Appunti sparsi per documentare come si cambia; non perchè il tempo che passa ci invecchia, ma perchè ognuno può assecondare un profondo e intimo movimento interno. Cambiare è svelare progressivamente se stessi, essere consapevole delle proprie passioni, illuminare le relazioni con le persone che si amano.
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giovedì 12 marzo 2009
venerdì 5 gennaio 2007
Eravamo due sconosciuti
Dall'invito al matrimonio di MariaTeresa ed Enzo - Torrazza, 5 Gennaio 1980
Eravamo due sconosciuti;
gioie e dolori, speranze e sconfitte, vissute all'insaputa uno dell'altra.
Poi...un giorno le nostre vite si sono incontrate.
Una nuova avventura.
Ci prendiamo per mano come compagni di viaggio.
Lungo la strada troveremo vette e abissi...
per noi che ci sentiamo bambini non resta che fidarci dell'Amore.

Eravamo due sconosciuti;
gioie e dolori, speranze e sconfitte, vissute all'insaputa uno dell'altra.
Poi...un giorno le nostre vite si sono incontrate.
Una nuova avventura.
Ci prendiamo per mano come compagni di viaggio.
Lungo la strada troveremo vette e abissi...
per noi che ci sentiamo bambini non resta che fidarci dell'Amore.

...E anche noi,
perchè a Cristo siamo uniti,
abbiamo avuto
la nostra parte:
nel suo progetto
Dio ha scelto anche noi
fin dal principio.
E Dio realizza
tutto ciò che ha stabilito.
(Ef. 1-11)
perchè a Cristo siamo uniti,
abbiamo avuto
la nostra parte:
nel suo progetto
Dio ha scelto anche noi
fin dal principio.
E Dio realizza
tutto ciò che ha stabilito.
(Ef. 1-11)
PS: quelle macchie bianche nella foto sono NEVE!!
Pubblicato da
Vincenzo Trichini
alle
00:05
lunedì 11 dicembre 2006
Le cronache di Val Maira
Avrei voluto scrivere "Le Cronache di Narnia", perchè la Val Maira in questi giorni sembrava magica.
Siamo arrivati subito dopo la prima nevicata della stagione. Il bianco della neve in qualche zona copriva appena i prati ancora verdi. Due giorni senza nuvole, con il sole che per giocare a nascondino utilizzava il profilo dei monti.

Nella minuscola Gheit, abbiamo incontrato un anziano signore.
"Freddo eh?" Ci ha apostrofato appena ci ha visti. "Camminando fa fin piacere..." ho articolato io.
"Quante persone vivono in questo paesino?" ha continuato Mariateresa.
"Quando mi chiedono quante anime vivono qui, io rispondo: una, una sola anima, io" ed ha aggiunto "se un'anima c'è l'ho".
"Certo che c'è l'ha, ce n'ha una grande così", ha concluso Mariateresa, allargando le braccia.

Ma anche in un luogo incantato si incontrano le proprie paure. Anzi la paura delle proprie paure.
Le strade si erano ghiacciate, ed io avevo paura a guidare l'automobile. Mi sembrava che gli altri automobilisti fossero più attrezzati di me, sia tecnologicamente che psicologicamente.
Ad un certo punto mi sono reso conto che invece di godere in pieno di quello che la natura mi offriva, già pensavo al tornante che avrei dovuto affrontare in discesa, a quel tratto dove il sole non arriva, con la strada ricoperta da un sottile strato bianco.
Ho deciso che la mia strategia non sarebbe stata quella di sfidarmi per dimostrare che sono più forte delle mie paure.
Il giorno successivo ho piantato l'automobile alla prima curva oltre il paese e mi sono affidato agli scarponi e ai miei bastoncini. Ho fatto bene, anche quel tratto di strada che avrei percorso in macchina e che invece ha allungato la mia camminata di tre quarti d'ora, fa parte del mio bagaglio.
Siamo arrivati subito dopo la prima nevicata della stagione. Il bianco della neve in qualche zona copriva appena i prati ancora verdi. Due giorni senza nuvole, con il sole che per giocare a nascondino utilizzava il profilo dei monti.
Nella minuscola Gheit, abbiamo incontrato un anziano signore.
"Freddo eh?" Ci ha apostrofato appena ci ha visti. "Camminando fa fin piacere..." ho articolato io.
"Quante persone vivono in questo paesino?" ha continuato Mariateresa.
"Quando mi chiedono quante anime vivono qui, io rispondo: una, una sola anima, io" ed ha aggiunto "se un'anima c'è l'ho".
"Certo che c'è l'ha, ce n'ha una grande così", ha concluso Mariateresa, allargando le braccia.
Ma anche in un luogo incantato si incontrano le proprie paure. Anzi la paura delle proprie paure.
Le strade si erano ghiacciate, ed io avevo paura a guidare l'automobile. Mi sembrava che gli altri automobilisti fossero più attrezzati di me, sia tecnologicamente che psicologicamente.
Ad un certo punto mi sono reso conto che invece di godere in pieno di quello che la natura mi offriva, già pensavo al tornante che avrei dovuto affrontare in discesa, a quel tratto dove il sole non arriva, con la strada ricoperta da un sottile strato bianco.
Ho deciso che la mia strategia non sarebbe stata quella di sfidarmi per dimostrare che sono più forte delle mie paure.
Il giorno successivo ho piantato l'automobile alla prima curva oltre il paese e mi sono affidato agli scarponi e ai miei bastoncini. Ho fatto bene, anche quel tratto di strada che avrei percorso in macchina e che invece ha allungato la mia camminata di tre quarti d'ora, fa parte del mio bagaglio.
Pubblicato da
Vincenzo Trichini
alle
21:51
mercoledì 1 marzo 2006
Ho comprato un paio di sci
Capisco che in prima battuta non sembra una informazione molto interessante, ogni giorno si compra qualcosa e quasi ogni giorno si compra qualcosa di non essenziale, certamente gli sci fanno parte di questa categoria di beni.
D’accordo, ma il fatto è che mi sembra strano a 52 anni aver comprato il primo paio di sci e continuo ad interrogarmi sul perché ho preso questa decisione.
Per me la neve e i suoi accessori sono qualcosa di molto recente.
Intanto perché sono siciliano di un paese a ridosso del mare che come latitudine è più a sud di Tunisi. Poi perché la prima neve l’ho vista a Nervi quando andavo alle scuole elementari, e se le nevicate sono un evento raro per Genova, ancor di più lo sono in quella sua delegazione. Infine perché le vacanze in montagna estive o invernali non facevano parte della cultura della mia famiglia di origine.
Il primo approccio un po’ prolungato con la neve è stato quello avuto durante il viaggio di nozze, a Viola S.Gree (CN); vacanze che si erano concluse anzitempo perché una tormenta di neve ci stava seppellendo in casa e poiché né io né MariaTeresa avevamo macchina e patente, scappammo di tutta fretta, scavalcano comicamente cumuli di neve davanti all’ingresso della casa che ci ospitava. Comunque anche in quell’occasione di sciare non se ne parlava nemmeno per scherzo.
Poi man mano che i figli venivano iniziati alla pratica dello sci, anche a me è venuta voglia di provare; parliamo di non più di otto anni fa in Val Ferret.
Nonostante qualche lezione con un maestro, rimango un principiante il cui primo obiettivo è “non cadere”.
L’acquisto degli sci ha così un valore simbolico, come se esprimessi pubblicamente un cambiamento, una dichiarazione d’intenti per il futuro (scierò fino a settant’anni ed oltre), un’appartenenza al popolo dell’alternato e del pattinato.
In questi giorni di vacanza sulla neve mi sono applicato con passione per capire il meccanismo dei movimenti delle gambe, per ripassare e riprovare decine di volte come si scende a spazzaneve, e a semi-spazzaneve.
Gli amici che erano insieme a me, hanno passato il tempo a prendersi gioco del mio auto-incitamento che avevo necessità di esprimere ad alta voce.
Sì, perché ogni volta che mi trovavo davanti una discesa con pendenza troppo accentuata, combattevo la paura di volare in aria incoraggiandomi:
Il metodo ha funzionato e mi permetteva di superare quei pochi secondi di apnea.
Sai che ora lo estendo alla vita di tutti i giorni?
D’accordo, ma il fatto è che mi sembra strano a 52 anni aver comprato il primo paio di sci e continuo ad interrogarmi sul perché ho preso questa decisione.
Per me la neve e i suoi accessori sono qualcosa di molto recente.
Intanto perché sono siciliano di un paese a ridosso del mare che come latitudine è più a sud di Tunisi. Poi perché la prima neve l’ho vista a Nervi quando andavo alle scuole elementari, e se le nevicate sono un evento raro per Genova, ancor di più lo sono in quella sua delegazione. Infine perché le vacanze in montagna estive o invernali non facevano parte della cultura della mia famiglia di origine.
Il primo approccio un po’ prolungato con la neve è stato quello avuto durante il viaggio di nozze, a Viola S.Gree (CN); vacanze che si erano concluse anzitempo perché una tormenta di neve ci stava seppellendo in casa e poiché né io né MariaTeresa avevamo macchina e patente, scappammo di tutta fretta, scavalcano comicamente cumuli di neve davanti all’ingresso della casa che ci ospitava. Comunque anche in quell’occasione di sciare non se ne parlava nemmeno per scherzo.
Poi man mano che i figli venivano iniziati alla pratica dello sci, anche a me è venuta voglia di provare; parliamo di non più di otto anni fa in Val Ferret.
Nonostante qualche lezione con un maestro, rimango un principiante il cui primo obiettivo è “non cadere”.
L’acquisto degli sci ha così un valore simbolico, come se esprimessi pubblicamente un cambiamento, una dichiarazione d’intenti per il futuro (scierò fino a settant’anni ed oltre), un’appartenenza al popolo dell’alternato e del pattinato.
In questi giorni di vacanza sulla neve mi sono applicato con passione per capire il meccanismo dei movimenti delle gambe, per ripassare e riprovare decine di volte come si scende a spazzaneve, e a semi-spazzaneve.Gli amici che erano insieme a me, hanno passato il tempo a prendersi gioco del mio auto-incitamento che avevo necessità di esprimere ad alta voce.
Sì, perché ogni volta che mi trovavo davanti una discesa con pendenza troppo accentuata, combattevo la paura di volare in aria incoraggiandomi:
Dai, dai dai! Ci sei! Ce la fai! E’ fatta!
Il metodo ha funzionato e mi permetteva di superare quei pochi secondi di apnea.
Sai che ora lo estendo alla vita di tutti i giorni?
Pubblicato da
Vincenzo Trichini
alle
16:39
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