesimo. Se Gesù fosse un maestro come ce ne sono tanti altri, perché uno si dovrebbe dire cristiano? Martini, questa sua fede così profonda, rigorosa, ancorché percorsa da timori e tremori, ha saputo viverla, non solo testimoniarla, fino a produrre dialogo, confronto, comprensione, misericordia. È una fede, la sua, che si è fatta prossimo. Tutt’altro che: vogliamoci bene, abbracciamoci insieme perché siamo tutti uguali."


domenica 26 giugno 2011

Mi fido di te

Dopo aver ascoltato un paio di conferenze di Paolo Curtaz ed essere rimasto incollato alla sedia per tutto il tempo con i sensi tesi a non perdere nessun passaggio del suo discorso (commentava alcuni brani del Vangelo di Giovanni), ho deciso di leggere il suo ultimo libro "Perche restare cristiani" (Mondadori).
Vorrei far notare che non c'è il punto interrogativo. Il titolo non è una domanda, è una risposta!

Casomai, le domande sono altre: "perchè la Chiesa, maestra di cose spirituali, non sa (più) parlare al cuore delle persone? Perchè non riesce ad essere credibile?
Ma sia ben chiaro nessuna polemica, nessun rancore; in un percorso di semplificazione a togliere il superfluo, meglio concentrarsi sul perchè credere e a quale Dio credere.
Rinuncio a fare una sintesi, vorrei solo appuntare alcune frasi che mi hanno mosso qualcosa dentro.
Non ho paura a scrivere che nonostante di una vita trascorsa in movimenti, gruppi e parrocchie le ragioni del mio credere sono sempre un capitolo aperto.


Tutta la nostra vita è un susseguirsi di atti di fiducia...molte delle persone che incontro credono in Dio, o così pensano, ma in un Dio che non ha quasi nulla a che vedere con il Dio di Gesù Cristo.
Tuttavia anche fra quelli che dicono di non credere, alla fine trovo persone che non credono in un Dio che non ha nulla a che vedere col Dio di Gesù Cristo. E fanno benissimo a non crederci.
...
Io non credo in Dio, credo nel Dio di Gesù Cristo.
Mi fido di quello che ha detto Gesù, rifletto su ciò che egli ha detto di Dio e di sé.

...Dio, per poter creare l'universo, ha dovuto ritrarsi, fare un po' di spazio, tirare indietro la pancia...l'universo è pieno dell'assenza di Dio.
...una sua caratteristica: egli è l'innamorato rispettoso che non si impone...L'amore è per sua definizione libero e lascia l'amato libero di corrispondere all'affetto di chi lo ama.
Se Dio c'è non può essere che nascosto.Nascosto ma incontrabile...
L'eccedenza che trovo in me mi rimanda a una dimensione che devo attivare...addestrare e far crescere.
...

Il cristianesimo non ha mai calcato troppo la mano sulla razionalità: preferisce parlare di ragionevolezza della fede. Non è irrazionale la fede, ma l'approccio solo razionale non è sufficiente per portare alla fede.
 

Mi fido di te...cosa sei disposto a perdere; la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare, recita una canzone di Jovanotti.