Appunti sparsi per documentare come si cambia; non perchè il tempo che passa ci invecchia, ma perchè ognuno può assecondare un profondo e intimo movimento interno. Cambiare è svelare progressivamente se stessi, essere consapevole delle proprie passioni, illuminare le relazioni con le persone che si amano.
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giovedì 21 febbraio 2008
martedì 27 giugno 2006
Il primo volo
Il tema dell'abbandono e del distacco è così profondo che non si finisce mai di sondarne le profondità...
Qui c'è il link ad una intervista a Gianna Schelotto, che consiglio di leggere.
Io sono rimasto colpito già dalla citazione del titolo di un suo libro "Distacchi e altri addii. Quando separarsi fa bene".
Allora, ci sono distacchi che fanno bene! Non dice che basta sopportare, accettare, sublimare, elaborare, e così via, ma che ci sono situazioni in cui "separarsi fa bene".

Non è un incitamento alla separazione!
Ho un ricordo. La pagina del sussidiario delle elementari.
L'immagine di un grande albero, di un nido di rondini e del loro primo volo. Il testo spiegava che mamma rondine, sa quand'è il momento di far spiccare il volo al suo rondinino, e lo spinge, lo accompagna ma lo fa andare.
E' un distacco che fa bene, senza il quale non si completa la crescita.
Si capisce, gli uomini non sono rondini e il paragone regge finchè regge.
Qui c'è il link ad una intervista a Gianna Schelotto, che consiglio di leggere.
Io sono rimasto colpito già dalla citazione del titolo di un suo libro "Distacchi e altri addii. Quando separarsi fa bene".
Allora, ci sono distacchi che fanno bene! Non dice che basta sopportare, accettare, sublimare, elaborare, e così via, ma che ci sono situazioni in cui "separarsi fa bene".

Non è un incitamento alla separazione!
Ho un ricordo. La pagina del sussidiario delle elementari.
L'immagine di un grande albero, di un nido di rondini e del loro primo volo. Il testo spiegava che mamma rondine, sa quand'è il momento di far spiccare il volo al suo rondinino, e lo spinge, lo accompagna ma lo fa andare.
E' un distacco che fa bene, senza il quale non si completa la crescita.
Si capisce, gli uomini non sono rondini e il paragone regge finchè regge.
Dietro la paura dell'abbandono c'è la paura della solitudine, ma anche qualcosa di più profondo: la paura di non esistere. Quando siamo amati da qualcuno abbiamo anche la conferma della nostra esistenza: la persona che ci ama ci fa sentire importanti ed amati, ma prima di tutto ci fa sentire che ci siamo.
Nel momento in cui un rapporto finisce ci ritroviamo piccoli e di poco valore, ci sembra di non esistere o di non valere.
Pubblicato da
Vincenzo Trichini
alle
17:40
2 commenti
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giovedì 15 settembre 2005
Separazione
In questo periodo quando penso alla "separazione" mi vengono in mente due tipi di distacchi, per così dire, sani.
Il primo distacco sano è quello dei figli: ecco mi immagino Marianna che ad un certo punto si staccherà dalla famiglia di origine, andrà in una sua casa, formerà il suo nuovo nucleo familiare.
Il primo distacco sano è quello dei figli: ecco mi immagino Marianna che ad un certo punto si staccherà dalla famiglia di origine, andrà in una sua casa, formerà il suo nuovo nucleo familiare.
[Veramente, quello con i figli è un distacco che è cominciato poco dopo la loro nascita (e non sono la mamma!)].
E', secondo me, un distacco sano; se i genitori hanno maturato il loro amore perchè sia fecondo non possessivo e se i figli hanno perdonato o sono sulla strada per perdonare i loro genitori.
Ma non è un distacco definitivo; mi immagino ancora Marianna che una volta alla settimana, o in qualche festa e comunque ogni volta che lo desidera, torna, per un po', alla sua vecchia famiglia, che comunque non smetterà di accoglierla, e lì potrà consumare un pasto senza indaffararsi in cucina, o potrà contare su un'ora di ricordi con i fratelli, o misurare attraverso oggetti e spazi familiari i confini della bambina che è ancora in lei e così via.
Il secondo distacco sano è la morte dei propri genitori. Purtroppo qui non si torna indietro, non c'è più un pasto caldo, o una spalla pronta a prescindere.
Ma è un distacco sano se il figlio ha perdonato i suoi genitori (vedi "Figli per sempre") e lo è ancora di più se il genitore ha potuto o saputo preparare i figli a questo distacco.
Idealmente, ma tanto idealmente, penso ad una mamma, nel letto di casa, che chiama i figli e comunica gli ultimi segreti con quali saranno pronti a completare il loro futuro.
"E' l'ultima volta che ci vediamo, ma state sereni, è certo che ce la farete, io rimango in voi per sempre".
Poco spesso le cose vanno così, ma anche in questo caso, c'è spazio e tempo per ricostruire dentro di sè, prima o dopo, questo ideale dialogo. Renderlo vero anche se il papà e la mamma non ci sono più.
Pubblicato da
Vincenzo Trichini
alle
16:28
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