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sabato 23 dicembre 2006

I Pacchi

(Sogno del 20/12)

Il sogno che racconto propone uno strano quesito.

Sono con Mariateresa ed usciamo da un negozio con tantissimi sacchetti (chissa se sono i regali di Natale...), la macchina si trova posteggiata un po' lontano, in una strada che si raggiunge tramite una ripida scalinata.
Cosa è meglio fare: un viaggio unico caricandosi con tutto il notevole peso dei pacchi in una sola volta, come vorrebbe fare Mariateresa, o fare due viaggi affrontando due volte la scalinata, come preferirei io?

Il sogno, nel mio ricordo, finisce così, nella sospensione.

Considerando che il peso del trasporto lo devo sostenere io, è giusto che la scelta sia tutta mia. La decisione giusta mi sembra proprio quella di fare due viaggi.
Ma una volta no, non avrei seguito questo ragionamento; la mia filosofia sarebbe stata quella di ottenere tutto e subito,
a qualsiasi costo personale. "Ce la Devo fare!" mi sarei detto, e avrei superato la mia capacità massima di sforzo arrivando in cima con gli occhi fuori dalle orbite, i muscoli delle braccia insensibili per la fatica e la schiena a pezzi.
La seconda soluzione, richiede più tempo, ma non costringe a dover superare ad ogni costo i propri limiti. La salita due volte? E vero, ma basta prenderla con il ritmo giusto.

Sembrava un sogno insignificante, invece mi rendo conto che c'è un chiaro messaggio del mio inconscio: rispetta i tuoi limiti, quella è la strada per arrivare fin dove desideri.
Poi per quanto riguarda la presenza femminile che mi suggerisce una soluzione più performante, da primo della classe, non mi è difficile ricondurla alle origini..

sabato 25 novembre 2006

Quando finisce la salita.

Nello scombussolamento di orari e abitudini, durante questo viaggio, ho un po' perso il contatto con i miei sogni.
Ne sentivo la mancanza.


(Sogno 25/11 )

A passo sostenuto affronto la mattonata in salita, ma un gruppo di ragazzi vengono su più svelti di quanto riesca a fare io.
Sento le loro voci alle mie spalle e stanno per superarmi.
Accelero ancora il passo perchè voglio stare davanti fino al termine della strada, ma guardo avanti e mi rendo conto che manca ancora un tratto lungo e impegnativo.
Intanto ho già il fiato corto e le gambe rigide, sto per fermarmi.


Quando finirò di considerare la mia vita una eterna competizione? Mi sembra che in questo sogno ci siano tutte le mie insicurezze relative al futuro, al lavoro, alla pensione ancora lontana, alla continua necessità di aggiornarsi per essere all'altezza.

E però la salita si può affrontare ad un ritmo sostenibile; e anche se non si è in montagna a respirare aria pura e contemplare paesaggi incantevoli, rimanendo nella metafora, anche se si tratta della mattonata, di una creuza genovese, si può girare lo sguardo verso uno scorcio di tetti, verso il muro di cinta di un giardino, ascoltare
i rumori di una televisione che provengono da una finestra aperta o soffermarsi sui i panni colorati che pendono da un balconcino, mossi dal vento che li attorciglia.
Voglio dire esiste un presente da vivere fino in fondo, prima di sentirsi "sorpassati".


venerdì 12 agosto 2005

La cremagliera

Viaggiamo in una comoda e larga superstrada, poi imbocco una deviazione, ma la pendenza è così ripida che subito ci viene il dubbio di aver sbagliato strada.
Torno indietro e dopo vari tentativi mi ritrovo nello stesso punto.
No, non c'è storia, la via da percorrere e quella!
Metto la prima marcia e avvio, anche la carreggiata si stringe e compaiono per terra i binari di una funivia.
La salita è faticosa e arrampicarsi a piedi lungo il percorso della cremagliera costringe a sbuffare ad ogni passo; borse e maglioni sotto braccio intralciano e affaticano il respiro.

Lo sferragliare di freni annuncia che stiamo per incrociare il convoglio che sta procedendo in senso inverso.
Qui bisogna preoccuparsi di trovare un angolo dove ripararsi o appiattirsi al bordo di un muretto se non si vuole essere travolti.

Ecco la carrozza ci incrocia procedendo lentamente, i cavalli sono incuriositi dalla nostra presenza e intanto che tirano il carretto cercano di afferrare con il muso una giacca a vento o una borsa.

Bene, siamo tutti in salvo! Giusto a pochi metri un piccolo bar ristoro dove potersi rifocillare con qualcosa di caldo.

martedì 26 luglio 2005

LA TORRE ALTA E BUIA

Un uomo si trovò davanti ad un’alta torre, vi entrò e fu immerso nella più completa oscurità. Mentre procedeva a tastoni, scoprì una scala a chiocciola. Curioso di sapere dove conduceva, cominciò a salire e ad ogni passo che faceva provava un senso di disagio sempre più grande. Allora si volse indietro e vide con orrore che ogni volta che saliva un gradino, quello precedente si staccava e scompariva. Davanti a lui la scala continuava a salire e non si capiva dove andasse a finire; alle sue spalle si spalancava un’enorme voragine nera.

Questo racconto mi ricorda una mia canzone, comincia così:

Vorrei essere un’Aquila che vola alta nel cielo.
Guardo le distese verdi e la terra viva
Come macchie al sole appaiono sempre più lontane,
si perdono i confini,
sempre più lontano.
Mentre il cielo è già vicino e forse,
se spiego ancora l’ali,
forse, posso raggiungere il cielo,
il Cielo.


…e mi ricorda quello sfrenato desiderio di salire sempre, di non fermarsi mai a costo di rimanere sulle ginocchia…

Il passato è percepito come una voragine quando se ne ha paura.
Qui si ha l’illusione di salire, invece si scappa da se stessi.
E’ importante non perdere mai il contatto con il proprio passato, cioè con gli scalini precedenti.
Chi ti porta, anche sventolando grandi Ideali, a tagliare, a rinnegare, a dimenticare ciò che eri, sta facendo il tuo male: diffida!