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Appunti sparsi per documentare come si cambia; non perchè il tempo che passa ci invecchia, ma perchè ognuno può assecondare un profondo e intimo movimento interno. Cambiare è svelare progressivamente se stessi, essere consapevole delle proprie passioni, illuminare le relazioni con le persone che si amano.
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lunedì 8 aprile 2013
lunedì 29 giugno 2009
Volersi bene fa star bene
Sembra uno di quei teoremi di logica che si studiano a scuola:
"Una relazione soddisfacente riduce gli effetti negativi dello stress sulla nostra salute. Ma una relazione insoddisfacente, invece, li amplifica".
(Repubblica 29/06/09)
Invece si sta parlando della relazione interpersonale in una coppia e lo stess di cui si parla è quello accumulato durante la permanenza al lavoro.
La nota positiva di queste notizia è che è l'affermazione è frutto di uno studio psicologico su 900 persone condotto all'università di Goteborg da Ann-Christine Andersson Arntén.
Dopo essere stato sottoposto ad uno stess un corpo deve recuperare e ricaricarsi. Se non c'è la possibilità di recuperare le riserve del corpo si svuotano e la salute ne risente.
Si potrebbe dire che volersi bene fa da cuscinetto nei confronti dello stress, purchè lo stress non sia generato all'interno della coppia stessa...

Poichè, sempre Repubblica (01/12/2008) , aveva citato un'altro studio secondo il quale le scappatelle hanno una funzione antistress, (che visione miope) la nuova indicazione mi sembra un deciso passo in avanti.
L'attuale situazione di crisi economia con le crescenti paure sulla perdita del posto di lavoro, amplifica l'attualità di questo studio e, secondo me, amplifica pure la lungimiranza della dottrina della chiesa cattolica che in fatto di relazione d'amore all'interno di una coppia di sposi, ha dei tesori che vengono spesso ignorati, svalutati e sostituiti da valutazioni preconcette.
"Una relazione soddisfacente riduce gli effetti negativi dello stress sulla nostra salute. Ma una relazione insoddisfacente, invece, li amplifica".
(Repubblica 29/06/09)
Invece si sta parlando della relazione interpersonale in una coppia e lo stess di cui si parla è quello accumulato durante la permanenza al lavoro.
La nota positiva di queste notizia è che è l'affermazione è frutto di uno studio psicologico su 900 persone condotto all'università di Goteborg da Ann-Christine Andersson Arntén.
Dopo essere stato sottoposto ad uno stess un corpo deve recuperare e ricaricarsi. Se non c'è la possibilità di recuperare le riserve del corpo si svuotano e la salute ne risente.
Si potrebbe dire che volersi bene fa da cuscinetto nei confronti dello stress, purchè lo stress non sia generato all'interno della coppia stessa...
Poichè, sempre Repubblica (01/12/2008) , aveva citato un'altro studio secondo il quale le scappatelle hanno una funzione antistress, (che visione miope) la nuova indicazione mi sembra un deciso passo in avanti.
L'attuale situazione di crisi economia con le crescenti paure sulla perdita del posto di lavoro, amplifica l'attualità di questo studio e, secondo me, amplifica pure la lungimiranza della dottrina della chiesa cattolica che in fatto di relazione d'amore all'interno di una coppia di sposi, ha dei tesori che vengono spesso ignorati, svalutati e sostituiti da valutazioni preconcette.
Pubblicato da
Vincenzo Trichini
alle
20:43
giovedì 14 maggio 2009
Indicatori per misurare il sano litigio
Qualcuno si scandalizza se scrivo che in una coppia per andare d'accordo bisogna litigare?
Per essere preciso dovrei dire che bisogna saper litigare.
Ci sono persone che lo sanno fare istintivamente ma altre proprio no:o si tengono tutto dentro e prima o dopo esplodono malamente o trasformano ogni situazione in una nuova occasione di risentimento.
Io non fatico a credere che esista un "sano litigio".
Naturalmente c'è chi queste cose le studia seriamente e può mettere a disposizione delle tecniche per conoscersi e per governare i momenti di tensione.
Chi studia i sistemi o i processi aziendali sa invece che nei punti critici si dispongono delle sonde, cioè degli indicatori. Si tratta di strumenti che, a colpo d'occhio, danno l'idea istantanea del "buon" funzionamento. Basta pensare a un caso che abbiamo tutti sottomano: l'automobile.
Un termometro sul cruscotto è pronto a segnalarci una temperatura dell'acqua eccessiva, un indicatore tiene sotto controllo il numero di giri del motore: oltre la tacca rossa o cambi marcia, o molli l'acceleratore o vai fuori giri, e così via.
Potremmo pensare di costruirci un piccolo set di indicatori da consultare quando scoppia una di quelle tipiche controversie di coppia: programma del weekend, lavori fai-da-te trascurati, ore trascorse davanti al computer. Improvvisamente può spuntare la frase maligna:
"Non cambierai mai",
"sei come tua madre",
"non capisci niente",
"se va avanti così basta",
"ce l'hai con me".
Non vado oltre, il campionario è interminabile.
Ed ecco allora la mia proposta. Installare qualche "indicatore" da tenere sotto controllo:
Se uno solo di questi segnalatori va nella zona rossa, cambiare marcia, rallentare, fare reset, insomma qualcosa non funziona, possiamo esserene consapevoli.
Magari ne progetto qualcun altro.
Per essere preciso dovrei dire che bisogna saper litigare.
Ci sono persone che lo sanno fare istintivamente ma altre proprio no:o si tengono tutto dentro e prima o dopo esplodono malamente o trasformano ogni situazione in una nuova occasione di risentimento.
Io non fatico a credere che esista un "sano litigio".
Naturalmente c'è chi queste cose le studia seriamente e può mettere a disposizione delle tecniche per conoscersi e per governare i momenti di tensione.
Chi studia i sistemi o i processi aziendali sa invece che nei punti critici si dispongono delle sonde, cioè degli indicatori. Si tratta di strumenti che, a colpo d'occhio, danno l'idea istantanea del "buon" funzionamento. Basta pensare a un caso che abbiamo tutti sottomano: l'automobile.
Un termometro sul cruscotto è pronto a segnalarci una temperatura dell'acqua eccessiva, un indicatore tiene sotto controllo il numero di giri del motore: oltre la tacca rossa o cambi marcia, o molli l'acceleratore o vai fuori giri, e così via.
Potremmo pensare di costruirci un piccolo set di indicatori da consultare quando scoppia una di quelle tipiche controversie di coppia: programma del weekend, lavori fai-da-te trascurati, ore trascorse davanti al computer. Improvvisamente può spuntare la frase maligna:
"Non cambierai mai",
"sei come tua madre",
"non capisci niente",
"se va avanti così basta",
"ce l'hai con me".
Non vado oltre, il campionario è interminabile.
Ed ecco allora la mia proposta. Installare qualche "indicatore" da tenere sotto controllo:
Se uno solo di questi segnalatori va nella zona rossa, cambiare marcia, rallentare, fare reset, insomma qualcosa non funziona, possiamo esserene consapevoli.Magari ne progetto qualcun altro.
Pubblicato da
Vincenzo Trichini
alle
22:20
sabato 21 marzo 2009
Un salto nel definitivo, una speranza nel futuro
Il rinnovamento inizia dentro. La forza dinamica del futuro si trova dentro di voi.
La cultura sociale dominante non vi aiuta ma non abbiate paura di prendere decisioni definitive.
La generosità non vi manca! Ma di fronte al rischio di impegnarsi per tutta la vita provate paura:
«Il mondo vive in continuo movimento e la vita è piena di possibilità. Potrò io disporre in questo momento della mia vita intera ignorando gli imprevisti che essa mi riserva? Non sarà che io, con una decisione definitiva, mi gioco la mia libertà e mi lego con le mie stesse mani?».
Tali sono i dubbi che vi assalgono e l’attuale cultura li esaspera. Ma quando un giovane non si decide, corre il rischio di restare un eterno bambino!
Io vi dico: Coraggio! Osate decisioni definitive, perché in verità queste sono le sole che non distruggono la libertà, ma ne creano la g
iusta direzione, consentendo di andare avanti e di raggiungere qualcosa di grande nella vita.
Non c’è dubbio che la vita ha valore soltanto se avete il coraggio dell’avventura, la fiducia che il Signore non vi lascerà mai soli.
Rischia questo salto per così dire nel definitivo e, con ciò, offri una possibilità alla vita! Questa è la vita che merita di essere vissuto.
Liberamente ridotto dal discorso di BENEDETTO XVI a Luanda 21 Marzo 2009
La cultura sociale dominante non vi aiuta ma non abbiate paura di prendere decisioni definitive.
La generosità non vi manca! Ma di fronte al rischio di impegnarsi per tutta la vita provate paura:
«Il mondo vive in continuo movimento e la vita è piena di possibilità. Potrò io disporre in questo momento della mia vita intera ignorando gli imprevisti che essa mi riserva? Non sarà che io, con una decisione definitiva, mi gioco la mia libertà e mi lego con le mie stesse mani?».
Tali sono i dubbi che vi assalgono e l’attuale cultura li esaspera. Ma quando un giovane non si decide, corre il rischio di restare un eterno bambino!
Io vi dico: Coraggio! Osate decisioni definitive, perché in verità queste sono le sole che non distruggono la libertà, ma ne creano la g
iusta direzione, consentendo di andare avanti e di raggiungere qualcosa di grande nella vita.Non c’è dubbio che la vita ha valore soltanto se avete il coraggio dell’avventura, la fiducia che il Signore non vi lascerà mai soli.
Rischia questo salto per così dire nel definitivo e, con ciò, offri una possibilità alla vita! Questa è la vita che merita di essere vissuto.
Liberamente ridotto dal discorso di BENEDETTO XVI a Luanda 21 Marzo 2009
Pubblicato da
Vincenzo Trichini
alle
23:33
domenica 18 gennaio 2009
Test sulla relazione di coppia - la mia interpretazione
Prima di leggere questo post dovresti aver letto il precedente.
Perchè c'è la mia interpretazione al test... e se qualcuno volesse per gioco farlo, non dovrebbe essere influenzato.
Clicca qui per andare al post precedente

Per vedere nitido e ingrandito clicca sull'immagine.
Perchè c'è la mia interpretazione al test... e se qualcuno volesse per gioco farlo, non dovrebbe essere influenzato.
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Pubblicato da
Vincenzo Trichini
alle
19:30
sabato 17 gennaio 2009
Test sulla relazione di coppia
Mai sentito parlare del Test di Rorschach?
Il test consiste nel far vedere ad un soggetto delle macchie astratte; per ciascuna di esse viene chiesto di esprimere tutto ciò che fa venire in mente.
Nella mia mente ho visualizzato questa immagine e questa sera ho voluto giocare a rappresentarla. Purtroppo in "arti grafiche" sono una schiappa.
Comunque vi sottopongo qui sotto, 9 quadri che potrebbero rappresentare 9 differenti dimamiche relazionali in una coppia.
Chi ha voglia provi a descriverle per conto suo.
La mia interpretazione è nel prossimo post.
Sia ben chiaro che è solo un gioco e il test non ha nessun valore scientifico (c'era bisogno di dirlo?)
Il test consiste nel far vedere ad un soggetto delle macchie astratte; per ciascuna di esse viene chiesto di esprimere tutto ciò che fa venire in mente.
Non esistono risposte giuste o sbagliate, ma in base all' interpretazione delle macchie è possibile delineare un profilo di personalità e identificare eventuali nodi problematici del soggetto. È un test molto usato per esplorare le dinamiche interpersonali.
Un amico qualche giorno fa mi diceva: "Quando un uomo e una donna si incontrano sono come due forme geometriche accostate; poi con gli anni si amalgamano come un puzzle dove una tessera si incastra nell'altra ...".Nella mia mente ho visualizzato questa immagine e questa sera ho voluto giocare a rappresentarla. Purtroppo in "arti grafiche" sono una schiappa.
Comunque vi sottopongo qui sotto, 9 quadri che potrebbero rappresentare 9 differenti dimamiche relazionali in una coppia.
Chi ha voglia provi a descriverle per conto suo.
La mia interpretazione è nel prossimo post.
Sia ben chiaro che è solo un gioco e il test non ha nessun valore scientifico (c'era bisogno di dirlo?)
Pubblicato da
Vincenzo Trichini
alle
20:39
martedì 1 gennaio 2008
Le nuvole di Genova
2008, è un numero che si scrive bene, la penna scorre facilmente sul foglio e anche a guardarlo, con tutti quei tondi, fa una bella figura.
Ora si tratta di riempirlo, giorno per giorno.
Da parte mia mi ripropongo di migliorare la capacità a vivere meglio i cambiamenti.
Lo sappiamo: facendo sempre le stesse cose si ottengono sempre gli stessi risultati; questo ci dà sicurezza e ci spinge a opporre resistenza alle novità; spesso la paura di quello che si potrebbe perdere è superiore all'impegno e alla creatività che possono essere messe in gioco dai cambiamenti: sia che essi siano desiderati o che siano imposti dalle circostanze.
Il Film di Soldini "Giorni e Nuvole", l'ultimo che ho visto nell'anno appena passato, mi ha dato qualche spunto di riflessione.
Le nuvole di Genova, fanno da cornice e commento di questa semplice storia che in definitiva parla della capacità interiore di gestire gli imprevisti della vita.
Elsa e Michele sono una coppia affiatata con una situazione economica più che rassicurante: non si fanno mancare viaggi costosi, una barca, la domestica, una casa in un quartiere esclusivo.
Ma il cambiamento è in agguato sottoforma di uno di quegl'incubi che agitano il sonno di tanti dirigenti alle prese con la globalizzazione: Michele perde il lavoro.
Il reinserimento appare subito difficile: un po' per l'età, un po' per una certa rigidità mentale, un po' per la vischiosità del passato.
Inizia per lui una discesa inesorabile verso l'abbruttimento personale, lo sconforto, la depressione. E per lei una frenetica ricerca di alternative, di fatica, di frustrazione.
La coppia sembra non reggere l'urto e rischia di sgretolarsi.
Invece la speranza per il futuro, nasce proprio dal loro rapporto di coppia, qualcosa che non si può improvvisare e che si è consolidato negli anni anche attraverso gli errori.
Pur senza miracoli, il dialogo fatto più di reciproco ascolto che di chiarimenti e buoni propositi, segna un nuovo inizio; uno scatto in avanti per entrambi, un atteggiamento diverso; ricominciare non ha età.
Ora si tratta di riempirlo, giorno per giorno.
Da parte mia mi ripropongo di migliorare la capacità a vivere meglio i cambiamenti.
Lo sappiamo: facendo sempre le stesse cose si ottengono sempre gli stessi risultati; questo ci dà sicurezza e ci spinge a opporre resistenza alle novità; spesso la paura di quello che si potrebbe perdere è superiore all'impegno e alla creatività che possono essere messe in gioco dai cambiamenti: sia che essi siano desiderati o che siano imposti dalle circostanze.
Il Film di Soldini "Giorni e Nuvole", l'ultimo che ho visto nell'anno appena passato, mi ha dato qualche spunto di riflessione.Le nuvole di Genova, fanno da cornice e commento di questa semplice storia che in definitiva parla della capacità interiore di gestire gli imprevisti della vita.
Elsa e Michele sono una coppia affiatata con una situazione economica più che rassicurante: non si fanno mancare viaggi costosi, una barca, la domestica, una casa in un quartiere esclusivo.
Ma il cambiamento è in agguato sottoforma di uno di quegl'incubi che agitano il sonno di tanti dirigenti alle prese con la globalizzazione: Michele perde il lavoro.
Il reinserimento appare subito difficile: un po' per l'età, un po' per una certa rigidità mentale, un po' per la vischiosità del passato.
Inizia per lui una discesa inesorabile verso l'abbruttimento personale, lo sconforto, la depressione. E per lei una frenetica ricerca di alternative, di fatica, di frustrazione.
La coppia sembra non reggere l'urto e rischia di sgretolarsi.
Invece la speranza per il futuro, nasce proprio dal loro rapporto di coppia, qualcosa che non si può improvvisare e che si è consolidato negli anni anche attraverso gli errori.
Pur senza miracoli, il dialogo fatto più di reciproco ascolto che di chiarimenti e buoni propositi, segna un nuovo inizio; uno scatto in avanti per entrambi, un atteggiamento diverso; ricominciare non ha età.
Pubblicato da
Vincenzo Trichini
alle
19:01
domenica 15 aprile 2007
L'unica cosa costante nella vita è il cambiamento
Tratto da "Come aiutare i ragazzi ad aiutare se stessi" di Perry Good (Armando Editore).
La chiave di ogni solida relazione sta nell'accettare che essa dovrà CAMBIARE.
Nessuna relazione cambia così tanto come la relazione genitore-figlio. I bambini crescono di continuo, mentalmente e fisicamente, e i genitori devono continuamente adattarsi a questi cambiamenti.
Lo so, con tre figli: una sposata (25), l'altro che è appena entrato nel mondo del lavoro (22), l'ultimo adolescente (15), dovrei essere un esperto. Non è così, accetto suggerimenti...
Comunque l'idea che l'unica cosa costante nella vita è il cambiamento, è profondamente rispondende alla realtà.
Io allargherei il concetto non solo alla relazione genitore-figlio, ma anche a quello della coppia.
Chi sa che la radice del fallimento di tante famiglie stia proprio in una mancanza cronica di consapevolezza del cambiamento. Si tende sempre ad applicare lo stesso modello. Lo schema utilizzato nella fase iniziale del rapporto. E poi non ci si schioda da lì, con frustazioni, delusioni, fughe, coazione a ripetere gli stessi errori.
La chiave di ogni solida relazione sta nell'accettare che essa dovrà CAMBIARE.Nessuna relazione cambia così tanto come la relazione genitore-figlio. I bambini crescono di continuo, mentalmente e fisicamente, e i genitori devono continuamente adattarsi a questi cambiamenti.
Lo so, con tre figli: una sposata (25), l'altro che è appena entrato nel mondo del lavoro (22), l'ultimo adolescente (15), dovrei essere un esperto. Non è così, accetto suggerimenti...
Comunque l'idea che l'unica cosa costante nella vita è il cambiamento, è profondamente rispondende alla realtà.
Io allargherei il concetto non solo alla relazione genitore-figlio, ma anche a quello della coppia.
Chi sa che la radice del fallimento di tante famiglie stia proprio in una mancanza cronica di consapevolezza del cambiamento. Si tende sempre ad applicare lo stesso modello. Lo schema utilizzato nella fase iniziale del rapporto. E poi non ci si schioda da lì, con frustazioni, delusioni, fughe, coazione a ripetere gli stessi errori.
Pubblicato da
Vincenzo Trichini
alle
19:29
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