Visualizzazione post con etichetta tempo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tempo. Mostra tutti i post

domenica 1 dicembre 2013

Quando il colore prende il sopravvento

Giornata di intensa tramontana oggi. 
Il cielo si fa azzurro e i colori prendono  il sopravvento.

Ore 12 circa, durante la S.Messa le vetrate illuminano Cristo Re
Ore 17 circa, dall'Apparizione del monte Fasce il sole già tramontato infuoca il cielo mentre Genova accende le luci.





giovedì 21 novembre 2013

Che tempo fa il prossimo weekend

Per via del mio pendolarismo fra Genova-Roma-Genova, sono molto sensibile all'argomento che tempo farà a Genova il prossimo weekend.

Da un bel po', basandomi sulle sensazioni personali, mi sto lamentando sulla rarità di un fine settimana decente. Ma per passare dalla fase del "mugugno" e del "si dice" a quella dell'osservazione, sono andato sulla sezione dati storici del sito  www.meteo.it per avere informazioni concrete sulle recenti condizioni meteorologiche a Genova.

Bene, l'intuito è confortato ora da dati concreti.
L'unico mese senza precipitazioni nel weekend è stato finora il lontano Gennaio 2013.
Non si salvano né Luglio né Agosto.

Quando poi ho controllato delle sequenze temporali più lunghe ecco venire fuori che nel periodo Febbraio-Maggio sul totale di 17 settimane ben 13 week-end hanno avuto pioggia (o temporale o neve).

Infine, nell'ultimo periodo, da Settembre fino ad ogg, ci sono state 11 settimane di cui ben 9 weekend con brutto tempo; purtroppo la serie è destinata a peggiorare il prossimo Sabato-Domenica!




Qui il "come si cambia" ce lo potrebbero spiegare gli esperti dei cambiamenti climatici ma sull'accanimento del maltempo nei week-end il più indicato sarebbe, forse, il rag. Fantozzi.

giovedì 5 novembre 2009

La sorgente del tempo

Ieri sera ho riletto un capitolo del libro Momo di Michael Ende.
Gli uomini grigi convincono la gente a risparmiare tempo sottraendolo a tutti quei momenti che vengono dedicati agli altri. In realtà il tempo risparmiato viene misteriosamente rubato.

Ho chiuso il libro ed ho inevitabilmente ammesso che anch'io mi lascio rubare il tempo dalla fretta e dall'ansia di dover fare bene ogni cosa.
Stasera c'è stata l'occasione per un minimo di riscatto, alla ricerca di un silenzio fatto non solo di assenza di parole ma soprattutto di consapevolezza interiore.

Un po' seduto in una panca, un po' inginocchiato, un po' con le mani giunte e la testa china, un po' con la fronte alta rivolta verso un punto davanti a me dove un pezzo di pane bianco di forma rotonda, protetto da una piccola teca e illuminato dalle luci, si lasciava adorare come sacramento e mistero.
Mi sono tornati in mente gli uomini grigi e la loro capacità di sottrarre il tempo ed ho pensato che in quel momento stavo facendo esattamente il contrario.
Quello stare in silenzio agiva come una sorgente viva dove, in qualche modo, il tempo zampillava e scarturiva nuovo.

venerdì 15 giugno 2007

Spazi in bianco

E' vero che scrivere a mano libera è sempre più raro, il computer ha relegato la scrittura con la penna ad un ruolo marginale, fra email, blog, chat, SMS...
Per chi, bene o male, si ricorda come si fa, e si è cimentato in esercizi di "bella scrittura" è più facile comprendere questa metafora.
Perché scrivere bene richiede tempo, impegno, ascetica; basta pensare al lavoro degli amanuensi nel medioevo, prima della scoperta della stampa.
Si può diventare così esperti da riuscire ad abbinare eccellenza e naturalezza.

Analogamente nella vita, nelle attività che facciamo mettiamo tutto il nostro impegno, proprio come un bravo calligrafo che si concentra sulle lettere delle parole che deve scrivere. Le eseguiamo con cura, in sequenza, una dopo l'altra. Riuscirci è (sarebbe) un grande risultato: eccellenza e naturalezza.

Ma cosa succede nello spazio tra una parola e l'altra?
Per quanto fitta possa essere la nostra scrittura, per quanto fitta la nostra capacità di riempire le giornate con cose da fare, tra l'una e l'altra si aprono inevitabilmente degli spazi in bianco a cui corrispondono dei tempi di latenza.

La latenza: è un momento di attesa, di sospensione. Ciò che siamo nel profondo emerge come una macchia di olio nell'acqua risale la superficie di in bicchiere.
E' il momento della verità ed è per questo che spesso cerchiamo di cancellarlo, di ignoralo concentrandoci subito sulla parola successiva.
Cos'è uno spazio in bianco, se non un vuoto, un niente da dimenticare.
Invece eccoli, pensieri labili, a volte sgradevoli, che riaffiorano, mentre si attende l'ascensore; in una distrazione della mente al semaforo prima di lamentarsi per la sua lungaggine; quando il fuoco della pentola non si decide a far bollire l'acqua della pasta; mentre si carica in memoria una pagina internet un po' lenta, ma non troppo.

Se sapessimo ascoltare gli spazi in bianco!
Quanto ci direbbero di noi, quanto potremmo conoscerci meglio.
Sapremmo che oltre le nostre piccole crudeltà, vendette, piccinerie, rimorsi, frustrazioni, rimpianti, infedeltà, c'è il campo delle nostre migliori risorse interiori. Ci aspetta.
Valorizzare gli spazi in bianco, esserne consapevoli, dilatarli quanto basta, stare in ascolto di se stessi: dare un senso alla vita.

L'idea del post è tratta dal libro "La strega di Portobello" di Paolo Coelho. L'esperienza di vivere negli spazi bianchi è quella della protagonista Athena.

giovedì 14 giugno 2007

Il cammino e la meta

Fondamentalismo: prendo la definizione su Wikipedia.

Per fondamentalismo si intende genericamente qualunque interpretazione letterale dogmatica di testi sacri (o loro equivalenti, fuori dell'ambito religioso) che assuma i relativi precetti a fondamenti (della religione, tipicamente) rifiutando ogni ideologia in contrasto con essi.

Fondamentalismo fa rima con integralismo e fanatismo.

Esprimere le proprie convinzioni forti, su argomenti come il senso della vita, Dio e l'Uomo, senza entrare in conflitto con chi ha maturato idee radicalmente diverse, è difficile!
Può sembrare un'impresa ardua conciliare la fede per valori "assoluti", cioè che si ritengono veri-sempre a prescindere dal tempo, dal contesto sociale e culturale, con il diffondersi di culture che si basano proprio sul "relativismo" dei valori.
A complicare un possibile dialogo, va aggiunto che i comportamenti "fondamentalisti" (per estensione del significato della parola) sono spesso regola anche nel campo "laicista".

Qualche giorno fa ho partecipato ad una conferenza, il cui tema era "il camino" [il pellegrinaggio verso Santiago di Compostela].
Molti, molti spunti su cui riflettere e un'intensa partecipazione dei relatori ne hanno fatto una impagabile serata.

Il cammino è per antonomasia la metafora della vita. Si presta bene a significare che la si può interpretare in modi diversi.
"L'importante è essere in cammino, non raggiungere una meta", dice qualcuno. "Senza meta rimane un vagabondaggio privo di senso" risponde l'altro.
E' il tema del Dubbio.
C'erano una volta le Certezze, poi arrivò il Dubbio, crebbe così tanto da diventare lui stesso valore fondante, totem della cultura contemporanea...
Eppure il dubbio è compagno, è amico, di ogni uomo. E' quella cosa che ti fa apprezzare le diversità, comprendere e condividere le difficoltà del prossimo, il dubbio è la condizione privilegiata di una vera ricerca interiore.

Un dialogo, alternativo al fondamentalismo, può essere sviluppato proponendo di fare un passo avanti, certo non uno indietro. Dalla Certezza, al Dubbio, dal Dubbio alla Domanda.
Durante il cammino, si convive con il dubbio della strada e con la certezza di desiderare una meta, di domandarla, a se stessi o a Dio, poco importa.

Dialogare, credere nel dialogo, per un credente, significa ammettere che la verità, pur essendo Una, si illumina agli occhi dell'umanità, un po' per volta, attraverso la freccia del tempo, i balbettii e gli errori del percorso.
Chi ci ascolta deve cogliere la volontà di voler costruire un futuro, non di ripristinare un passato: l'eldorado del Medioevo, quando al centro del pensiero c'era Dio.
In realtà non c'era Dio, c'era una sua imperfetta immagine.
Quale sarebbe la nostra comprensione del "senso della vita" senza il contributo dell'umanesimo, senza il romanticismo, senza il positivismo e tutte le altre correnti filosofiche che si sono succedute dopo il medioevo.
E così nel campo dell'arte. All'ispirazione totalmente religiosa, nella pittura, nella scultura, nella musica, si sono affiancare altre sensibilità che hanno valorizzato l'uomo, le sue attività, le sue opere, le sue passioni. E la scienza non sarebbe forse ancora condizionata dal compito di dover confermare l'ordine apparente della verità indicata dalla Bibbia?

Tutti gli uomini partecipano al piano di salvezza. Se si parte da questa consapevolezza, allora l'Oggi, che ci coglie in una fase di mutazione, l'oggi incluso-tutto, anche quello che ci appare come una involuzione del pensiero, come una negazione delle "Verità", è solo la premessa per un Domani in cui, abbandonati i sentieri perdenti, scartate le mete inconcludenti, saremo più ricchi di Domande.
Se è stato così negli ultimi duemila anni, perché mai non dovrebbe essere altrettanto vero per il futuro?
Non è un atteggiamento rinunciatario e passivo. Se dobbiamo farlo, proclamiamo ad alta voce i valori nei quali crediamo: "quella" pace, "quella" giustizia, "quel" uso della scienza, "quel" modello di famiglia, "quella" centralità della Vita, "quella" etica...ma facciamolo ascoltando, ascoltando, ascoltando, comprendendo, comprendendo, comprendendo. Affermando piuttosto che negando.

Chiudo, inevitabilmente, con un dubbio su quello che ho appena scritto.
Mi sono cimentato in discorsi un po' difficili, pur sapendo che da ingegnere del bit, mi manca la formazione e la competenza filosofica, teologica e letteraria, per utilizzare i termini corretti, le citazioni necessarie per valorizzare il pensiero, per nascondere i punti deboli. Se qualcuno "esperto" dovesse leggermi abbia comprensione e apprezzi lo spirito.

L'ho fatto più per mettere ordine ai miei pensieri che per rispondere a qualcuno; l'ho fatto perché in un blog di "come si cambia" interrogarsi sul cammino dell'uomo è centrale.
Il "camino" di Santiago deve essere una esperienza fenomenale, se percorso con l'atteggiamento giusto. Ho letto che chi parte viene, tra l'altro, equipaggiato con un libretto dalla copertina nera rigida e l'elastico per tenerlo chiuso, è il Moleskine il diario del viandante. Anch'io ne possiedo uno (più di uno); per me rappresenta, simbolicamente, la mia ricerca interiore, la disponibilità a cambiare, il mio cammino.

mercoledì 30 maggio 2007

Un paese senza speranza

L'auto imbrocca la strada asfaltata che indica la direzione del paese adagiato sulla collina. Una strada stretta con l'erba ai lati che avanza rubando terreno al catrame che si sfalda.
Più avanti l'asfalto è solo un ricordo del tempo; la strada prosegue con ampi avvallamenti che costringono l'auto ad avanzare lentamente, inclinata da un lato, scossa. Un largo tornante e, proprio a qualche decina di metri dalle case, una frana blocca l'accesso. Come si fa a passare? Il conducente si gira, torcendo le spalle e la testa, e innesta la retromarcia. In effetti un po' più indietro, a lato della strada, si apre uno stretto anonimo passaggio di terra battuta, largo quanto basta per far passare una macchina. Da lì finalmente raggiunge il paese.
No, non è disabitato, qualcuno è seduto fuori dalla porta, alcuni negozi deserti sono aperti, c'è una piazza con automobili posteggiate.
Ma tutto l'insieme dà l'impressione di una grande stanchezza, di rinuncia, di attesa fatalistica.
Verrà il 2015, o forse il 2030 o un altro anno ancora e tutto cambierà. Ci saranno di nuovo ampie strade percorribili, la gente riacquisterà la sua vitalità; il paese rinascerà.
Ma tutto è raccontato monotonamente, come un sogno nel sogno. Impossibile credere che possa diventare realtà. Si preferisce ricordare un tempo migliore, un grande progetto di sviluppo irrealizzato, seduti sull'uscio si chiacchiera con l'ospite inatteso, lo straniero in automobile che si è preso la briga di arrivare fin lassù, dove il tempo sta chiudendo un sipario.

(sogno 30/5)

Un popolo, un paese, la singola persona, hanno bisogno di mete, per non implodere. Di un sogno da realizzare. La precarietà è come una bomba ad orologeria; trascina per una strada che parte dall'ansia e porta alla rassegnazione.

venerdì 9 febbraio 2007

Autostrade

Nei miei sogni le autostrade sono veramente inaffidabili, si percorrono, ma poi ci si trova fuori senza averlo deciso, senza avvertimenti, senza attraversare caselli.

La guida procede apparentemente tranquilla in direzione di Milano, gli Appennini sono alle spalle e davanti c'è la pianura contornata da basse colline.
Invece inspiegabilmente la carreggiata si restringe, curve e controcurve si alternano in un paesaggio di aperta campagna, finchè la strada, addirittura, incrocia una arteria più grande e riprende oltre, tra pioppeti e canali d'acqua per l'irrigazione.
Finalmente un casolare, con un ampio cortile ombreggiato da alti alberi frondosi. Un agriturismo. Mi fermo, accosto, entro per chiedere informazioni.
"Autostrada? Si c'è un progetto" Mi dice indicandomi un cartellone già scolorito, appeso alla parete, "per aprire un casello proprio qui vicino. Per il momento, se lei vuole entrare in autostrada deve fare parecchia strada e attraversare quelle colline laggiù".

(Sogno del 5/2)

Un'autostrada è un percorso ben definito, organizzato, prevedibile, pianificabile. "Vai liscio come su un'autostrada" si dice. In realtà, per tanti, l'autostrada è come una trappola, fonte di ansia claustrofobica. Una coda in autostrada è decisamente meno sopportabile rispetto a una coda fuori, e non solo, viaggiare in autostrada aumenta i pericoli dovuti alla velocità e alla distrazione.
Vuoi mettere che differenza per la qualità per della vita, percorrere una strada che attraversa la campagna; moderare la velocità per guardarti intorno e tenere il finestrino aperto per respirare profondamente gli odori; fermarti in una trattoria per improvvisare un pranzo rustico.
Si è vero, spesso non è praticabile: il tempo, gli appuntamenti, la produttività, le consegne, gli ordini, la globalizzazione... Ma almeno nei sogni! Che l'inconscio si possa prendere una rivincita per segnalare il bisogno interiore di rispetatre altre priorità: meno efficenza e più creatività!

venerdì 2 febbraio 2007

Vivere con Lentezza

Vivere con lentezza.
Eccomi col sedere per terra. Lo potrei "dar da bere" solo a chi non mi conosce che io ne sono capace. Anche se negli ultimi anni, l'ansia di fare presto e di arrivare primo è calata, ho la consapevolezza di avere ancora molti margini di miglioramento.

C'è una associazione con questi fini (link al sito):

"L'Arte di Vivere con Lentezza non propone filtri magici nè soluzioni a tutti mali, ma ci accoglie e ci invita a riflettere sui tempi giusti. L'obiettivo è riappropriarsi del tempo, gustarlo e renderlo più utile, perchè vivere con lentezza non significa oziare, ma trovare un equilibrio. Nella fretta del quotidiano perdiamo la capacità di concentrarci su ciò che stiamo facendo ora e di goderne. Dedicare tempo alla lentezza significa essere più efficienti quando è necessario, meno stressati e in grado di produrre di più".

Naturalmente mi viene in mente il motto africano: "Voi avete l'orologio, noi il tempo"

Molto interessante la pagina con la recensione di libri che pur affrontando argomenti fra loro differenti hanno in comune l'obiettivo di rivalutare l'uso del tempo.
La prossima iniziativa è la

GIORNATA DELLA LENTEZZA

19 FEBBRAIO 2007


Rallentare per vivere meglio e gustare la vita, il lavoro, i rapporti umani.

“La giornata è dedicata a quanti hanno la prepotente sensazione che il mondo giri troppo in fretta per rimanervi in equilibrio; un equilibrio che diventa sempre più precario per chi vive e lavora nelle nostre città, assecondando tempi tiranni con sforzi disumani”, dichiara Bruno Contigiani, presidente dell’Associazione L’Arte del Vivere con Lentezza (www.vivereconlentezza.it). “Non è necessario fermare il mondo e cercare di scendere: rallentare e riappropriarci del nostro tempo è possibile partendo da gesti anche piccolissimi del quotidiano, cosa che proponiamo di iniziare a fare dal prossimo 19 febbraio alle persone che riconoscono nell’affanno la regola delle proprie giornate”.

Aderisco a questa iniziativa.