Appunti sparsi per documentare come si cambia; non perchè il tempo che passa ci invecchia, ma perchè ognuno può assecondare un profondo e intimo movimento interno. Cambiare è svelare progressivamente se stessi, essere consapevole delle proprie passioni, illuminare le relazioni con le persone che si amano.
martedì 30 agosto 2016
Non uccide il sisma ma opere dell'uomo
mercoledì 1 luglio 2009
Nell'incertezza dei nostri passi....
Quello che scrivo qui sotto può quindi apparire un po' avulso perchè estratto dal contesto, ma poichè esprime qualche idea su come interpreto essere cristiani oggi, desidero condividerlo nel mio spazio preferito.
" proprio perchè il compito della Chiesa (e intendo della gerarchia e dell' intera comunità) è quello di annunciare la Grande Novità che può cambiare le sorti dell'umanità, e non quella di schierarsi per l'uno e per l'altro dei partiti di quel piccolo pezzettino di mondo che viene chiamato "Italia", sarebbe desiderabile dimostrare rispetto per chi nel campo sociale esprime posizioni diverse dalle proprie: non è uno scandalo condividere le posizioni critiche di Famiglia Cristiana e non mi spingerei a mescolare i temi sociali con quelli dell'infallibilità, la Verginità di Maria ecc.
Sono veramente su un altro piano.
Credo che ci facciamo del male a buttare dentro tutto insieme.
Si può anche esprimere una critica alla Chiesa o a qualche Vescovo ed essere fedeli e magari a Dio piacendo, santi.
Da bambini si "adora" la propria mamma; poi si scopre che ha dei difetti e magari anche delle colpe. Questo non toglie l'amore anzi lo amplifica perchè lo rende reale, credibile, condivisibile.
Credo che nell'imperfezione della nostra fede e del nostro agire possiamo trovare dei fratelli che abbiano il desiderio di condividere un pezzetto di strada. E' nell'incertezza dei nostri passi e nelle pieghe dei nostri dubbi che cresce la forza del messaggio di Gesù, piuttosto che dalle nostre certezze (come il nostro Paolino ci ha lasciato scritto nelle sue lettere).
Perlomeno questo è quello che ho maturato io ad oggi...."
mercoledì 16 maggio 2007
La mia Chiesa
Mai come in questo periodo la Chiesa è stata oggetto di "attenzioni". Le considerazioni sono spesso negative e hanno un effetto ad espansione.
Purtroppo sembra che la semplificazione mediatica dei nostri tempi impedisca di avere, su un qualsiasi argomento, un'opinione articolata, e così si fomentano posizioni integraliste, cioè di difesa ad oltranza o attacco ad oltranza.
Quando la Chiesa, ma meglio sarebbe a dire le gerarchie ecclesiastiche, esprimono posizioni ufficiali incomprensibili alla coscienza, la tentazione di dissociarsi pubblicamente è forte.
"Se dite così, io non ho più niente da fare con voi!".
La ragione impone di riflettere, di separare l'istintiva e legittima irritazione, dall'azione reale.
Allora a riflettere ci provo e mi rendo conto che non può esserci un credente senza Chiesa, perché la fede non è un fatto privato, non è solo un fatto privato, non può essere solo un fatto privato perché sarebbe un tradimento degli ideali portati da Gesù, ma coinvolge una comunità di persone. Appunto, la Chiesa, se proprio vogliamo andare all'etimologia.
Che facciamo? Azzeriamo quella che c'è e ne facciamo un'altra? Naturalmente quella vera! Quella che si ispira alla fondazione di Gesù, non compromessa con il potere.
Facile no? In fondo da chi sarebbe fatta questa "Vera Chiesa"? Da gente come me e te, che abbiamo sempre la mente lucida, la capacità di riconoscere il bene e il male, di essere tolleranti e fedeli, aperti e solidali, difensori dei principi e disponibili al progresso...o no?
Carlo Carretto si esprime alla maniera degli uomini che con sana umiltà leggono dentro la propria coscienza.
"Quanto sei contestabile, Chiesa, eppure quanto ti amo!
Quanto mi hai fatto soffrire, eppure quanto a te devo!
Vorrei vederti distrutta, eppure ho bisogno della tua presenza.
Mi hai dato tanti scandali, eppure mi hai fatto capire la santità!
Nulla ho visto nel mondo di più oscurantista, più compromesso, più falso, e nulla ho toccato di più duro, di più generoso, di più bello.
Quante volte ho avuto la voglia di sbatterti in faccia la porta della mia anima, e quante volte ho pregato di poter morire tra le tue braccia sicure.
No, non posso liberarmi di te, perché sono te, pur non essendo completamente te.
E poi, dove andrei? A costruirne un'altra?
Ma non potrò costruirla se non con gli stessi difetti, perché sono i miei che porto dentro. E se la costruirò sarà la Mia Chiesa, non più quella di Cristo.
L'altro ieri un amico ha scritto una lettera ad un giornale: "Lascio la Chiesa perché, con la sua compromissione con i ricchi non è più credibile". Mi fa pena!
O è un sentimentale che non ha esperienza e lo scuso; o è un orgoglioso che crede di essere migliore degli altri.
Nessuno di noi è credibile finché è su questa terra. (…)
"Quando ero giovane non capivo perché Gesù, nonostante il rinnegamento di Pietro, lo volle capo, suo successore, primo papa. Ora non mi stupisco più e comprendo sempre meglio che avere fondato la Chiesa sulla tomba di un traditore, di un uomo che si spaventa per le chiacchiere di una serva, era un avvertimento continuo per mantenere ognuno di noi nella umiltà e nella coscienza della propria fragilità.
No, non vado fuori di questa Chiesa fondata su una pietra così debole, perché ne fonderei un'altra su una pietra ancora più debole che sono io".
Temo che non si accontenta del "bianco o nero", ma apprezzi anche tutte le sfumature intermedie, rimarrà sempre nell'equilibrio di una lama. Solo chi sa maneggiare "i cambiamenti" ha la forza di riconoscere la propria debolezza.