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sabato 6 agosto 2016

Arrivano emozioni

Ora che non c'è un vetro a separarci, posso, in punta di piedi avvicinarmi a te che dormi. Quanto basta per sentire il tuo calore, per sfiorare con la mia mano il tuo petto e sentire il movimento ritmico della vita, per accarezzare, con le punta della mie dita, le tue minuscole mani e piedi.

Di questo primo incontro con te mi rimarrà l'immagine del tuo papà che ti raccoglie dal grembo della mamma con un gesto che è nello stesso tempo un atto di tenerezza estrema e di orgogliosa forza. 
L'immagine di due mani, che tu già riconosci, che ti accolgono e ti sostengono. 
Due mani che, per un attimo forse inconsapevole, ti innalzano con un gesto che sembra ed è sacro, prima di adagiarti nella culla, abbandonato a un sonno placido. 

Qualche giorno fa di Simone avevo scritto:

Simone, arrivi come il buon cibo di una trattoria di campagna; di quelli da assaporare con calma, gustando i sapori dell'orto, le erbe aromatiche, i segreti della cottura. Senza la bulimia della quantità  e senza la fretta della fame. 











Stamattina prima di svegliarmi del tutto la mia preghiera è stata pensare ai tre nipoti. 
Mi sono chiesto: a cosa potrei paragonare l'arrivo dei primi due? Quali emozioni?

Pau, tu sei arrivato come il germoglio di un ciliegio in una fredda mattina di primavera, per annunciare che ci sarà tepore; di nuovo ci sarà calore; intorno a te spunteranno altri frutti, tanti frutti.














Mattia, per te ho pensato che sei arrivato come una generosa macedonia alla frutta. Prima di cominciare a sorseggiare viene il desiderio di odorare per riconoscere gli aromi dei frutti; prima di sentire il gusto viene voglia di rigirare fra le mani la freschezza della coppa, fissare i colori e le forme. Solo allora ci si sente pronti per assaggiare.




venerdì 19 gennaio 2007

Piove

(Sogno 9/1)

Piove!
Piovono gocce enormi, fitte, una attaccata all'altra, rumorose quando trovano l'impatto di fine corsa.
Dal monte che sovrasta la città sembra che un muro sia stato sollevato, come il sipario di una scena, a impedire la vista, giù verso i tetti.
Io sono all'asciutto. Le rocce, la terra e le radici, in quel punto, si incuvano come la volta di un soffitto amico, come una lunga pensilina naturale.

Aspetto.

Spiove.

Il percorso per scendere a valle si materializza davanti ai miei occhi.
Appare quello che è. Un lunghissimo scivolo che scende in mezzo al bosco. Si fa strada fra gli alberi già spogliati d'ogni colore dall'inverno.
Le foglie secche e il fango levigato dall'enorme quantità d'acqua scesa dal cielo, lo fanno somigliare ad una pista.
Vado.
Mi lascio andare, resistere significherebbe inciampare, cadere, rotolare, rompersi.
Imparo, scendendo, a controllare la velocità usando i piedi come minuscoli sci.
Curvo, io che non so andare nè in moto nè in bicicletta, piegandomi. Mi piego fino a sfiorare il terreno con la spalla, fino a sentire il limite della tenuta dei piedi.
I miei piedi, le mie ginocchia, il mio corpo, sono presenti a me stesso.
L'emozione cresce insieme a un senso di interiore certezza. Qualcosa che non si credeva di poter fare e invece ti succede, saresti tentato di non crederci, ma chi sta volando lungo quel percorso sei proprio tu.

lunedì 10 luglio 2006

Po-po-po-po-po-po!

Con alcune immagini della festa, chiude il blog che ho dedicato al matrimonio di Marianna e Dario.
Grazie a tutti quelli che con la loro presenza, con telegrammi e con fiori, hanno voluto dimostrare l'affetto per questi due ragazzi.


Clicca qui per accedere al blog di Marianna e Dario.


Le emozioni più profonde sono quelle racchiuse nella parte più nascosta del proprio cuore.
Lì, si sovrappongono: gioia, malinconia, soddisfazione, cruccio, aspettative, orgoglio...
Al termine della festa MariaTeresa ed io ci siamo presi per mano, un cenno viso a viso, ci siamo capiti. Avanti!
Come si cambia.