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lunedì 22 ottobre 2007

Chiudi gli occhi e tieni ben aperta la mente

"Chiudi gli occhi e tieni ben aperta la mente" è la frase con la quale si incoraggiano i due ragazzi protagonisti del film Un ponte per Terabithia.

Sembra un altro paradosso, un gioco per ragazzi, o al massimo un proverbio orientale.
Eppure se si tengono "gli occhi chiusi e la mente aperta” si può davvero andare oltre, imparare, acquistare consapevolezza, crescere.

C'è un'occasione quotidiana per farlo. I nostri sogni! Imparare a riconoscre i segni dei sogni sarebbe imparare a leggere una parte fondamentale di noi stessi.

Chiudere gli occhi può significare staccare ogni tanto la spina del 'tutto logico', del 'tutto programmato' e lasciarsi vincere dalla propria creatività.

venerdì 2 marzo 2007

L'uomo che si credeva un mostro

Conoscete la storia del brutto anatroccolo? E quella dell'aquila che si credeva un pollo? Pure Frankenstein è nelle vostre corde?
Bene, non ne dubitavo; se avete voglia di trascorrere qualche minuto su questa pagina, ve ne racconto un'altra.

C'era una volta il Medio Evo ricco di magie e di suggestioni, di streghe e alchimisti, di infusi misteriosi e terre sconosciute.

Genesis, viveva in un castello. Considerando l'instabilità dei tempi era uno dei posti più sicuri cui si potesse desiderare di vivere. Un microcosmo privilegiato, dove il cibo e una coperta non mancavano mai. Poteva ritenersi fortunato e, a dir la verità, se lo ripeteva spesso: "Sono stato fortunato, sono circondato da persone che mi vogliono bene".

Purtroppo per lui, non aveva fatto i conti con un antico maleficio che una strega maligna gli aveva lanciato quando, ancora bambino, era appena arrivato da lontane campagne assolate.

Con la scusa di accarezzarlo, la megera lo aveva pizzicato nella guancia e, quel vistoso neo che era cresciuto con lui, era invece la spina del suo futuro tribolare.

Come tutti sanno questi sortilegi si attivano automaticamente con il raggiungimento della maggiore età.

Se sono riuscito a trattenervi fin qui, è il momento di spiegare qual'era il suo effetto.

Premesso che Genesis era una persona sensibile, che sapeva ascoltare a fondo le persone, che si immedesimava nelle loro storie e nei loro racconti, bisogna riconoscere che una cosa è partecipare di un'emozione altrui, un'altra è essere espropriati da se stessi!

La prima volta fu davanti al fuoco, Genesis aveva superato da tre giorni la maggiore età. Era una di quelle sere umide d'autunno che al castello si passavano in un grande camerone riscaldato dal camino e illuminato dai bagliori della legna che schioppettava ardita.

Si raccontavano i fatti del giorno, un po' come un TG della sera 'ante literam'.

Quel giorno un mezzadro che lavorava i campi aveva in serbo una storia terribile: una donna era stata violentata e lasciata morire accanto ad un casolare. L'assassino era stato individuato e le guardie del Principe erano alla sua ricerca.

Genesis sussultò in preda all'angoscia, pensando tra sé: "Mi hanno scoperto, ora mi imprigionano!". Passò il resto delle ore in una specie di nebulosa mentale, finché non fu solo nella sua stanza.

In realtà il nostro amico, ricordava perfettamente tutte le azioni compiute quel giorno. Sapeva di non essere neanche uscito dal castello e, il luogo del delitto era ad oltre cinque miglia. Non poteva essere stato lui, neanche se fosse stato in preda ad una amnesia. Eppure si sentiva il colpevole, si sentiva capace di poter commettere l'atroce delitto, soprattutto aspettava da un momento all'altro che le guardie bussassero alla sua porta e lo prelevassero per gettarlo nelle terribili prigioni. Naturalmente nulla di tutto questo avvenne e lui, lentamente, cercò di dimenticare quella brutta serata.

La seconda volta, fu nuovamente preso alla sprovvista. Stava svolgendo i suoi impegnativi compiti quotidiani, quando raccolse il pettegolezzo di due serve. Due bambini erano scomparsi. Senza dubbio rapiti per essere rivenduti come schiavi nei mercati d'oltremare. Un colpevole era stato giustiziato seduta stante ed erano in corso le indagini per scoprire gli altri della banda.Per Genesis, ascoltare e scappare fu un tutt'uno. Gli sembrava tanto incredibile, quanto reale. Lui era sicuro di essere uno di quei delinquenti innominabili.


Da allora gli episodi si ripetettero in modo irregolare ma frequente. Un grave ammanco nelle provviste era stato scoperto ed enormi quantità di cibo erano state rivendute alla borsa nera. Una banda di cospiratori aveva tramato contro la vita del Principe. Orge omosessuali erano state scoperte e severamente represse.
E ogni volta Genesis, a dispetto della realtà dei fatti, si sentiva il diretto interessato. Era come se il mitico vaso di Pandora, si aprisse ogni volta, strabordando e imbrattandolo di gesti miserevoli, sentimenti spregevoli, azioni mostruose.
Ecco, Genesis, in quei momenti pensava di essere un mostro. Pensava soprattutto di essere "Diverso".
E più si sforzava di essere "Più-Uguale", irrigidendo i suoi pensieri e i suoi desideri, più si riprometteva di essere "Perfetto", con comportamenti sociali e morali tanto apprezzati dai suoi amici e conoscenti, tanto più l'angoscia di credersi "un mostro pronto a scatenarsi" si rafforzava nascostamente.

Non sapeva e non immaginava di essere sotto l'effetto di una maligna magia che imprigionava la sua mente e il suo cuore. Ma sappiatelo! anche le più devastanti magie non possono annullare fino in fondo la verità della propria anima. Genesis, in qualche parte del suo profondo istinto aveva ancora una chance. Come il residuo di un puzzle che aspettava di incontrare il suo pezzo gemello per riconoscersi e ritrovarsi.
Capitò. Erano passati anni ma capitò.
Non era una fata né un mago. L'Ascultante si mise a fianco di Genesis ed esplorò con lui ogni parte del suo essere.
Finché l'attenzione non cadde su quel grosso neo. Eccolo, profondo, radicato, inasportabile.
L'Ascultante aveva il rimedio e Genesis partì per un lungo viaggio oltre le mura del castello, oltre le campagne assolate, oltre i mari, oltre il confine della sua conoscenza.
Ogni giorno l'Ascultante consegnava all'uomo un medicamento da applicare in qualche parte del corpo. Raramente, direttamente sul neo.
Il rimedio non era strappare con violenza; il rimedio era riconoscere la presenza del neo, trovare i punti nascosti di contatto con l'anima.
Genesis contemporaneamente smise di produrre quello sforzo disumano per diventare "Uguale". Aveva, ora, le sue "Diversità" da coltivare, quelle che lo rendevano unico e irripetibile da ogni altra creatura vivente.
Capì che l'Universo vive sulla diversità, che tutto fu Creato grazie all'esistenza di una minuscola diversità, che il Futuro è diversità.
Che la diversità genera fiumi creatività, che la diversità contiene i germi della fecondità.
Quando fece ritorno al castello, fu accolto con la simpatia di sempre da amici e amiche.
Genesis, seguendo il suo istinto e la sua ragione insieme finalmente compagni di viaggio, trovò presto una donna con cui sposarsi e avere figli.
L'orto ideale per coltivare due diversità.
Si dice che ogni tanto, i due, passavano qualche ora a guardarsi reciprocamente i nei e che addirittura ridevano insieme.

mercoledì 11 ottobre 2006

Quando qualcosa sta troppo stretto

(Sogno del 4/10)

Sono a bordo di una piccola utilitaria e devo posteggiare lungo una fila di macchine.
Mi affianco, metto la retromarcia, sterzo, controsterzo...Forse lo spazio non è sufficiente per farci stare la mia.
Provo. Mi appoggio alla macchina di dietro. Spingo un po'. Ora in avanti, una spintarella.
Non basta. Bisogna essere più decisi. Un colpo dietro e uno davanti, poi nuovamente crok, crak. Non c'è niente da fare, e in più sono incastrato. Ora me ne vado: ancora un srkak, skrisc e faccio inversione.
"Meglio che mi fate fare qualcos'altro!"
Infatti mi ritrovo in una chiesa. Affollata, troppo affollata; tutti in piedi, così si fa perfino fatica a respirare. Sgomito a destra e a sinistra per farmi un po' largo, inoltre io non sono molto alto, sono circondato da teste e schiene, poi vedo delle sedie accatastate; le raggiungo ne scelgo una, la assesto proprio lì dove la folla si accalca e faccio per sedermi. Vedo accanto a me Mariateresa e allora faccio sedere lei.
Quando qualcosa ti sta troppo stretto devi riuscire a dargli spazio; non è necessariamente questione di conquista di "territtorio", potrebbe essere, per esempio, dare spazio alla propria creatività. La creatività è una forza che può esprimersi in modi diversi anche se non si è "artisti".
Può essere un'attività lavorativa, il volontariato, un hobby, un blog.

martedì 29 agosto 2006

Scienza e creatività

Will Wright è uno dei programmatori più famosi nell'ambito dello sviluppo di videogiochi di stampo strategico-gestionale. Il suo nome è associato a quello di un video gioco famosissimo "Sim City".

Recentemente Will Wright è tornato a far parlare di sé, annunciando lo sviluppo di un nuovo gioco rivoluzionario. Con Spore si chiede al giocatore di gestire l'evoluzione di un ecosistema planetario, creando una razza animale a propria fantasia ed evolverla nei millenni, fino a farle esplorare gli estremi confini dello spazio.

Tutto questo per arrivare ad una sua citazione.

"La scienza non è altro che il tentativo di comprime la realtà in un insieme minimo di regole. La creatività cerca un piccolo insieme di regole capace di generare una realtà complessa e sorprendente".

Penso alla teoria del tutto, allo sforzo in atto per identificare un'unica equazione capace di esprimere tutte le leggi della fisica: quantistica, gravitazionale, elettromagnetica, interrazione forte e debole. La regola delle regole. La formula dell'universo!
Chi invece vuole esprimere la propria capacità creativa deve generare qualcosa di nuovo pur partendo da un insieme di regole; possono essere le regole di grammatica o quelle linguistiche,anche se deformate o ridotte; possono essere i colori di una
tavolozza, anche se si tratta di realismo, astrattismo, impressionismo, collage; può essere lo spazio da modellare con creta, gesso, bronzo, riciclo di oggetti.
Comunque la metti sono i mattoni di una realtà comunque "complessa e sorprendente" perchè frutto di una ispirazione interna.

Per me, Scienza e Arte creativa, sempre espressioni di una capacità, a volte camuffata a volte inconsapevole, di un movimento al "cambiamento".