lunedì 1 giugno 2026

Cammino di San Jacopo: Lucca - Pisa

 Ricordate quelle noiose giornate estive, quando non si esce di casa per il caldo insopportabile? 

Sostituite a "non si esce di casa" "camminare per molti chilometri a piedi sotto il sole"; e voilà la formula è esatta per la tappa di oggi. E, se per un bel tratto c'è stato il silenzio di una pista ciclabile e i trilli dei fringuelli che componevano rif musicali molto "prog", per il resto: traffico, rumore, pochi marciapiedi... Poi il Duomo, l'ultimo timbro nella credenziale, la foto sotto la torre mentre centinaia di turisti si fanno fotografare nell'atto di sostenerla (la mia è ritoccata da AI per eliminare la folla straripante...)


Detto questo si spiegano le pochissime foto. 

Come da programma ci fermiamo qui. In fondo noi genovesi conosciamo la storia: qui a Pisa c'era la concorrenziale Repubblica marinara, il mare e il porto da cui certamente molti pellegrini si sono imbarcati per Barcellona, verso Santiago.


Oggi si festeggia San Filippo Neri. 

E se oggi dicesse proprio a me:

«Figliuolo, stai allegro.»

«Figliuolo, sii umile, stai basso»?

Cammino di San Jacopo: Pescia - Lucca

 Dopo l'immancabile foto con un gigante Pinocchio, a Collodi,


si attraversa la zona collinare con paesaggi con i quali familiarizziamo ormai da tre giorni.

Alle 10:30 cosa si può desiderare di meglio che un cestino di ciliegie da mangiare un passo dopo l'altro?

L'incontro del giorno è quello con il  parroco della pieve di Santa Maria e san Jacopo a Lammari. "Voi siete pellegrini: volete il timbro? Venite da Genova? Certo, la madonna della Guardia. Ho conosciuto il card. Bagnasco, mi ha offerto un gelato. Avete sete? Là c'è il bar: dite, tutto pagato dal parroco. 



Poi la pianura ci accompagna fino a Lucca, noi alla ricerca continua del lato più in ombra, tra campi, villette  e un piacevole canale d'acqua che entra fin dentro alle mura della città.

Precipitarsi nella cattedrale per vedere il "Volto Santo" non è servito a niente. Restauro in corso! Così, come era già successo 4 anni fa, percorrendo la Via Francigena, si rimane a bocca asciutta... La domanda però rimane sempre la stessa: ho saputo riconoscere il Volto Santo nei miei compagni di viaggio: Massimo, Paola, Maria Teresa?


 

Sul colonnato davanti alla facciata vado a cercare il labirinto. Un simbolo forte di speranza per i pellegrini del mondo che cercano Dio. Se punti al centro, non ti perderai, non ci sono "trappole" che portano al nulla.


Come sempre mi succede in questi  cammini ogni giorno cresce la mia energia interiore, la voglia di continuare a camminare... 

Cammino di San Jacopo: Pistoia - Pescia

 Siamo ai dubbi spazio-temporali: siamo in Toscana o in Puglia? Ma questo caldo è ora o un deja-vu di 11 mesi fa?

In una tappa dove si incontrano le maggiori difficoltà di dislivello proprio nelle ore del primo pomeriggio, le cose diventano difficili. Oggi anche in lotta con sentieri dove le canne e i rovi rendono l'avanzare veramente complicato.




Bene, ci teniamo strette le bellissime torri che abbiamo ammirato in ogni paesino attraversato e accettiamo i nostri limiti di età e forze, violando una delle regole del pellegrino perfetto: con qualche mezzo pubblico sottraiamo qualche chilometro alle ore calde.

Cammino di San Jacopo: Prato - Pistoia



Di questa tappa mi rimarrà la bella salita che dalla periferia di Prato sale per qualche chilometro in un tripudio di ginestre e rose bianche selvatiche. La macchia mediterranea si alterna a boschi di conifere e querceti. Più avanti una imponente "villa del Barone", a causa di una cattiva segnalazione, ci regala un fuori pista in discesa e poi in salita . Pazienza! Oltre, ulivi, ulivi e ancora ulivi,  con un fermento di persone che puliscono il terreno e tagliano i polloni alla base dei tronchi. 


Immersi nel verde si nascondono casali ristrutturati, curati e discreti.

Fino ad arrivare alla rocca di Monte Montemurlo, dove il percorso ridiscendere a valle con la pendenza di un toboga al luna park.

A Montale una schiacciatina da azzannare al circolo Arci e poi, prendendo atto con serenità delle difficoltà di Teresa, lei ed io completiamo la tappa in treno. Siamo qui per godere tutto il bello che possiamo cogliere e non per acquisire attestati di bravura, né costituirci in una confraternita di penitenti senza un domani. 

Questo è il bello di oggi! 

Lasciamo i nostri due compagni a completare la tappa e raccogliere le successive meraviglie. 

In stazione c'è tempo per aiutare una turista indiana (o pakistana) a fare il biglietto ferroviario. Dopo qualche minuto la sento raccontare al cellulare, in inglese, di come sono gentili questi italiani che l'hanno tirata fuori dagli impicci.


Un discorso separato merita il Duomo, la Chiesa Madre di Pistoia. Ma cosa vuol dire chiesa madre? Don Daniele ci spiega che i figli vanno dalla mamma per mangiare, per lamentarsi, farsi lavare i panni sporchi, per chiedere aiuto. È un'inedita e suggestiva prospettiva della "chiesa". 

Recitiamo insieme la preghiera a San Giacomo proprio davanti alla reliquia custodita dal 1145.

 


Ci viene consegnata la Jacobea, simile alla Compostela, e... la nostra scrupolosa ammissione di non aver ancora percorso i previsti 50 km ha riscosso solo un commento: "Dio vede e provvede...".


Nella piazza del Duomo una pietra miliare (mojon), del tutto simile a quelle del cammino di Santiago,  ci ricorda la distanza che ci separa: 2505 km. Grazie Giacomo che ci ricordi che Gesù ascoltava, vedeva,  gustava, toccava, odorava. Come me, come noi.

Cammino di San Jacopo in Toscana: Firenze - Prato

 Il Cammino di San Jacopo non è in Spagna ma in Toscana. Parte da Firenze e termina a Livorno da dove, idealmente, prosegue via mare per Barcellona e per Santiago de Compostela.

Firenze è sempre stata un crocevia  importante, Livorno nel basso medio evo aveva sostituito il porto di Luni per trasportare i pellegrini verso ovest, ma il cuore di questo cammino è Pistoia. Nel duomo viene conservata una reliquia di San Giacomo donata dalla cattedrale di Santiago quasi 900 anni fa. E allora, dopo un pomeriggio di delirio e rumore fra l'over booking dei turisti a Firenze, timbrata la credenziale a Palazzo Vecchio e a Santa Maria in Fiore, domani si parte verso Prato.









Firenze -Prato 

è un ininterrotto alternarsi di case e zone industriali, ma non per la tappa del cammino che, appena possibile, si sgancia dal traffico e seguendo strette stradine costeggia antiche ville storiche spesso ristrutturate dai nuovi ricchi, chiese di antica devozione (regolarmente chiuse) e castelli.

Peccato che, ancora una volta alla nostra prima tappa, le temperature si impennano e costringono a stringere i denti e a idratarsi continuamente nelle ore calde della giornata. 

La chicca della giornata: nel castello di Calenzano chiediamo un timbro per la credenziale del Cammino. Risposta: "No, il cammino è già passato domenica scorsa ..." Nascondendo la risata che voleva esplodere gli abbiamo spiegato cos'è un cammino.

Il premio "Ercolino sempre in piedi" a un camminatore di Brescia che ha completato il cammino degli Dei, da Bologna a Firenze, ha deciso di continuare per Prato e poi per Pistoia. Fisico asciutto, polpacci scolpiti, tempo di scambiarsi il curriculum dei cammini fatti (è un vezzo veniale dei pellegrini) in pochi minuti è sparito a ritmi per noi insostenibili.

 




lunedì 6 aprile 2026

Ricetta per sottrarsi al rito delle affollate grigliate fuori porta.

Ore 9:30 il quartiere è ancora pigramente semideserto. Sulle alture di Sampierdarena, dal forte Crocetta ci si avvia verso la località del Garbo. Uno stretto sentiero, poco sotto le mura di Genova, segue il tortuoso andamento della ripida collina, tagliandola trasversalmente. Venti giorni fa il bosco che si attraversa era ancora spoglio, pochi i segni di risveglio: qualche bucaneve e le rosse foglie secche che si camuffavano da red carpet.

Oggi è un'altra storia. È Pasqua anche per il bosco. Foglioline verdi si muovono impertinenti al ritmo della brezza e, dove il sole tarda a sostare, le gemme sembrano impazienti di completare l'ultima trasformazione.

Le mani indugiano a toccare erbe e fiori che reclamano la propria identità al tatto, alla vista e all'odorato.


"Come ti hanno chiamato gli antichi? Chi sei, tu che occupi discretamente questo spazio del creato, tra una rumorosa autostrada, là in basso, coperta dalla fitta vegetazione e la cresta della collina che un po' insolente sembra voler trattenere dall'altro lato i raggi del sole?"

"Grazie pietre sconnesse che mi suggerite di tenere lo sguardo verso il basso per scoprire l'odore di cedro della melissa officinale e quello  pungente dell'aglio selvatico, o il colore giallo del tarassaco e il viola dell'erba di San Lorenzo". 
"Grazie passi che proprio oggi ci ricordate quelli incerti che hanno compiuto le donne che si recavano al sepolcro e quelli incalzanti che tornavano dai discepoli per annunciare: "È Risorto!"
Quando è ora di scendere verso casa per il pranzo, file di macchine e gitanti pieni di belle speranze salgono verso i forti che circondano Genova. Gli zaini e i bagagliai sono pronti a riversare su un lembo di prato, torte di verdure, lasagne, colombe e pezzi di cioccolato.
Oggi ognuno ha scelto, come sa, come può, come gli hanno insegnato.














venerdì 19 aprile 2024

VF 18 aprile 2024 - Santhià

A mezzogiorno siamo già a Santhià, meta programmata di queste prime 7 tappe della via Francigena in Italia. Santhià non è la contrazione di Santia-go e Roma è lontana, c'è di mezzo tutta la pianura Padana, lo scavalcamento dell'appennino emiliano fino a Sarzana e da lì il bellissimo tratto toscano e laziale che conosciamo molto bene. Sembra di lasciare le cose a metà, ma non è così.

Cosa mi porto a casa da questi giorni? Cose semplici. Ho provato a ringraziare Dio - certo come chi balbetta le prime parole - ma l'ho fatto dicendolo ai sassi, al vento, ai cani (veramente con qualche "vaffa" quando abbaiavano improvvisamente a 50 cm. di distanza), agli insetti (ad eccezione del moscerino che mi è andato di traverso nella trachea facendomi tossire compulsivamente per 15 minuti), ai fiori così piccoli che in genere neanche vedo.
Mi ha appagato profondamente buttare un piede davanti all'altro, sentire il rumore delle bacchette (secco nell'asfalto, morbido nello sterrato, muto nei prati) e immaginare che fossero un metronomo sul ritmo di cinque quarti in un andamento sincopato. Ho alternato nello stesso giorno momenti di stanchezza durante i quali mi ripetevo che ho già passato settanta anni, con altri di grande spinta ed rinnovata energia soprattutto quando una bellezza o un incontro ri-accendeva l'entusiasmo.
Grazie, al mio compagno di cammino col quale condividiamo questa passione, con lo stupore di bambini ormai un po' avanti nell'età.
L'appuntamento è per fine maggio, da Oporto a Santiago.

Concludo questo diario volante con una preghiera tratta, molto liberamente, dal libro "Quasi una preghiera" di Adriana Zarri:
Vorrei pregati o Dio per questo mondo di terra, di cielo, di acque, di piante, di animali. Tu ce lo hai preparato e ce l'hai consegnato.
È la nostra casa e non il nostro esilio come, a volte, ci hanno fatto credere.
Insegnaci ad ascoltare i suoni, i rumori e i mormorii del mondo e anche i silenzi, così da imparare ad ascoltare la tua voce, più sottile di un soffio, più vicina di un alito.
Questo nostro mondo, fallo risorgere tutto, così come è. Senza guerre e senza malizia sarà "cieli nuovi e terre nuove".

VF 17 aprile 2024 - Roppolo

Ivrea - Roppolo significa arrivare sul lago di Viverone. La tappa se ne va via così, aspettando di vedere l'azzurro dell'acqua, che comunque è il colore del giorno perché la bufera di vento ha lasciato il cielo terso e profondo insieme a un deciso abbassamento della temperatura!

Si lascia Ivrea con un pizzico di delusione. Alle 18:30 il duomo era già chiuso e sbarrato. Ogni giorno si ripete la stessa storia: chiese sigillate o, se aperte (pochissime), nessun aiuto per una catechesi sul cammino.

In queste sere sto rileggendo "Resisti, cuore" (D'Avenia). Mi chiedevo se il viaggio di un pellegrino sul cammino è un ritorno a "Itaca" come quello di Ulisse. Mi sono risposto che sì, lo è.
Si va verso una "casa" che non ci vede arrivare come guerrieri trionfatori ma naufraghi Salvati dai nostri limiti, abitati dalla nostra irrisolvibile "finitezza".
Non immortali come divinità, ma immortali perché rinati definitivamente.

VF 16 aprile 2024 - Ivrea

Subito Piemonte e subito in salita su roccette, fino a raggiungere il sentiero dei vigneti. Termine più che appropriato perché per quasi tutta la mattina si passa accanto ai filati. Chissà che spettacolo deve essere a settembre quando i grappoli saranno maturi e chissà se i pellegrini fanno un po' di self-service non autorizzato...

La parola del giorno è VENTO!
Soffia alle nostre spalle (grazie vento) ma con raffiche che superano i 60 km/ora e fanno scivolare d'addosso temperatura e pensieri. Io, nonostante il sole, mi devo coprire, ho un po' di tracheite.
Il percorso è molto vario e alterna salite e discese su sentieri disegnati su grandi pietroni, parti pianeggianti che attraversano prati dove l'erba alta, spinta dal vento, simula e si illude di essere un mare in tempesta, e boschi dove, ancora, il vento agita le cime e rumoreggia coprendo ogni altro suono della natura.
Lindsay viene dalla Nuova Zelanda ed è pensionato. È letteralmente l'unico pellegrino che abbiamo incrociato in questi giorni. Conosciuto a Chatillon, poi rincontrato ieri e oggi ci siamo incrociati più e più volte percorrendo poi insieme gli ultimi 6/7 km. Aveva anche preso involontariamente una variante che gli ha allungato il tragitto. Era veramente stanco.
Così con lui abbiamo potuto rivivere una delle regole principali dei cammini. Ogni pellegrino ha il suo passo. Ci si incontra, più volte, in un buffo avanti-io avanti-tu, perché ognuno ha bisogno di riposare in momenti diversi e perché diverso è il ritmo. Occorre rispettare queste differenze e non forzare l'altro a rallentare o accelerare. Poi viene da sé il momento in cui ci si sincronizza e si va insieme e si condivide qualcosa.
C'è qualcosa di "sinodale" in tutto questo.